SOVRAPPESO ... i mille bocconi amari della mente … una fame emotiva difficile da digerire.
n atteggiamento messo in atto, spesso, non per bisogni biologici, ma per compensare o gestire un senso di noia, solitudine, tristezza, insicurezza e stress: una bramosia incontrollata ai piaceri e al vizio della tavola … un desiderio intenso, irrefrenabile e vorace rivolto a cercare, senza sosta, cibo per calmare i disagi dell'anima; un'abitudine radicata e fastidiosa che lascia, però, dopo un'abbuffata incontenibile (binge eating disorder), solo sensazioni di rimorso e fallimento. Diventa più “conveniente”, per mantenersi integri e sdrammatizzare il gesto, spostare - attivando pensieri riparatori - l'attenzione su “cause” esterne ... niente responsabilità, ma salvacondotto per continuare a consumare e alimentarsi in modo disordinato, inadeguato e rischioso per la propria salute!!! Un meccanismo di difesa mentale che ci assolve da doveri, impegni, peccati di gola e sensi di colpa … si diventa dipendenti dal piacere del cibo e schiavi del ventre!!! In breve, una razionalizzazione che aiuta ad affrontare in modo benevole un comportamento compulsivo di “spiluccamento” continuo (nibbling) e, soprattutto, ridurre l'impegno nel seguire un regime alimentare responsabile, corretto e sano; una strategia mentale pronta a sollevarci, soccorrerci o giustificarci di fronte ad un problema complesso come la “lievitazione” corporea … cedere alla gola e lasciarsi “ammaliare” dal piacere del cibo!!! La persona che è in soprappeso, proprio per il senso di insicurezza e di sfiducia che spesso l'accompagna, afferma compiaciuta che la sua condizione fisica dipende - quasi sicuramente - da oscuri “difetti” del sistema ghiandolare, complessi e reconditi meccanismi genetici che remano contro la propria “silhouette” … condizione legata, sempre, comunque, a qualche altra incomprensibile diavoleria organica o ragione al di fuori dalle proprie “competenze” … spazio d'azione e responsabilità!!! Ma dopo svariate ed interminabili indagini cliniche (sempre da fare) arriva la grande “delusione” ben documentata e precisa; un verdetto inequivocabile e irrevocabile che disorienta: “congela” i pensieri e fa cambiare prospettiva. Il referto è chiaro e inconfutabile. Non si è in balia di una sofisticata aberrazione cromosomica o alterazione biologica, di fronte alla quale si è completamente impotenti e non si può opporre alcuna resistenza o fare “modifiche” significative, ma di un qualcos'altro più “naturale” e “comune”. Il referto, in realtà, può disorientare, ma è semplice, preciso ed univoco: vengono introdotte nell’organismo troppe calorie rispetto al normale fabbisogno quotidiano. Nessuna incertezza, dunque, sullo stato o difetto ormonale; gli esami clinici parlano chiaro, niente di quello ipotizzato è confermato. Orbene, chi vuole ridimensionare la propria “immagine” corporea - eliminare veramente il proprio “involucro” eccedente - deve limitare l’ingestione di calorie.
uesto squilibrio, tuttavia, non è sempre chiaro o da imputare ad un eccessivo apporto calorico, occorre infatti prestare molta attenzione anche agli errori che portano a rallentare il metabolismo e, soprattutto, bisogna valutare le fatidiche “uscite” (attività fisica). Un altro aspetto fondamentale che riguarda il cibo non è solo quello di soddisfare una necessità biologica, ma può diventare facilmente anche uno strumento estemporaneo per gestire la propria anima e il malessere emotivo profondo. Gli alimenti vengono, essendo legati a specifici problemi psicologici (bulimia, anoressia, depressione), “consumati” anche per gestire e tenere sotto controllo pensieri scabrosi … come dire, “indigesti”!!! Il più delle volte utilizzati come sfogo, rifugio, rassicurazione e “automedicazione”; un insieme di elementi facilmente reperibili e a portata di mano: basta aprire uno “sportello” (dispensa) … portano una discreta distensione psicofisica immediata e con poca spesa!!! Non si deve mai dimenticare che il corpo è sempre espressione della personalità: se quest’ultima si “inquina” l’altro inevitabilmente si “appesantisce”; il fisico diventa lo specchio dei nostri stati d'animo: inconfondibili ed inequivocabili vissuti interiori. Quando si è chiusi, avvitati su se stessi, spenti, statici, tristi e depressi, l’energia del corpo rallenta e ristagna (metabolismo lento). Con il cibo è possibile ristabilire, spesso, un rapporto “armonico” attraverso condizioni psicologiche alterate; può anestetizzare e calmare ogni “appetito” mentale, anche quello di natura sessuale!!! L’assunzione del cibo, in forma morbosa, infatti, non serve solo a mantenere su di giri il corpo, ma anche a “saziare” e compensare altri bisogni carenti a livello emotivo e sociale come insicurezza, insoddisfazione, solitudine, isolamento, accettazione, considerazione e calore affettivo. Il cibo produce sollievo, diventa un “regolatore” e, soprattutto, una “ricompensa” emotiva immediata, viene associato - stimolando piacere - un profondo senso di gratificazione e un sollievo momentaneo che va oltre la reale necessità ... sostituendosi e compensando le frustrazioni quotidiane, produce “soddisfazione” rapida e istantanea … la “ricompensa” subitanea, però, si trasforma in vergogna, pentimento e rimorso. In questi casi, mettersi in ascolto diretto del proprio corpo, in modo attivo, consapevole, in un'ottica più contenuta, equilibrata, essenziale e con consumi regolari, è sempre un'ottima pratica.
li alimenti sono, quindi, molto di più che un semplice strumento di sopravvivenza biologica … trascendono, senza alcun dubbio, la normale funzione vitale!!! Il cibo si è trasformato, nei secoli, in un vero e proprio mezzo di aggregazione, compagnia, consolazione e piacere … un formidabile, indiscutibile, potente e formidabile collante sociale!!! Il “vitto” va oltre ad un banale “carburante” per il corpo e la mente ... rappresenta un sofisticato linguaggio culturale che ci rende unici e, per certi versi, originali; un gesto quotidiano che quando è adeguato e corretto, si trasforma in una sofisticata forma di benessere e, soprattutto, una preziosa cura preventiva … indispensabile per proteggere e rigenerare l'intera struttura psicosomatica!!! Ogni alimento, pertanto, oltre a nutrire il corpo, veicola infiniti altri significati di natura culturale, sociale, affettiva e psicologica. L'atto di alimentarsi è un processo che appartiene alla natura più profonda e recondita di ogni essere umano. Il nostro cervello contiene un vasto archivio memoriale straordinario legato a sapori, vissuti, storia e emozioni comprese, indispensabile per far funzionare bene e in modo salutare l'intera struttura. I sensi attivati (gusto, olfatto ...), infatti, creano una potente connessione chimica e neuronale; un fenomeno multisensoriale, più o meno “rassicurante”, pieno di sorprese e di risvegli emotivi eccitanti, che può farci sentire a casa o perennemente tormentati … creare sofferenza e inquietudine!!!
iveste, in ognuno di noi, una variegata ed indiscindibile valenza simbolica, contiene un potentissimo e complesso linguaggio universale: affetto, apertura, disponibilità, accoglienza, tenerezza e amore (vedasi mamma che nutre il bambino) … un patrimonio culturale prezioso e speciale, nel bene e nel male, irrinunciabile, racchiuso in ognuno di noi, in grado di raccontare a fondo l'identità, valori e storia di ciascuno di noi!!! La cartina tornasole di quanto appena affermato è molto semplice, piuttosto evidente e alquanto “banale”. Quando siamo assorti in attività gradevoli, completamente presi dalla gioia, “persi” nella passione, “storditi” dalla felicità, “abbandonati” nella soddisfazione intensa e coinvolgente, non si percepisce un benché minimo di languorino, nessun “brontolio” o “buco” nello stomaco ... regna completamente la pace e leggerezza ... una benefica e salutare inappetenza!!! In quella condizione psicofisica si dimenticano perfino gli orari canonici del mangiare: l'entusiasmo cancella completamente eventuali “picchi” o “morsi” della fame ... non ci si accorge di saltare il pasto, nemmeno si pensa a qualche leccornìa particolare. In breve, la felicità spegne completamente il bisogno di cercare sostegno nel cibo ... utilizzarlo come strumento di consolazione!!! E' sempre necessario interrompere questo meccanismo psicologico insano, spezzare la relazione tra “vuoto emotivo” e “stomaco pieno in modo consapevole e responsabile”!!!
n pratica, se l’esistenza scorre senza entusiasmi e passioni la mente, immediatamente, si getta a capofitto sul “companatico” per portare un po’ di tranquillità, consolazione e sollievo; “assicura” un momentaneo e parziale senso di calma, diventa un potente “regolatore” cerebrale dell'umore che può, nell'immediato, “riempire” vuoti affettivi, arginare ansia e stress (stimola la produzione di dopamina) … un inganno mentale piacevole ma nel contempo tormentato!!! Chi è calato in questa dimensione psico – affettiva combattuta, difficile, frastornata e confusa, diventa dipendente e intrappolato nelle prime cose commestibili a portata di mano ... nel cibo!!! Il soggetto nel rimanere bloccato, in questa singolare dinamica malsana persistente è costretto - utilizzando questo palliativo, strategia apparentemente gratificante, ma poi colma di sensi di colpa - a subire la vita anziché viverla felicemente … diventa un meccanismo illusorio di compensazione per gestire emozioni forti e dolorose!!! Questo personaggio calato in una dimensione psichica simile, costantemente alle prese con sovraccarichi mentali, si trova completamente in balìa di una profonda fragilità psichica e vulnerabilità emotiva!!!
acendo cose poco stimolanti, in parte deludenti, magari monotone, ripetitive e sempre uguali - tutte esperienze dirette a cui spesso non crede e che sviluppano profonda indifferenza, apatia e isolamento - attiva le mascelle per contrastare tensione, frenesia e demotivazione ... “vivacizzare” una vita piuttosto spenta e deludente!!! Se si riducono passioni e interessi, la mente va alla ricerca di sollievo e ricompense immediate; il primo elemento più facile, a portata di mano e a buon mercato disponibile, per mettere all'angolo tristezza, sfiducia e delusioni, è mangiare abbondantemente fino a “deformare” completamente la “sacca” di smistamento … riempire lo stomaco almeno con qualcosa!!! Un comportamento che, a lungo andare, non solo debilita il corpo, ma “appesantisce” e rovina completamente anche la “forma”. Quel vivere fatto, inoltre, di continue rinunce, frustrazioni e insoddisfazioni, oltre a creare un profondo vuoto interiore, produce un corpo stanco, astenico e privo di vitalità. Ricorda, se l’esistenza si “restringe” il corpo si “appesantisce” e si “gonfia” velocemente. Più si reprime quello che conta realmente nella vita di tutti i giorni, più ci si scatena a tavola attraverso insolite, improvvise e grandi abbuffate … più aumentano le privazioni più ci si sbizzarrisce sul piatto!!! Dipendere dagli altri, non farsi valere, dire sempre sì, troppa disponibilità senza un vero tornaconto, creare a tutti i costi un mondo privo di problemi, eccessivamente conciliante per il quieto vivere (annullarsi e mettere la propria vita in mano ad altri), spinge ad utilizzare pratiche compensative: si entra nel tunnel della dipendenza alimentare.
ono tutti atteggiamenti che rendono infelici e spengono l'iniziativa. Sono questi comportamenti i veri nemici peggiori, che tolgono gioia, allontanano da se stessi, annullano l’autostima, fanno saltare i bottoni e allargare la cintura. E’ un grave errore riversare i lamenti continui e le frustrazioni nel piatto; la felicità va sempre ricercata fuori dalla tavola perché il malcontento, a lungo andare, allarga e aumenta le “misure”. Per contrastare il “peso” bisogna cavalcare il piacere, risvegliare la passione e godere delle piccole cose che stanno attorno… e sono davvero tante se si cercano nella direzione giusta!!! Per raggiungere tale equilibrio psicosomatico, non servono grandi sacrifici o azioni impossibili, ma sarà utile - da soli o con l’aiuto di un esperto - impegnarsi senza sforzo, liberare la creatività e il proprio talento. Togliere, soprattutto, i “bocconi” amari dalla mente e “alimentarsi” delle piccole gioie quotidiane. Attenti sempre ai “pizzicagnoli”, alle pubblicità ingannevoli, a tutti coloro che garantiscono di saper contenere il peso con sostanze miracolose senza alcuna sicurezza, la cui efficacia non ha niente di salutare e scientifico … suggerimenti che, spesso, disorientano, allontanano dalle responsabilità e distraggono da un percorso terapeutico personale serio e consapevole … da un salutare cammino individuale specifico, originale e su misura!!! Ci si deve sempre rivolgere a professionisti seri, aggiornati e liberi da vincoli lobbistici.
essun dubbio, dunque, chi vuole un ventre “piatto” o spostare l'ago della bilancia verso sinistra, deve cominciare - se motivato e determinato a gestire la “zavorra” eccedente - a nutrirsi in modo sano e consapevole. Intraprendere una corretta educazione alimentare, mangiare “bene” e, nel contempo, limitare l’ingestione esagerata di tutte quelle calorie che non solo fanno aumentare il “volume” corporeo, ma anche ammalare silenziosamente con potenti infiammazioni sistemiche, l'intero organismo. Se vogliamo migliorare il rapporto con il cibo, affrontare veramente in modo tranquillo e sereno l'oscillazione ponderale prima che si trasformi in fissazione, stress o ansia da bilancia, dobbiamo seguire scrupolosamente alcune regole “salutistiche”, adottare abitudini alimentari bilanciate e stili di vita equilibrati ... il tutto affiancato sempre da un discreto impegno, in modo costante e assiduo!!! Una evoluzione incessante che richiede non solo fermezza, “dedizione” e autodisciplina culinaria, ma anche capire - senza fare troppo i “saccenti” o sostituirsi a professionisti qualificati e seri - il funzionamento dinamico dell'intero organismo … un processo di “crescita” e miglioramento continuo che aiuta a mantenerci energici e in salute!!! In breve, comprendere come il corpo utilizza l'energia prodotta dal cibo e le varie sinergie che potenziano il valore nutritivo: micronutrienti e macronutrienti che soddisfano appieno i vari bisogni fisiologici … compresi i pensieri disfunzionali legati al cibo!!!
e vogliamo “fronteggiare” in modo concreto gli impulsi minacciosi e condotte insane, circa il rapporto con le sostanze nutritive, dobbiamo cominciare a sentire: risvegliare i sensi ... cosa il corpo ci vuole dire, indicare e segnalare, quando è “aggredito da abitudini sconsiderate o maniacali”!!! Conoscere e rispettare il funzionamento base fisiologico normale è - per mantenersi in salute e favorire un recupero ottimale psicofisico - un passo fondamentale, costruttivo, indispensabile per eliminare le tossine, migliorare l'energia psicofisica, ottimizzare il rendimento e conservare la salute cardiovascolare … un impegno costante che non solo migliora la forma fisica, ma garantisce anche un benessere mentale profondo e duraturo!!! Tieni presente che le cellule cerebrali di “domani” sono sempre determinate e “costruite” da ciò che mangiamo “oggi”!!! Ricorda sempre e comunque che il cibo viene assimilato in modo ottimale solo attraverso sinergie e abbinamenti corretti … massimizzare e amplificare l'assimilazione dei nutrienti con strategie appropriate!!! Interazioni che non solo lavorano in “squadra” e potenziando i vari elementi chimici in essi contenuti, ma possono anche gestire improvvisi picchi glicemici, ottimizzare il metabolismo e, soprattutto, migliorare l'assorbimento delle varie sostanze introdotte. Brevi esempi di sinergie e abbinamenti alimentari corretti: Pomodori - olio evo; Ferro - Vit. C; Tè verde - limone; Curcuma - Pepe nero; Legumi - Cereali; Carboidrati - Verdure - Proteine (famoso “piatto unico”); Verdure - Olio evo - Frutta secca ...
on si deve mai dimenticare che il corpo è sempre espressione del proprio modo di essere, dei tratti unici della personalità e dell'impronta caratteriale: se quest’ultima si “inquina” l’altro inevitabilmente si “appesantisce”, “lievita” o “collassa”. Quando si è chiusi, avvitati su se stessi, spenti, statici, apatici, tristi, annoiati e depressi, l’energia prodotta rallenta e ristagna nel corpo (metabolismo lento). Attraverso il cibo è possibile non solo “zittire” le emozioni, ma anche ristabilire un rapporto apparentemente “armonico”, spesso, per compensare l'intera struttura, in modo completamente errato … acquietare certi stati d'animo e tranquillizzare condizioni psicologiche di sofferenza; un fenomeno che anestetizza e calma ogni “appetito” emotivo, compreso quello sessuale (energia). Non è un mistero che nel rapporto tra cibo e sesso ci sia qualche affinità … vi siano importanti analogie e significati culturali!!! In realtà, si tratta di due funzioni fisiologiche, entrambe attivate da singolari “appetiti”, anche se con regole e meccanismi chimici diversi … bisogni biologici innati legati non solo ad un fenomeno cellulare, ma anche alla cultura e società.
l desiderio di alimentarsi, che spinto agli estremi viene vissuto come fame, è una esigenza indispensabile per la sopravvivenza: una necessità vitale; l'altra, invece, intesa come capacità comunicativa e relazionale, per quanto sia importante, non ha caratteristiche di “vita” o di “morte” (anche se connessa alla sopravvivenza della specie). Molti, infatti, per motivi religiosi o disagio emotivo come depressione, abbandonano tale pratica, rinunciano a tale attività senza “rischiare” la vita (sublimano tale attività): fenomeno “duro" e “severo” ma non dannoso per la propria salute (apparentemente, però, perché tali rinunce o astinenze comunque creano sempre - se non vere e proprie disfunzioni sessuali - importanti cambiamenti ormonali). Tieni sempre presente che la “gioia” non solo è una cura notevole per l'ansia, ma permette anche di gestire il peso, accresce la libido, migliora il sonno, abbassa la pressione arteriosa e rinforza il sistema immunitario. Ritorniamo e ributtiamoci ancora una volta sull'argomento cibo. Mangiare assieme tuttavia è quasi sempre non solo un atto privato, ma anche un rituale collettivo, sociale e comunicativo; lo si fa con le persone care e con gli amici, ma quando si tratta di colazioni di lavoro o incontro romantico il cibo passa in secondo piano … conta davvero poco quello che si sta mangiando.