sabato 30 maggio 2026

 

SOVRAPPESO ... i mille bocconi amari della mente … una fame emotiva difficile da digerire.


hi è alle prese con un problema vasto e complesso come l’eccesso di peso è perennemente dibattuto tra fare o non fare. In bilico tra mangiare o non mangiare, aprire o chiudere il frigo, continuare a “sostenersi” abbondantemente col cibo oppure mettere finalmente “ordine” nella propria dispensa. Lasciarsi andare o prendere il controllo della situazione per mantenersi in forma, restare flessibili e in salute … guai tabelle di marcia rigide o protocolli alimentari improvvisati!!! Rimane sempre un dilemma classico e dibattuto di non facile soluzione ... non si ha mai una risposta univoca o completamente risolutiva immediata. Sommerge con ipotesi tese, congetture accusatorie, ansiose e confuse … pensieri troppo assillanti che si fissano nella mente e diventano un'abitudine!!! Un pensiero vizioso, contorto, farraginoso e fuorviante che non fa chiarezza in ambito nutrizionale, ma crea solo confusione e malessere psichico; si va alla ricerca di un sollievo emotivo momentaneo anziché il vero nutrimento, allontana da scelte sane e consapevoli. Difficile da decodificare i simbolismi connessi a questo rituale, comprendere le dinamiche psicologiche e sociali profonde legate al cibo, perché generano uno stato di tensione, agitazione, confusione, tranelli e inganni mentali fuorvianti ... un fenomeno che si impone attraverso varie sfumature, mai chiare e univoche; alternative, scelte e posizioni contrapposte che producono un senso di impotenza e vulnerabilità ... una vera arrampicata sugli specchi!!! Da qualunque parte si osservi il problema rimane sempre una questione spinosa, un dibattito aperto e pendente … un vero e proprio nodo gordiano difficile da sciogliere!!! Eliminare tentazioni culinarie, correggere il proprio stile alimentare in modo equilibrato e gestire una psiche insaziabile diventa una sfida complessa, un tormento quotidiano interminabile e spesso ingovernabile ... non facile da neutralizzare!!! Tenere a bada con determinazione una mente insaziabile che “morde” e scava attraverso il cibo, resta sempre una questione tormentata, in sospeso e senza tempo. Ogni riflessione rimane - anche partendo con i migliori propositi – aperta e sospesa nel vuoto ... non trova mai una soluzione definitiva!!! In certi momenti riesce, però, più semplice credere di essere “imprigionati” in qualche sottile disfunzione metabolica anziché essere “vittime” di una “alimentazione emotiva” “disordinata” e malsana. In breve, si cerca in tutti i modi di allontanare il conflitto interiore su fattori che esulano dalle proprie decisioni e responsabilità. 


n atteggiamento messo in atto, spesso, non per bisogni biologici, ma per compensare o gestire un senso di noia, solitudine, tristezza, insicurezza e stress: una bramosia incontrollata ai piaceri e al vizio della tavola … un desiderio intenso, irrefrenabile e vorace rivolto a cercare, senza sosta, cibo per calmare i disagi dell'anima; un'abitudine radicata e fastidiosa che lascia, però, dopo un'abbuffata incontenibile (binge eating disorder), solo sensazioni di rimorso e fallimento. Diventa più “conveniente”, per mantenersi integri e sdrammatizzare il gesto, spostare - attivando pensieri riparatori - l'attenzione su “cause” esterne ... niente responsabilità, ma salvacondotto per continuare a consumare e alimentarsi in modo disordinato, inadeguato e rischioso per la propria salute!!! Un meccanismo di difesa mentale che ci assolve da doveri, impegni, peccati di gola e sensi di colpa … si diventa dipendenti dal piacere del cibo e schiavi del ventre!!! In breve, una razionalizzazione che aiuta ad affrontare in modo benevole un comportamento compulsivo di “spiluccamento” continuo (nibbling) e, soprattutto, ridurre l'impegno nel seguire un regime alimentare responsabile, corretto e sano; una strategia mentale pronta a sollevarci, soccorrerci o giustificarci di fronte ad un problema complesso come la “lievitazione” corporea … cedere alla gola e lasciarsi “ammaliare” dal piacere del cibo!!! La persona che è in soprappeso, proprio per il senso di insicurezza e di sfiducia che spesso l'accompagna, afferma compiaciuta che la sua condizione fisica dipende - quasi sicuramente - da oscuri “difetti” del sistema ghiandolare, complessi e reconditi meccanismi genetici che remano contro la propria “silhouette” … condizione legata, sempre, comunque, a qualche altra incomprensibile diavoleria organica o ragione al di fuori dalle proprie “competenze” spazio d'azione e responsabilità!!! Ma dopo svariate ed interminabili indagini cliniche (sempre da fare) arriva la grande “delusione” ben documentata e precisa; un verdetto inequivocabile e irrevocabile che disorienta: “congela” i pensieri e fa cambiare prospettiva. Il referto è chiaro e inconfutabile. Non si è in balia di una sofisticata aberrazione cromosomica o alterazione biologica, di fronte alla quale si è completamente impotenti e non si può opporre alcuna resistenza o fare “modifiche” significative, ma di un qualcos'altro più “naturale” e “comune”. Il referto, in realtà, può disorientare, ma è semplice, preciso ed univoco: vengono introdotte nell’organismo troppe calorie rispetto al normale fabbisogno quotidiano. Nessuna incertezza, dunque, sullo stato o difetto ormonale; gli esami clinici parlano chiaro, niente di quello ipotizzato è confermato. Orbene, chi vuole ridimensionare la propria “immagine” corporea - eliminare veramente il proprio “involucro” eccedente - deve limitare l’ingestione di calorie.


uesto squilibrio, tuttavia, non è sempre chiaro o da imputare ad un eccessivo apporto calorico, occorre infatti prestare molta attenzione anche agli errori che portano a rallentare il metabolismo e, soprattutto, bisogna valutare le fatidiche “uscite” (attività fisica). Un altro aspetto fondamentale che riguarda il cibo non è solo quello di soddisfare una necessità biologica, ma può diventare facilmente anche uno strumento estemporaneo per gestire la propria anima e il malessere emotivo profondo. Gli alimenti vengono, essendo legati a specifici problemi psicologici (bulimia, anoressia, depressione), “consumati” anche per gestire e tenere sotto controllo pensieri scabrosi … come dire, “indigesti”!!! Il più delle volte utilizzati come sfogo, rifugio, rassicurazione e “automedicazione”; un insieme di elementi facilmente reperibili e a portata di mano: basta aprire uno “sportello” (dispensa)portano una discreta distensione psicofisica immediata e con poca spesa!!! Non si deve mai dimenticare che il corpo è sempre espressione della personalità: se quest’ultima si “inquina” l’altro inevitabilmente si “appesantisce”; il fisico diventa lo specchio dei nostri stati d'animo: inconfondibili ed inequivocabili vissuti interiori. Quando si è chiusi, avvitati su se stessi, spenti, statici, tristi e depressi, l’energia del corpo rallenta e ristagna (metabolismo lento). Con il cibo è possibile ristabilire, spesso, un rapporto “armonico” attraverso condizioni psicologiche alterate; può anestetizzare e calmare ogni “appetito” mentale, anche quello di natura sessuale!!! L’assunzione del cibo, in forma morbosa, infatti, non serve solo a mantenere su di giri il corpo, ma anche a “saziare” e compensare altri bisogni carenti a livello emotivo e sociale come insicurezza, insoddisfazione, solitudine, isolamento, accettazione, considerazione e calore affettivo. Il cibo produce sollievo, diventa un “regolatore” e, soprattutto, una “ricompensa” emotiva immediata, viene associato - stimolando piacere - un profondo senso di gratificazione e un sollievo momentaneo che va oltre la reale necessità ... sostituendosi e compensando le frustrazioni quotidiane, produce “soddisfazione” rapida e istantanea … la “ricompensa” subitanea, però, si trasforma in vergogna, pentimento e rimorso. In questi casi, mettersi in ascolto diretto del proprio corpo, in modo attivo, consapevole, in un'ottica più contenuta, equilibrata, essenziale e con consumi regolari, è sempre un'ottima pratica.


li alimenti sono, quindi, molto di più che un semplice strumento di sopravvivenza biologica … trascendono, senza alcun dubbio, la normale funzione vitale!!! Il cibo si è trasformato, nei secoli, in un vero e proprio mezzo di aggregazione, compagnia, consolazione e piacere … un formidabile, indiscutibile, potente e formidabile collante sociale!!! Il “vitto” va oltre ad un banale “carburante” per il corpo e la mente ... rappresenta un sofisticato linguaggio culturale che ci rende unici e, per certi versi, originali; un gesto quotidiano che quando è adeguato e corretto, si trasforma in una sofisticata forma di benessere e, soprattutto, una preziosa cura preventiva … indispensabile per proteggere e rigenerare l'intera struttura psicosomatica!!! Ogni alimento, pertanto, oltre a nutrire il corpo, veicola infiniti altri significati di natura culturale, sociale, affettiva e psicologica. L'atto di alimentarsi è un processo che appartiene alla natura più profonda e recondita di ogni essere umano. Il nostro cervello contiene un vasto archivio memoriale straordinario legato a sapori, vissuti, storia e emozioni comprese, indispensabile per far funzionare bene e in modo salutare l'intera struttura. I sensi attivati (gusto, olfatto ...), infatti, creano una potente connessione chimica e neuronale; un fenomeno multisensoriale, più o meno “rassicurante”, pieno di sorprese e di risvegli emotivi eccitanti, che può farci sentire a casa o perennemente tormentati … creare sofferenza e inquietudine!!!


iveste, in ognuno di noi, una variegata ed indiscindibile valenza simbolica, contiene un potentissimo e complesso linguaggio universale: affetto, apertura, disponibilità, accoglienza, tenerezza e amore (vedasi mamma che nutre il bambino)un patrimonio culturale prezioso e speciale, nel bene e nel male, irrinunciabile, racchiuso in ognuno di noi, in grado di raccontare a fondo l'identità, valori e storia di ciascuno di noi!!! La cartina tornasole di quanto appena affermato è molto semplice, piuttosto evidente e alquanto “banale”. Quando siamo assorti in attività gradevoli, completamente presi dalla gioia, “persi” nella passione, “storditi” dalla felicità, “abbandonati” nella soddisfazione intensa e coinvolgente, non si percepisce un benché minimo di languorino, nessun “brontolio” o “buco” nello stomaco ... regna completamente la pace e leggerezza ... una benefica e salutare inappetenza!!! In quella condizione psicofisica si dimenticano perfino gli orari canonici del mangiare: l'entusiasmo cancella completamente eventuali “picchi” o “morsi” della fame ... non ci si accorge di saltare il pasto, nemmeno si pensa a qualche leccornìa particolare. In breve, la felicità spegne completamente il bisogno di cercare sostegno nel cibo ... utilizzarlo come strumento di consolazione!!! E' sempre necessario interrompere questo meccanismo psicologico insano, spezzare la relazione tra “vuoto emotivo” e “stomaco pieno in modo consapevole e responsabile”!!! 

n pratica, se l’esistenza scorre senza entusiasmi e passioni la mente, immediatamente, si getta a capofitto sul “companatico” per portare un po’ di tranquillità, consolazione e sollievo; “assicura” un momentaneo e parziale senso di calma, diventa un potente “regolatore” cerebrale dell'umore che può, nell'immediato, “riempire” vuoti affettivi, arginare ansia e stress (stimola la produzione di dopamina) un inganno mentale piacevole ma nel contempo tormentato!!! Chi è calato in questa dimensione psico – affettiva combattuta, difficile, frastornata e confusa, diventa dipendente e intrappolato nelle prime cose commestibili a portata di mano ... nel cibo!!! Il soggetto nel rimanere bloccato, in questa singolare dinamica malsana persistente è costretto - utilizzando questo palliativo, strategia apparentemente gratificante, ma poi colma di sensi di colpa - a subire la vita anziché viverla felicemente … diventa un meccanismo illusorio di compensazione per gestire emozioni forti e dolorose!!! Questo personaggio calato in una dimensione psichica simile, costantemente alle prese con sovraccarichi mentali, si trova completamente in balìa di una profonda fragilità psichica e vulnerabilità emotiva!!!


acendo cose poco stimolanti, in parte deludenti, magari monotone, ripetitive e sempre uguali - tutte esperienze dirette a cui spesso non crede e che sviluppano profonda indifferenza, apatia e isolamento - attiva le mascelle per contrastare tensione, frenesia e demotivazione ... “vivacizzare” una vita piuttosto spenta e deludente!!! Se si riducono passioni e interessi, la mente va alla ricerca di sollievo e ricompense immediate; il primo elemento più facile, a portata di mano e a buon mercato disponibile, per mettere all'angolo tristezza, sfiducia e delusioni, è mangiare abbondantemente fino a “deformare” completamente la “sacca” di smistamento … riempire lo stomaco almeno con qualcosa!!! Un comportamento che, a lungo andare, non solo debilita il corpo, ma “appesantisce” e rovina completamente anche la “forma”. Quel vivere fatto, inoltre, di continue rinunce, frustrazioni e insoddisfazioni, oltre a creare un profondo vuoto interiore, produce un corpo stanco, astenico e privo di vitalità. Ricorda, se l’esistenza si “restringe” il corpo si “appesantisce” e si “gonfia” velocemente. Più si reprime quello che conta realmente nella vita di tutti i giorni, più ci si scatena a tavola attraverso insolite, improvvise e grandi abbuffate … più aumentano le privazioni più ci si sbizzarrisce sul piatto!!! Dipendere dagli altri, non farsi valere, dire sempre sì, troppa disponibilità senza un vero tornaconto, creare a tutti i costi un mondo privo di problemi, eccessivamente conciliante per il quieto vivere (annullarsi e mettere la propria vita in mano ad altri), spinge ad utilizzare pratiche compensative: si entra nel tunnel della dipendenza alimentare. 



ono tutti atteggiamenti che rendono infelici e spengono l'iniziativa. Sono questi comportamenti i veri nemici peggiori, che tolgono gioia, allontanano da se stessi, annullano l’autostima, fanno saltare i bottoni e allargare la cintura. E’ un grave errore riversare i lamenti continui e le frustrazioni nel piatto; la felicità va sempre ricercata fuori dalla tavola perché il malcontento, a lungo andare, allarga e aumenta le “misure”. Per contrastare il “peso” bisogna cavalcare il piacere, risvegliare la passione e godere delle piccole cose che stanno attorno… e sono davvero tante se si cercano nella direzione giusta!!! Per raggiungere tale equilibrio psicosomatico, non servono grandi sacrifici o azioni impossibili, ma sarà utile - da soli o con l’aiuto di un esperto - impegnarsi senza sforzo, liberare la creatività e il proprio talento. Togliere, soprattutto, i “bocconi” amari dalla mente e “alimentarsi” delle piccole gioie quotidiane. Attenti sempre ai “pizzicagnoli”, alle pubblicità ingannevoli, a tutti coloro che garantiscono di saper contenere il peso con sostanze miracolose senza alcuna sicurezza, la cui efficacia non ha niente di salutare e scientifico … suggerimenti che, spesso, disorientano, allontanano dalle responsabilità e distraggono da un percorso terapeutico personale serio e consapevole … da un salutare cammino individuale specifico, originale e su misura!!! Ci si deve sempre rivolgere a professionisti seri, aggiornati e liberi da vincoli lobbistici.

venerdì 1 maggio 2026


Panico … una faccenda psicosomatica piuttosto complessa


disturbi di panico, ansia generalizzata, agorafobia, fobia sociale e specifica, sono considerati disagi “mentali” che limitano fortemente la capacità funzionale. Stati psichici che possono diventare cronici e ostacolare le attività quotidiane, lavorative o sociali. Conflitti intrapsichici improvvisi inspiegabili che rendono meno fiduciosi e sicuri, caratterizzati non solo da una forte e evidente componente di sofferenza emotiva, ma anche da distorsioni cognitive e comportamenti invalidanti … “succhiano” energia e tolgono forza sia fisica sia mentale!!! Preoccupazioni eccessive, credenze irrazionali, timori costanti, pensieri allarmanti e intensi la fanno sempre da padrone: bloccano ogni capacità di reazione … con estrema e inaudita “prepotenza”!!! Una percezione soggettiva di un rischio catastrofico come reale anche in assenza di un pericolo concreto ... una vera e propria alterazione psichica!!! Siamo di fronte ad una modalità disfunzionale con tendenza a valutare e interpretare la realtà in modo del tutto errato … pauroso, ostile, pericoloso, minaccioso o malvagio, senza prove oggettive!!!interpretazioni che non hanno nessun riscontro effettivo!!! Situazioni, comunque, solo pensate oppure appena immaginate, basate su ipotesi prive di fondamento, minacce gravi che, eventualmente, si “potrebbero” incontrare … la possibilità che certi fatti solo pensati possano accadere o verificarsi è più che remota!!! alle calende greche, ovvero mai, direbbe qualcuno!!! L'ansioso rimane, infatti, intrappolato in percezioni distorte, completamente in balia di congetture infondate ed inesistenti, vissuti come pericolosi per la propria salute e libertà, ma che non hanno assolutamente nessun riscontro diretto con la realtà. Convinzioni limitanti e modalità reattive di un malessere psichico tipico di chi appartiene a quadri clinici complessi, tormentati, complicati e strazianti: ansioso o paranoide!!! Siamo di fronte ad un'angoscia invadente, violenta, improvvisa e devastante, legata a comportamenti di evitamento egodistonici che interferiscono con “gesti” quotidiani, spesso, semplici e di normale routine (azioni egodistoniche: pensieri intrusivi inaccettabili, fastidiosi, incoerenti o blasfemi, vissuti in modo spaventoso, allarmante e con angoscia … uno stato psichico che altera e controlla completamente ogni aspetto cognitivo del soggetto … azzera desideri, spegne passioni e svuota la vita … produce allarmismo, profonda dissonanza tra agire, pensare e percepire … si entra in conflitto con i propri valori fondamentali e identità personale)


bbiamo a che fare con un sistema nervoso costantemente in allerta, perennemente su di giri, iperattivo ed ingestibile che, improvvisamente, attiva difese “chimiche” del tutto “sproporzionate”. Il nostro sistema nervoso simpatico, rimanendo attivato, diventa un fiume in piena: inonda il corpo di adrenalina e noradrenalina. Produce un carico ormonale esagerato per far fronte prontamente a falsi problemi ... ad “ostacoli” inesistenti, solo ipotizzati!!! Tutto avviene inutilmente, perché non esiste una necessità immediata, manca il problema reale: il nemico non esiste è solo anticipato o ipotizzato nella propria mente ... scenario catastrofico estremo prodotto dalla psiche!!! … una proiezione interna del tutto irrazionale, che amplifica timori e paure!!! si spostano all'esterno le proprie ansie e sentimenti inaccettabili su persone, luoghi o situazioni!!! Alcuni stimoli psichici ambigui o sociali sono interpretati, erroneamente, come insidiosi e terrificanti ... una gabbia mentale che crea un falso allarme chimico e fisiologico … e quindi di nuovo mentale … è come il cagnolino che cerca di mordersi la coda … la insegue, ruota intorno e non la prende mai … la rincorre e la rincorre ancora fino allo sfinimento!!! Un meccanismo “simile” lo troviamo nel modo di agire delle persone anziane. Al primo dolore si bloccano: rifiutano ogni piccolo movimento. In questo modo più rimangono inattivi, più il loro corpo si “atrofizza”. Quel distretto corporeo “trascurato” smette non solo di produrre sostanze benefiche che agiscono come farmaci naturali, preziosi e “insostituibili” (endorfine), ma ne riduce anche la sua funzionalità e l'intera massa … autonomia e qualità della vita!!! Attento, vale sempre quel saggio principio: se non lo “usi lo perdi”!!! 


itornando al nostro tema principale, possiamo affermare che il soggetto ripropone - pur soffrendo - situazioni mentali penose ... si attiva nel tentativo di riparare o gestire esperienze psichiche dolorose … ridurre l'impatto emotivo!!! Il suo quadro clinico non può fare a meno di certi contenuti psichici … abbiamo a che fare con compulsioni guidate da meccanismi automatici, emozioni intense e capricciose … impulsi che diventano pervasivi e “impossibili” da disattivare completamente nell'immediato!!! … si sente obbligato ad agire per alleviare l'ansia causata da forti fissazioni, ossessioni o manie sconvolgenti … fenomeno noto come “coazione a ripetere”!!! Continua a scansare o aggirare - a seconda dello stato emotivo del momento - impegni, situazioni, luoghi, incontri sociali e lavorativi ... rinunciare a passioni e esigenze personali importanti!!! Per far fronte a tale stato emotivo, mette in atto un meccanismo di difesa psichico sofisticato chiamato “evitamento”: modalità psichica inconscia per evitare stimoli angoscianti ... una risposta istintiva per fronteggiare qualcosa di spiacevole o sensazioni dolorose intollerabile!!! Con tale strategia mentale cerca, non solo di tenere fuori dalla coscienza immagini o pensieri inaccettabili e proteggersi da ansia, ma anche dalla paura del giudizio altrui o terrore di commettere errori; una scappatoia alla ricerca di motivazioni “logiche” per non agire e prendere decisioni ... attribuire all'esterno tutte le difficoltà ipotizzate e, quindi, restare “immacolato ... mantenere “purezza” e “candore”, privi di macchie o “colpe”!!! Tratti psichici che influenzano, condizionano, boicottano, spengono e cambiano la vita, in maniera drammatica … trasformano completamente abitudini e ostacolano il benessere psicofisico!!!



n disagio che genera una vera e propria incapacità funzionale, distrugge risorse personali importanti, legami consolidati da tempo, spinge all'isolamento e porta a demolire i rapporti affettivi in maniera, spesso, teatrale e drammatica: cessazione brusca e immediata, senza alcuna spiegazione o apparente motivo ... diserta appuntamenti e si allontana improvvisamente da ogni relazione (professionale, sentimentale o amicale)un fenomeno che lascia in eredità uno stato d'animo caratterizzato da insicurezza, confusione mentale e profonda prostrazione!!! In breve, un fenomeno mentale intenso correlato a stress, paura e sommerso da forti ed intense somatizzazioni: trasforma il disagio emotivo in dolore fisico reale e tangibile; il corpo che “urla” prende in consegna gli sbalzi di umore di una mente allarmata e confusa, incapace a “metabolizzare” gli avvenimenti … un organismo che si fa palcoscenico in cui si esprimono insoddisfazioni non riconosciute o elaborate!!! … cerca di compensare e far fronte al disagio emotivo.


 ora, un un po' di storia. Viene dalla mitologia greca la radice etimologica di panico, e più precisamente dall'antico Dio greco Pan; non era una divinità dell'olimpo, ma viveva come “padrone” - essendo il signore delle selve - nei boschi, grotte e montagne, libero e lontano dalla civiltà. Un essere “superiore” del mondo antico, protettore delle greggi e dei pastori, legato alla natura rurale incontaminata e fauna selvaggia. Tutelava i suoi confini rigorosamente con forza e determinazione; era temuto dai viandanti per i suoi rumori inaspettati, urla strazianti e improvvise nel bosco, ma venerato come custode e protettore degli allevatori e cacciatori. Era talmente brutto che la madre stessa, al momento della nascita, ne è così spaventata che fugge a gambe levate. A quel punto, il padre Ermes prese in mano la situazione, lo avvolse in una pelle di lepre e lo presenta - per effettuare qualche “ritocchino” - agli altri Dei dell'olimpo che, vedendolo, si danno, anche loro, purtroppo, senza indugiare e troppi ripensamenti, a grandi risate. Il calvario, per il povero “incompreso”, non ha tregua, continua incessantemente, rimane nel suo dolore in silenzio ed appartato lontano da tutti ... resta solo, trascurato, deriso, rifiutato e abbandonato al suo destino!!! Il fanciullo “ribelle” cresce con un certo vigore, ma in modo selvaggio e, soprattutto, non curante delle convenzioni sociali del tempo; rimane, comunque, un Dio “diverso” che incarna, appunto, la natura non addomesticata, primitiva e istintiva … dominato da un temperamento esplosivo, impulsivo e irascibile!!! Un personaggio spinto da dinamiche imprevedibili, da forze oscure imprecisate e che opera costantemente nell'ombra … sempre guidato da emozioni travolgenti e passioni sfrenate, impulsi forti, intensi e ingestibili … rappresentava anche fecondità e potenza erotica, un'esuberanza sessuale che lo spingeva a molestare le Ninfe … sue compagne di danza e oggetti di desiderio!!! Sviluppandosi presenta, in modo sempre più evidente e marcato, un corpo umano villoso, capelli folti, crespi e completamente incolti, naso particolarmente schiacciato, gambe e piedi caprini, orecchie appuntite, barba selvaggia e corna ben pronunciate. I romani lo rappresentavano come loro divinità silvestre con il nome di Fauno, mentre il cristianesimo medievale, per il suo aspetto diabolico e spaventoso, Satana. 


l Dio Pan inventò il flauto a sette canne che simboleggiava l'amore perduto … sempre invocato, ma mai trovato ... ricambiato!!! L'oggetto sonoro lo chiamò Siringa, nome di una ninfa che tentò di violentarla più volte, ma continuamente respinto in quanto troppo violento e selvaggio … nonché, ovviamente, di aspetto brutto, brutto!!! La ninfa per mantenere la sua castità e per sfuggire a quel insistente inseguimento amoroso ossessivo, chiese aiuto alle altre compagne del fiume (Naiadi: protettrici delle acque dolci curative) le quali, per nasconderla, la trasformarono in una pianta erbacea: in una canna di palude. Pan non sapendo nulla della metamorfosi e, quindi, non distinguendo la ninfa dalla canna, la raccolse e la utilizzò per costruire il suo strumento musicale con cui passava le giornate a suonarlo in solitudine … unica e sola consolazione!!! Esso, cioè Pan, è una divinità selvaggia, vigorosa e gioiosa, insomma l'allegro compagno delle ninfe che danzano e cantano al suono della sua musica, ma nulla più ... un rapporto in piena autonomia, sempre con le dovute distanze, senza mai assecondare o cedere alle sue “stravaganti” e irruenti passioni!!! ... eterno innamorato, ma continuamente deluso, respinto e abbandonato per la sua bruttezza e rudezza!!! Le ninfe, figure mitologiche femminili, lo accompagnavano nei suoi vagabondaggi in Arcadia, cantando e ballando al suono del suo flauto, senza andare oltre … solo quello, però, mantenendolo a debita distanza, lasciandolo nel suo “tormentoe sbalzi di umore ... alla sua severa, tormentata e prolungata astinenza!!! Il Dio caprino, signore delle selve, era solito, nella sua solitudine, riposare durante le ore meridiane e se infastidito o disturbato, lanciava un grido terribile e spaventoso che incuteva il “terrore panico"; un urlo talmente violento che “bloccava”, squarciava il cielo in un attimo, travolgeva e paralizzava ogni cosa … terrorizzava e seminava il panico tra i viandanti!!! La figura del “birbaccione” ci rende particolarmente chiara la visione della reazione panica; incarna perfettamente la vera natura improvvisa, violenta, istintiva e esplosiva di questa esperienza.


l “timor panico” deriva proprio da questo personaggio; la sua presenza e le urla, infatti, erano in grado di scatenare - a chi si avvicinava inavvertitamente - caos, terrore improvviso e perdita di controllo … lo rendeva inoffensivo o inattivo!!! L'attacco di panico sta proprio ad indicare la paura estrema, irrazionale, devastante e paralizzante, prodotta senza un motivo apparente ed enfatizzata da previsioni illogiche: intrappolati in preoccupazioni costanti … una spirale di pensieri aggrovigliati che logora l'intera “struttura”!!! E' una risposta improvvisa e spaventosa che coglie di sorpresa travolgendo e devastando completamente sia il corpo sia la mente. Arriva all'improvviso senza trombe e tamburi, raggiunge un picco tensivo massimo in pochi secondi immobilizzando, soffocando e paralizzando completamente il soggetto ... provoca inattività, silenzi agghiaccianti e interminabili, una sensazione di terrore e irrealtà!!! La psiche, attraverso un turbinio mentale terrificante, produce immagini distruttive e apocalittiche. Un disagio, intenso, un vortice devastante di paura, violento ed incontrollabile, con pensieri automatici e drammatici che sfuggono completamente alla consapevolezza e controllo … appaiono senza una riflessione profonda alterando letteralmente ogni “visione” … cambiano la realtà!!! Una grande tempesta emotiva che esplode senza motivo apparente, a volte anche in momenti tranquilli, in pieno relax. Siamo di fronte ad una manifestazione fisica aggressiva e violenta prodotta da un disagio psichico profondo; un'onda biochimica anomala che, pur non essendo pericolosa nell'immediato, raggiunge l'apice in poco tempo, sconvolgendo completamente ogni parametro fisiologico da un sovraccarico psichico eccessivo … produce confusione, insicurezza e stanchezza!!! Una condizione fisica che manda completamente il tilt la centralina cerebrale: annulla il ragionamento logico, crea confusione, esaurimento e prostrazione!!! I sintomi manifestati sono davvero drammatici e debilitanti, simili a quelli relativi all'infarto: dolore al petto, palpitazioni, tachicardia, nodo alla gola, spossatezza, tremori, sudore freddo, sensazione di soffocamento e spasmi muscolari; si rincara la dose con previsioni mortifere o risultati catastrofici come la paura di morire, di perdere il controllo ed impazzire. Va ricordato che l'attacco è, proprio per le sue manifestazioni violente, una causa significativa e più frequente di “accessi” al pronto soccorso. Il Disturbo da Attacco di Panico (DAP), per i francesi TRAC, infatti, sta a indicare il ricorrere di attacchi di paura o terrore improvvisi, associati a sentimenti di catastrofe imminente, accompagnati da sintomi fisiologici invalidanti e limitanti. Le crisi colgono l'individuo come un fulmine a ciel sereno, cioè in momenti a volte imprevedibili, spesso durante le normali attività quotidiane. Gli attacchi durano, generalmente, alcuni “attimi”, per i meno fortunati una decina di minuti, quindi un lasso di tempo piuttosto breve, ma che può sembrare eterno per l'angoscia e la sofferenza psichica che procura.


l panico è, dunque, una reazione psicofisica intensa, drammatica, devastante e parossistica: genera angoscia costante, una visione disperata e distruttiva del futuro. Uno stato elevato di disagio emotivo che altera la percezione e la qualità della vita. Crea un clima teso e sinistro con la tendenza a rimuginare e immaginare scenari peggiori ... più che inquietanti!!! Un pensiero circolare continuo, involontario, ripetitivo e difficile da controllare … arduo anche per il più esperto “saltimbanco” emotivo!!!! Il soggetto nell' ingigantire un'eventuale situazionale “normale, ma vissuta come minacciosa, si isola, riduce il piacere e, nel contempo, amplifica la sofferenza. Percepisce la realtà e il suo corpo in modo confuso, teso, allarmante, strano, confuso, distaccato e cambiamenti improvvisi ... vive una quotidianità segnata da ansia, piena di timori, senza interessi e soddisfazioni!!! Sebbene sia un'esperienza piena di blocchi e frustrazioni, di un'attesa terribile e “sfibrante” per l'intera struttura psicosomatica, rimane comunque un fenomeno “trattabile”: può essere gestito e curato efficacemente. Con le mosse giuste, si può sempre intervenire e ristabilire il giusto equilibrio mente – corpo ... non lascia assolutamente nulla in sospeso, se non il terrore che il “demone” possa ripresentarsi!!! Anche se abbiamo a che fare con un episodio di profonda apprensione e disagio momentaneo, caratterizzato da un pessimismo estremo e contenuti fisici allarmanti (soffocamento, nodo alla gola, sudorazione, vertigini, tachicardia, senso di svenimento ...), non lascia “lesioni” o “segni” debilitanti importanti. 

' uno stato perfettamente reversibile e, soprattutto, in nessuna situazione causa “invalidità” non provoca mai - pur “simulando” problemi somatici gravi - danni fisici o morali permanenti!!! Una risposta, comunque, eccessiva a stimoli ansiogeni o sovraccarichi emotivi repentini - con sfumature diverse a seconda dello stato d'animo momentaneo - di difficile gestione o controllo; un groviglio di pensieri allarmanti, accelerati, incessanti e continui, che si trasformano in sintomi fisici dolorosi, intensi e improvvisi. Il soggetto in quelle condizioni psicofisiche, non solo riesce a distinguere il pericolo reale da quello immaginario, ma si blocca, completamente, pietrificato sul posto, rimane immobile, non riesce a formulare nemmeno una sillaba, emettere il più piccolo suono vocale ... un “congelamento” che provoca rigidità, fastidiosi spasmi muscolari e tanti, tanti sospiri … una esagerata fame d'aria!!! Un meccanismo fisiologico estremamente dispendioso, una reazione di “sopravvivenza” che costa caro a livello energetico: modifica momentaneamente il metabolismo cellulare … uno spreco eccessivo di forze fisiche e mentali!!! Il più delle volte altera, anche in forma breve - iperattivando il sistema nervoso - il funzionamento dell'intero corpo in maniera sproporzionata rispetto al suo contesto ... lascia in sospeso una dolorosa eredità; un vero dramma, con tono tragico, logorante e incoerente che comunica solo caos e produce angoscia profonda … un fenomeno improvviso pieno di scenari catastrofici, rapido e acuto che ostacola o altera le funzioni endocrine … genera stanchezza fisica diffusa e confusione mentale immediata!!! Siamo alle prese con una sindrome metabolica “seria”, un'autoaggressione intensa che sfocia in un tragico “sequestro” e “congelamento” emozionale: travolge ogni competenza, abilità mentale, elaborazione e funzionalità cerebrale in modo subdolo e ingannevole. 


e risente significativamente la capacità di controllo psichico, compromette rapporti sociali e la gestione della propria vita!!! Dopo la prima esperienza, resta il terrore che tutto possa ripetersi magari in forme diverse, piuttosto drammatiche e violente rispetto alla precedente; in un modo più aggressivo, travolgente e, quindi, ciò mette in “attesa” del peggio, creando una condizione di tensione, ipervigilanza e ansia anticipatoria estenuante … di dipendenza!!! Sono le sensazioni brusche, inaspettate, sconvolgenti, incontrollabili e smarrimento improvviso che disorientano a livello psichico, e tolgono al corpo energia, la forza di agire; un'ondata di paura che non fa sconti a nessuno: coinvolge sia la mente sia il corpo!!! In breve, il vero dramma è come si affronta e gestisce il “mostro” quando arriva … non a evitarlo!!! Controllo, azioni, pensieri e commenti inutili, lotta, resistenza, un continuo tentennare e poi l'esplosione psicofisica distruttiva ... crisi acuta, travolgente, con impatto devastante che lascia “danni” emotivi e rovine metaboliche!!! Quando si è intrappolati in un'apprensione profonda e preoccupazione pervasiva, si notano solo segnali di pericoli molto elevati ovunque … mai il resto, le cose bello e interessanti della vita!!! Un comportamento che produce solo un animo in pena, sopraffatto da un assillo e tormento continuo inutile … temuto e solo immaginato!!! Con una simile allerta estrema e un'attenzione sfibrante costante, l'umore tende a peggiorare, se non cronicizzare; gli eccessi ormonali, infatti, si fanno ricorrenti, per cui spesso i pazienti sviluppano un'ansia anticipatoria rispetto a quando e dove avverrà l'attacco successivo. 


i conseguenza si tende ad evitare luoghi, persone o situazioni a cui vengono associati gli attacchi (psicologia di evitamento invalidante). E man mano che le paure e i comportamenti di "evitamento" aumentano, la vita di queste persone si “restringe”, viene sempre più compromessa consapevolezza, rapporti con se stessi e gli altri. Dal primo momento in cui si verifica questo episodio non è più possibile essere autonomi, liberi, spontanei, scegliere e decidere il proprio “destino”. Il soggetto ha bisogno, ogni volta che deve “uscire”, per qualche commissione anche irrilevante, di un accompagnatore o di quel "qualcuno" particolare che possa, con la sua presenza fisica, rassicurare o supportare in caso di necessità ... possa togliere dagli impicci, aiutare o intervenire prontamente nel momento in cui si verificherà l'esperienza terrificante!!! A volte si scelgono, paradossalmente, come elementi rassicuranti, soggetti che non sono in grado di aiutare o agire prontamente nel momento difficile. La preferenza, infatti, ricade spesso su bambini talmente piccoli che non sono in grado di intervenire o gestire la situazione nel momento del bisogno. L'importante che questa figura abbia, comunque, caratteristiche rassicuranti. Sia fidata e possa illudere, dare conforto, attraverso eventualmente una comunicazione estemporanea o dialogo improvviso, disinnescare la situazione, neutralizzare la tensione in atto … aiutare a spostare l'attenzione su altre cose!!! La sua necessità è di tipo rassicurante, non di cura; il soggetto cerca solo una “stampella emotiva” attraverso la quale possa contenere l'ansia e ridurre la tensione, l'importante è credere che, quella scelta, possa essere determinante o risolutiva per lui. Tutto ciò, ripeto, crea non solo una forte dipendenza dagli altri, in quanto spegne la convinzione di contare sulle proprie risorse personali (.. che sono tante!!!), ma anche isola, umilia e demoralizza ... fa perdere la propria dignità!!!

bbiamo visto che la “paura della paura” sconvolge e disorienta profondamente non solo il corpo e la mente, ma frena anche curiosità, blocca le passione e gli interessi. Toglie energia, spegne ottimismo e iniziativa pianificata da tempo ... demolisce qualsiasi “abbozzo” motivazionale possibile!!! Riorganizza lo spirito di sopravvivenza attraverso una grandiosa e complessa risposta fisiologica. Un'emozione improvvisa, intensa e travolgente che fa crollare la spinta interiore, frena la voglia di fare e spegne la vita ... smorza entusiasmo, distrugge speranza, disincentiva e inibisce lo slancio a fare qualcosa!!! Si entra, quindi, in una spirale di eventi negativi, in un circolo vizioso di insicurezza incomprensibile e paura profonda: terrore di stare male e di soffrire all'infinito. Ci si trova improvvisamente in balìa di pensieri irrazionali, tenebrosi e confusi ... pilotati e controllati da dubbi, mancanza di logica e problemi oggettivi!!! Ansia e schemi mentali negativi si alimentano a vicenda, formano un vero e proprio “loop”, una violenta spirale negativa … difficile da spezzare senza gli strumenti adeguati!!! Il soggetto cerca, senza sosta e con affanno, incoraggiamenti, rassicurazioni e conforto costante circa la sua incolumità. Tenta disperatamente di riprendere il controllo psicofisico per placare lo stato di agitazione e tormento in atto. In quel frangente si cerca sostegno esterno, la propria sicurezza viene, pertanto, delegata all'esterno: “esternalizzazione dell'autostima”!!! 

iamo di fronte ad un rapido vortice di terrore che porta a un meccanismo tipico di instabilità, dissociazione, dubbio, inadeguatezza, stanchezza fisica e mentale … meccanismo difficile se non “impossibile” da interrompere in quel preciso istante … bloccare in tempo reale - anche per i più “determinati” - non è possibile!!! Riassumendo, possiamo dire che il soggetto, temendo di rivivere alcuni episodi o sensazioni dolorose, cerca di proteggersi attivando un sistema d'allarme “sofisticato” e ingegnoso … prepara l'organismo alla battaglia, alla lotta diretta anche senza un nemico reale!!! La psiche, infatti, inizia - anticipando il pericolo - a eludere, selezionare rigidamente i rapporti e evitare attivamente “ostacoli”: “neutralizzare” le situazioni che potrebbero scatenarlo … allontana e impedisce di sperimentare quelle stesse sensazione, perché vissute come pericolose, troppo dolorose o snervanti. Ebbene sì, il mal capitato mette le mani avanti prima che scoppi la “tempesta”!!! In quello stato emotivo forte, travolgente e straziante vengono avanzate o cercate, con insistenza, “rassicurazioni” e se non arrivano conferme tranquillizzanti, si abbassa ulteriormente l'asticella dell'autostima … una cecità emotiva, una disperazione patologica che isola e confonde la realtà … indebolisce i rapporti, mina stabilità relazionale, blocca serenità e sviluppo personale!!! Nel momento in cui si verifica un attacco di panico o siamo presi dall'ansia, reagiamo con paura, ed è proprio quel “sussulto” improvviso che ci fa travisare la situazione temuta, confondere e perdere lucidità di pensiero; un circolo vizioso difficile da gestire o estirpare in profondità, alla sua radice, che si auto – perpetua e continuerà a riprodursi finché non si sposterà il pensiero su qualcos'altro. 


olo se la mente si “svuota” e si concentra su altre cose meno “complicate” viene interrotto il flusso ormonale, l'invio di segnali “pericolosi” al cervello: si disinnescano gli stimoli che amplificano tale stato psicofisico … si chiude il “rubinetto” dell'adrenalina!!! E' la risposta fisica continua ed esagerata che spaventa, provoca sintomi organici reali, fastidiosi e particolarmente forti. In breve, si viene a creare una netta discrepanza tra la realtà oggettiva e la reazione del corpo; l'intensità della risposta ormonale non solo mantiene fermi e stagnanti in uno stato di allerta, ma isola, deprime, separa e divide soprattutto dal mondo intero … crea diffidenza, distacco e solitudine!!! L'allarme fisiologico prodotto dall'adrenalina e cortisolo (quest'ultimo mobilita energie utile per affrontare lo stress continuo … agisce su parecchie funzioni fisiologiche: pressione, metabolismo, livelli alti di glucosio …); l'ormone dell'emergenza (adrenalina) e dello stress prolungato (cortisolo), non solo fanno impazzire il cuore, aumentano la glicemia e il respiro si fa corto, ma creano anche infiammazioni e alterano ogni altra risposta biochimica … spesso disfunzionale!!!


mprovvisamente si perdono le forze a livello fisico, mentre il pensiero snervante rimane concentrato su un eventuale infarto, ictus o svenimento possibile. In questo frangente il nostro corpo si prepara ad affrontare - con tutto il suo armamentario chimico disponibile - la situazione vissuta come scabrosa, paurosa e travolgente: un affare spinoso difficile da contenere o risolvere velocemente. Viene attivato immediatamente il meccanismo “lotta o fuggi” in risposta a una possibile minaccia, ovvero reazione fisica di fronte a qualche “esperienza” vissuta come “pericolosa” a livello emotivo. Nel frattempo, gli ormoni coinvolti, cortisolo e adrenalina, fanno il resto, entrano nel flusso sanguigno per preparare l'organismo ad affrontare o sfuggire alla situazione. Il battito cardiaco accelera, il respiro diventa affannoso, possiamo tremare o sudare abbondantemente. Quanto più si è spaventati e ansiosi, tanta più adrenalina viene prodotta e di conseguenza si accentua, inevitabilmente, la sintomatologia. I disturbi da ansia, comunque, come tali, non sono gravi e nemmeno mettono in pericolo la vita della persona; è l'incomprensione della loro natura che ce li fa apparire così drammatici e minacciosi. Ci prepariamo a difenderci da un qualcosa che non esiste e per niente pericoloso: impresso solo nella nostra mente!!! ... combattiamo contro un nemico invisibile e inesistente!!! 


he cosa si può fare? Il raggiungimento del benessere dipende dalla capacità di abbassare il livello d'ansia e, naturalmente, di mantenerlo basso nel tempo … ripristinare, potenziare e riorganizzare alcune funzioni cerebrali non utilizzate completamente (“neuroplasticità”). Questo può essere raggiunto attraverso metodiche terapeutiche basate su tecniche distensive e concentrative ad orientamento psicosomatico. Con queste “strategie” non solo è possibile abbandonare pensieri, sensazioni ed emozioni, ma anche mantenere un corpo “equilibrato” armonioso e rilassato!!! Il bisogno di controllare noi stessi e il mondo che ci circonda con giudizi intransigenti, autovalutazioni severe e perfezionismo estremo è, inoltre, una delle caratteristiche principali del permanere nella condizione panica … atteggiamenti rigidi, critici verso se stessi e l'ambiente circostante fanno, con forza punitiva, il resto!!! Molte persone trovano alquanto paurosa la prospettiva di "lasciarsi andare" nella distensione, anche solo a pensarci (caratteristica presente in molti disturbi psicosomatici, si veda la pagina relativa alla Psicosomatica). Temono che si possa perdere il controllo e la ragione completamente: che i peggiori scenari emotivi e pensieri si realizzino. Non è assolutamente così "cedendo", in realtà, si riprende il controllo del corpo e della mente; certamente non lo si perde e, quindi, ci si mette al comando della propria vita … del mondo mentale, chimico, elettrico e ormonale!!! Un altro percorso terapeutico determinante, è cercare di comprendere le finalità del sintomo (in chiave psicosomatica), cioè che cosa ci vuole comunicare o insegnare attraverso questo suo singolare e naturale linguaggio … imparate a spezzare questo meccanismo invalidante e perverso è una mossa vincente!!!