
disturbi di panico, ansia generalizzata, agorafobia, fobia sociale e
specifica, sono considerati disagi “mentali” che limitano
fortemente la capacità funzionale. Stati psichici che possono
diventare cronici e ostacolare le attività quotidiane, lavorative o
sociali. Conflitti intrapsichici improvvisi inspiegabili che rendono
meno fiduciosi e sicuri, caratterizzati non solo da una forte e
evidente componente di sofferenza emotiva, ma anche da distorsioni
cognitive e comportamenti invalidanti … “succhiano” energia e
tolgono forza sia fisica sia mentale!!! Preoccupazioni eccessive,
credenze irrazionali, timori costanti, pensieri allarmanti e intensi
la fanno sempre da padrone: bloccano ogni capacità di reazione …
con estrema e inaudita “prepotenza”!!! Una percezione soggettiva
di un rischio catastrofico come reale anche in assenza di un pericolo
concreto ... una vera e propria alterazione psichica!!! Siamo di
fronte ad una modalità disfunzionale con tendenza a valutare e
interpretare la realtà in modo del tutto errato … pauroso, ostile,
pericoloso, minaccioso o malvagio, senza prove oggettive!!! …
interpretazioni che non hanno nessun riscontro effettivo!!!
Situazioni, comunque, solo pensate oppure appena immaginate, basate
su ipotesi prive di fondamento, minacce gravi che, eventualmente, si
“potrebbero” incontrare … la possibilità che certi fatti solo
pensati possano accadere o verificarsi è più che remota!!! … alle
calende greche, ovvero mai, direbbe qualcuno!!! L'ansioso rimane,
infatti, intrappolato in percezioni distorte, completamente in balia
di congetture infondate ed inesistenti, vissuti come pericolosi per
la propria salute e libertà, ma che non hanno assolutamente nessun
riscontro diretto con la realtà. Convinzioni limitanti e modalità
reattive di un malessere psichico tipico di chi appartiene a quadri
clinici complessi, tormentati, complicati e strazianti: ansioso o
paranoide!!! Siamo di fronte ad un'angoscia invadente, violenta,
improvvisa e devastante, legata a comportamenti di evitamento
egodistonici che interferiscono con “gesti” quotidiani, spesso,
semplici e di normale routine (azioni egodistoniche: pensieri
intrusivi inaccettabili, fastidiosi, incoerenti o blasfemi, vissuti
in modo spaventoso, allarmante e con angoscia … uno stato psichico
che altera e controlla completamente ogni aspetto cognitivo del
soggetto … azzera desideri, spegne passioni e svuota la vita …
produce allarmismo, profonda dissonanza tra agire, pensare e
percepire … si entra in conflitto con i propri valori fondamentali
e identità personale).
bbiamo a che fare con un sistema nervoso
costantemente in allerta, perennemente su di giri, iperattivo ed
ingestibile che, improvvisamente, attiva difese “chimiche” del
tutto “sproporzionate”. Il nostro sistema nervoso simpatico,
rimanendo attivato, diventa un fiume in piena: inonda il corpo di
adrenalina e noradrenalina. Produce un carico ormonale esagerato per
far fronte prontamente a falsi problemi ... ad “ostacoli”
inesistenti, solo ipotizzati!!! Tutto avviene inutilmente, perché
non esiste una necessità immediata, manca il problema reale: il
nemico non esiste è solo anticipato o ipotizzato nella propria mente
... scenario catastrofico estremo prodotto dalla psiche!!! … una
proiezione interna del tutto irrazionale, che amplifica timori e
paure!!! … si spostano all'esterno le proprie ansie e sentimenti
inaccettabili su persone, luoghi o situazioni!!! Alcuni stimoli
psichici ambigui o sociali sono interpretati, erroneamente, come
insidiosi e terrificanti ... una gabbia mentale che crea un falso
allarme chimico e fisiologico … e quindi di nuovo mentale … è
come il cagnolino che cerca di mordersi la coda … la insegue, ruota
intorno e non la prende mai … la rincorre e la rincorre ancora fino
allo sfinimento!!! Un meccanismo “simile” lo troviamo nel modo di
agire delle persone anziane. Al primo dolore si bloccano: rifiutano
ogni piccolo movimento. In questo modo più rimangono inattivi, più
il loro corpo si “atrofizza”. Quel distretto corporeo
“trascurato” smette non solo di produrre sostanze benefiche che
agiscono come farmaci naturali, preziosi e “insostituibili”
(endorfine), ma ne riduce anche la sua funzionalità e l'intera massa
… autonomia e qualità della vita!!! Attento, vale sempre quel
saggio principio: se non lo “usi lo perdi”!!!
itornando al
nostro tema principale, possiamo affermare che il soggetto ripropone
- pur soffrendo - situazioni mentali penose ... si attiva nel
tentativo di riparare o gestire esperienze psichiche dolorose …
ridurre l'impatto emotivo!!! Il suo quadro clinico non può fare a
meno di certi contenuti psichici … abbiamo a che fare con
compulsioni guidate da meccanismi automatici, emozioni intense e
capricciose … impulsi che diventano pervasivi e “impossibili”
da disattivare completamente nell'immediato!!! … si sente obbligato
ad agire per alleviare l'ansia causata da forti fissazioni,
ossessioni o manie sconvolgenti … fenomeno noto come “coazione a
ripetere”!!! Continua a scansare o aggirare - a seconda dello stato
emotivo del momento - impegni, situazioni, luoghi, incontri sociali e
lavorativi ... rinunciare a passioni e esigenze personali
importanti!!! Per far fronte a tale stato emotivo, mette in atto un
meccanismo di difesa psichico sofisticato chiamato “evitamento”:
modalità psichica inconscia per evitare stimoli angoscianti ... una
risposta istintiva per fronteggiare qualcosa di spiacevole o
sensazioni dolorose intollerabile!!! Con tale strategia mentale
cerca, non solo di tenere fuori dalla coscienza immagini o pensieri
inaccettabili e proteggersi da ansia, ma anche dalla paura del
giudizio altrui o terrore di commettere errori; una scappatoia alla
ricerca di motivazioni “logiche” per non agire e prendere
decisioni ... attribuire all'esterno tutte le difficoltà ipotizzate
e, quindi, restare “immacolato ... mantenere “purezza” e
“candore”, privi di macchie o “colpe”!!! Tratti psichici che
influenzano, condizionano, boicottano, spengono e cambiano la vita,
in maniera drammatica … trasformano completamente abitudini e
ostacolano il benessere psicofisico!!!
n disagio che genera una vera
e propria incapacità funzionale, distrugge risorse personali
importanti, legami consolidati da tempo, spinge all'isolamento e
porta a demolire i rapporti affettivi in maniera, spesso, teatrale e
drammatica: cessazione brusca e immediata, senza alcuna spiegazione o
apparente motivo ... diserta appuntamenti e si allontana
improvvisamente da ogni relazione (professionale, sentimentale o
amicale) … un fenomeno che lascia in eredità uno stato d'animo
caratterizzato da insicurezza, confusione mentale e profonda
prostrazione!!! In breve, un fenomeno mentale intenso correlato a
stress, paura e sommerso da forti ed intense somatizzazioni:
trasforma il disagio emotivo in dolore fisico reale e tangibile; il
corpo che “urla” prende in consegna gli sbalzi di umore di una
mente allarmata e confusa, incapace a “metabolizzare” gli
avvenimenti … un organismo che si fa palcoscenico in cui si
esprimono insoddisfazioni non riconosciute o elaborate!!! … cerca
di compensare e far fronte al disagio emotivo.
ora, un un po' di storia. Viene
dalla mitologia greca la radice etimologica di panico, e più
precisamente dall'antico Dio greco Pan; non era una divinità
dell'olimpo, ma viveva come “padrone” - essendo il signore delle
selve - nei boschi, grotte e montagne, libero e lontano dalla
civiltà. Un essere “superiore” del mondo antico, protettore
delle greggi e dei pastori, legato alla natura rurale incontaminata e
fauna selvaggia. Tutelava i suoi confini rigorosamente con forza e
determinazione; era temuto dai viandanti per i suoi rumori
inaspettati, urla strazianti e improvvise nel bosco, ma venerato come
custode e protettore degli allevatori e cacciatori. Era talmente
brutto che la madre stessa, al momento della nascita, ne è così
spaventata che fugge a gambe levate. A quel punto, il padre Ermes
prese in mano la situazione, lo avvolse in una pelle di lepre e lo
presenta - per effettuare qualche “ritocchino” - agli altri Dei
dell'olimpo che, vedendolo, si danno, anche loro, purtroppo, senza
indugiare e troppi ripensamenti, a grandi risate. Il calvario, per il
povero “incompreso”, non ha tregua, continua incessantemente,
rimane nel suo dolore in silenzio ed appartato lontano da tutti ...
resta solo, trascurato, deriso, rifiutato e abbandonato al suo
destino!!! Il fanciullo “ribelle” cresce con un certo vigore, ma
in modo selvaggio e, soprattutto, non curante delle convenzioni
sociali del tempo; rimane, comunque, un Dio “diverso” che
incarna, appunto, la natura non addomesticata, primitiva e istintiva
… dominato da un temperamento esplosivo, impulsivo e irascibile!!!
Un personaggio spinto da dinamiche imprevedibili, da forze oscure
imprecisate e che opera costantemente nell'ombra … sempre guidato
da emozioni travolgenti e passioni sfrenate, impulsi forti, intensi e
ingestibili … rappresentava anche fecondità e potenza erotica,
un'esuberanza sessuale che lo spingeva a molestare le Ninfe … sue
compagne di danza e oggetti di desiderio!!! Sviluppandosi presenta,
in modo sempre più evidente e marcato, un corpo umano villoso,
capelli folti, crespi e completamente incolti, naso particolarmente
schiacciato, gambe e piedi caprini, orecchie appuntite, barba
selvaggia e corna ben pronunciate. I romani lo rappresentavano come
loro divinità silvestre con il nome di Fauno, mentre il
cristianesimo medievale, per il suo aspetto diabolico e spaventoso,
Satana.
l Dio Pan inventò il flauto a sette canne che simboleggiava
l'amore perduto … sempre invocato, ma mai trovato ... ricambiato!!!
L'oggetto sonoro lo chiamò Siringa, nome di una ninfa che tentò di
violentarla più volte, ma continuamente respinto in quanto troppo
violento e selvaggio … nonché, ovviamente, di aspetto brutto,
brutto!!! La ninfa per mantenere la sua castità e per sfuggire a
quel insistente inseguimento amoroso ossessivo, chiese aiuto alle
altre compagne del fiume (Naiadi: protettrici delle acque dolci
curative) le quali, per nasconderla, la trasformarono in una pianta
erbacea: in una canna di palude. Pan non sapendo nulla della
metamorfosi e, quindi, non distinguendo la ninfa dalla canna, la
raccolse e la utilizzò per costruire il suo strumento musicale con
cui passava le giornate a suonarlo in solitudine … unica e sola
consolazione!!! Esso, cioè Pan, è una divinità selvaggia, vigorosa
e gioiosa, insomma l'allegro compagno delle ninfe che danzano e
cantano al suono della sua musica, ma nulla più ... un rapporto in
piena autonomia, sempre con le dovute distanze, senza mai assecondare
o cedere alle sue “stravaganti” e irruenti passioni!!! ... eterno
innamorato, ma continuamente deluso, respinto e abbandonato per la
sua bruttezza e rudezza!!! Le ninfe, figure mitologiche femminili, lo
accompagnavano nei suoi vagabondaggi in Arcadia, cantando e ballando
al suono del suo flauto, senza andare oltre … solo quello, però,
mantenendolo a debita distanza, lasciandolo nel suo “tormento” e
sbalzi di umore ... alla sua severa, tormentata e prolungata
astinenza!!! Il Dio caprino, signore delle selve, era solito, nella
sua solitudine, riposare durante le ore meridiane e se infastidito o
disturbato, lanciava un grido terribile e spaventoso che incuteva il
“terrore panico"; un urlo talmente violento che “bloccava”,
squarciava il cielo in un attimo, travolgeva e paralizzava ogni cosa
… terrorizzava e seminava il panico tra i viandanti!!! La figura
del “birbaccione” ci rende particolarmente chiara la visione
della reazione panica; incarna perfettamente la vera natura
improvvisa, violenta, istintiva e esplosiva di questa esperienza.
l
“timor panico” deriva proprio da questo personaggio; la sua
presenza e le urla, infatti, erano in grado di scatenare - a chi si
avvicinava inavvertitamente - caos, terrore improvviso e perdita di
controllo … lo rendeva inoffensivo o inattivo!!! L'attacco di
panico sta proprio ad indicare la paura estrema, irrazionale,
devastante e paralizzante, prodotta senza un motivo apparente ed
enfatizzata da previsioni illogiche: intrappolati in preoccupazioni
costanti … una spirale di pensieri aggrovigliati che logora
l'intera “struttura”!!! E' una risposta improvvisa e spaventosa
che coglie di sorpresa travolgendo e devastando completamente sia il
corpo sia la mente. Arriva all'improvviso senza trombe e tamburi,
raggiunge un picco tensivo massimo in pochi secondi immobilizzando,
soffocando e paralizzando completamente il soggetto ... provoca
inattività, silenzi agghiaccianti e interminabili, una sensazione di
terrore e irrealtà!!! La psiche, attraverso un turbinio mentale
terrificante, produce immagini distruttive e apocalittiche. Un
disagio, intenso, un vortice devastante di paura, violento ed
incontrollabile, con pensieri automatici e drammatici che sfuggono
completamente alla consapevolezza e controllo … appaiono senza una
riflessione profonda alterando letteralmente ogni “visione” …
cambiano la realtà!!! Una grande tempesta emotiva che esplode senza
motivo apparente, a volte anche in momenti tranquilli, in pieno
relax. Siamo di fronte ad una manifestazione fisica aggressiva e
violenta prodotta da un disagio psichico profondo; un'onda
biochimica anomala che, pur non essendo pericolosa nell'immediato,
raggiunge l'apice in poco tempo, sconvolgendo completamente ogni
parametro fisiologico da un sovraccarico psichico eccessivo …
produce confusione, insicurezza e stanchezza!!! Una condizione fisica
che manda completamente il tilt la centralina cerebrale: annulla il
ragionamento logico, crea confusione, esaurimento e prostrazione!!! I
sintomi manifestati sono davvero drammatici e debilitanti, simili a
quelli relativi all'infarto: dolore al petto, palpitazioni,
tachicardia, nodo alla gola, spossatezza, tremori, sudore freddo,
sensazione di soffocamento e spasmi muscolari; si rincara la dose con
previsioni mortifere o risultati catastrofici come la paura di
morire, di perdere il controllo ed impazzire. Va ricordato che
l'attacco è, proprio per le sue manifestazioni violente, una causa
significativa e più frequente di “accessi” al pronto soccorso.
Il Disturbo da Attacco di Panico (DAP), per i francesi TRAC, infatti,
sta a indicare il ricorrere di attacchi di paura o terrore
improvvisi, associati a sentimenti di catastrofe imminente,
accompagnati da sintomi fisiologici invalidanti e limitanti. Le crisi
colgono l'individuo come un fulmine a ciel sereno, cioè in momenti a
volte imprevedibili, spesso durante le normali attività quotidiane.
Gli attacchi durano, generalmente, alcuni “attimi”, per i meno
fortunati una decina di minuti, quindi un lasso di tempo piuttosto
breve, ma che può sembrare eterno per l'angoscia e la sofferenza
psichica che procura.

l
panico è, dunque, una reazione psicofisica intensa, drammatica,
devastante e parossistica: genera angoscia costante, una visione
disperata e distruttiva del futuro. Uno stato elevato di disagio
emotivo che altera la percezione e la qualità della vita. Crea un
clima teso e sinistro con la tendenza a rimuginare e immaginare
scenari peggiori ... più che inquietanti!!! Un pensiero circolare
continuo, involontario, ripetitivo e difficile da controllare …
arduo anche per il più esperto “saltimbanco” emotivo!!!! Il
soggetto nell' ingigantire un'eventuale situazionale “normale, ma
vissuta come minacciosa, si isola, riduce il piacere e, nel contempo,
amplifica la sofferenza. Percepisce la realtà e il suo corpo in modo
confuso, teso, allarmante, strano, confuso, distaccato e cambiamenti
improvvisi ... vive una quotidianità segnata da ansia, piena di
timori, senza interessi e soddisfazioni!!! Sebbene sia un'esperienza
piena di blocchi e frustrazioni, di un'attesa terribile e “sfibrante”
per l'intera struttura psicosomatica, rimane comunque un fenomeno
“trattabile”: può essere gestito e curato efficacemente. Con le
mosse giuste, si può sempre intervenire e ristabilire il giusto
equilibrio mente – corpo ... non lascia assolutamente nulla in
sospeso, se non il terrore che il “demone” possa ripresentarsi!!!
Anche se abbiamo a che fare con un episodio di profonda apprensione e
disagio momentaneo, caratterizzato da un pessimismo estremo e
contenuti fisici allarmanti (soffocamento, nodo alla gola,
sudorazione, vertigini, tachicardia, senso di svenimento ...), non
lascia “lesioni” o “segni” debilitanti importanti.
' uno
stato perfettamente reversibile e, soprattutto, in nessuna situazione
causa “invalidità”… non provoca mai - pur “simulando”
problemi somatici gravi - danni fisici o morali permanenti!!! Una
risposta, comunque, eccessiva a stimoli ansiogeni o sovraccarichi
emotivi repentini - con sfumature diverse a seconda dello stato
d'animo momentaneo - di difficile gestione o controllo; un groviglio
di pensieri allarmanti, accelerati, incessanti e continui, che si
trasformano in sintomi fisici dolorosi, intensi e improvvisi. Il
soggetto in quelle condizioni psicofisiche, non solo riesce a
distinguere il pericolo reale da quello immaginario, ma si blocca,
completamente, pietrificato sul posto, rimane immobile, non riesce a
formulare nemmeno una sillaba, emettere il più piccolo suono vocale
... un “congelamento” che provoca rigidità, fastidiosi spasmi
muscolari e tanti, tanti sospiri … una esagerata fame d'aria!!! Un
meccanismo fisiologico estremamente dispendioso, una reazione di
“sopravvivenza” che costa caro a livello energetico: modifica
momentaneamente il metabolismo cellulare … uno spreco eccessivo di
forze fisiche e mentali!!! Il più delle volte altera, anche in forma
breve - iperattivando il sistema nervoso - il funzionamento
dell'intero corpo in maniera sproporzionata rispetto al suo contesto
... lascia in sospeso una dolorosa eredità; un vero dramma, con tono
tragico, logorante e incoerente che comunica solo caos e produce
angoscia profonda … un fenomeno improvviso pieno di scenari
catastrofici, rapido e acuto che ostacola o altera le funzioni
endocrine … genera stanchezza fisica diffusa e confusione mentale
immediata!!! Siamo alle prese con una sindrome metabolica “seria”,
un'autoaggressione intensa che sfocia in un tragico “sequestro” e
“congelamento” emozionale: travolge ogni competenza, abilità
mentale, elaborazione e funzionalità cerebrale in modo subdolo e
ingannevole.
e risente significativamente la capacità di controllo
psichico, compromette rapporti sociali e la gestione della propria
vita!!! Dopo la prima esperienza, resta il terrore che tutto possa
ripetersi magari in forme diverse, piuttosto drammatiche e violente
rispetto alla precedente; in un modo più aggressivo, travolgente e,
quindi, ciò mette in “attesa” del peggio, creando una condizione
di tensione, ipervigilanza e ansia anticipatoria estenuante … di
dipendenza!!! Sono le sensazioni brusche, inaspettate, sconvolgenti,
incontrollabili e smarrimento improvviso che disorientano a livello
psichico, e tolgono al corpo energia, la forza di agire; un'ondata di
paura che non fa sconti a nessuno: coinvolge sia la mente sia il
corpo!!! In breve, il vero dramma è come si affronta e gestisce il
“mostro” quando arriva … non a evitarlo!!! Controllo, azioni,
pensieri e commenti inutili, lotta, resistenza, un continuo
tentennare e poi l'esplosione psicofisica distruttiva ... crisi
acuta, travolgente, con impatto devastante che lascia “danni”
emotivi e rovine metaboliche!!! Quando si è intrappolati in
un'apprensione profonda e preoccupazione pervasiva, si notano solo
segnali di pericoli molto elevati ovunque … mai il resto, le cose
bello e interessanti della vita!!! Un comportamento che produce solo
un animo in pena, sopraffatto da un assillo e tormento continuo
inutile … temuto e solo immaginato!!! Con una simile allerta
estrema e un'attenzione sfibrante costante, l'umore tende a
peggiorare, se non cronicizzare; gli eccessi ormonali, infatti, si
fanno ricorrenti, per cui spesso i pazienti sviluppano un'ansia
anticipatoria rispetto a quando e dove avverrà l'attacco successivo.
i conseguenza si tende ad evitare luoghi, persone o situazioni a cui
vengono associati gli attacchi (psicologia di evitamento
invalidante). E man mano che le paure e i comportamenti di
"evitamento" aumentano, la vita di queste persone si
“restringe”, viene sempre più compromessa consapevolezza,
rapporti con se stessi e gli altri. Dal primo momento in cui si
verifica questo episodio non è più possibile essere autonomi,
liberi, spontanei, scegliere e decidere il proprio “destino”. Il
soggetto ha bisogno, ogni volta che deve “uscire”, per qualche
commissione anche irrilevante, di un accompagnatore o di quel
"qualcuno" particolare che possa, con la sua presenza
fisica, rassicurare o supportare in caso di necessità ... possa
togliere dagli impicci, aiutare o intervenire prontamente nel momento
in cui si verificherà l'esperienza terrificante!!! A volte si
scelgono, paradossalmente, come elementi rassicuranti, soggetti che
non sono in grado di aiutare o agire prontamente nel momento
difficile. La preferenza, infatti, ricade spesso su bambini talmente
piccoli che non sono in grado di intervenire o gestire la situazione
nel momento del bisogno. L'importante che questa figura abbia,
comunque, caratteristiche rassicuranti. Sia fidata e possa illudere,
dare conforto, attraverso eventualmente una comunicazione
estemporanea o dialogo improvviso, disinnescare la situazione,
neutralizzare la tensione in atto … aiutare a spostare l'attenzione
su altre cose!!! La sua necessità è di tipo rassicurante, non di
cura; il soggetto cerca solo una “stampella emotiva” attraverso
la quale possa contenere l'ansia e ridurre la tensione, l'importante
è credere che, quella scelta, possa essere determinante o risolutiva
per lui. Tutto ciò, ripeto, crea non solo una forte dipendenza
dagli altri, in quanto spegne la convinzione di contare sulle proprie
risorse personali (.. che sono tante!!!), ma anche isola, umilia e
demoralizza ... fa perdere la propria dignità!!!
bbiamo
visto che la “paura della paura” sconvolge e disorienta
profondamente non solo il corpo e la mente, ma frena anche curiosità,
blocca le passione e gli interessi. Toglie energia, spegne ottimismo
e iniziativa pianificata da tempo ... demolisce qualsiasi “abbozzo”
motivazionale possibile!!! Riorganizza lo spirito di sopravvivenza
attraverso una grandiosa e complessa risposta fisiologica.
Un'emozione improvvisa, intensa e travolgente che fa crollare la
spinta interiore, frena la voglia di fare e spegne la vita ... smorza
entusiasmo, distrugge speranza, disincentiva e inibisce lo slancio a
fare qualcosa!!! Si entra, quindi, in una spirale di eventi negativi,
in un circolo vizioso di insicurezza incomprensibile e paura
profonda: terrore di stare male e di soffrire all'infinito. Ci si
trova improvvisamente in balìa di pensieri irrazionali, tenebrosi e
confusi ... pilotati e controllati da dubbi, mancanza di logica e
problemi oggettivi!!! Ansia e schemi mentali negativi si alimentano a
vicenda, formano un vero e proprio “loop”, una violenta spirale
negativa … difficile da spezzare senza gli strumenti adeguati!!! Il
soggetto cerca, senza sosta e con affanno, incoraggiamenti,
rassicurazioni e conforto costante circa la sua incolumità. Tenta
disperatamente di riprendere il controllo psicofisico per placare lo
stato di agitazione e tormento in atto. In quel frangente si cerca
sostegno esterno, la propria sicurezza viene, pertanto, delegata
all'esterno: “esternalizzazione dell'autostima”!!!


iamo di
fronte ad un rapido vortice di terrore che porta a un meccanismo
tipico di instabilità, dissociazione, dubbio, inadeguatezza,
stanchezza fisica e mentale … meccanismo difficile se non
“impossibile” da interrompere in quel preciso istante …
bloccare in tempo reale - anche per i più “determinati” - non è
possibile!!! Riassumendo, possiamo dire che il soggetto, temendo di
rivivere alcuni episodi o sensazioni dolorose, cerca di proteggersi
attivando un sistema d'allarme “sofisticato” e ingegnoso …
prepara l'organismo alla battaglia, alla lotta diretta anche senza un
nemico reale!!! La psiche, infatti, inizia - anticipando il
pericolo - a eludere, selezionare rigidamente i rapporti e evitare
attivamente “ostacoli”: “neutralizzare” le situazioni che
potrebbero scatenarlo … allontana e impedisce di sperimentare
quelle stesse sensazione, perché vissute come pericolose, troppo
dolorose o snervanti. Ebbene sì, il mal capitato mette le mani
avanti prima che scoppi la “tempesta”!!! In quello stato emotivo
forte, travolgente e straziante vengono avanzate o cercate, con
insistenza, “rassicurazioni” e se non arrivano conferme
tranquillizzanti, si abbassa ulteriormente l'asticella dell'autostima
… una cecità emotiva, una disperazione patologica che isola e
confonde la realtà … indebolisce i rapporti, mina stabilità
relazionale, blocca serenità e sviluppo personale!!! Nel momento in
cui si verifica un attacco di panico o siamo presi dall'ansia,
reagiamo con paura, ed è proprio quel “sussulto” improvviso che
ci fa travisare la situazione temuta, confondere e perdere lucidità
di pensiero; un circolo vizioso difficile da gestire o estirpare in
profondità, alla sua radice, che si auto – perpetua e continuerà
a riprodursi finché non si sposterà il pensiero su qualcos'altro.


olo se la mente si “svuota” e si concentra su altre cose meno
“complicate” viene interrotto il flusso ormonale, l'invio di
segnali “pericolosi” al cervello: si disinnescano gli stimoli che
amplificano tale stato psicofisico … si chiude il “rubinetto”
dell'adrenalina!!! E' la risposta fisica continua ed esagerata che
spaventa, provoca sintomi organici reali, fastidiosi e
particolarmente forti. In breve, si viene a creare una netta
discrepanza tra la realtà oggettiva e la reazione del corpo;
l'intensità della risposta ormonale non solo mantiene fermi e
stagnanti in uno stato di allerta, ma isola, deprime, separa e divide
soprattutto dal mondo intero … crea diffidenza, distacco e
solitudine!!! L'allarme fisiologico prodotto dall'adrenalina e
cortisolo (quest'ultimo mobilita energie utile per affrontare lo
stress continuo … agisce su parecchie funzioni fisiologiche:
pressione, metabolismo, livelli alti di glucosio …); l'ormone
dell'emergenza (adrenalina) e dello stress prolungato (cortisolo),
non solo fanno impazzire il cuore, aumentano la glicemia e il respiro
si fa corto, ma creano anche infiammazioni e alterano ogni altra
risposta biochimica … spesso disfunzionale!!!


mprovvisamente si
perdono le forze a livello fisico, mentre il pensiero snervante
rimane concentrato su un eventuale infarto, ictus o svenimento
possibile. In questo frangente il nostro corpo si prepara ad
affrontare - con tutto il suo armamentario chimico disponibile - la
situazione vissuta come scabrosa, paurosa e travolgente: un affare
spinoso difficile da contenere o risolvere velocemente. Viene
attivato immediatamente il meccanismo “lotta o fuggi” in risposta
a una possibile minaccia, ovvero reazione fisica di fronte a qualche
“esperienza” vissuta come “pericolosa” a livello emotivo. Nel
frattempo, gli ormoni coinvolti, cortisolo e adrenalina, fanno il
resto, entrano nel flusso sanguigno per preparare l'organismo ad
affrontare o sfuggire alla situazione. Il battito cardiaco accelera,
il respiro diventa affannoso, possiamo tremare o sudare
abbondantemente. Quanto più si è spaventati e ansiosi, tanta più
adrenalina viene prodotta e di conseguenza si accentua,
inevitabilmente, la sintomatologia. I disturbi da ansia, comunque,
come tali, non sono gravi e nemmeno mettono in pericolo la vita della
persona; è l'incomprensione della loro natura che ce li fa apparire
così drammatici e minacciosi. Ci prepariamo a difenderci da un
qualcosa che non esiste e per niente pericoloso: impresso solo nella
nostra mente!!! ... combattiamo contro un nemico invisibile e
inesistente!!!


he cosa si può fare? Il raggiungimento del benessere
dipende dalla capacità di abbassare il livello d'ansia e,
naturalmente, di mantenerlo basso nel tempo … ripristinare,
potenziare e riorganizzare alcune funzioni cerebrali non utilizzate
completamente (“neuroplasticità”). Questo può essere raggiunto
attraverso metodiche terapeutiche basate su tecniche distensive e
concentrative ad orientamento psicosomatico. Con queste “strategie”
non solo è possibile abbandonare pensieri, sensazioni ed emozioni,
ma anche mantenere un corpo “equilibrato” … armonioso e
rilassato!!! Il bisogno di controllare noi stessi e il mondo che ci
circonda con giudizi intransigenti, autovalutazioni severe e
perfezionismo estremo è, inoltre, una delle caratteristiche
principali del permanere nella condizione panica … atteggiamenti
rigidi, critici verso se stessi e l'ambiente circostante fanno, con
forza punitiva, il resto!!! Molte persone trovano alquanto paurosa la
prospettiva di "lasciarsi andare" nella distensione, anche
solo a pensarci (caratteristica presente in molti disturbi
psicosomatici, si veda la pagina relativa alla Psicosomatica). Temono
che si possa perdere il controllo e la ragione completamente: che i
peggiori scenari emotivi e pensieri si realizzino. Non è
assolutamente così "cedendo", in realtà, si riprende il
controllo del corpo e della mente; certamente non lo si perde e,
quindi, ci si mette al comando della propria vita … del mondo
mentale, chimico, elettrico e ormonale!!! Un altro percorso
terapeutico determinante, è cercare di comprendere le finalità del
sintomo (in chiave psicosomatica), cioè che cosa ci vuole comunicare
o insegnare attraverso questo suo singolare e naturale linguaggio …
imparate a spezzare questo meccanismo invalidante e perverso è una
mossa vincente!!!