lunedì 10 febbraio 2014

-PSICOSOMATICA. Insonnia.


Contando le pecore ad  occhi  sbarrati  … 


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onostante il luogo di riposo sia sempre più accogliente, perfettamente ovattato dai rumori, con temperature confortevoli, attrezzato di un modernissimo materasso ortopedico sul quale sono stese profumate  lenzuola di seta, il sonno, spesso, per molte persone, diventa un incubo, un vero inferno. Nel regno della notte, la stanza da letto si trasforma in un terreno minato, un territorio caratterizzato da violenti scontri e battaglie fino all’ultimo “colpo di sonno”. Morfeo, dopo infinite invocazioni, inutili imprecazioni, suppliche imbarazzanti, giri e rigiri fastidiosi non se la sente proprio di far la sua comparsa sulla scena notturna. Quando il corpo non trova pace nel proprio giaciglio, nemmeno una damigiana di camomilla riesce a conciliare un meritato riposo. Sembra banale ma senza un naturale ed adeguato riposo non si vive. Gli effetti di questa privazione si riscontrano nelle ore di veglia con sbalzi di umore, aumento dell’affaticabilità, irritabilità, scarsa concentrazione e difficoltà nell’affrontare le sfide quotidiane. Durante il sonno il sistema nervoso centrale attiva due neurotrasmettitori: melatonina e prolattina. 

rmoni che agendo sul tono dell’umore regolano e preparano il terreno all’evento sonno. Mentre si riposa, nel corpo avvengono importanti modificazioni chimico - fisiche. I muscoli si contraggono e si rilassano, la temperatura corporea si abbassa, gli occhi pur essendo chiusi si muovono (fase REM), il ritmo del cuore e del respiro varia.  Nel buio della notte, piano piano, si cerca di “digerire” ciò che durante il giorno non si è riusciti a calmare e ad acquietare. Spesso, infatti, si portano nel lettone ritmi e frenesie mentali molto intense, da cui non è facile liberarsi: questa situazione ha in sé uno stato di “eccitazione” che ostacola e agita il sonno. Una mente bloccata, ingorgata e compressa che con il calar delle tenebre cerca di eliminare tutte le “tossine” quotidiane attraverso il pensiero. Le veglie inattese, allora, comunicano ciò che, nel profondo di se stessi, non si riesce più a nascondere, a tacere e tenere sotto controllo. La notte restituisce, poco alla volta, pezzi di quotidianità “indigesta”. Quello che durante il giorno è stato accatastato, ignorato, inespresso e soffocato si manifesta inaspettatamente nell’oscurità.
Tutte cose (fantasie, desideri, istinti)  che chiedono di “essere vissute” e non di “essere addormentate”. La notte, apparentemente poco generosa, in realtà, si vendica chiamando il soggetto alle proprie responsabilità: rimediare agli “errori” diurni. 

n piccolo “omino” notturno che, dopo aver interpretato personaggi quotidiani fittizi e superficiali, esprime il proprio disappunto, si agita dentro la persona, non vuole addormentarsi, reclamando in tal modo il diritto di esprimere la propria vita in maniera reale, spontanea, naturale e gratificante. Ecco che, improvvisamente, al buio, in questo territorio del mistero, l’insonne si riempie la testa di cose inutili, emergono nella sua mente pensieri fissi e pietrificati che ostacolano il sonno: “ingestione” di insuccessi, troppi impegni e sacrifici, eventi dolorosi, giornata infarcita di delusioni, storie mai raccontate che pesano, tradimenti che “fermentano” a metà strada tra il dire e il non dire, inganni in balia ai sensi di colpa, scarse attenzioni, stizza furente, perdita di fiducia in se stessi e negli altri, compromessi non metabolizzati, cambiamenti improvvisi, contraddizioni, convenzioni eccessive, false identità, senso di frustrazione… troppi controlli che sfiancano e tengono gli occhi completamente sbarrati. Nulla riesce ad azzerare tali ossessioni e, ben presto, dopo vari tormenti, si cede il letto al “nemico”: l’insonnia. Se non si spezza il circolo vizioso dei pensieri si rischia parecchio. Un malessere, quello delle notti in bianco, che, oltre a coinvolgere tutto il corpo, privandolo lentamente del suo equilibrio energetico naturale,  lo espone  a vere e proprie  patologie: l’intestino trattiene (stipsi), il cuore non riconosce più il suo ritmo (aritmie), i muscoli si contraggono (dolori), la sessualità - senza energia - si spegne (tratti depressivi), una testa che rumina ma non smaltisce (cefalea), uno stomaco schiacciato ed appesantito (gastrite). Sono tutti elementi “arrugginiti” - “rifiuti” psichici accumulati durante la giornata - che, silenziosamente, si depositano nell’organismo e lo fanno ammalare. Un disturbo che può esprimersi con modalità diverse: difficoltà ad addormentarsi (incapacità a lasciarsi andare, rimuginare sui pensieri), risvegli precoci (arrabbiature e rancori non smaltiti che riemergono durante la notte) o frequenti interruzioni del sonno (timore dei cambiamenti, del nuovo). La durata di questo problema è un elemento fondamentale per distinguere il disturbo occasionale dalla vera e propria malattia psicofisica che, se non affrontata in maniera adeguata, tende a diventare cronica. Questa difficoltà persistente a raggiungere lo stato di sonno e mantenerlo nel tempo, indispensabile per conservare la salute, può essere legata anche a patologie mediche croniche come ad esempio asma bronchiale, diabete e  artrosi.



ilassarsi al momento di coricarsi.  Alcune persone possono rilassarsi facilmente. Altre, purtroppo, no. Il rilassamento fisico e mentale è un’abilità che si apprende. Ci vuole attenzione, pazienza, continuità, tempo ed energia per padroneggiarli. Ma una volta imparati, mettendoli in pratica, possono avere effetti inaspettati e duraturi sul sonno disturbato  Quando si è tesi, imparare tecniche di rilassamento (ottima la metodica ipnotica) potrebbe risolvere il problema o, comunque, far dormire meglio. Ci sono tre categorie principali di tensione: psicologica, muscolare e attivazione del sistema nervoso simpatico. La tensione psicologica è caratterizzata dall’ansia e dalla preoccupazione, molti pensieri, a volte sgraditi, girano nella testa determinando tensione ed agitazione (delusioni, aspettative frustrate, desideri inappagati). La tensione muscolare si manifesta nel corpo. Se si digrigna i denti, si contraggono i muscoli, si passeggia nervosamente, si tamburella con le dita o si batte il piede, non c’è dubbio, si è alle prese con una profonda e seria tensione muscolare. Quando il sistema nervoso simpatico è eccitato il corpo produce più adrenalina e cortisolo del solito. Il simpatico controlla il battito cardiaco, la respirazione e altre attività automatiche del corpo. quando è eccitato le mani e le dita possono essere fredde (perché l’adrenalina provoca la costrizione dei vasi sanguigni delle dita). Queste tre categorie principali di tensioni a volte vanno di pari passo, ma non sempre. Alcuni insonni sono psicologicamente tesi, anche se i muscoli sono rilassati. Altri hanno i muscoli tesi e la mente calma. Diverse tecniche di rilassamento possono risolvere una forma di tensione ma non un’altra … ecco perché sono necessari interventi specifici e qualificati. Le tecniche di rilassamento possono dare sollievo all’insonnia sia a breve sia a lungo termine. Se quando si va a dormire la tensione diventa un problema allora è importante cimentarsi con una metodica distensiva - dove aver consultato un professionista preparato in queste metodiche terapeutiche - che più rassicura e che più coinvolge: ipnosi, visualizzazioni, meditazione (rilassamento: Jacobson, Vogt, Maltz).





aura di non dormire. La presunta necessità di dover dormire otto ore o più è spesso causa di gravi ansie; sembra che la causa di questa singolare convinzione del magico numero ‘otto’ risalga a qualche secolo fa, quando il filosofo Maimonide decretò: “Il giorno e la notte fanno una somma di ventiquattro ore; all’uomo basta dormire un terzo’. Questa convinzione del sonno di otto ore è stata adottata da allora, a dispetto delle differenze individuali tra i dormienti. ‘ Otto ore per lavorare, otto ore per giocare e otto ore per dormire’. Il timore dell’insonnia ha accompagnato l’uomo così a lungo, che vi è persino un termine speciale per indicarlo: agripnofobia. Gli ambulatori dei medici di base sono strapieni di soggetti che lamentano tale tipo di preoccupazione. Essi sono il più delle volte soggetti ipocondriaci. La loro ansietà ruota attorno al sonno, essi credono che si per loro indispensabile dormire per poter sopravvivere e star bene. Alcuni arrivano persino a temere per la loro salute se non riescono a dormire quanto dicono gli altri. In questa categoria di individui fanno spicco anzitutto falsi insonni che lamentano - secondo il loro modo di valutare - di sentire suonare tutte le ore; la loro buona salute generale smentisce questa loro visione, perché non vi è alcun segnale fisiologico che possa affermare una vera e significativa insonnia in corso. Tali soggetti si sono creati un atteggiamento del quale si compiacciono, che mantengono peregrinando da un ambulatorio all’altro e che fanno accettare facilmente da un ambiente, innocentemente complice. A questi falsi insonni bisogna fare toccare con mano il loro errore e soprattutto guardarsi di alimentarlo con cure intempestive; tuttavia ci sono ‘falsi’ insonni che potrebbero essere ritenuti sinceri: sono coloro che al risveglio, hanno l’impressione di non essere riposati e che concludono di essere insonni (sono non ristoratore). Poi vi sono tutti i piccoli ansiosi, tutti i soggetti vittime di conflitti affettivi più o meno respinti o in preda a preoccupazioni lavorative, i cui affanni sono particolarmente molesti la notte. Del resto, la maggior parte di questi individui fa già abuso di qualche particolare sostanza presa dal ‘vicino di banco’. La maggior parte dei casi la vera responsabile di queste ansie è l’arrampicamento sociale; molti svolgono, a loro dire, un lavoro non adeguato alle loro capacità intellettive di versatilità ed intelligenza: essi obbediscono soltanto ad un innato istinto di vanità. E’ come, volendo paragonare l’essere umano a delle automobili, che una vettura cinquecento di cilindrata si mettesse a competere con una duemila. Non si può giudicare la normalità o la bontà del proprio sonno confrontandosi con un’altra persona; l’unico giudizio valido deve essere dedotto dal sonno di oggi con quello di ieri. Avere un sonno moderatamente agitato, o parlare e rigirarsi nel sonno non significa essere fuori dalla normalità; dormire cinque ore, quando un altro ne dorme otto, non significa soffrire d’insonnia. Perdere il sonno di tanto in tanto – cosa che del resto capita a tutti non deve mettere in allarme. E’ giusto, invece, cominciare a preoccuparsi quando il sonno si scosta in modo deciso e persistente dallo schema del passato, quando si perde la capacità di dormire per un periodo prolungato. Va precisato quindi che il sonno non è un fenomeno avulso dalla vita quotidiana, ma parte integrante dell’intero ritmo di una persona, della chimica del suo corpo, del suo atteggiamento mentale, delle sue esperienze, delle sue abitudini e del suo ambiente. La nostra identità rimane sempre con noi, nel sonno come nella veglia; dobbiamo quindi accettare le differenze individuali del tipo di sonno, come accettiamo le differenze fondamentali allo stato di veglia.



nsonnia da situazioni. Molte sono le situazioni che provocano stress o eccitazione - come ad esempio una cattiva notizia, un incidente, dopo una grave malattia o dopo una prima giornata lavorativa - determinando alterazioni biochimiche antagoniste del sonno. In ogni essere umano ci sono periodi di insonnia: essa colpisce generalmente chi ha perduto una persona cara, chi ha problemi economici, chi ha problemi affettivi, attori alla vigilia del debutto, studenti prima degli esami, lo sportivo alla vigilia di una prestazione importante, in prossimità di una convivenza o di un matrimonio. Gli avvenimenti che suscitano emozioni e causano una situazione biochimica contraria al buon sonno non sono sempre spiacevoli, anche se abitualmente considerati stressanti. Un esempio molto significativo è dato dal fatto che molti soggetti trascorrono delle notti insonni non appena venuti a conoscenza del lascito di una eredità o di una decisione positiva di carattere sentimentale da parte della persona amata.





olte sono le vitamine e i minerali che aiutano a neutralizzare Morfeo: le Vitamine del  gruppo B (regolano il modo in cui il corpo utilizza gli ormoni del benessere), poiché possono avere un effetto energizzante devono essere assunte con moderazione, il calcio, lo zinco, il rame, il ferro e il magnesio.

NB.  La Vit. B3 aiuta chi soffre sia di depressione sia di insonnia. Anche la Vit. B12 può essere d’aiuto (una proteina  - fattore intrinseco - secreta dallo stomaco permette la sua assimilazione). Il Calcio, insieme al magnesio  ha un effetto calmante sul sistema nervoso centrale (RICORDA, se il calcio e il magnesio non sono presenti in quantità sinergica, cioè in un rapporto di 2 a 1, l’organismo non riesce ad assimilare il calcio cosicché questo, una volta assunto, vaga nel corpo finché non raggiunge i tessuti molli, dove si deposita, dando inizio a formazione di futuri calcoli). Il Magnesio è un sedativo naturale e difende dall’ansia, assieme al potassio è utile per un affaticamento costante. Lo Zinco può essere associato a frequenti risvegli notturni. La quantità di Rame e Ferro possono influenzare il sonno (ATTENZIONE, un eccesso di ferro negli uomini impedisce l’assorbimento dello zinco che si deposita nei tessuti morbidi del corpo).





tress e sonno. Si adotta la parola stress per indicare una nostra reazione, il più delle volte, a tutto ciò che ci disturba: lavoro non gradito, compagnie forzate, difficoltà familiari, economiche, di studio, sociali e politiche. Anche la noia può essere stressante quando ci infastidisce. Così pure gli stimoli emotivi provocati da una lettura, da un film, da una telefonata … tutte cose che scatenano ima pioggia di ormoni adrenalinici dal cervello e dai surreni atti a determinare ipertensione e a indurre il cuore ad un super consumo di ossigeno. Strettamente collegato a tutto ciò è anche la nostalgia del passato e l’ansia del futuro. L’uomo deve vivere, come più volte sottolineato nei vari articoli, più intensamente nel presente hic et nunc (qui e ora). Stressante è anche il fanatismo religioso, e come conseguenza, molte volte, ha mietuto diverse vittime: lo dimostra un gran numero di tentati suicidi legati ad esagerazioni religiose che frustrano eccessivamente il corpo per amore dell’anima. Anche lo spazio è fondamentale per la vita e la salute dell’uomo non meno di quanto lo siano cibo e ossigeno.

i regola, se due persone si parlano i loro volti non distano meno di qualche decimetro. In un locale affollato in cui le distanze sono minori, le persone si pongono automaticamente di sbieco per aumentare la distanza. Quando questo succede nell’alcova tra due persone si ha un forte senso di disagio, e quando i due conversano l’interlocutore fatalmente retrocede per ristabilire l’equilibrio della distanza. Questi semplici fatti suggeriscono l’esistenza di regole rigide che governano i rapporti spaziali tra due individui. Le regole della distanza esistono anche per gli animali. Essi se ‘compressi’ aumentano l’irritabilità e l’aggressività. Anche lo spazio fisico è da non sottovalutare perché non solo ostacola il libero movimento ma può diventare nel tempo motivo di forte stress.





oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.


 

OSA FARE
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  Imparare a liberarsi di tutta quella zavorra mentale inutile, riscoprendo quiete, calma e serenità, farà dormire come un neonato. Se l’ansia assale a tradimento, un’altra strategia vincente è imparare a rilassarsi. Tale metodica psicosomatica, se praticata con regolarità, risulta  fondamentale non solo per placare i sentimenti “difettosi” che tormentano appena ci si corica, ma anche per ripristinare gradualmente l’equilibrio fisico e mentale. Compiere una  piccola passeggiata dopo cena - senza forzature perché la stanchezza eccita e impedisce di rilassarsi - aiuta a rigenerare l’organismo e zittire l’insonnia. Si vince, inoltre, il “mostro cattivo” cambiando atteggiamento e attraverso stili di vita appropriati: alimentazione corretta (sostanze che facilitano la produzione di serotonina), automassaggio, sessualità appagante, togliere dalla stanza da letto elementi disturbanti (televisore, computer, cellulari), un bagno caldo con oli essenziali… e  perché no? letture con contenuti fiabeschi, storie d’altri tempi per stimolare un’altra logica, “dimenticare” un quotidiano - non sempre amico - che crea irritabilità, tensione ed insonnia.

… quanto più a lungo si riesce a dormire senza interruzione tanto meglio è per l’organismo, perché sia il movimento rapido dell’occhio (fase REM) sia il sonno a onde lente (attività cerebrale con onde theta: da 4 a 7 cicli al secondo) danno ristoro al corpo (cuore e arterie rimarranno più giovani) … dormire poco può accelerare l’invecchiamento delle arterie e aumentare il rischio di attacchi di cuore (il cervello produce meno serotonina) … il fabbisogno giornaliero di sonno (profondo e ristoratore) per l’uomo va dalle sette alle otto ore mentre per le donne dalle 6 alle sette ore.
 

Vademecum anti – insonnia





1 . L’alcol non è uno scaccia pensieri quindi è inutile bere ‘per dimenticare’. Il giorno successivo avrai due problemi in più da affrontare: quello per il quale hai bevuto e quello relativo al vomito e al cerchio alla testa;

2. Niente droghe. L’avvelenamento da nicotina rende il corpo incapace di assorbire e impiegare la vitamina B, oltre che a distruggere la vitamina  C;

3. La stanza da letto deve essere ben arieggiata senza però correnti d’aria. Il colore delle pareti deve essere di un colore rilassante come ad esempio un azzurro tenue;

4. L’autosuggestione è decisamente efficace per l’insonne. Durante il giorno, di tanto in tanto, dovrai tenere nella mente la seguente frase: ‘Questa sera mi butterò sul letto e mi lascerò ‘andare’ completamente tra le lenzuola profumate, perché è questo che desidero;

5. Assumere a letto posizione orizzontale con le gambe leggermente divaricate e braccia distese, mai pugni chiusi e braccia sotto la testa … evitare qualsiasi tipo di contrazione e tensione;

6. Prima di coricarsi  liberare il più possibile l’organismo da qualsiasi bisogno corporale;

7. Il fegato, inoltre, non ha bisogno di zuccheri semplici e grassi vari. Ricordati che la vita dipende dal fegato, e così pure il carattere, l’energia, la volontà (vedasi il significato simbolico di questo organo nella sezione specifica). Anche la pelle e i capelli dipendono dal buon funzionamento del fegato;

8. Evita il più possibile le arrabbiature, perché tale stato emotivo provoca la chiusura del canale che porta la bile all’intestino. La bile non può uscire, i cibi vengono digeriti male, compaiono macchie rosse e prurito … Morfeo, quindi, ti lascia completamente con gli occhi sbarrati;

9. Variare la cena, aiutare la ‘fucina’ intestinale con una bella camminata … aver cura dello stomaco diventa indispensabile per una buona riuscita del sonno;

10. Evitare il digiuno assoluto. Un pasto leggero concilia il sonno;

11. Certi stati emotivi come ad esempio agitazione, euforia, inquietudine, apatia, abulia e tratti depressivi non aiutano a lasciarsi andare tra le lenzuola;

12. Evitare il più possibile i rumori;

13. Se hai tendenza all’ulcera e alla dispepsia in generale, scegliti i cibi che provocano scarsa secrezione di acido cloridrico;

14. Evitare cibi troppo caldi, troppo freddi e, soprattutto, eccessivamente dolci;

15. Non mangiare se si è affaticati o emozionati;

16. I cibi presentati bene, la tavola bene imbandita, la buona compagnia favoriscono la secrezione dei succhi gastrici, ottimo presagio di un sonno tranquillo;

17. Ricordati che una delle maggiori cause dell’insonnia è l’invidia essa infatti attecchisce in quei soggetti che non hanno più il coraggio di battersi, non hanno più fiducia in sé e contemplano con amarezza i successi degli altri. Da questa impotente invidia dell’uomo avvilito, nascono scaltrezza, perfidia e vanagloria. Le loro notti diventano orge di pensieri negativi;

18. Chi teme una disgrazia, chi vive nello spavento d’un male e aspetta una sventura, costruisce un quadro di pensieri, una tacita forza che per la legge dell’attrazione, raduna attorno a sé elementi nocivi e distruttori. Successo e insuccesso derivano da una medesima legge: ‘L’aspettar d’un male è mal peggiore del mal presente’.

N.B.  Bisogna verificare sempre l’esistenza  di patologie organiche presenti in questo disturbo, come problemi tiroidei, sistema endocrino, ghiandole surrenali e digestivi.


 

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tress e insonnia.  E’ possibile essere più tesi di quello che si pensa? La maggior parte di noi è consapevole del fatto che lo stress e la tensione ci influenzano molto, ed è importante trovare il modo di controllarlo da soli durante il giorno (oppure se necessario con un professionista qualificato). Pensate a voi stessi in questo momento preciso e poi di nuovo durante il giorno, soprattutto quando siete angosciati, quando state lavorando sodo per risolvere un problema o quando scoprite che siete tesi e agitati senza una buona ragione. Questi sono gli indizi della tensione di cui dovete andare a caccia:

·         Tensioni dei muscoli del collo o della mascella, mento in fuori, digrignare i denti, voce tesa e stridula;
·         Tensione dei muscoli delle spalle (trapezio) o della schiena, spalle curve, rigidità della colonna vertebrale,
·         Dita dei piedi o delle mani contratte, tamburellare con le dita, piedi e gambe irrequieti, reazioni esagerate per piccole cose;
·         Tensione dei muscoli della fronte, a volte con mal di testa, sudorazione di mani e ascelle;
·         Pulsazioni frequenti, battito cardiaco accelerato, bruschi movimenti o scatti, con irrigidimento o tensione dei muscoli, frequenti movimenti e dolore agli occhi;
·         Respirazione irregolare, superficiale o con sospiri, sensazione di soffocamento, senso di tensione allo stomaco, crampi o nausea, minzione frequente.


uando sentite arrivare uno di questi segnali respirate profondamente, cercate di sorridere, non solo con le labbra  ma anche con gli occhi, e lasciate che i muscoli si rilassino. Non dovete stringere forte il ricevitore quando parlate al telefono, pestare i piedi quando camminate o buttarvi a capofitto, in fretta e furia, nei lavori di casa. Parlate più lentamente, camminate più lentamente, rilassate le dita che tengono la penna o il telefonino, e portare la mente e il corpo a un approccio morbido e più rilassato con qualsiasi cosa facciate. Anche se non c’è il modo di eliminare lo stress da una professione o da una situazione sociale, potete imparare a fermarvi nel bel mezzo di una crisi e a controllare mentalmente la tensione e l’irrigidimento muscolare. L’atto stesso di esercitare un controllo spesso aiuta a interrompere il meccanismo (produzione di adrenalina e cortisolo) e, quindi, a rilassarsi. E cercate di sorridere con gli occhi anche nel mezzo di una crisi. E’ sorprendente come si possa sorridere  con la bocca e restare tesi, mentre quando si cerca di sorridere con gli occhi la tensione si scioglie. Non è sempre facile esercitare questo controllo. Un buon modo di prendere questa abitudine è fermarsi un attivo e chiedersi dove sono, cosa sto facendo (rompere la catena dello stress). Si possono elaborare metodi particolari per allentare la tensione. Alcuni appoggiano la schiena al muro, chiudono gli e si allenano a rilassarsi; altri vanno in bicicletta, altri ancora canticchiano una canzone prima di fare una cosa importante (sembrano banalità ma in questo modo si blocca la produzione di adrenalina e cortisolo). Sono la frustrazione, l’ansia e la tensione dovute all’impossibilità di fare qualcosa per una certa situazione che devono essere modificate. Le persone che non riescono a dormire in genere hanno problemi familiari o professionali sui quali sentono di non avere nessun controllo. Nessuno ha tutte le risposte, ma un professionista ben preparato potrebbe  insegnare come risolvere quei problemi.



er concludere. Il sonno perché abbia la sua naturale funzione rigeneratrice e riposante deve avere non solo una durata specifica per quel determinato organismo ma anche una sua adeguata e funzionale posizione nel letto durante la notte, in modo tale da favorire la circolazione sanguigna, distendere la colonna vertebrale, il tessuto muscolare e tutti gli organi (la posizione, quindi, può influenzare il riposo ma anche la salute: respiro, circolazione …). Come ogni atteggiamento e comportamento umano, anche il sonno con le sue “posizioni” più svariate ci può segnalare certi tratti della personalità, rivela un modo di essere, la natura più intima … tutti elementi  utili per conoscersi meglio.
Posizione dorsale (facilita la circolazione del sangue): persone che dormono in questa posizione possono essere molto meticolose, precise, irritabili e nervose ... hanno una grande difficoltà ad abbandonare il controllo cosciente delle emozioni.
Posizione fetale: rannicchiato su un lato e con le ginocchia ripiegate completamente verso il corpo. Modalità che segnala un carattere timido, chiuso con difficoltà relazionali, si è impacciati nell’ affrontare gli impegni quotidiani, bisogno di protezione ... richiama la nostalgia del grembo materno.
Posizione ventrale (segnala problemi all’apparato gastroenterico, rischio di apnea) con braccia tese verso il capo e gamba leggermente ripiegata, segnala un atteggiamento egocentrico, gli altri sono ignorati,  un certo atteggiamento di autosufficienza.

n soggetto che dorme con i pugni chiusi indica aggressività oppure desiderio di controllare gli altri;

Sul dorso con le gambe allungate e braccia distese che occupano tutto il letto (il corpo forma una figura geometrica a stella) segnala autorità, egoismo, invadenza, estroversione, persone sicure di sé, fiducia nel mondo;

Abbracciare il cuscino, posizione molto comune nei bambini, segnala qualche tratto depressivo, un forte bisogno di affetto e, soprattutto, necessità di rassicurazione … mentre quando lo si allontana si manifesta una gran desiderio di libero movimento e di spazio … non si vogliono vincoli e legami.

La posizione ideale, invece, è quella con il corpo completamente allungato e inclinato su un fianco ... evita un guanciale alto perché costringe il collo e il capo ad un angolatura innaturale.

Sonno corto (quattro/cinque ore): persone molto attive, che manifestano sicurezza e vivacità nell’affrontare le cose … in generale vedono le situazione in maniera positiva: il famoso bicchiere mezzo pieno.

Sonno normale (sette/otto ore) … soggetto attendibile, lavoratore costante su cui si può fare affidamento.

Sonno prolungato (nove/10-11-12): soggetto spesso fragile, con tratti depressivi, chiuso e particolarmente sensibile …  una vittima di disagi psicosomatici.





ome trasformare l’insonnia in un gesto ‘produttivo’. Sovente, in particolar modo nella mia attività professionale, sento spesso dire: ‘Oggi, mi creda, è proprio il giorno buono, ho tutte le risorse necessarie per sconfiggere completamente il mostro’ … ovvero l’insonnia; come se un atteggiamento bellicoso e battagliero potesse veramente procurare il sonno. Se mai la domanda da porre ad un individuo avvilito e assalito dall’insonnia è come occupi il tempo che trascorre sveglio. Gli adolescenti sono dei veri maestri nell’impiegare saggiamente le ore insonni: essi rivivono fatti e scene lontane, progettano sogni per l’avvenire trasformando in un mondo ‘fiabesco’ ciò che la vita dell’uomo dovrebbe essere … NON pensano MAI, comunque, di essere sbagliati o malati. E’ noto di come grandi musicisti si siano serviti delle ore insonni per comporre i loro capolavori, per non parlare poi dei grandi strateghi, i quali, quasi tutti, sfruttavano la notte per i loro piani di battaglia. Non per niente molte guerre si sono risolte positivamente di notte … so già come risponderanno alcuni individui a questa mia breve introduzione. “Dice bene lei, ma io domattina devo lavorare, devo essere lucido, come faccio a ‘connettere’ se non sono riposato, ho delle responsabilità io …” … ma giunti a questo punto il lettore avrà già capito cosa fare … non è necessario combattere, imporre il proprio volere, il controllo a tutti costi su questo disturbo, ma lasciarsi andare, non opporre resistenza, cercare di capire questa inquietudine, cosa preoccupa realmente, cosa turba in questo particolare momento esistenziale senza legare tale fenomeno a patologie o a impotenze varie è, certamente, a livello biochimico la strategia migliore. Molti sono i rimedi, inoltre, le carte che possiamo giocare a nostro favore per raggiungere quella sicurezza emotiva indispensabile per dormire bene: ipnosi, psicoterapia, dieta, rolfing … imparare soprattutto a respirare in maniera adeguata, sviluppare un buon volume polmonare.





… la durata del sonno, comunque, il più delle volte, è in funzione dello stato emotivo, ma anche il rumore, l’alimentazione e la televisione hanno la loro parte di responsabilità.
 
…   il corpo ha bisogno di due cose durante il sonno: fase REM e onde lente (delta). Per raggiungere la fase REM sono necessari, a seconda del soggetto, 90 minuti di sonno continuato. Se, invece, ci si sveglia spesso non si entrerà mai nella fase REM e, quindi, non si raggiungerà mai un riposo profondo: non ci si alzerà mai completamente riposati.



ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi disagio o terapia specifica. Questo articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
E mail: bonipozzi@libero.it

-PSICOSOMATICA. Disturbi femminili.


Disturbi  Femminili   ...


a parola “mestruazione” ha un’origine indoeuropea: menes che significa indifferentemente ”luna” e “mese”. La mestruazione è quel fenomeno fisiologico naturale che si ripete ogni mese, cioè ad ogni mutamento di luna. Vi è una stretta analogia tra il tempo cosmico,  il suo alternarsi ciclico, e il tempo fisiologico della donna. Il ciclo lunare ed il ciclo femminile infatti corrispondono: in analogia alle diverse fasi lunari, anche nell’utero, nei 28 giorni, l’ovulo matura, raggiunge la sua pienezza e, se non fecondato dalla cellula seminale, decresce per poi essere espulso. In assenza di fecondazione, pertanto, la mucosa uterina si distacca e si autoelimina: questo fenomeno è detto appunto mestruazione. Relativamente al mestruo, sembra strano ma ancora oggi subiamo le conseguenze di una cultura impregnata di pregiudizi ed ostile nei confronti di questa funzione fisiologica. Le donne mestruate, nella storia, hanno sempre subito, perché considerato un “potere contaminante”, grandi emarginazioni e proibizioni: non potevano cucinare la carne, toccare armi, preparare il sapone o la maionese. Non a caso nella lingua inglese il flusso mestruale è chiamato “The curse”, maledizione e calamità. 

nche nell’antico Egitto l’isolamento era obbligatorio durante l’intero periodo mestruale. Plinio il Vecchio  - scrittore romano 23 – 89 d.C. - nei suoi testi scriveva: “La donna afflitta dalle mestruazioni rovina il raccolto, rende spoglio il giardino, guasta le sementi, fa cadere i frutti, uccide le api, il vino si trasforma in aceto al suo tocco, il latte diventa acido e cagliato”.
Egli riconosceva inoltre al sangue mestruale un potere terapeutico: esso veniva usato come rimedio contro la gotta, l’epilessia, le emorragie, le cefalee e la rabbia. Queste convinzioni, per quanto bizzarre possano apparire, sono persistite fino a tempi relativamente recenti e non solo in ambienti incolti e rozzi. Pochi sono comunque i fenomeni fisiologici del corpo che come il ciclo mestruale hanno suscitato in tutte le culture, anche le più diverse, pregiudizi, sospetti, timori, pudore e paura. Ecco perché dietro al ciclo mestruale esistono differenti modalità di lettura psicosomatica: l’aspetto tabù e quello istintuale, per non dimenticare il lato sessuale e sociale. Nonostante sia un processo del tutto fisiologico, le mestruazioni sono vissute da molte donne con un malessere e un disagio tali da influenzare pesantemente il loro stile di vita. 

on il ciclo la vita delle donne, in qualche modo, cambia: il corpo si trasforma, l’umore si fa ciclico, incomincia una sessualità adulta, si affaccia la possibilità di diventare madre. E’ comprensibile, pertanto, che i disturbi del ciclo esprimano (in assenza ovviamente di una patologia organica), molto spesso, un difficile rapporto con la propria femminilità. Questo ovviamente non vuol dire che la persona in questione non sia femminile, ma semplicemente che trova il ruolo della donna poco invidiabile. Ognuno dei disturbi dunque si spiega con le caratteristiche di chi ne soffre. Un flusso scarso (ipomenorrea), un flusso troppo abbondante (ipermenorrea), un flusso ritardato (oligemenorrea), un flusso anticipato (polimenorrea), un flusso assente (amenorrea): possono raccontarci di un femminile esuberante, di una paura di crescere, o della convinzione che tutto ormai sia concluso. La difficoltà con cui si vive il mestruo, dà quindi una rappresentazione fedele dei disagi connessi al modo di vivere la propria femminilità: svela i suoi tormenti. Andiamo allora ad esaminare gli aspetti simbolici che i disturbi mestruali più ricorrenti esprimono.





oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.


 

menorrea. Termine che indica l’assenza o la scomparsa del ciclo mestruale. Si parla di amenorrea primaria se il ciclo non è mai comparso entro i 16 anni di età, di amenorrea secondaria se i cicli, in passato normali sono scomparsi da almeno 6 mesi. L’amenorrea è una delle espressioni più evidenti di come un modo di pensare, uno stato d’animo negativo o un evento traumatico, possano diventare sintomo corporeo (amenorrea psicogena). La donna in amenorrea sta sperimentando un periodo conflittuale – con se stessa o con chi le sta vicino – che ruota intorno al tema dell’espressione della femminilità. Tale situazione conflittuale è molto intensa: per qualche ragione sentirsi pienamente donna è un problema, che tuttavia rimane, il più delle volte, inconsapevole e, soprattutto, non affrontato. Si verifica comunque in seguito a condizioni di stress, gravi lutti familiari, separazioni e divorzi, attività fisica intensa come nelle atlete, ragazze che soffrono di disturbi alimentari (anoressia, bulimia), che rinunciano alla propria dimensione femminile e che sono cresciute in un ambiente familiare che non ha mai accettato il loro sviluppo sessuale, il loro diventare adulte. Rimanere “piccole” consente anche di evitare il dolore connesso alle “responsabilità” che richiede l’essere adulta: il mestruo fa “diventare donna”, il modo più sicuro per restare bambine è quello di evitarlo. E’ piuttosto evidente come mai chi soffre di anoressia non abbia le mestruazioni o le abbia molto ritardate. Esse hanno timore della propria femminilità, paura della sessualità e della maternità. E’ ampiamente documentato che in situazioni di grande paura ed insicurezza, nelle catastrofi e in prigione (è nota l’alta percentuale di amenorrea nei campi di concentramento) si arriva con particolare frequenza alla sospensione delle mestruazioni.

ismenorrea. Il termine indica la presenza di un ciclo mestruale molto doloroso. I dolori sono intensi e ricordano le coliche addominali; si possono associare a nausee, cefalee, vomito, scariche diarroiche, esagerata irritabilità durante e dopo le mestruazioni. Questo fenomeno si riscontra frequentemente in donne che faticano ad immaginare il loro futuro. Hanno, inoltre, notevole difficoltà a creare un proprio spazio affettivo, molto spesso la loro vita amorosa è instabile e continua ad oscillare tra alti e bassi. Poiché esiste in queste persone una certa difficoltà a fermarsi, a vivere un momento di rallentamento e di passività, perchè vissuti come pericolosi o limitanti, le mestruazioni dolorose indicano la necessità di rallentare la propria attività familiare o professionale. Sono donne che, se potessero, farebbero a meno del ciclo mestruale, vissuto – se anche non fosse doloroso – come ostacolo ad una vita che dovrebbe restare sempre uguale giorno dopo giorno, una vita che banalizza questo fenomeno vedendolo come perdita di tempo. Chi vive dolorosamente il ciclo mestruale, vive dolorosamente anche la propria femminilità. I disturbi mestruali, molto spesso, fanno intuire problemi sessuali perché tale malessere impedisce anche di donarsi completamente e spontaneamente a  tale attività.


enopausa (l’età d’oro). Arresto definitivo del flusso mestruale. La menopausa è considerata, a torto, il momento del decadimento della donna. In realtà la “separazione” dell’energia sessuale da quella procreativa conduce ad una seconda giovinezza. Che la menopausa coincida con lo spegnersi della sessualità femminile è un concetto superato da tempo. La fine della fertilità non spegne il desiderio, anzi può spingere la donna a vivere l’erotismo in maniera più profonda e più libera. Le vampate di calore sul viso, secondo il linguaggio psicosomatico, testimoniano che la libido, in qualche modo, cerca di esprimersi. Molto spesso la perdita della capacità riproduttiva può essere sentita in modi diversi: da molte donne è vista come un lutto, come una perdita importante di sé, e ciò riguarda in particolar modo coloro che hanno fatto dell’essere “madre che fa figli” l’aspetto fondamentale della propria identità; da altre può invece essere vissuta come un sollievo. La sintomatologia è in parte sicuramente fisiologica, tuttavia, quando si presenta in modo spiccato e continuativo, indica una difficoltà nell’accettare il “cambiamento”: il timore profondo di una “perdita” senza riuscire a rimpiazzare il “nuovo”. Spesso i disturbi della menopausa altro non sono che la resistenza al nuovo “volto” della femminilità.

nfatti, le vampate di calore al volto, sudorazione, tachicardia, irrequietezza, labilità emotiva, sono tutti sintomi che visti con l’occhio della psicosomatica ci rivelano che si è di fronte ad un mutamento rapido dello stato di coscienza del femminile. Raramente una donna si mostra soddisfatta di questa sua condizione, e quasi sempre la sensazione di essere giunta ad una tappa conclusiva del cammino, una specie di punto senza ritorno, si ripercuote nel suo equilibrio psicosomatico. Se tale fenomeno in sé non è una malattia, la “menopausa mentale”, che da questo momento informerà di sé tutto l’organismo, mostra invece di esserlo. Ansia e depressione sono spesso compresenti e indicano uno stato di disagio e di disorientamento dovute alle profonde modificazioni biochimiche. Nello specifico, l’ansia manifesta uno stato di naturale all’erta nei confronti della fase di passaggio, mentre una prevalenza di tratti depressivi indica che la menopausa viene vissuta come perdita, come chiusura e rinuncia.

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ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie organiche incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.



 

Bonipozzi dott. Claudio Tel.  0532.476055
E mail: bonipozzi@libero.it

NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi disagio o terapia specifica. Questo articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.

giovedì 6 febbraio 2014

-PSICOSOMATICA. Il linguaggio dei sintomi dicembre 2005.



Il linguaggio dei sintomi ...

brevi frammenti di PSICOSOMATICA



oi impariamo dall’esperienza, dalla nostra esperienza personale. Tale “conoscenza” si acquisisce mediante il rapporto costante con la realtà: dalla nascita alla morte. Possiamo dare ascolto a un consiglio, ma alla fine è l’applicazione pratica, concreta di quel suggerimento a permetterci di imparare e di conservare il nuovo apprendimento (… attenzione però ai consigli elargiti da “sconosciuti”: seguire i suggerimenti altrui in modo incondizionato potrebbe diventare inutile e dannoso perché ci si vincola a modelli di pensiero e a schemi mentali che non appartengono a noi). Quando ci troviamo davanti a una situazione nuova, le “conoscenze” precedenti ci permettono di affrontarle in modo efficace: passiamo rapidamente in rassegna tutte le nostre esperienze (… depositate dentro di noi) per usarle in modo da procedere adeguatamente con una certa sicurezza. L’arte di diventare adulti richiede il confronto continuo con migliaia di situazioni nuove su cui non abbiamo ancora alcuna conoscenza. Usiamo la nostra limitata esperienza, la curiosità, il desiderio di cambiare e il coraggio di affrontare dei rischi per addentrarci in queste nuove esperienze. Si potrebbe dire che i requisiti per sviluppare queste abilità, queste conoscenze sono:

- spinta e motivazione personale o il desiderio di cambiamento;
- capacità di assumersi dei rischi e cioè il coraggio di tentare qualcosa di nuovo;
 - le capacità di superare il dolore legato agli errori inevitabili durante il periodo di transizione;
- modificazioni interne del meccanismo di apprendimento che possa permettere di reagire       diversamente alle situazioni future.

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e osserviamo un bambino alle prese ad imparare ci renderemo subito conto quanti sono i processi necessari per questo cambiamento. All’inizio egli va a quattro zampe tutto soddisfatto, a parte qualche imprevisto (… cozzo contro uno spigolo), e vede il suo ambiente da un punto di vista sicuro e familiare. Poi una forza innata, stimolata dall’ambiente circostante, lo spinge a stare eretto. Il mondo gli appare improvvisamente meno familiare, il piccolo vacilla, cade e scoppia in lacrime. Questa esperienza è solo l’inizio. Gradatamente, dopo infinite cadute e, naturalmente incoraggiamenti e atteggiamenti comprensivi (… speriamo!), il bambino impara a stare ritto da solo. Poi, con molta pratica e un aumento di sicurezza (… supportata dall’esortazione familiare), per lui stare in piedi diventa un processo automatico, che non include più tutti gli errori legati al processo di apprendimento. Questa modalità, questo schema continua anche quando diventiamo adulti. Possiamo considerare il corpo e la mente come un pacchetto di possibilità potenziali. Tale “unità” (mente e corpo) contiene immagazzinata immensi poteri fisici e mentali che aspetta solo di essere liberati.

urante tutta la vita, l’individuo si sforza di appropriarsi di queste “conoscenze”, di questo potenziale. Se il processo di apprendimento suscita fatica, dolore o paura, possiamo istintivamente limitare il nostro lavoro di “conoscenze” (di crescita) in quella determinata direzione, ma così facendo ci priviamo, probabilmente, di una importante chance. Se una situazione è troppo penosa da accettare possiamo ricorrere ad un’altra modalità di espressione: al sintomo. Questo sintomo dà dei vantaggi iniziali, probabilmente ci evita una sofferenza maggiore, ma col tempo, una volta passata la sfida iniziale, risulta non più giustificato. Esso però fa ormai parte del nostro “repertorio” (… stile di vita, comportamento,  atteggiamento, ecc.) e così non ci abbandona più. Sembra che esistano due modi di gestire una situazione difficile. Possiamo usare una capacità appropriata, sviluppata attraverso l’apprendimento sperimentabile durante il processo di crescita, oppure se questa non esiste, ricorrere a un sintomo come ad un adeguato sostituto inconscio. Il sintomo è fornito dalla mente (inconscia) per evitare il dolore, la paura e il senso di colpa. Nei primi momenti il sintomo ha una funzione di compensazione della capacità di affrontare le cose in modo diverso. In seguito si sviluppa un’abitudine che incorpora il sintomo, e, anche quando la “zona di pericolo” è passata da molto tempo, la forza dell’abitudine perpetua il sintomo. E’ come se una persona che sta imparando a guidare evitasse per poco un incidente, e, in seguito alla paura, si mettesse a guidare a velocità ridotta. Man mano che passa il tempo la persona in questione diventa sempre più esperta, ma seguita a guidare con un “eccesso” di prudenza a causa della paura, ora sicuramente non più appropriata, creando naturalmente non poche difficoltà a se stessa e agli altri utenti della strada. Alcuni individui che soffrono di sintomi di tensione, stress e relazioni insoddisfacenti hanno una difficoltà sottostante di discutere con il proprio interlocutore. Nell’infanzia essi sono cresciuti vedendo (… o hanno creduto) i loro genitori lottare di continuo, urlando uno contro l’altro, e hanno deciso in modo irrevocabile che da “grandi” non avrebbero mai provocato un litigio. La paura causata dal fatto di vedere o udire un litigio tra i genitori è radicata tanto profondamente in loro che queste persone farebbero qualsiasi cosa per evitare una lite. In un rapporto, per esempio, cedono non appena avvertono la possibilità di un disaccordo. Il loro “interlocutore” spesso approfitta di questa situazione e diventa più esigente e prepotente, e dopo molto tempo la sicurezza di chi fugge il litigio è distrutta. Il rapporto tende ad essere squilibrato: da una parte c’è chi fa di tutto per tenerlo insieme con il suo atteggiamento sottomesso, dall’altra chi diventa sempre più esigente e insoddisfatto.
 L’incapacità a imporsi può associarsi a tutti i generi di sintomi: stanchezza cronica, mal di testa, obesità, sonnolenza, tutti stati che possono essere usati allo scopo di evitare paradossalmente una discussione. 

uesti sintomi rappresentano, a livello “inconsapevole”, una zattera a cui aggrapparsi (… il vero disagio emotivo consiste nell’atteggiamento verso la vita). Il terrore di un “confronto” è tanto temuto che viene preferito qualsiasi altro inconveniente. Malgrado ripetuti tentativi di liberarsi dal sintomo, esso rimarrà finché si evita di essere assertivi (affermarsi). L’obesità è un sintomo usato frequentemente come alternativa al fatto di affrontare una sfida in modo più adeguato. Quando eravamo piccoli, il cibo veniva usato come sostituto per una gran quantità di problemi. Non si dice forse “Mangia qualcosa, starai meglio”, ci siamo sentiti ripetere un sacco di volte quando ci era capitato qualcosa di spiacevole che la vita presenta, molta gente conserva l’abitudine di “mangiare per stare meglio”, cosa molto più facile che affrontare il problema in modo appropriato e adulto. Il problema, comunque, è che l’uso del cibo come di una panacea non funziona. La situazione non affrontata rimane (esiste ancora) e l’essere obesi costituisce, purtroppo, un ulteriore problema (senso di colpa per aver mangiato, ecc.). In una qualsiasi situazione difficile, l’abbiamo l’alternativa tra cambiare il nostro comportamento e imparare a convivere con i nostri limiti. Quando questi ultimi diventano eccessivi, possono far la loro comparsa i sintomi. Essi possono apparire anche quando, per qualche ragione, non riusciamo più a tollerare la situazione. I sintomi ci aiutano a evitare di affrontare, un mondo con cui ci sembra troppo difficile misurarci: così abbracciamo il sintomo come “l’unico modo per uscirne”. I sintomi comunque sono sempre messaggi per noi, il più delle volte sotto forma di consolazione, di punizione o conflitto. Imparare a comprenderli e capire che possono riflettere una situazione lontana negli anni può essere decisivo per liberarci di loro, modificando alcune abitudini, in modo tale da uscire da quella dolorosa gabbia che nel tempo ci siamo costruiti.





oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge”anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.


 

Risultati immagini per quadri bizzarriI sintomi, come abbiamo visto, si sviluppano di solito dalla tensione emotiva che affligge chi si sente “sconfitto”. Una delle funzioni delle emozioni è di preparare il corpo ad una determinata azione. Quando una persona ha paura il cuore batte come quando si corre. Il corpo è posto così in condizione di sfuggire l’oggetto temuto. Analoghi cambiamenti fisici avvengono anche nei momenti di collera, quando il corpo si prepara all’attacco. Finché questi cambiamenti fisici si traducono in movimenti appropriati, il corpo mantiene il suo equilibrio. Ma se viene impedito un movimento, il corpo entra in uno stato di tensione violenta e non naturale che viene vissuto come una sensazione di disagio fisico. Sentiamo allora delle palpitazioni al cuore, dei disturbi viscerali, e il respiro si fa veloce e affannoso come se stessimo correndo. A volte cerchiamo di liberarci da queste sensazioni facendo dei movimenti: così, per esempio, se ci troviamo in un forte stato di eccitazione o di tensione per un progetto che non siamo in grado di realizzare subito, ci sentiamo spinti ad alzarci ed a camminare su e giù per la stanza. 

olti sintomi, in sostanza, non sono altro che movimenti di questo tipo che hanno lo scopo di liberarci dalla tensione psichica che ha prodotto uno squilibrio nel nostro corpo. Poiché questi movimenti insorgono dinanzi a situazioni che il soggetto è incapace di superare, essi sono sempre movimenti inutili, come per esempio quelli di una persona eccitata e ansiosa che cammina su e giù per la stanza (producendo nel soggetto un senso temporaneo di sollievo). Una volta che cominciano a prodursi effetti del genere (… senso di quiete), essi, come ogni altra abitudine entrano a far parte del modo di fare dell’individuo, ed egli se ne servirà (… a volte a sua insaputa) e li esagererà. Se sente le palpitazioni al cuore comincia a dolersi di questa sensazione finché, ogni volta che si troverà di fronte ad una difficoltà, o che non riuscirà a trovare la strada, o che si accorgerà che gli altri non si curano di lui, il cuore comincerà a battergli velocemente. I sintomi devono perciò essere considerati come movimento o gesto che esprimono uno stato psichico di ansietà, di desiderio, di collera, di rifiuto, ecc., e che in seguito vengono usati dal soggetto per raggiungere i suoi scopi personali (… questo - deve essere ricordato per evitare moralismi e ingiustificate colpevolizzazioni - è un meccanismo inconscio che avviene all’insaputa del soggetto!).

  Vomitare ha, in genere, il significato di esprimere un dissenso (… qualcosa che non va). Anche svenire può essere il totale rifiuto di una situazione che la persona  si sente completamente incapace di risolvere. Il corpo parla un linguaggio comportamentale: linguaggio degli organi. Le funzioni organiche sono regolate dallo stile di vita (atteggiamenti, schemi mentali, ecc.). Ciò è particolarmente vero per il cuore, per lo stomaco, per gli organi di escrezione e per quelli sessuali.  

Un malessere in uno di questi “organi” rivela l’atteggiamento che un individuo assume per raggiungere i suoi scopi. Noi solitamente “comprendiamo” il comportamento di una persona di fronte ad un problema da come lo imposta e lo affronta. La posizione e gli atteggiamenti del corpo indicano sempre il modo con cui un individuo affronta i suoi problemi.

Le infiammazioni nell’organismo segnalano conflitti inconsci, disagi interiori non risolti vissuti, spesso, come estranei, opposti o pericolosi per il proprio equilibrio, vediamo il tema conflittuale e il processo infiammatorio ad esso collegato: 


  • identità personale … il processo infiammatorio riguarderà le infezioni, intestino e tiroide;
  • rapporti interpersonali … si esprimeranno attraverso dermatiti, problemi allo stomaco, bronchiti;
  • potere decisionale … artrite, tendinite; sfera morale… colite, artrosi, problemi agli occhi;
  • sentimenti di rabbia e aggressività … fegato, patologie autoimmuni, esofagite;
  • area indipendenza e autonomia … apparato respiratorio, tensioni muscolari.
Ricorda, una visione diversa verso se stessi evita al corpo di farsi carico di tutte quelle cose che non vanno o che, con un grande sforzo di volontà, si vuole dare intendere agli altri, costi quel che costi, di essere nella “norma”; la somatizzazione, quindi, arriva per segnalare che in quel personaggio finto, partorito da una mente fissa, rigida e sempre uguale, non c’è felicità, che dietro quella maschera non si è poi a proprio agio, non si vive bene, non si è contenti, ma che bisogna cambiare qualcosa: chiede di dare una svolta alla propria esistenza, si è saturi dell’attuale stile di vita  … non GUARDIAMO dalla parte opposta, cambia o orienta lo sguardo sui tuoi vissuti senza troppo GIUDICARLI …
 
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e non conosci il “problema” non potrai mai attivare strategie, mettere in atto soluzioni vincenti per il tuo benessere e la tua felicità … ATTENTO però, non è “sufficiente” sapere che le cose non vanno per il verso giusto, la relazione con il coniuge non funziona o che quella particolare attività non ti soddisfa più - perché è un disagio evidente, chiaro, palese, che ti “avvita” su te stesso, non ti fa vedere in maniera lucida la situazione, ti imprigiona nei luoghi comuni e nei pensieri altrui, ti fa dubitare delle tue scelte - ma piuttosto devi allargare lo sguardo sulle cose che ti circondano e che ti spettano di diritto, ovvero prenditi cura di te stesso con amore e, soprattutto, non sentirti responsabile di ogni cosa che accade  …  lasciati incantare dalla gioia di vivere, piacere e desiderio, evita i soliti pensieri fissi e corrosivi, prendi le distanze in maniera consapevole da quel senso continuo di desolazione, di fastidio interiore, di imbarazzo, di solitudine, di disorientamento, di stordimento, di estraneità, solo in questo modo potrai riscoprire le tue risorse più preziose, avere finalmente gli occhi che brillano di felicità e, se vuoi, INSIEME ad un professionista “esperto e fidato” diventare protagonista della tua vita… regalati pace, vivacità, gioia e felicità: tutto ciò è POSSIBILE se impari a  sorridere alla vita, a non rimuginare!!! … NON cominciare a dire “fosse facile”, “siete tutti dei campioni a dare consigli” perché, disperdendo inutilmente energia cerebrale, ti allontani dalle tue vere potenzialità, che sono davvero tante … nessuno, dico NESSUNO può strapparci, annullare quando siamo in piena armonia, senza il nostro consenso,  benessere,  lampi di gioia nei nostri occhi e felicità …


Attribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi disagio o terapia specifica. Questo articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.


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