Ipocondria … Il malato immaginario
'ultima
commedia
più suggestiva, evocativa ed intrigante, realizzata dal drammaturgo
Molière è - senza dubbio - “Il
malato immaginario”.
In tale opera si raccontano le disavventure del più celebre e
bizzarro ipocondriaco dell'età barocca (Argante).
Un personaggio alle prese con uno stato fisico che viene influenzato,
alterato o aggravato solo dalla sua ingenuità e vulnerabilità
psichica. Disagi emotivi e debolezza mentale si traducono, quindi, in
sintomi fisici concreti ed intensi, si trasformano in una sofferenza
marcata, straziante e lacerante … un corpo che, il più delle
volte, non sa difendersi e reagisce con acciacchi fisici vari!!!
Argante è un credulone, tormentato da sintomi fisici prodotti solo
dalla sua mente. In breve, i suoi disturbi sono privi di una base
organica conosciuta ... semplicemente perché tale manifestazione è
frutto delle sue stranezze di pensiero!!! Convinzione immotivata di
avere una grave patologia in atto e, nel contempo, una paura profonda
e costante di ammalarsi, alimentano senza sosta la sua ossessione ...
una sofferenza psicologica o tormento emotivo, completamente
invisibili e, soprattutto, senza segni esteriori evidenti!!! Un
individuo tormentato,
non solo costantemente delirante, afflitto da un'angoscia terribile,
allarmante e persistente (patofobico), ma sottoposto anche -
sfruttando la sua credulità e vulnerabilità - ad un accanimento
terapeutico sproporzionato alle reali necessità, con effetti
collaterali e sofferenze fisiche serie aggiuntive, da terapeuti
imbroglioni, incompetenti ed opportunisti. Interventi aggressivi,
fastidiosi, invasivi e del tutto inutili, per tranquillizzarlo,
rassicurarlo e, soprattutto, gestirlo … spillargli solo del
denaro!!!
e opzioni terapeutiche erano, comunque, improvvisate, limitate, scarse, piuttosto semplici e sbrigative: unguenti, purghe e clisteri a volontà … trattamenti inappropriati, senza limiti e riscontro scientifico reale … terapie alternative potenzialmente dannose ed inutili, per nulla efficaci. I rimedi utilizzati, infatti, a loro dire, non erano rivolti a curare il disagio, ma semplicemente espellere dal corpo, attraverso metodiche terapeutiche antiche e superate, fluidi alterati o in eccesso non ben precisati … i “tubi” lavati e purificati avrebbero - assicuravano continuamente i ciarlatani di turno - portato equilibrio e la soluzione dei vari problemi fisici!!! Il tutto orchestrato da professionisti pedanti, improvvisati e fantasiosi solo per un proprio tornaconto economico. Fargli sborsare quattrini, estorcere denaro con astuzia: prosciugare le tasche del povero Argante. Anche la seconda moglie (Belina) non era certo da meno, si fingeva attenta, premurosa e preoccupata per la sua salute, ma non aspettava altro che “volasse” in alto: morisse per ereditare la cospicua eredità ... lo voleva morto il prima possibile!!! Il soggetto, ben presto, si rende conto di essere attorniato da fattucchiere, birbaccioni, farmacisti ciarlatani e, soprattutto, medici avidi che sfruttano tale ossessione per arricchirsi alle sue spalle. Stanco e deluso per gli scarsi risultati ottenuti con quella cerchia di impostori, cerca di avvicinarsi alle cure del medico più accreditato, stimato e di successo del momento: il dottor Diafairus, cognato del medico Purgon.
uest'ultimo, il più sfacciato e opportunista che Argante abbia mai incontrato nel sua calvario terapeutico; anch'egli ricattatore e sfruttatore della fissazione di Argante; un imbroglione che ricatta e alimenta la malattia, minacciandolo continuamente di “lesioni gravi” o danni corporali permanenti, se non seguiva le sue “preziose” e serie prescrizioni … intrugli irragionevoli ed espedienti ciarlataneschi che, nel tempo, è riuscito a smascherare!!! Per ottenere un trattamento “originale” e il “salva vita”, del luminare in questione, mette in moto una strategia davvero ingegnosa ed allettante: promette di dare in sposa la figlia (Angelica) al suo primogenito (Thomas Diafairus). Scopre immediatamente, però, di essere di fronte ad un medico rigido, che applica metodiche antiche e obsolete. In breve scova, suo malgrado, un altro birbaccione ed inconcludente; un personaggio di basso livello, ridicolo, decisamente opportunista e pasticcione: privo dell'abc della vera scienza medica; una figura satirica, ottusa, pedante e, soprattutto, con un'attenzione particolare rivolta più alle parcelle che ai pazienti in cura. L'attenzione per il guadagno facile non solo superava di gran lunga ogni interesse clinico e valore diagnostico, ma metteva in risalto anche la sua superficialità, mancanza di competenze scientifiche, scarsa abilità pratica e del tutto incompetente a livello professionale … gli era difficile capire o distinguere un banale e semplice raffreddore da una severa polmonite!!! Ma anche qui, dopo vari tentativi “curativi”, da parte di questo singolare “luminare” truffaldino, nessun miglioramento e tutto restava immobile. Anche dopo infiniti tentativi “originali” e “bizzarri” la situazione clinica rimaneva bloccata, completamente ferma: nulla cambiava all'orizzonte per Argante.
uesta continua e logorante esperienza, però, non solo non portava alcun miglioramento e lo indeboliva fisicamente, ma creava scoraggiamento, delusione, sofferenza, frustrazione e generava uno stato d'animo depresso. Il disagio fisico non accennava a scomparire, non c'erano miglioramenti o risultati visibili e concreti. A farlo guarire dalla fissazione di essere gravemente ammalato e distoglierlo dalla sua ossessione sarà soltanto la diagnosi di un finto medico che prescrive all'istante, per evitare a suo dire ulteriori complicazioni o aggravamenti degenerativi, l'amputazione di qualche arto. La cosa lo terrorizza e, guarda caso, gli provoca l'immediata guarigione. Dopo questa piacevole escursione ironica, torniamo al tema principale, ai disturbi somatoformi: preoccupazione immaginaria e paura esagerata di avere qualche patologia seria. Un fenomeno piuttosto complesso ed invalidante in cui il disturbo “ipocondriaco” rientra in un quadro clinico ansioso (Ansia e angoscia da malattia: DSM - 5).
'ipocondria
rimane sempre - a prescindere dalla leggerezza della farsa ironica
davvero originale e divertente, raccontata nella straordinaria opera
teatrale di Molière “Il malato immaginario” -
un disturbo d'ansia piuttosto complesso, delicato, pesante ed
invalidante. In breve, l'ipocondria è un problema psicologico serio
legato non solo ad un convincimento infondato
di avere una grave malattia, ma anche
una preoccupazione eccessiva per il proprio aspetto (dismorfobia);
non si tratta di un fenomeno caratterizzato solo da improvvise
tempeste emotive, ma anche da un reale tormento e sofferenza continua
che rovina la vita del soggetto stesso e quella degli altri.
L'individuo in questione si focalizza su alcuni processi metabolici
vitali e naturali, alterandoli o drammatizzando le sensazioni
percepite: attività intestinale, ritmo cardiaco, respirazione,
secrezione e deglutizione ... un monitoraggio corporeo ossessivo che
non corrisponde a nessuna realtà biologica!!! L'ipocondriaco
attraverso un'intensa focalizzazione ansiosa su alcune parti del suo
corpo, amplifica le normali sensazioni fisiche, trasformandole in
presunti difetti o complesse patologie: modifica e distorce, crea
anomalie sia interne sia esterne. Converte piccoli cambiamenti
strutturali in patologie curiose, bizzarre, insolite e stravaganti.
Arti difettosi ed esagerati che sono, però, ingigantiti solo dalla
sua mente … sono reperibili esclusivamente nella sua testa!!!
Un'attenzione costante ed esagerata porta il cervello a deformare
sensazioni del corpo più che normali e altamente funzionali, in
qualcosa di tormentoso, fastidioso, allarmante, pericoloso o
disfunzionale.
l soggetto non è in grado di gestire ciò che percepisce e tanto meno mettere a fuoco la simulazione mentale che causa tensione e sofferenza interiore ... un tormento continuo che inquieta, crea apprensione, genera ansia e angoscia continua!!! Una percezione fisica alterata, prodotta direttamente da meccanismi psichici di cui il soggetto non ne ha la minima consapevolezza (disturbo di conversione). Ripete ed incalza rituali e schemi mentali, per proteggersi da fantasmi psichici e creare un senso di sicurezza senza capire, però, da dove proviene il suo vero disagio … rimane completamente all'oscuro del motivo che gli crea malessere e forte apprensione!!! Nonostante gli esami clinici siano, il più delle volte, accurati, specifici e non rivelino alcuna patologia in atto, i segnali fisici vengono equivocati, ritenuti sempre anormali, devastanti e pericolosi. Controlli ripetuti all'infinito e sofisticati non portano alcun conforto all'ipocondriaco, anzi lo deludono ulteriormente: alimentano dubbi, diffidenza, insicurezza e, quindi, ansia; nessuna rassicurazione riesce a distoglierlo dalla sua fissazione o allontanarlo dai suoi deliri somatici. Uno stato psicologico caratterizzato da timori e paure esagerate di star male da un momento all'altro, che produce un controllo ossessivo dei segnali fisici, da cui segue un'attenta e minuziosa ispezione dell'intero organismo … un controllo visivo costante accompagnato da ansia, stress e angoscia profonda!!! Tale sensazione può essere scatenata o acutizzata da disagio ordinario, sintomi transitori o di minima entità; nei casi più intensi e gravi, invece, da banali cambiamenti fisici senza un preciso riferimento organico: tachicardia, peristalsi, sudorazione e problemi urinari. In alcune situazioni i timori e le preoccupazioni diffuse, oltre a diventare il fulcro dell’esistenza, sono talmente devastanti da ostacolare qualsiasi altra attività o relazione.
a paura esagerata, la convinzione o la preoccupazione di avere una malattia incurabile possono spingere l'attenzione del soggetto su un semplice segno fisico e, quindi, generare ansia, agitazione e tensione. Restringendo il campo percettivo non solo si genera angoscia per la produzione continua di sostanze chimiche (cortisolo, adrenalina ...) e, quindi, si alterano alcune funzioni somatiche normali, ma si consolida anche la convinzione di essere veramente malati. La preoccupazione insistente e continua, infatti, rilascia gli ormoni dello stress che vanno ad amplificare alcuni segnali normali fisici come battito cardiaco, respiro, temperatura e digestione lenta ... qualche alterazione di scarsa importanza come ad esempio un semplice starnuto può allarmare per l'intera giornata!!! Chi è affetto da questo disturbo può essere facilmente infastidito, inoltre, anche da rumori improvvisi ed intensi, provare forte disagio in ambienti con temperature pressoché normali … non si lasciano sfuggire nulla, passano a setaccio ogni cosa fino a diventare eccessivamente vigili verso se stessi ed eventuali pericoli inesistenti … restano sulle difensive, si guardano continuamente le spalle, sono diffidenti, chiusi e pronti a reagire con forza alla minima ipotetica offesa o incomprensione.
er comprendere meglio questo meccanismo psichico sospettoso, guardingo ed ombroso, ci viene in aiuto il racconto di Alfonso, ipocondriaco e in terapia da alcune settimana. Per il suo compleanno la moglie gli regala affettuosamente un profumo di buona fragranza e qualità … un prodotto ben pensato, con note classiche, legnose, muschio e appropriato alla sua età. Alfonso, appena scartata la confezione si irrigidisce, irritato ed infastidito, “esplode” improvvisamente, esclamando: “Pensi che io puzzi, vero” … il tuo atteggiamento mi umilia? La sua mente ha, dominata da una profonda fissazione, distorto il gesto affettuoso, piuttosto neutro ed innocente della moglie, in un'offesa: timore di essere difettoso, sbagliato e sporco. In breve, una reazione psichica legata ad un severo ed invalidante senso di colpa che spinge a proiettare impulsi, pensieri o desideri personali inaccettabili, su altri. I sintomi che manifesta più frequentemente l'ipocondriaco, riguardano le funzioni del sistema muscolo – scheletrico, gastrointestinale, cardiaco e polmonare. Disturbi che possono coinvolgere e ampliare esageratamente una svariata gamma di segnali fisici: cefalea, tinnito, mancanza di respiro e problemi visivi. Il soggetto è talmente attento e concentrato su un segnale normale che lo interpreta e lo amplifica come prova di una grave patologia conclamata o ancora in incubazione, ma è certo che presto farà la sua comparsa in modo violento … un'attenzione selettiva che crea un circolo vizioso e genera una lettura distorta dei vari segnali fisici!!!
iventando sempre più vigile e attento questa particolare fissazione si trasforma, con il passare del tempo, in un meccanismo psichico automatico: preoccupazione, timore e pura agitazione sconvolgono le funzioni di alcuni distretti corporei; uno stato d'animo doloroso unito a reazioni ossessive invalidanti causano, quindi, forti disagi fisici, ovvero si trasformano in un attacco di panico invalidante!!! Basta poco, una minima irregolarità corporea che può provocare avvilimento o produrre apprensione ed allarmismo (ansia, angoscia): enfatizzare ulteriormente quella singolare condizione fisica. Questo stato fisiologico percepito come sgradevole ed inquietante, attiva immediatamente una reazione neurovegetativa. Un processo psicosomatico complesso che, quando diventa cronico e persistente, non solo controlla il mondo emotivo e relazionale, ma spegne, dirotta, annulla anche risorse cognitive e mentali importanti. Un fenomeno che crea stanchezza, prosciuga le energie fisiche e mentali, altera la percezione del mondo, disattiva attenzione e memoria. E’ una storia dura e complessa, centrata su continue delusioni, incomprensioni, insoddisfazioni ed inutili visite mediche: relazioni e rapporti pieni di rancori e senso di frustrazione bilaterali. Un'angoscia intermittente che rende questi soggetti tesi, agitati, inopportuni, difficili da rassicurare e trattare.
volte l'ipocondriaco sviluppa - non trovando conferme o certezza nella diagnosi - una vera e propria “collisione” con la “vittima” di turno, denigrandola e svalutandola. Nei nuovi incontri mantiene - qualunque sia il trattamento a lui riservato - sempre un atteggiamento di sfida, diffidente, scettico e perplesso verso i vari interlocutori: timore di essere criticato, sminuito ed incompreso. Mette in dubbio la preparazione e la competenza del professionista anche quando viene sottoposto ad indagine cliniche accurate, specifiche e continue, perché è convinto che non abbia capito nulla circa il suo dolore. In base a questo atteggiamento si sentono delle vittime e, quindi, possono giustificare la loro ricerca insistente, continua di “seri” e “veri” professionisti: più attenti, preparati e qualificati. Si crea un rapporto così difficile e conflittuale in cui non solo viene svalutato il terapeuta di turno e si crea un'alleanza malata, ma si alimenta incertezza e la paura di una malattia incurabile: aumenta il problema anziché ridurlo. Tali attacchi denigratori diretti e “verdetti” impulsivi, sono sempre e comunque basati esclusivamente su rabbia rimossa, percezioni distorte e pregiudizi infondati. I soggetti che presentano questo malessere, infatti, sono convinti, oltre a mancare di rispetto agli operatori sanitari, di avere di fronte figure professionali aggressive, improvvisate, incompetenti e poco disponibili ... non ricevere cure adeguate per il loro tormento, interiore ed esteriore!!! A dire il vero, però, pare che questi individui siano più interessati ad ottenere una diagnosi rapida e a tutti i costi piuttosto che un sollievo vero e proprio della sintomatologia in atto … ignorando completamente i vari tempi tecnici, diagnostici e terapeutici.
er sentirsi al sicuro, tutelati ed avere una rapida soluzione al problema vogliono grande attenzione e pretendono una precisa ed inequivocabile “etichetta” immediata, seppur rigida ed incompleta, al loro dolore. In questo modo si sentono momentaneamente aiutati, compresi e protetti … un urgenza che porta, seppur brevemente, sollievo, pausa e pace … serve a ridurre momentaneamente ansia ed angoscia. Questo soggetti hanno bisogno urgentemente - per calmare la loro agitazione - di un “verdetto”, magari frettoloso o anche pasticciato, ma sempre con buone maniere, grande rispetto e considerazione ... guai fare scena muta o mostrare smorfie ironiche giudicanti!!! L'importante è che si senta protetto, considerato e creduto … venga “confermato” ciò che sente (attentamente ascoltato)!!! Questa convinzione di essere incurabile è talmente radicata nella mente dell'ipocondriaco che resiste a qualsiasi rassicurazione da parte dei vari specialisti e, cosa insolita, anche di fronte a numerosi referti negativi: esami “specialistici” di laboratorio favorevoli ed inequivocabili. Il soggetto non riesce più a concentrarsi sul lavoro e relazionarsi con i famigliari per la paura e la convinzione di avere una grave patologia trascurata o non diagnosticata: naviga interrottamente su internet alla ricerca di esami ed eventuali terapie cui sottoporsi (individuare il migliore professionista, scoprire indagini diagnostiche di ultima generazione, avanzate ed innovative … questo modo di indagare, la ricerca del luminare esclusivo o medico ideale, l'attrazione verso l'esclusività e l'onnipotenza che si pensa possano avere, sono tratti marcati narcisistici dell'ipocondriaco che complicano ulteriormente il quadro clinico).
l malessere fisico, spesso, può essere comunque usato per
esercitare una forma di pressione o controllo sui rapporti affettivi
e dinamiche relazionali: familiari,
ambienti sociali e lavorativi.
Una volta che gli esami clinici non hanno rilevato anomalie fisiche i
familiari potrebbero essere tentati a liquidare tali sensazioni come
fisime, definire il soggetto un perfetto commediante o, peggio
ancora, un ipocrita manipolatore. Da queste reazioni inizia il vero
calvario: conflitto relazionale. Il
soggetto allora non compreso o accolto come desidera inizia a
“peggiorare” attraverso i sintomi fisici: stanchezza, tensione e
dolore diffuso (malattia
come rifugio).
Queste preoccupazioni e continue lamentele per lo stato fisico,
possono creare profonde distorsioni e conflitti all'interno della
famiglia, che spesso si stanca di ascoltare lagnanze ingiustificate,
false e piene di risentimento: trascurandolo o “abbandonandolo”
al suo destino. I membri del nucleo familiare, oltre ad allontanarsi
dal rapporto, potrebbero risentirsi per le ore tolte al lavoro,
energie e denaro, che il soggetto “investe” nella preoccupazione
eccessiva per la salute. Ricordiamolo ancora una volta che
l'ipocondria
è uno stato d’ansia invalidante che utilizza il corpo per
esprimersi e comunicare il suo dissenso: paure e angosce inascoltate
a cui non si riesce a dar voce o trovare altre forme espressive più
vantaggiose. Un afflusso energetico non dominabile di eccitazioni che
non bisogna mai sottovalutare o banalizzare, perché vivono la loro
sofferenza in modo profondo logorante e, soprattutto, reale.
Attenzione però, sono modalità reattive che non devono mai essere
giustificate per creare il quieto vivere, per creare “vittime”,
dare tutto e subito, ma educate con rispetto e fermezza: proporre,
invece, atteggiamenti più funzionali rispetto al suo disagio …
favorire un modo di reagire più utile e vantaggioso!!!
isogna informarli dei rischi seri e danni reali che corrono quando si espongono ad indagini diagnostiche ripetute ed inutili, spesso invasive; anche la prescrizione o l'assunzione di farmaci inappropriati e non necessari possono aumentare il problema: causare tossicità, affaticamento degli organi emuntori, alterare il sonno, favorire o indurre un quadro clinico depressivo con sintomi piuttosto marcati. La diagnosi di ogni disturbo connesso ad un nuovo distretto corporeo specifico, dovrebbe essere oggetto di studio della disciplina psicosomatica che non è certo una nuova specializzazione medica, ma uno strumento per comprendere il linguaggio degli organi; un messaggio del corpo che va interpretato e, quindi, potrebbe essere più conveniente e utile, in molti casi, per la soluzione del tormento ipocondriaco. Offrire non solo spunti di riflessione e, soprattutto, consapevolezza emotiva della situazione, ma anche come strumento di indagine per riconoscere ed intervenire in modo olistico sulle malattie provocate o aggravate da situazioni emotive ... disturbi della mente che, alterando il metabolismo, influiscono sul corpo!!!
a psicosomatica è ricerca, profilassi e, soprattutto, terapia. Una metodica terapeutica che aiuta a capire le ragioni per cui un singolo individuo si disadatta, si arrende o si “rifugia” nella malattia. Il punto di vista “psicosomatico” individua, nella funzionalità “elettrica” cerebrale, le modalità reattive dell’individuo allo stress e alle difficoltà della vita quotidiana. Molti modi di pensare, certi atteggiamenti e alcuni stili di vita sono sempre riconducibili ad un cambiamento biochimico cerebrale. Il cervello, infatti, si trasforma fisicamente in risposta alle varie situazioni ed esperienze vissute al momento. Al suo fianco una adeguata alimentazione a base di cereali e legumi può aiutare (2 volte la settimana) consente di essere più “lucidi” e forti … energici e “padroni” di se stessi. Dare più spazio al lato migliore della propria personalità, stabilizzare l’umore, riducendo ansia e depressione, ottenere senza sforzo il proprio peso forma, sfruttare al massimo l’efficienza mentale, tenere sotto controllo il malessere fisico, anticipare e gestire il fenomeno stress, aumentare le energie cerebrali, rendere alcalino l’organismo, correggere squilibri nutritivi, potenziare la memoria, tenere sotto controllo le emergenze, riacquistare energia e mantenersi in forma … pur non potendo cancellare l'ansia completamente, dobbiamo almeno gestirla. Guai esprimere giudizi di valore verso chi soffre, il dolore emotivo non è mai una colpa o responsabilità morale!!!
'ipocondriaco è
un individuo vincolato ad una visione del mondo poco realistica, la
quale indirizza i suoi atteggiamenti e comportamenti in modo non del
tutto cosciente e responsabile. Deve comunque imparare ad essere più
riflessivo, flessibile, consapevole e responsabile, scoprire che
queste caratteristiche sono un punto cardine per raggiungere
benessere psicofisico: il vero companatico per una buona terapia e
iniziare un reale cambiamento … rappresenta il nucleo fondamentale
del trattamento, per dare spazio alla saggezza psicofisica!!!
Attraverso tale percorso “educativo” lo si aiuta a sviluppare
maggiore fiducia nelle sue capacità, a ritrovare armonia ed
equilibrio psicofisico, e a raggiungere un'esistenza più serena e
soddisfacente. Lo si incoraggia ad essere più aperto e autonomo,
raggiungere una discreta forma di pace e tranquillità!!! Un
approccio al malato che non solo trasmette calore ed empatia -
invitandolo ad informarsi, a conoscersi, sviluppare sicurezza e
consapevolezza -, ma può anche diventare un prezioso sostegno e un
impulso decisivo per approfondire il suo malessere emotivo in
profondità, donando serenità a tutti … un'atmosfera benevola che
si estenderà inevitabilmente nelle relazioni: colleghi, amici e
famiglia. Secondo
la prospettiva psicosomatica, corpo e anima non dovrebbero
l'orientamento scientifico psicosomatico corpo e anima - essendo un
principio vitale comune a ogni essere vivente - non dovrebbero mai
essere separati, essendo espressione di un principio vitale comune a
ogni essere vivente: guai dividerli.
er la nuova psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) infatti è lecito e normale sospettare che, in determinate circostanze, alcuni fattori psichici, come sentimenti, stati d’animo e passioni, possano avere anche una certa “responsabilità” nel diffondere o sviluppare la malattia; stati d'animo intensi, emozioni forti, ansia e stress prolungati, siano in grado di influenzare la struttura biologica, indebolire, rendere vulnerabile il corpo e influire sui tempi di recupero dell'intero organismo … come dire, c'è abbastanza fumo per sospettare un discreto e serio falò!!! Il vissuto di ogni individuo è il pilastro fondamentale per conoscere il significato e l'evolvere della malattia … per capire non solo l'aspetto biologico, ma anche il fenomeno psichico e sociale che la influenzano. Vivere in un ambiente “freddo” o abusante, avere un “educatore” ostile, “sbagliato” o inadeguato e sperimentare una bassa qualità delle relazioni può creare incertezze, rendere fragili e insicuri nel cammino evolutivo. Le colpe inesistenti, invidia cronica che corrode e orgoglio che svaluta all’infinito, sono tutti sentimenti prodotti direttamente da schemi mentali disfunzionali. Modelli psichici che intralciano l'esistenza, il “benessere” in generale, fanno soffrire, producono sentimenti e pensieri tossici!!! Vissuti che non solo producono la sensazione diffusa di non essere amati, di non essere accettati, considerati e di non aver diritto a nessun riconoscimento, ma si legano anche a malattie ben precise che remano contro la salute reale e la felicità quotidiana di ogni essere vivente.
ncora oggi, purtroppo, chi soffre di un disagio emotivo viene considerato un malato di serie “B”, nessuno gli crede, viene guardato con sospetto e colpevolizzato, escluso dalla vita reale, spesso considerato un personaggio scomodo, manipolativo, bugiardo, cattivo o meschino. Così piano piano si creano incomprensioni, distanze e conflitti. Lo sguardo su di lui improvvisamente si trasforma in disprezzo e la sofferenza in vergogna, spingendolo all'isolamento. In breve, questa persona viene vissuta come fastidiosa e mossa da cattive intenzioni o bizzarre perversioni. Di conseguenza il minimo che si possa fare è allontanarla dal gruppo dei “sani”, impedendole così di “tormentare” le persone “perbene” che la circondano. Ricordiamolo e sottolineiamolo bene ancora una volta: queste persone sono il “risultato” di dinamiche relazionali strane e conflittuali, di cose che si portano dentro senza averne la minima idea. Non sono né diaboliche, né malvagie, né cattive, né subdole: soffrono soltanto in maniera esagerata. Devono trovare nel tempo presente, un ambiente accogliente, caloroso e creativo per ridisegnare la loro visione esagerata e confusa della realtà.
n malato di questo tipo non deve mai essere neutralizzato, escluso e, tanto meno, abbandonato a se stesso perché è "incapace" di vivere da solo se non con grande disagio e sofferenza: capovolge il mondo e ... la sua vita, se la "distrugge" già da solo!!! Guai però, ripeto, farlo passare per vittima, “cuore infranto” o giustificarlo, perché così rimarrebbe impigliato e bloccato in un ruolo di martire e finirebbe per essere passivo di fronte anche a semplici difficoltà. Bisogna stimolarlo con moderazione a reagire, deve essere consapevole del suo disagio: un tipo di impegno che nessuno può compiere al posto suo!!! Se facciamo attenzione ai piccoli segnali che il corpo ci invia, se siamo ottimi osservatori di noi stessi (attraverso i cinque sensi: vista, olfatto, tatto, gusto e udito) è possibile smantellare tutte le barriere attivate dal corpo per affrontare il disagio emotivo e recuperare la vera relazione serena “mente e cuore”.
ipristinare un fedele e armonioso contatto con il corpo, non solo ci aiuta ad anticipare l’insorgere di molte patologie, ma permette di fare anche scelte libere, felici e giuste in qualsiasi settore della vita: affettiva, relazionale e lavorativa. Possiamo “sfruttare” questi segnali in qualcosa di più concreto, chiaro e vantaggioso a livello energetico, ovvero attivare tutte quelle risorse sprecate inutilmente, mettendole al servizio, a vantaggio e a favore del nostro benessere; prevenire pertanto parecchi disturbi, ritrovare la nostra autentica identità, naturale e spontaneità ... vivere in salute e in armonia con gli altri il più possibile!!! Conoscere questo significa correggere tutti quegli atteggiamenti e schemi mentali automatici che rendono infelici e allontanano da se stessi: ostacolano il vero equilibrio psicofisico. Ricorda bene: la regola è cercare il senso e non la causa; questo è uno dei principi fondamentali della psicosomatica. Attraverso il corpo (movimento, posture, atteggiamenti, espressione, vestiario) comunichiamo agli altri, più o meno consapevolmente, come ci sentiamo, come vorremmo essere o apparire, le nostre convinzioni vere o finte che siano … gesti che ci possono rendere naturali o falsare la nostra spontaneità!!! La muscolatura liscia o striata, infatti, percepisce sempre l’atmosfera dell’ambiente in cui ci si trova e segnala nell’istante qualsiasi stato emotivo: giudizio di valore, ostilità, insicurezza, rabbia e competizione. In breve, il corpo realizza ciò che la mente declina. Ogni sentimento bloccato o non elaborato rende estranei all’organismo che altro non può fare che chiedere “aiuto” attraverso il disagio psicosomatico. Trattenendo la contrazione muscolare gli organi abdicano il loro ruolo: trasformano la tensione in un sintomo fisico o in un malessere diffuso.
on
temere, il corpo non è mai un estraneo o un nemico, ma un alleato,
ti dà ogni giorno “spie” specifiche sullo stato di benessere e
di salute di tutti i tuoi organi: ascoltalo con più attenzione e
conta su di lui. Non far finta di niente. I disagi vanno sempre
ascoltati, perché parlano della nostra vita e possono stimolare una
nuova rotta, magari più serena e felice!!! Più ci abbandoniamo ad
automatismi psichici e a un fiume di parole, più ci lasciamo andare
a giudizi di valore e all’autocritica, più ci riempiamo di falsi
obiettivi e di percorsi insoddisfacenti, più ci facciamo domande
inutili e ripensiamo ai vari eventi passati, più inseguiamo progetti
sbagliati e annulliamo i nostri desideri per compiacere gli altri,
più ci "torturiamo" e "lamentiamo" di quelle
cose senza senso... e
tanto più finiamo per esorcizzarle, cronicizzarle e farle diventare
grandi e importanti … più
le teniamo lì dentro di noi e più diventano un vortice
paralizzante.
Modi
di percepire e pensare che si fanno prigione e seppelliscono le
energie nei luoghi comuni imperanti: è
così che
si rimane in balia di un copione prestabilito e di una recita
quotidiana falsa. In
breve, per il quieto vivere, attiviamo schemi mentali rigidi ed
inflessibili che dominano il movimento, l'iniziativa e trasformano
ogni cosa in abitudine. L’energia non scorre più e lentamente
soffoca. Reazioni biochimiche che non solo esauriscono, bloccano e
“appiedano” ogni “progetto”, ma si trasformano anche in un
disturbo, in sintomi inspiegabili che disorientano e fanno soffrire.
osì il corpo, attraverso il dolore e la malattia, altro non può fare che gridare la sua disperazione, chiede con grande saggezza, attraverso il suo linguaggio specifico e i suoi messaggi espliciti, di essere ascoltato in profondità. Fermati lì, non ingorgare il cervello di “spazzatura”, di cose superflue che non servono, rinuncia alle aspettative illusorie, smettila di dichiararti guerra e fare confronti, basta battaglie contro i mulini a vento, non attaccarti ad eventi passati, pregiudizi, rimpianti e false idee, evita di commentare e passare a setaccio ogni cosa della tua vita, non lasciarti consumare dai pensieri, in percorsi tortuosi e angusti, ma dai spazio alle emozioni, alle passioni, alla creatività e ai tuoi desideri veri, quelli che veramente contano. Tutte quelle cose piacevoli che per qualche ragione, nel tempo hai soffocato o spento e che ora desideri solo per te. La medicina psicosomatica ci viene in aiuto, unifica i due mondi materia e spirito, non separa mente e corpo come fece erroneamente, a suo tempo, Cartesio. Supera quel vecchio dualismo e crea un visione unitaria dell'organismo: res cogitas da res extensa. Una idea profonda che unisce sia la struttura fisica sia il mondo mentale, i quali formano concretamente un solo sistema influenzandosi reciprocamente. Secondo questa teoria, quindi, l'aspetto mentale cambia lo stato fisico mentre i problemi organici modificano o trasformano il mondo emotivo; pensieri ed emozioni alterano il metabolismo del corpo, la sofferenza biologica invece modifica l'umore e la percezione del mondo circostante. L'esordio, il decorso e la risoluzione di ogni malattia dipendono sempre dall'interazione dinamica di fattori biologici, contenuti psicologici e variabili sociali: un insieme di elementi legati strettamente tra loro … indissolubili anche per i più severi e rigidi dualisti!!!
nche se la predisposizione (genetica) è importante, non bisogna mai dimenticare, però, quella famosa, preziosa e saggia formula: la genetica propone e l'ambiente dispone. Spesso la malattia deriva da uno stato d'angoscia che a sua volta agisce come una forte spinta a modificare la struttura biochimica … una continua ed insistente carica psichica che crea ulteriori disfunzione e danni nel distretto fisico già “debole” o già alterato. Per troncare questi cambiamenti biochimici e ormonali occorre interrompere il rimuginio mentale continuo e i vari automatismi fisiologici, ovvero quel circolo vizioso che, anziché risolvere i problemi, li peggiora producendo un loop instancabile. Bisogna staccare la spina! Solo in questo modo è possibile eliminare il sintomo, migliorare o persino raggiungere la guarigione, a patto che non esista già una lesione permanente. Una determinazione costante, un lavoro consapevole sulle funzioni psichiche e la gestione dell'angoscia sono fondamentali per interrompere il fenomeno disfunzionale biologico sottostante. L'attività terapeutica dovrebbe informare e chiarire al paziente l'espressività emotiva latente o manifesta del suo malessere. Dobbiamo rendere consapevole il paziente del linguaggio simbolico ed analogico — compresi i relativi meccanismi di difesa — attraverso cui ha preso forma il conflitto psichico come modalità reattiva per gestire l'angoscia … aiutarlo a prendere coscienza del suo tormento richiede sempre pazienza, gradualità, delicatezza, rispetto ed empatia!!! Ci sono personalità o meglio profili caratterologici che possono influenzare o determinare la risposta biologica: “predisporre” silenziosamente e a lungo andare a patologie serie.
iverse teorie scientifiche accreditate sostengono che i piani psichico e biologico sono profondamente interconnessi e accomunano tipi psicologici a specifiche malattie d'organo; ovvero, alcuni tratti di personalità sono strettamente legati a patologie organiche. A farla breve, significa che la malattia biologica coincide o è legata a un severo conflitto emotivo. Questo curioso legame tra tipologia psichica e costituzione fisica, comunque, risale ad Ippocrate, secondo la sua teoria dei quattro umori (sangue, flemma, bile gialla e bile nera). La melanconia (depressione), ad esempio, era causata a suo dire da un eccesso di bile nera nel corpo; uno squilibrio di questo liquido in eccesso generava tristezza, sconforto, ansia e abulia. Chi ha problemi di cuore, ad esempio, ha tratti psicologici ben precisi: autocontrollo, perseveranza e rigidità. E' una persona sempre sul chi va là, indaffarato, creativo, ambizioso, competitivo, controllato a livello emotivo, impaziente, frettoloso, tendenza a mascherare insicurezza e paure … i clinici più smaliziati potrebbero aggiungere che esistono forti analogie tra il paziente iperteso e il quadro del disturbo ossessivo-compulsivo. Coloro che sono invece esposti continuamente ad infortuni o incidenti appaiono, in generale, impulsivi, avventurosi, disordinati, intolleranti ad ogni regola; vivono alla giornata, imprudenti, precipitosi, non stimolano il pericolo, ostili e rabbiosi verso l'autorità, odiano ogni forma di disciplina e sono dominati da un profondo senso di colpa.
he dire, inoltre, dello stomaco, questo grandioso “vulcano”, prezioso crogiolo, caverna buia, meraviglioso e fantastico laboratorio alchemico umano naturale? Un organo che metabolizza, elabora, scompone e brucia (acido cloridrico); “mescola” ogni cosa attraverso la secrezione di vari componenti enzimatici: elementi nutritivi e succhi gastrici. Se ben funziona è sempre disponibile ad “accettare”, pronto ad accogliere materia e spirito insieme. Può anche “rifiutare” attraverso il vomito oppure mandar giù cose “buone”, ma anche bocconi “amari”: dispiaceri, idee, dolori, situazioni, preoccupazioni, ingiustizie, sensi di colpa, rimorso per una decisione o scelta effettuata in passato (vedasi la produzione eccessiva di acido cloridrico connessa ai disagi emotivi). Può essere anche un gran “signore”, pronto a ricevere e disponibile ad “ascoltare”, ma senza esagerare: sa accogliere il mondo circostante e pronto a contenere … un simbolo analogico potente che può esprimere vari sentimenti e qualità: sopportazione, audacia, coraggio e determinazione. Trasforma i solidi in liquidi, digerisce persino le pietre, si diceva un tempo. Cosa ci vuole comunicare, dunque, questo grandioso organo cavo e muscoloso? Spesso ci vuole segnalare una profonda difficoltà di adattamento a nuove idee, ad accettare, “metabolizzare e controllare situazioni ed eventi … sentirsi in colpa per una decisione presa, che rimane lì bloccata, a scavare e “produrre” zavorra. Paura verso il nuovo e i cambiamenti: ci si sente impotenti e bloccati nella trasformazione … nel “digerire” anche le cose psichiche!!!