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è alle prese con un problema vasto e complesso come l’eccesso di
peso è perennemente dibattuto tra fare o non fare. In bilico tra
mangiare o non mangiare, aprire o chiudere il frigo, continuare a
“sostenersi” abbondantemente col cibo oppure mettere finalmente
“ordine” nella propria dispensa. Lasciarsi andare o prendere il
controllo della situazione per mantenersi in forma, restare
flessibili e in salute … guai tabelle di marcia rigide o
protocolli alimentari improvvisati!!! Rimane sempre un dilemma
classico e dibattuto di non facile soluzione ... non si ha mai una
risposta univoca o completamente risolutiva immediata. Sommerge con
ipotesi tese, congetture accusatorie, ansiose e confuse … pensieri
troppo assillanti che si fissano nella mente e diventano
un'abitudine!!! Un pensiero vizioso, contorto, farraginoso e
fuorviante che non fa chiarezza in ambito nutrizionale, ma crea solo
confusione e malessere psichico; si va alla ricerca di un sollievo
emotivo momentaneo anziché il vero nutrimento, allontana da scelte
sane e consapevoli. Difficile da decodificare i simbolismi connessi a
questo rituale, comprendere le dinamiche psicologiche e sociali
profonde legate al cibo, perché generano uno stato di tensione,
agitazione, confusione, tranelli e inganni mentali fuorvianti ... un
fenomeno che si impone attraverso varie sfumature, mai chiare e
univoche; alternative, scelte e posizioni contrapposte che producono
un senso di impotenza e vulnerabilità ... una vera arrampicata sugli
specchi!!! Da qualunque parte si osservi il problema rimane sempre
una questione spinosa, un dibattito aperto e pendente … un vero e
proprio nodo gordiano difficile da sciogliere!!! Eliminare tentazioni
culinarie, correggere il proprio stile alimentare in modo equilibrato
e gestire una psiche insaziabile diventa una sfida complessa, un
tormento quotidiano interminabile e spesso ingovernabile ... non
facile da neutralizzare!!! Tenere a bada con determinazione una mente
insaziabile che “morde” e scava attraverso il cibo, resta sempre
una questione tormentata, in sospeso e senza tempo. Ogni riflessione
rimane - anche partendo con i migliori propositi – aperta e sospesa
nel vuoto ... non trova mai una soluzione definitiva!!! In certi
momenti riesce, però, più semplice credere di essere “imprigionati”
in qualche sottile disfunzione metabolica anziché essere “vittime”
di una “alimentazione emotiva” “disordinata” e malsana. In
breve, si cerca in tutti i modi di allontanare il conflitto interiore
su fattori che esulano dalle proprie decisioni e responsabilità.

n
atteggiamento messo in atto, spesso, non per bisogni biologici, ma
per compensare o gestire un senso di noia, solitudine, tristezza,
insicurezza e stress: una bramosia incontrollata ai piaceri e al
vizio della tavola … un desiderio intenso, irrefrenabile e vorace
rivolto a cercare, senza sosta, cibo per calmare i disagi dell'anima;
un'abitudine radicata e fastidiosa che lascia, però, dopo
un'abbuffata incontenibile (binge eating disorder), solo sensazioni
di rimorso e fallimento. Diventa più “conveniente”, per
mantenersi integri e sdrammatizzare il gesto, spostare - attivando
pensieri riparatori - l'attenzione su “cause” esterne ... niente
responsabilità, ma salvacondotto per continuare a consumare e
alimentarsi in modo disordinato, inadeguato e rischioso per la propria
salute!!! Un meccanismo di difesa mentale che ci assolve da doveri,
impegni, peccati di gola e sensi di colpa … si diventa dipendenti
dal piacere del cibo e schiavi del ventre!!! In breve, una
razionalizzazione che aiuta ad affrontare in modo benevole un
comportamento compulsivo di “spiluccamento” continuo (nibbling)
e, soprattutto, ridurre l'impegno nel seguire un regime alimentare
responsabile, corretto e sano; una strategia mentale pronta a
sollevarci, soccorrerci o giustificarci di fronte ad un problema
complesso come la “lievitazione” corporea … cedere alla gola e
lasciarsi “ammaliare” dal piacere del cibo!!! La persona che è
in soprappeso, proprio per il senso di insicurezza e di sfiducia che
spesso l'accompagna, afferma compiaciuta che la sua condizione fisica
dipende - quasi sicuramente - da oscuri “difetti” del sistema
ghiandolare, complessi e reconditi meccanismi genetici che remano
contro la propria “silhouette” … condizione legata, sempre,
comunque, a qualche altra incomprensibile diavoleria organica o
ragione al di fuori dalle proprie “competenze” … spazio
d'azione e responsabilità!!! Ma dopo svariate ed interminabili
indagini cliniche (sempre da fare) arriva la grande “delusione”
ben documentata e precisa; un verdetto inequivocabile e irrevocabile
che disorienta: “congela” i pensieri e fa cambiare prospettiva.
Il referto è chiaro e inconfutabile. Non si è in balia di una
sofisticata aberrazione cromosomica o alterazione biologica, di
fronte alla quale si è completamente impotenti e non si può opporre
alcuna resistenza o fare “modifiche” significative, ma di un
qualcos'altro più “naturale” e “comune”. Il referto, in
realtà, può disorientare, ma è semplice, preciso ed univoco:
vengono introdotte nell’organismo troppe calorie rispetto al
normale fabbisogno quotidiano. Nessuna incertezza, dunque, sullo
stato o difetto ormonale; gli esami clinici parlano chiaro, niente di
quello ipotizzato è confermato. Orbene, chi vuole ridimensionare la
propria “immagine” corporea - eliminare veramente il proprio
“involucro” eccedente - deve limitare l’ingestione di calorie.


uesto squilibrio, tuttavia, non è sempre chiaro o da imputare ad un
eccessivo apporto calorico, occorre infatti prestare molta attenzione
anche agli errori che portano a rallentare il metabolismo e,
soprattutto, bisogna valutare le fatidiche “uscite” (attività
fisica). Un altro aspetto fondamentale che riguarda il cibo non è
solo quello di soddisfare una necessità biologica, ma può diventare
facilmente anche uno strumento estemporaneo per gestire la propria
anima e il malessere emotivo profondo. Gli alimenti vengono, essendo
legati a specifici problemi psicologici (bulimia, anoressia,
depressione), “consumati” anche per gestire e tenere sotto
controllo pensieri scabrosi … come dire, “indigesti”!!! Il più
delle volte utilizzati come sfogo, rifugio, rassicurazione e
“automedicazione”; un insieme di elementi facilmente reperibili e
a portata di mano: basta aprire uno “sportello” (dispensa) …
portano una discreta distensione psicofisica immediata e con poca
spesa!!! Non si deve mai dimenticare che il corpo è sempre
espressione della personalità: se quest’ultima si “inquina”
l’altro inevitabilmente si “appesantisce”; il fisico diventa lo
specchio dei nostri stati d'animo: inconfondibili ed inequivocabili
vissuti interiori. Quando si è chiusi, avvitati su se stessi,
spenti, statici, tristi e depressi, l’energia del corpo rallenta e
ristagna (metabolismo lento). Con il cibo è possibile ristabilire,
spesso, un rapporto “armonico” attraverso condizioni psicologiche
alterate; può anestetizzare e calmare ogni “appetito” mentale,
anche quello di natura sessuale!!! L’assunzione del cibo, in forma
morbosa, infatti, non serve solo a mantenere su di giri il corpo, ma
anche a “saziare” e compensare altri bisogni carenti a livello
emotivo e sociale come insicurezza, insoddisfazione, solitudine,
isolamento, accettazione, considerazione e calore affettivo. Il cibo
produce sollievo, diventa un “regolatore” e, soprattutto, una
“ricompensa” emotiva immediata, viene associato - stimolando
piacere - un profondo senso di gratificazione e un sollievo
momentaneo che va oltre la reale necessità ... sostituendosi e
compensando le frustrazioni quotidiane, produce “soddisfazione”
rapida e istantanea … la “ricompensa” subitanea, però, si
trasforma in vergogna, pentimento e rimorso. In questi casi,
mettersi in ascolto diretto del proprio corpo, in modo attivo,
consapevole, in un'ottica più contenuta, equilibrata, essenziale e
con consumi regolari, è sempre un'ottima pratica.
li
alimenti sono, quindi, molto di più che un semplice strumento di
sopravvivenza biologica … trascendono, senza alcun dubbio, la
normale funzione vitale!!! Il cibo si è trasformato, nei secoli, in
un vero e proprio mezzo di aggregazione, compagnia, consolazione e
piacere … un formidabile, indiscutibile, potente e formidabile
collante sociale!!! Il “vitto” va oltre ad un banale “carburante”
per il corpo e la mente ... rappresenta un sofisticato linguaggio
culturale che ci rende unici e, per certi versi, originali; un gesto
quotidiano che quando è adeguato e corretto, si trasforma in una
sofisticata forma di benessere e, soprattutto, una preziosa cura
preventiva … indispensabile per proteggere e rigenerare l'intera
struttura psicosomatica!!! Ogni alimento, pertanto, oltre a nutrire
il corpo, veicola infiniti altri significati di natura culturale,
sociale, affettiva e psicologica. L'atto di alimentarsi è un
processo che appartiene alla natura più profonda e recondita di ogni
essere umano. Il nostro cervello contiene un vasto archivio memoriale
straordinario legato a sapori, vissuti, storia e emozioni comprese,
indispensabile per far funzionare bene e in modo salutare l'intera
struttura. I sensi attivati (gusto, olfatto ...), infatti, creano una
potente connessione chimica e neuronale; un fenomeno multisensoriale,
più o meno “rassicurante”, pieno di sorprese e di risvegli
emotivi eccitanti, che può farci sentire a casa o perennemente
tormentati … creare sofferenza e inquietudine!!!
iveste, in ognuno
di noi, una variegata ed indiscindibile valenza simbolica, contiene un
potentissimo e complesso linguaggio universale: affetto, apertura,
disponibilità, accoglienza, tenerezza e amore (vedasi mamma che
nutre il bambino) … un patrimonio culturale prezioso e speciale,
nel bene e nel male, irrinunciabile, racchiuso in ognuno di noi, in
grado di raccontare a fondo l'identità, valori e storia di ciascuno
di noi!!! La cartina tornasole di quanto appena affermato è molto
semplice, piuttosto evidente e alquanto “banale”. Quando siamo
assorti in attività gradevoli, completamente presi dalla gioia,
“persi” nella passione, “storditi” dalla felicità,
“abbandonati” nella soddisfazione intensa e coinvolgente, non si
percepisce un benché minimo di languorino, nessun “brontolio” o
“buco” nello stomaco ... regna completamente la pace e leggerezza
... una benefica e salutare inappetenza!!! In quella condizione
psicofisica si dimenticano perfino gli orari canonici del mangiare:
l'entusiasmo cancella completamente eventuali “picchi” o “morsi”
della fame ... non ci si accorge di saltare il pasto, nemmeno si
pensa a qualche leccornìa particolare. In breve, la felicità spegne
completamente il bisogno di cercare sostegno nel cibo ... utilizzarlo
come strumento di consolazione!!! E' sempre necessario interrompere
questo meccanismo psicologico insano, spezzare la relazione tra
“vuoto emotivo” e “stomaco pieno in modo consapevole e
responsabile”!!!
n pratica, se l’esistenza scorre senza
entusiasmi e passioni la mente, immediatamente, si getta a capofitto
sul “companatico” per portare un po’ di tranquillità,
consolazione e sollievo; “assicura” un momentaneo e parziale
senso di calma, diventa un potente “regolatore” cerebrale
dell'umore che può, nell'immediato, “riempire” vuoti affettivi,
arginare ansia e stress (stimola la produzione di dopamina) … un
inganno mentale piacevole ma nel contempo tormentato!!! Chi è calato
in questa dimensione psico – affettiva combattuta, difficile,
frastornata e confusa, diventa dipendente e intrappolato nelle prime
cose commestibili a portata di mano ... nel cibo!!! Il soggetto nel
rimanere bloccato, in questa singolare dinamica malsana persistente è
costretto - utilizzando questo palliativo, strategia apparentemente
gratificante, ma poi colma di sensi di colpa - a subire la vita
anziché viverla felicemente … diventa un meccanismo illusorio di
compensazione per gestire emozioni forti e dolorose!!! Questo
personaggio calato in una dimensione psichica simile, costantemente
alle prese con sovraccarichi mentali, si trova completamente in balìa
di una profonda fragilità psichica e vulnerabilità emotiva!!!
acendo cose poco stimolanti, in parte deludenti, magari monotone,
ripetitive e sempre uguali - tutte esperienze dirette a cui spesso
non crede e che sviluppano profonda indifferenza, apatia e isolamento
- attiva le mascelle per contrastare tensione, frenesia e
demotivazione ... “vivacizzare” una vita piuttosto spenta e
deludente!!! Se si riducono passioni e interessi, la mente va alla
ricerca di sollievo e ricompense immediate; il primo elemento più
facile, a portata di mano e a buon mercato disponibile, per mettere
all'angolo tristezza, sfiducia e delusioni, è mangiare
abbondantemente fino a “deformare” completamente la “sacca”
di smistamento … riempire lo stomaco almeno con qualcosa!!! Un
comportamento che, a lungo andare, non solo debilita il corpo, ma
“appesantisce” e rovina completamente anche la “forma”. Quel
vivere fatto, inoltre, di continue rinunce, frustrazioni e
insoddisfazioni, oltre a creare un profondo vuoto interiore, produce
un corpo stanco, astenico e privo di vitalità. Ricorda, se
l’esistenza si “restringe” il corpo si “appesantisce” e si
“gonfia” velocemente. Più si reprime quello che conta realmente
nella vita di tutti i giorni, più ci si scatena a tavola attraverso
insolite, improvvise e grandi abbuffate … più aumentano le
privazioni più ci si sbizzarrisce sul piatto!!! Dipendere dagli
altri, non farsi valere, dire sempre sì, troppa disponibilità senza
un vero tornaconto, creare a tutti i costi un mondo privo di
problemi, eccessivamente conciliante per il quieto vivere (annullarsi
e mettere la propria vita in mano ad altri), spinge ad utilizzare
pratiche compensative: si entra nel tunnel della dipendenza
alimentare.
ono tutti atteggiamenti che rendono infelici e spengono
l'iniziativa. Sono questi comportamenti i veri nemici peggiori, che
tolgono gioia, allontanano da se stessi, annullano l’autostima,
fanno saltare i bottoni e allargare la cintura. E’ un grave errore
riversare i lamenti continui e le frustrazioni nel piatto; la
felicità va sempre ricercata fuori dalla tavola perché il
malcontento, a lungo andare, allarga e aumenta le “misure”. Per
contrastare il “peso” bisogna cavalcare il piacere, risvegliare
la passione e godere delle piccole cose che stanno attorno… e sono
davvero tante se si cercano nella direzione giusta!!! Per raggiungere
tale equilibrio psicosomatico, non servono grandi sacrifici o azioni
impossibili, ma sarà utile - da soli o con l’aiuto di un esperto -
impegnarsi senza sforzo, liberare la creatività e il proprio
talento. Togliere, soprattutto, i “bocconi” amari dalla mente e
“alimentarsi” delle piccole gioie quotidiane. Attenti sempre ai
“pizzicagnoli”, alle pubblicità ingannevoli, a tutti coloro che
garantiscono di saper contenere il peso con sostanze miracolose senza
alcuna sicurezza, la cui efficacia non ha niente di salutare e
scientifico … suggerimenti che, spesso, disorientano, allontanano
dalle responsabilità e distraggono da un percorso terapeutico
personale serio e consapevole … da un salutare cammino individuale
specifico, originale e su misura!!! Ci si deve sempre rivolgere a
professionisti seri, aggiornati e liberi da vincoli lobbistici.
essun
dubbio, dunque, chi vuole un ventre “piatto” o spostare l'ago
della bilancia verso sinistra, deve cominciare - se motivato e
determinato a gestire la “zavorra” eccedente - a nutrirsi in modo
sano e consapevole. Intraprendere una corretta educazione alimentare,
mangiare “bene” e, nel contempo, limitare l’ingestione
esagerata di tutte quelle calorie che non solo fanno aumentare il
“volume” corporeo, ma anche ammalare silenziosamente con potenti
infiammazioni sistemiche, l'intero organismo. Se vogliamo migliorare
il rapporto con il cibo, affrontare veramente in modo tranquillo e
sereno l'oscillazione ponderale prima che si trasformi in fissazione,
stress o ansia da bilancia, dobbiamo seguire scrupolosamente alcune
regole “salutistiche”, adottare abitudini alimentari bilanciate e
stili di vita equilibrati ... il tutto affiancato sempre da un
discreto impegno, in modo costante e assiduo!!! Una evoluzione
incessante che richiede non solo fermezza, “dedizione” e
autodisciplina culinaria, ma anche capire - senza fare troppo i
“saccenti” o sostituirsi a professionisti qualificati e seri - il
funzionamento dinamico dell'intero organismo … un processo di
“crescita” e miglioramento continuo che aiuta a mantenerci
energici e in salute!!! In breve, comprendere come il corpo utilizza
l'energia prodotta dal cibo e le varie sinergie che potenziano il
valore nutritivo: micronutrienti e macronutrienti che soddisfano
appieno i vari bisogni fisiologici … compresi i pensieri
disfunzionali legati al cibo!!!
e vogliamo “fronteggiare” in
modo concreto gli impulsi minacciosi e condotte insane, circa il
rapporto con le sostanze nutritive, dobbiamo cominciare a sentire:
risvegliare i sensi ... cosa il corpo ci vuole dire, indicare e
segnalare, quando è “aggredito da abitudini sconsiderate o
maniacali”!!! Conoscere e rispettare il funzionamento base
fisiologico normale è - per mantenersi in salute e favorire un
recupero ottimale psicofisico - un passo fondamentale, costruttivo,
indispensabile per eliminare le tossine, migliorare l'energia
psicofisica, ottimizzare il rendimento e conservare la salute
cardiovascolare … un impegno costante che non solo migliora la
forma fisica, ma garantisce anche un benessere mentale profondo e
duraturo!!! Tieni presente che le cellule cerebrali di “domani”
sono sempre determinate e “costruite” da ciò che mangiamo
“oggi”!!! Ricorda sempre e comunque che il cibo viene assimilato
in modo ottimale solo attraverso sinergie e abbinamenti corretti …
massimizzare e amplificare l'assimilazione dei nutrienti con
strategie appropriate!!! Interazioni che non solo lavorano in
“squadra” e potenziando i vari elementi chimici in essi
contenuti, ma possono anche gestire improvvisi picchi glicemici,
ottimizzare il metabolismo e, soprattutto, migliorare l'assorbimento
delle varie sostanze introdotte. Brevi esempi di sinergie e
abbinamenti alimentari corretti: Pomodori - olio evo; Ferro - Vit. C;
Tè verde - limone; Curcuma - Pepe nero; Legumi - Cereali;
Carboidrati - Verdure - Proteine (famoso “piatto unico”); Verdure
- Olio evo - Frutta secca ...ccorre prestare molta attenzione,
quindi, anche alla negligenza nutrizionale, agli errori che portano a
“bloccare” il metabolismo e creare disfunzioni: errate
combinazioni alimentari o eccessi di cibo superiori ai bisogni…
controllare il processo metabolico se brucia le calorie in modo
efficiente e naturale … se supportano completamente le funzioni
vitali!!! Dopo questa breve precisazione, continuiamo il nostro
percorso informativo. La sinergia alimentare che potenzia e ottimizza
l'assorbimento dei vari nutrienti, creando un ambiente salutistico ed
energico, compresi tutti gli abbinamenti alimentari adeguati che
aumentano il valore nutrizionale, non devono mai essere esclusi o
sottovalutati quando si decide la scelta di un menù in generale …
vanno sempre presi nelle dovute considerazioni perché oltre a
fornire la giusta energia, sono utili ed indispensabili al nostro
benessere vitale!!! Accanto a questa particolare attenzione verso i
vari abbinamenti è fondamentale considerare e valutare le
fatidiche ed indispensabili “uscite”, ovvero la miracolosa,
semplice e naturale attività fisica. Un altro aspetto fondamentale
di questo fenomeno è che il cibo, oltre ad essere legato a quadri
clinici specifici (vedasi bulimia, anoressia, ansia, depressione),
può tenere sotto controllo i brutti pensieri, essere utilizzato come
sfogo, rifugio, rassicurazione e “automedicazione” per la mente.
I prodotti alimentari, inoltre, rispetto ad altre sostanze che creano
dipendenza, sono facilmente reperibili e a buon mercato … a
portata di mano e, soprattutto, buoni per tutti i palati!!!


on si
deve mai dimenticare che il corpo è sempre espressione del proprio
modo di essere, dei tratti unici della personalità e dell'impronta
caratteriale: se quest’ultima
si “inquina” l’altro inevitabilmente
si “appesantisce”, “lievita” o “collassa”.
Quando si è chiusi, avvitati su se stessi, spenti, statici,
apatici, tristi, annoiati e depressi, l’energia prodotta rallenta e
ristagna nel corpo (metabolismo lento). Attraverso il cibo è
possibile non solo “zittire” le emozioni, ma anche ristabilire un
rapporto apparentemente “armonico”, spesso, per compensare
l'intera struttura, in modo completamente errato … acquietare certi
stati d'animo e tranquillizzare condizioni psicologiche di sofferenza;
un fenomeno che anestetizza e calma ogni “appetito” emotivo,
compreso quello sessuale (energia). Non è un mistero che nel
rapporto tra cibo e sesso ci sia qualche affinità … vi siano
importanti analogie e significati culturali!!! In realtà, si tratta
di due funzioni fisiologiche, entrambe attivate da singolari
“appetiti”, anche se con regole e meccanismi chimici diversi …
bisogni biologici innati legati non solo ad un fenomeno cellulare, ma
anche alla cultura e società.
l desiderio di alimentarsi, che
spinto agli estremi viene vissuto come fame, è una esigenza
indispensabile per la sopravvivenza: una necessità vitale; l'altra,
invece, intesa come capacità comunicativa e relazionale, per quanto
sia importante, non ha caratteristiche di “vita” o di “morte”
(anche se connessa alla sopravvivenza della specie). Molti, infatti,
per motivi religiosi o disagio emotivo come depressione, abbandonano
tale pratica, rinunciano a tale attività senza “rischiare” la
vita (sublimano tale attività): fenomeno “duro" e “severo” ma
non dannoso per la propria salute (apparentemente, però, perché
tali rinunce o astinenze comunque creano sempre - se non vere e
proprie disfunzioni sessuali - importanti cambiamenti ormonali).
Tieni sempre presente che la “gioia” non solo è una cura
notevole per l'ansia, ma permette anche di gestire il peso, accresce
la libido, migliora il sonno, abbassa la pressione arteriosa e
rinforza il sistema immunitario. Ritorniamo e ributtiamoci ancora una
volta sull'argomento cibo. Mangiare assieme tuttavia è quasi sempre
non solo un atto privato, ma anche un rituale collettivo, sociale e
comunicativo; lo si fa con le persone care e con gli amici, ma quando
si tratta di colazioni di lavoro o incontro romantico il cibo passa
in secondo piano … conta davvero poco quello che si sta mangiando.
el
panorama della ristorazione, non esistono solo cene aziendali o
conviviali, ma anche incontri romantici classici, caratterizzati da
un'atmosfera ovattata tutta speciale, singolare, ineguagliabile,
universamente riconosciuta come fonte di benessere e felicità per
l'intera persona. Una serata galante a “lume di candela” che
favorisce - stimolando la produzione di serotonina - una sensazione
profonda di affiatamento, rilassamento e intimità coinvolgente.
Sintonia, soddisfazione e seduzione sono gli ingredienti emotivi di
benessere che dominano la scena e la fanno da padroni in assoluto!!!
Un'esperienza unica, travolgente vivace e indimenticabile che,
lasciando spazio all'immaginazione creativa, unisce ed emana calore
... separa da un mondo fiacco e noioso!!! Una serata speciale che non
solo crea una forte complicità, produce pensieri allegri e
fantastici, ma può anche consolidare una relazione importante!!!
Stimola fantasie spensierate in grado di “partorire” narrazioni
fantastiche e scenari inediti: rende leggeri e fa volare in alto!!!
Un rituale ricco di fascino, sinonimo di simpatia, ardore, intimità,
romanticismo, eleganza, emozioni originali, autentiche e sfrenate.
Diventa un incontro eccitante, elettrizzante, tutto a sfondo intimo e
riservato, con sfumature erotiche, attimi impetuosi, momenti intensi,
frenetici e forti passioni. Sentimenti prorompenti che giocano un
ruolo centrale per il benessere psicofisico, lucidità mentale
d'azione, ottimismo e spiccato spirito di iniziativa. Un appuntamento
galante che sviluppa intesa e reazioni emotive elettrizzanti che,
“fondendosi” insieme, creano desideri “onirici” e fervida
immaginazione!!! In breve, un classico “tète à tète”
“birbaccione”, eccitante e seducente, davvero unico e
intramontabile.
n quella precisa circostanza, la “comanda”
passa in seconda posizione, il cibo perde il suo potere e valore
culinario. La coppia, in quel frangente, non è per nulla interessata
alle porzioni e a manicheretti vari, ma a sguardi attrattivi e
seducenti; in quel preciso istante, conta solo riempire la mente di
romanticismo, tenerezza, passione e, soprattutto, assecondare
pensieri maliziosi che fanno aumentare il clima gioioso, rinforzano
seduzione e complicità. Il companatico viene trascurato, nemmeno
accennato, snobbato, tantomeno preso in considerazione, perché tutta
l'attenzione è diretta e concentrata sulla “preda”: figura da
corteggiare o conquistare al momento, in modo libero, autentico,
aperto e solare. Le leccornìe ordinate sono accantonate, lasciano
spazio al fascino individuale, agli sguardi socchiusi malandrini e
allusivi che stimolano qualcosa in profondità ... risvegliare
desideri assopiti magari da tempo!!! Un vero e proprio fermento di
gesti teneri e emozioni eccitanti ... atteggiamenti intensi che
smuovono stimoli fisici e sensazioni psichiche importanti!!! Non
esiste altro, ci si lascia andare completamente all'incontro galante
e alla furbizia dell'attimo. Solo le occhiate galeotte eccitanti e la
passione dell'istante dominano quella scena memorabile, irripetibile
e fantastica. Quella complicità, attrazione e intese reciproche
nascenti infuocano i due “innamorati”: colorano di mille colori
quel momento focoso, intimo e speciale.
l clima romantico della
serata se poi vissuto sotto un manto di stelle scintillanti -
stimolato dalla confidenzialità, disponibilità e complicità
silenziosa dell'attimo - “suggerisce” parole languide e
atteggiamenti seduttivi che faranno da preludio a quello che accadrà
poi ... coronerà la serata!!! Il momento poetico e idilliaco soffuso
farà sicuramente il resto … un'esperienza che si concluderà con
ardore e passione … stimolerà alcune dinamiche psicofisiche
inedite, forti, intense e sempre nuove … un desiderio ardente che
rende leggeri e fa spiccare il volo!!! Quella smania urgente e
incontrollabile spinge a tuffarsi nei labirinti dei desideri,
buttarsi nei segreti e misteri dell'amore. Torniamo, in careggiata.
L'atto del mangiare, pertanto, come è stato più volte sottolineato,
segue regole psicologiche ormai note. Mangiamo di rabbia per profonda
insoddisfazione e “ingeriamo” di gusto a coronamento del piacere;
non sono pochi quelli che, ad esempio, freschi di matrimonio,
aumentano vistosamente di peso (routine e sedentarietà creano meno
attività fisica e poca attenzione all'estetica … si aggiungono
porzioni abbondanti per recuperare energie spese in slanci
travolgenti, “esercizi” ravvicinati e più intensi).
nche
l'uomo, piuttosto narciso, poi, sotto la “scorza” dura da macho,
ha bisogno di rassicurazioni emotive, tiene molto alla virilità,
anche nei suoi aspetti meno evidenti, e sente il bisogno intimo che
questa gli sia costantemente dimostrata e confermata. La prova
incontrovertibile del proprio desiderio, l'uomo ce l'ha attraverso
l'erezione (fenomeno ben visibile), mentre la donna, per certi versi,
risulta più “discreta” (“lubrificazione vaginale”).
Soprattutto all'avvicinarsi di certe prove l'emozione cresce e con
questa la paura di non essere all'altezza. Senza quel piccolo evento,
che poi tanto piccolo non è, sarebbe vanificato addirittura l'atto
finale. Può capitare a tutti di fare “cilecca”, vuoi per
l'emozione, per la stanchezza o altro. Ma quale cibo sarebbe
consigliato a chi cerca di dare una eccellente prestazione, una prova
di sé vigorosa in questo campo così misterioso e controverso?
Dovrebbe essere il momento buono dei cosiddetti cibi “afrodisiaci”,
per chi ovviamente ci crede.
uesti sarebbero sostanze vegetali o
proteine animali che avrebbero, se ingerite con parsimonia, la
capacità di accrescere lo stimolo sessuale … migliorare la
qualità della prestazione!!! Questi “fantomatici” cibi - nella
convinzione popolare - dovrebbero avere un'azione riflessa sulle
mucose dei canali genitali, aumentando, in proporzione alla quantità
ingerita, l'eccitazione in entrambi i soggetti e, nel contempo, la
potenza sessuale nel maschio e della femmina agendo rispettivamente
sui vari ormoni: testosterone e progesterone (aumentare l'afflusso
sanguigno e rilassare le arterie muscolari per riempire i corpi
cavernosi). Molti sono, comunque, i cibi che pur non avendo riscontro
scientifico, sono segnalati come rimedi infallibili a livello
erotico, dalla tradizione popolare in forma sia orale sia scritta.
C'è chi mangia in quantità industriale, prima di un incontro
importante, tonnellate di frutti di mare e di gamberetti con discreti
risultati semplicemente perché si è “convinti” che quel cibo
sia veramente miracoloso … rimane solo però un'iniezione di
autostima che fa aumentare la sicurezza, rende meno impacciati e più
intraprendenti. Possono aiutare a fare bella figura, inoltre, secondo
alcuni detti popolari, spezie e tartufo a volontà, il tutto
annaffiato con vino bianco fresco. Al di là della varie convinzioni,
va precisato comunque che l'alcol in piccole dosi può - pur facendo
sempre “male” - aiutare a sciogliere ansia ed imbarazzo, mentre a
dosi elevate, diventare un grande ostacolo in quanto “boicotta”
la continuità erettiva (mantenimento costante del flusso sanguigno).
’assunzione
smodata di cibo, anche se episodica, non serve certamente a
mantenersi in buona salute, bilanciare parametri fisiologici vitali,
curare in modo armonioso la forma fisica o contenere le proporzioni
anatomiche desiderate, ma a “saziare” e “nutrire" altri bisogni
di natura emotiva (emotional eating) come, ad esempio, relazioni
complicate, governare situazioni instabili, momenti di forte
incertezza, mancanza di interessi e desideri; gestire solitudine e
ammorbidire schemi mentali rigidi ed obsoleti; ostentare una
“spavalda” sicurezza di facciata, sciogliere e riscaldare la
freddezza interiore. Il cibo in eccesso, dunque, non solo
sovraccarica l'organismo di tossine, causa acidità, gonfiore ed
infiammazioni silenziose, ma è legato anche a valori sociali e
culturali molto profondi, attraverso i quali si possono mitigare
atteggiamenti complessi, forti, pesanti e spiacevoli: sacrifici,
rinunce, nostalgie,
rimpianti esistenziali, chiusura verso se stessi e
distacco dagli altri. Produce un senso di vuoto, tristezza, nostalgia
e delusione per non essersi lasciati andare alla gioia del momento o
coinvolgere in nessuna attività affettiva o sociale. Progetti
lasciati a metà, in sospeso creano un senso di frustrazione e
rimpianto continuo ... aspettative mai realizzate completamente
riaffiorano all'improvviso, ritornano con forza e tensione
costante!!! I dubbi, opportunità perse ed occasioni creative
sprecate ritornano in superficie, turbando completamente il presente;
rimpianti per tutte ciò che si poteva realizzare o costruire, quelle
cose che si avevano già in mano, ma le abbiamo disattese, lasciate
sfumare, volar via, avvelenano lentamente l'esistenza … quando non
si vive in modo autentico iniziative e desideri profondi tutto si
ferma, l'energia si blocca … si diventa insicuri e vulnerabili!!!
Ci troviamo di fronte a strutture psichiche intransigenti,
irremovibili inflessibili e fragili: mente diffidente, con tratti
oppositivi, rigidi e provocatori, un cuore “secco”, arido,
distaccato e “gelido”.
ifficoltà ad aprirsi a nuove idee,
chiusura verso il cambiamento e “avventure”. Si crea incertezza e
resistenza al mutamento anche quello più banale perché si teme il
peggio, non essere in grado di portare a termine impegni e ottenere
risultati positivi … ogni decisione viene vissuta come minacciosa e
catastrofica!!! ... meglio non muovere troppo le acque, forse
conviene mantenere lo status quo!!! Abbiamo a che far con meccanismi
e strategie psichiche che ci aiutato a “consolarci” in modo
automatico, sbrigativo, pasticciato, semplice ed immediato, davvero a
basso costo dal punto di vista “economico”, ma con risvolti
drammatici a livello psicosomatico. Gli alimenti, dunque, oltre a
nutrire il corpo, veicolano infiniti altri significati: culturali,
affettivi e psicologici. La cartina tornasole di quanto appena
affermato è che quando siamo presi completamenti dall'entusiasmo,
gioia, passione, felicità e soddisfazione, non percepiamo alcun
stimolo della fame, si dimentica perfino il companatico ... di
mangiare, perché si è già sazi, 'pieni' di voglia di vivere e
felicità!!! Attenzione, quindi, anche alle bevande psicotrope,
perché il ricorso a tali liquidi è quasi sempre un modo di
anestetizzare o compensare un profondo malessere interiore: gestire
problemi di ansia e depressione. Nella mia attività capita spesso di
incontrare persone che per anni “patiscono” la fame, si torturano
e si sacrificano mangiando “crusca e fieno” solo per avere
qualche “etto” in meno. Persone avvilite, scoraggiate,
demotivate, deluse ed esaurite non solo da lunghe, interminabili e
restrittive diete, ma anche tormentate dal senso di colpa per non
aver raggiunto nessun risultato oggettivo e concreto; una
rappresentazione psichica insistente, continua ed involontaria che
assume, nel tempo, un carattere particolarmente colpevolizzante e
piuttosto invalidante … un sintomo di una disistima profonda,
accompagnato da frustrazione, che svuota e annulla ogni iniziativa.
uesti sono i pensieri dominanti, estranei ed intrusivi che spengono
e annullano completamente il soggetto: non valgo nulla, non sono in
grado di raggiungere nessun obiettivo, non ho nemmeno un briciolo di
forza di volontà, sono inutile, continuamente limitato in ogni
decisione e impresa. Poi di colpo, all'improvviso, ecco arriva lui:
il “principe azzurro” ... immediatamente ci si scioglie
completamente come la neve al sole!!! Il calo ponderale senza tanta
fatica è assicurato finché dura questa strana e transitoria follia
(come dice C. Baudelaire). L'innamoramento vale più di mille
consigli e diete efficaci, più di cento luminari messi insieme …
non solo per raggiungere i chile desiderati, ma anche per migliorare
la salute psicofisica!!! La passione provoca - se il colpo di fulmine
è vero, naturale, profondo e spontaneo - un “maremoto”
neurochimico benefico a livello cerebrale. Neurotrasmettitori che
“infiammano”, con effetto analgesico ed energizzante immediato,
sia il corpo sia la mente … creano euforia e buon umore!!! Sostanze
naturali come dopamina, ossitocina e feniletilamina generano
benessere psicofisico e, soprattutto, migliorano attenzione e cura
verso se stessi. Il nostro metabolismo è - se rispettato e
valorizzato - fantastico, davvero prezioso e miracoloso; quando siamo
entusiasti, gioiosi e felici ci regala il benessere senza tanti
sforzi e progetti gratificanti… equilibrio, vigore e serenità!!!
In pratica, se l’esistenza scorre senza slanci e passioni,
immediatamente, la mente si getta a capofitto sul cibo per portare un
po’ di calma, consolazione e un parziale senso di quiete. Chi è
calato in questa dimensione continua, caratterizzata da “doveri”
inutili, costretto a subire la vita facendo cose poco stimolanti,
noiose, banali e ripetitive, si spegne lentamente. Quando i gesti
diventano monotoni, fiacchi e anonimi, con poco entusiasmo, per nulla
coinvolgenti, l'esistenza abdica ... soccombe e si mette da parte!!!
uando poi tutte le esperienze sono per la maggior parte deludenti,
monotone, ripetitive e sempre uguali, è la fine; un perenne
sforzarsi che, a lungo andare, “appesantisce”, “altera” la
“sagoma”, rovina completamente la “forma” e abbassa le difese
immunitarie. Una personalità poco determinata e per nulla “incisiva”
che non riconosce realisticamente il proprio valore, visibilmente
disorientata, smarrita, imprigionata, irrequieta e fagocitata dalle
sue stesse rinunce. Abbandonando completamente la strada della
curiosità, della passione e del divertimento, si diventa piano piano
sempre più estranei a se stessi ... distratti o allontanati
totalmente dal piacere e godimento sano!!! Il cibo, in quel preciso
contesto, altro non è che un potente tappabuchi, viene usato come
sostituto di attività eccitanti, entusiasmanti e piacevoli …
diventa un “prezioso” regolatore della fame emotiva, placa
sensazioni spiacevoli come tristezza, stress, ansia e isolamento!!!
Quando il senso di deprivazione è diffuso - togliendo sempre più
spazio alle necessità avvincenti ed annullando esigenze personali
intriganti - la fame, come per incanto, si riaccende con smodata
voracità. Alla fine della giornata, tirando le somme, la vita appare
spenta, rallentata, troppo addomesticata, statica, piatta e che non
emoziona più; siamo colti da incertezza, tristezza, stanchezza,
sfinimento e apatia, ci si butta letteralmente su un colmo bicchiere
di fresca e profumata “nutella”; una “fantastica” crema -
gianduia che oltre a risolvere in maniera maldestra le difficoltà
quotidiane, altera la “sagoma”, allontana sempre più da se
stessi, fa perdere il controllo e crea profonda “dipendenza”. Ci
si riduce a prendere scorciatoie insolite, forzate, sotto il
controllo di un vivere fatto di continue rinunce, frustrazioni e
insoddisfazioni. Ricorda, se l’esistenza e gli interessi personali
si “restringono” il corpo si “appesantisce” e si “gonfia”
velocemente. Più si reprime quello che conta realmente nella vita,
più ci si scatena a tavola attraverso piccole o grandi abbuffate.
Dipendere dagli altri, non farsi valere, dire sempre sì, troppa
disponibilità senza un vero tornaconto, creare a tutti i costi un
mondo privo di problemi, eccessivamente conciliante per il quieto
vivere sono i peggiori nemici che tolgono felicità, allontanano da
se stessi, annullano l’autostima, fanno saltare i bottoni e
allargare la cintura (annullarsi e mettere la propria vita in mano
ad altri).

l
cibo, ben noto a tutti, non veicola solo carboidrati e proteine, ma
soprattutto emozioni e norme sociali ben precise: “consola”,
riattiva ricordi, può renderci aperti, disponibili e socievoli;
segnala l'appartenenza culturale di un gruppo e comunica valori
sociali di un'intera società … riflette la propria identità!!! Il
rapporto con il cibo può rivelare tratti caratteriali singolari e
stili di vita specifici. Scelte, rituali, preparazione, consumi e
varie abitudini a tavola rappresentano un vero e proprio linguaggio
culturale e simbolico. L'approccio col cibo segnala, infatti, molto
di più del suo apporto vitaminico e nutrizionale. Non è solo un
semplice mezzo di soddisfazione e sostenimento biologico personale,
ma supera di gran lunga le sue funzioni costruttive e riparatrici. Va
ben oltre le stimolazioni e sensazioni organolettiche: appaga mente e
corpo, dona un senso di “pienezza” e completezza!!! E' un
linguaggio psicofisico “criptato” che ci mette in contatto con
stati emotivi profondi, diventa lo specchio diretto dell'anima, delle
nostre sensazioni psichiche (somatizzazioni, linguaggio del corpo …):
può essere o diventare una risorsa emotiva serena o tormentata. La
voracità comunica, inoltre, umori, atteggiamenti e attenzioni verso
se stessi e il mondo circostante: introversione, estroversione,
agitazione, impazienza e riflessione profonda. Mangiare lentamente,
in modo frettoloso, cambiare o non cambiare mai menù, non lasciare
nulla nel piatto, sono comportamenti che ci dicono chi siamo
realmente!!! Il rapporto col cibo è uno specchio diretto con il
nostro carattere, riflette il nostro stato emotivo … la “voracità”
e “famelicità” viene associata a un modo di fare impulsivo,
mentre la lentezza è legata alla riflessione, pacatezza, curiosità,
voglia di conoscere e approfondire.


a madre quando nutre il proprio
figlio trasmette - oltre ai nutrienti necessari alla sua crescita e
sviluppo equilibrato - le basi dell'autonomia e dell'indipendenza. In
breve, assicura conforto, protezione, sicurezza e tenerezza!!! Quando
quest'ultimi bisogni non sono soddisfatti, il bimbo può servirsi di
varie “strategie” fisiologiche per segnalare il suo malcontento,
sofferenza o insoddisfazione; sollecitare più attenzione e cure
materna tra cui, molto usate, le turbe intestinali. Si ricorda che le
cattive abitudini alimentari e forti tensioni possono causare - sia
nel piccolo sia nell'adulto - disbiosi e dolorose infiammazioni
(alterazione dell'alvo … diarrea da stress e ansia … gonfiore,
intolleranza ...). Circa i problemi della “pancia” è lecito
porsi una semplice domanda. Ma
quali processi psichici possono aver luogo nel ventre quando il
piccolo non viene completamente “sfamato”, accontentato oppure
soddisfatto nelle sue richieste? Come prima cosa mi viene in mente
frustrazione, apatia, irrequietudine, delusione e contrazione. Quando
si è sazi e sereni si sviluppa, invece, nel corpo e nella mente, una
sensazione diffusa di calma e appagamento emotivo; se non esageriamo
e ci limitiamo nell'ingozzarci, sperimentiamo una piacevole e
naturale sensazioni di “pienezza”, benessere e un clima di gioia
rigenerante: i vari ormoni prodotti portano a una profonda
distensione mentale e psichica (leptina … tale sostanza agendo
sulla sazietà può generare una sensazione di “felicità”).
L'essere ben sazio è una buona cosa e, per quanto possa suonare
cinico, il “satollamento” è insieme al sonno, la base della vita
serena del bambino, anzi dell'essere umano.


a proprio accanto alla
soddisfazione stanno - se siamo esagerati - in agguato il cattivo
umore, la collera, l'invidia (itterizia) e l'avidità in ogni sua
forma più negativa. Il piacere e il godimento allontanano nausea e
disgusto. In breve una quantità di sensazioni piacevoli o spiacevoli
possono albergare nel ventre. L'ira opprime e sceglie la sua sede
elettiva al di sotto del diaframma; qui risiedono, con tutte le sue
pene, le varie preoccupazioni spiacevoli ... provocano ogni genere di
disordini meccanici e chimici!!! Il mezzo di cui si serve di
preferenza l'ira sono gli accumuli di gas, localizzati nelle parti
intestinali più o meno contratte, tra le due anse dell'intestino
crasso. La
chiave più efficace per spezzare o contrastare il circolo vizioso
delle grandi abbuffate si trova, in linea di massima, quasi sempre
dentro di noi: entusiasmo, innamoramento, passione, curiosità,
interessi, apertura verso il nuovo, consapevolezza chiara, lucida e
concreta dell'ambiente circostante, assicurano un certo controllo
dell'impulso ossessivo – compulsivo inappropriato e indesiderato;
aiutano a comprendere, riconoscere, modulare o spegnere, nei momenti
più determinanti in ambito motivazionale, il nostro stato affettivo
– emotivo disordinato, canalizzandolo su percorsi più creativi e
costruttivi … idonei per garantire o gestire in modo adeguato
rapide oscillazioni dell'umore, alti livelli di ansia improvvisi,
sovraccarichi psichici “intensi”, complessi e difficili che
rischiano di sopraffare l'intero organismo!!!


na sessualità
“selvaggia” vissuta, inoltre, in modo libero, rispettoso,
giocoso, coinvolgente e sano va bene ... arreca beneficio a tutta la
struttura psicosomatica: diventa un prezioso regolatore del benessere
sia fisico sia mentale; anche una solida e sincera amicizia non solo
può facilitare l'equilibrio tra stato mentale e quello biologico, ma
può aiutare a smantellare in profondità meccanismi psichici
automatici, intrusivi ed invalidanti. Tutti atteggiamenti che,
generando forti picchi di neurotrasmettitori “buoni”, distolgono
l'attenzione dall'ingordigia e voracità improvvisa … un'ondata
improvvisa di forte “sballo” e autostima, accompagnata da
euforia, esuberanza, benessere, felicità ed appagamento … invade
ogni cosa “dentro” e “fuori di noi”!!! Aiutano a distogliere
lo sguardo avido, ingordo, famelico e bramoso dalla mensa
eccessivamente imbandita. Si ricorda che la noradrenalina e la
dopamina creano sempre e comunque una sensazione di euforia diffusa e
una potente carica vitale. Controllare questa particolare dipendenza
non è certamente facile, è un fenomeno complesso, che richiede
determinazione, supporti clinici strutturati, percorsi terapeutici
specifici e, soprattutto, qualificati … non si supera con la forza
di volontà ma con impegno e consapevolezza!!! E’ sempre un grave
errore riversare lamenti e le varie frustrazioni nel piatto.

a
felicità va, dunque, sempre ricercata fuori dal “banchetto”
conviviale perché, il malcontento, a lungo andare, allarga e fa
aumentare i buchi della cinghia a dismisura. Per contrastare il
“peso” bisogna cavalcare il piacere, risvegliare i sensi, vivere
nel tempo presente con passione e godere delle piccole cose che
stanno attorno … e sono davvero tante se si cercano nella direzione
giusta!!! Per raggiungere tale equilibrio psicosomatico sarà utile -
da soli o con l’aiuto di un esperto - liberare la creatività e il
proprio talento ma, soprattutto, togliere i “bocconi” amari dalla
mente; “gustarsi” ogni incontro, “assaporare” e vivere
appieno il momento, “alimentarsi” di cose belle, piacevoli ed
inaspettate che la vita ci dona “gratuitamente” … “godersi”
le piccole gioie quotidiane sarà sempre e comunque la soluzione
migliore per riscaldare il cuore e raffreddare la mente in eruzione!!!
Migliorare il benessere emotivo non solo permette di salvaguardare la
salute mentale a lungo termine, ma anche a proteggere il cervello:
abbassa i livelli di cortisolo e riduce lo stress. La soddisfazione
previene e allontana il burnout, un vero “antidoto” alla
rassegnazione e scoraggiamento, spinge e accelera la voglia di
fare!!! Ricorda, il cervello si “spegne” quando non riceve più
stimoli nuovi ed interessanti. Non ci sono dubbi, il fuoco della
passione amorosa è benefica, coinvolge e rende leggeri … porta
alla “follia”!!! Quando i rapporti sono carichi di frenesia,
impeto e fervore, ogni attimo diventa un’occasione speciale, si è
ben disposti, felici, eccitati, allegri e soddisfatti ... la dispensa
rimane piena e il frigo perennemente chiuso!!!
a
cos'è realmente la felicità? Questo stato d'animo momentaneo, assai
bramato e spesso irraggiungibile? Tutti la rincorrono, ma pochi sanno
riconoscere o individuare correttamente il suo vero percorso ... a
volte più oscuro che illuminato!!! Più la desideriamo in modo
ardente, con determinazione e intensità, più diventa fuggente,
tenebrosa e “scostante”. Con tale atteggiamento pretenzioso ed
ossessivo prendiamo le distanze, ci allontaniamo completamente da
essa; equivocando i suoi “benefici” e i suoi reali “prodotti”,
produciamo solo un effetto contrario, deludente e ambivalente … si
genera un senso di stallo, blocco ed indecisione!!! Guai seguire il
“gregge”, lasciarsi influenzare da visioni “oniriche” o
condizionare da opinioni preconfezionate che limitano la libertà di
scelta, giudizio e rallentano completamente il pensiero critico
personale. Tieni presente che essa arriva spedita naturalmente, senza
trombe e tamburi, solo se viviamo la vita in modo autentico,
spontaneo, fedele e in armonia con i nostri valori. Bisogna lasciarsi
guidare liberamente dall'impulso naturale, unico e personale,
altrimenti si rischia incertezza e confusione ... edificare abitudini
e mentalità di qualcun altro!!! Andare fuori strada, travisare il
proprio stato emotivo e, soprattutto, non raggiungere mai questa
preziosa condizione naturale.
olti rimangono delusi perché pensano
che sia uno stato d'animo assoluto, beato, permanente, definitivo e,
quindi una meta irraggiungibile, difficile da materializzare, se non
attraverso giri mentali particolari, forzati e “coscienziosi”;
visioni irrealistiche che rendono impotenti, frustrati e rancorosi,
proprio perché alla fine si scopre che non esiste in nessun luogo
del mondo una condizione emotiva simile: perfetta e duratura. Con
tale convinzione, ogni speranza tende a sfumare, spegne ogni
aspettativa, anche la più realistica. Un pensiero pretenzioso che
non considera concretamente i suoi contenuti autentici, ovvero i suoi
veri momenti di gioie transitorie … uno stato emotivo momentaneo,
ma sempre naturale, fondamentale per una vita radiosa ed eccitante.
Non è mai una di fermata permanente o un traguardo definitivo, ma un
processo complesso costruttivo di crescita evolutiva continua.
Ricorda, è l'allenamento e il superamento delle problematiche
esistenziali che ci rendono vivi e ci abilitano a raggiungere quel
piacere passeggero e immediato. Un equilibrio dinamico tra tratti
caratteriali fantastici che “fluttuano” intensamente senza sosta:
gratitudine, serenità, allegria, piacere, euforia ….!!! Un
fenomeno con diverse sfumature che può esaltare e favorire le
capacità umane: affinare strategie, attivare progetti, scopi,
risorse, competenze e abilità … produrre serenità, gioia,
soddisfazione … e, appunto, felicità!!!
a felicità “pura”,
senza sforzo e pretese è sempre raggiungibile, può essere
stimolata, sollecitata, attivata, sviluppata e sfruttata in ogni
omento; diventare, quindi, un bene prezioso per ognuno di noi, una
importante fonte di salute, una grande indipendenza e profonda
saggezza … un incalcolabile patrimonio umano!!! Parecchi desiderano
avvicinarla, conoscerla, molti la inseguono, tanti altri cercano di
conquistarla, ma solo alcuni la raggiungono, pochi riescono a
difenderla ... e tenersela in grembo ben stretta!!! Questa condizione
di benessere non deriva da situazione esterne, in funzione di ciò
che ci capita, delle cose che stanno intorno a noi, ma semplicemente
come le vediamo, guardiamo e elaboriamo; una situazione può essere,
infatti, per un soggetto, un problema per un altro, invece, una
preziosa opportunità … un nuovo inizio creativo, una ripartenza
del tutto originale e stimolante!!! E' vero, anche con le migliori
capacità e attenzioni personali possibili, non possiamo gestire
completamente il mondo circostante, ma senza alcun dubbio possiamo
controllare - con grande gratificazione e soddisfazione - la nostra
interiorità: avere potere sui nostri gesti, percezioni e pensieri …
renderli più lineari e scorrevoli!!! Intestardirsi a voler pilotare
o “modificare” a proprio piacimento l'ambiente esterno, renderlo
un tappeto, è uno sforzo inutile e dannoso, agita per una eccessiva
produzione ormonale eccessiva e, soprattutto, allontana dalla
felicità!!!
'infelicità, il più delle volte, la “creiamo” noi
attraverso ricordi inappropriati, mettendo in atto procedimenti e
schemi mentali rigidi, contorti ed inadeguati. Osservare le cose in
maniera confusa, non liberamente, attraverso il “filtro opaco”
della critica e del pregiudizio, si rischia di inciampare solo nella
sventura, insoddisfazione e scontentezza; una mente “buonista”
che spinta da falsi bisogni, da assurde ambizioni, poco lucida,
ingabbia, vincola a rimpianti, a sensi di colpa e a dubbi continui
... porta dritti dritti allo sfinimento, all'isolamento, al
pessimismo e alla tristezza assoluta ... impedisce l'evoluzione delle
idee e ostacola la creatività … paralizza l'evoluzione personale e
toglie completamente spazio alle azioni felici!!! Un 'metabolismo
mentale' tossico che produce solo zavorra, tossine, cose inutili e
“scarti” psichici; un cervello in quelle condizioni altro non può
fare che accumulare tossine e boicottare la felicità. Sono
proprio questi numerosi processi mentali rigidi, disfunzionali,
scostanti e logoranti che, pieni di “scorie”, frustrano,
scoraggiano, intristiscono, rendono immobili, passivi e completamente
improduttivi. Tranelli mentali che scontrandosi con le proprie
aspettative, non solo limitano o ostacolano lo spazio d'azione,
provocano sofferenza, producono fragilità, disagio, sconforto e
infelicità, ma soffocano anche idee nuove e libere, spengono ogni
iniziativa, fiducia e speranza … “stroncano”, al loro nascere,
ottimismo, impegno, entusiasmo e passione!!!


manuela,
da poco in terapia, mi esponeva piuttosto trafelata i suoi tormenti
emotivi, nati dalla sua recente esperienza scolastica: ”””Sa
dottore, questa mattina mi sono laureata, dovrei essere “altrove”,
felice, al settimo cielo, invece sono qui, ora, questo pomeriggio,
davanti a lei, vuota, stanca e avvilita come un cane bastonato”””.
Mi confidava la sua sofferenza interiore, incertezze e timori
sperimentati durante il suo ultimo percorso educativo. Sentimenti non
elaborati, provati e riprovati, consolidati nel tempo che, impressi
nella sua psiche, non solo l'hanno indebolita e sfinita
completamente, ma l'hanno anche allontanata dai rapporti sociali ed
affettivi; una condizione emotiva e un impatto relazionale devastante
che l'attanaglia duramente senza scampo ancora oggi al solo
pensiero!!! Atteggiamenti, convinzioni e schemi mentali rigidi,
opprimenti, da sempre destabilizzanti, che hanno creato diffidenza,
impotenza e apatia: si è introdotta in un labirinto psichico e
mentale senza via d'uscita. Molti non erano stati informati -
compreso chi scrive - di quell'evento scolastico a dir poco unico,
eccezionale e fantastico; nessuno sapeva o poteva immaginare la data
precisa dell'evento, il giorno esatto dell'esame di laurea, nemmeno i
suoi vecchi amici di corso erano stati avvisati (Laurea Magistrale).
Temeva che tale esperienza si trasformasse in una tragedia
straziante; un esito disastroso caratterizzato da un'atmosfera tesa,
carica di risolini ironici ed imbarazzanti; una situazione piena di
sguardi penetranti, occhiate furtive ed invadenti, sguardi
canzonatori che avrebbero demolito gravemente la sua anima già
compromessa da tempo … destabilizzata a livello di sicurezza e
determinazione!!! Torturata da commenti spaventosi, beffardi
sarcastici ed irridenti. In breve, pensava di essere sottoposta ad
ulteriori prove ed esami, valutazioni e critiche invadenti.
Affrontare biasimi e giudizi di valore piuttosto severi e, quindi,
perdere i suoi punti di riferimento e controllo non se la sentiva
proprio. Secondo la sua visione, il rischio di essere sminuita o
umiliata apertamente, in quel preciso contesto pubblico, era davvero
alto e “realistico”!!!
ra letteralmente intimidita, terrorizzata
da ciò che avrebbe potuto pensare la gente, vicina e lontana, sul
suo percorso accademico finale, appena conseguito con “successo”
e senza infamia ... secondo ovviamente il mio punto di vista, ma poco
lineare e piuttosto “travagliato” per sua diretta considerazione
e valutazione!!! Temeva eventuali scontri dialettici, diverbi
immobilizzanti, accese controversie, polemiche aspre e pungenti ...
blocco della forza vitale e cancellazione dell'autostima già
piuttosto fragile!!! Terrorizzata da un eventuale impasse sia verbale
sia mentale durante l'esposizione della tesi … un brusco scontro
che poteva intimidire, mortificare ulteriormente o offendere
gravemente la sua fragile dignità!!! In effetti, dopo sette anni di
sacrifici, studio impegnativo, carico mentale e tensione eccessiva
doveva, al di là di come vive e ha vissuto la situazione, trovarsi
da qualche altra parte; in altri luoghi più gioiosi e fantastici, a
festeggiare - alzare il “calice” comunque in onore del risultato
conseguito - con amici e persone care. Godere comunque di un grande
trionfo, di un successo personale - a prescindere da ogni valutazione
critica possibile - pur sempre concreto e reale (Laurea in scienze
politiche 3 + 2). Invece era lì, confusa, attorcigliata, ripiegata
su se stessa, con lo sguardo perso nel vuoto, avvolta da apatia,
tormento intenso e profonda confusione mentale. In lotta con i suoi
chili di troppo, in battaglia continua con le sue possibili lacune
mentali e stati confusionali improvvisi: scarsa fluidità verbale e
capacità concentrativa compromessa ... instabile e fluttuante a
livello cognitivo (sempre a suo dire)!!! Era lì, immobile, alle
prese con una profonda malinconia che toglieva spazio e respiro a
ogni cosa che toccava.
i estraniava, colpevolizzandosi, da quel
momento così importante, gratificante, fantastico, unico e di grande
soddisfazione personale ineguagliabile; espiava ingiustamente
responsabilità e colpe, attraverso un rimuginio intermittente e
valutazioni soggettive irragionevoli, esagerate e continue!!!
Annullava completamente quel senso di gioia perché - a suo dire -
l'obiettivo non è stato raggiunto nei tempi stabiliti. Ma perché
tutto questo malessere? Emanuela era amareggiata, demotivata,
prigioniera di un turbinio di pensieri negativi, stati emotivi
davvero paralizzanti, immotivati e fuori tempo: senso di colpa,
disistima, fallimento, convinzione di essere profondamente inadeguata
e non avere nessun diritto su questa terra. In sostanza, pensava di
contare poco, devastata da una percezione di sé negativa,
vulnerabile e troppo fragile. Una bassa autostima e scarsa
considerazione di sé era ben visibile anche a distanza: occhi bassi,
testa inclinata, braccia conserte a mo' di protezione, passo insicuro
e leggero come se volasse, desiderasse passare inosservata, non farsi
sentire … come se camminasse su delle uova!!! Una sensazione
diffusa di precarietà, come se fosse in “prestito”: vivesse in
un altra dimensione. Un traguardo vissuto in modo conflittuale e
pieno di amarezze in quanto il suo pensiero stagnante e dominante era
proiettato su tempi completamente inesistenti: passato e futuro
(passato: sensi di colpa per aver fatto scelte sbagliate e deluso i
genitori in quanto non laureata nei tempi legali previsti …
convinzione di aver creato un serio danno economico alla famiglia;
... futuro: terrore di non avere nessuna possibilità - con quel
titolo di studio - di inserirsi nel mondo del lavoro reale: ansia e
attacchi di panico).
a perché perdersi in pensieri così
incattiviti, contorti, concentrarsi solo su labirinti e strettoie
mentali che non hanno via d'uscita? Non sarebbe meglio orientare - a
prescindere di come sono andate le cose - lo sguardo su cose
realizzabili, impegnarsi su nuovi percorsi chiari, concreti e
gestibili, ora, in questo istante? Non potrebbe essere più utile
documentarsi, aggiornarsi, informarsi, approfondire, ampliare alcuni
argomenti principali previsti nel piano di studio appena completato?
In breve, continuare a leggere, studiare, informarsi liberamente per
conto proprio e ampliare le conoscenze su una precisa materia: area
giuridica, economica oppure sociale. Concentrarsi su una sola
“disciplina” scolastica, quella magare preferita, in cui si
eccelleva e magari ottenuti risultati migliori durante la carriera
scolastica, rispetto ad oltre più noiose o poco stimolanti.
Sceglierla e affrontarla magari in modo più “leggero”, ma
profondo, curioso, determinato, disinvolto, coinvolgente e con
passione. In breve, non “accontentarsi” di quel sapere appena
acquisito, ma espandere i propri orizzonti culturali, aggiungendo al
proprio archivio conoscitivo dati inediti, aggiornati e specifici. Un
arricchimento personale che potrebbe facilitare non solo un eventuale
colloquio di lavoro futuro, ma trovare anche un'attività più
gratificante e qualificata, con possibilità di spaziare nella
ricerca occupazionale … avere contemporaneamente più scelte
lavorative!!! Se
vogliamo modificare qualcosa nella nostra vita in modo reale e
duraturo, dobbiamo - senza sconfinare nella morale stoica -
focalizzarci su situazioni “risolvibili”; agire e lavorare su
contesti che possiamo influenzare a nostro favore, tenere sotto il
nostro controllo, e non su quelli impossibili, fuori dalla portata
d'azione e capacità reale. Evitare, quindi, spreco di energie
fisiche e mentali per utilizzarle, invece, in modo più costruttivo e
creativo in altre cose importanti del quotidiano … che ci fanno
sentire bene a casa nostra, sereni e tranquilli!!! E' vero, Emanuela
non si è laureata nei tempi giuridici prestabiliti, come hanno fatto
le sue amiche, ma questo non significa essere “difettosi” o
incapaci. Il ritardo, comunque, non era legato a scarse risorse
cognitive, ma un sovraccarico mentale caratterizzato da ansia,
automatismi e schemi mentali rigidi: quadro clinico ossessivo –
compulsivo (memoria fluttuante, difficoltà di attenzione, deficit
attentivo e incapacità di recuperare in modo ordinato i concetti
archiviati). Un fenomeno incancrenito non soltanto attraverso
scoraggiamento e poca passione, ma soprattutto dovuto a un rimuginio
continuo … masticare e deglutire gli stessi ragionamenti
ripetitivi, invadenti ed invalidanti senza sosta. a
si può annullare, cambiare o “riavvolgere” il tempo già
trascorso? E' possibile “ritoccare” un evento giunto al suo
termine e concluso da tempo? Direi proprio di no!!! Rincorrere o
rievocare con una certa frequenza, intensità e caparbietà
un'immagine già vissuta - con l'intenzione di renderla attuale e
rassicurante - accresce malessere e dissonanza cognitiva. Per quanto
uno sia in buona fede, quelle sensazioni, convinzioni e valori, non
combaceranno mai in assoluto con la realtà!!! Ricorda sempre che
nostra psiche è “astuta” mette in atto scorciatoie e meccanismi
inconsci legati ad esperienze passate, che alla fine ci portano ad
interpretare eventi del tutto soggettivi o, peggio ancora,
“deformati”. Invocare con insistenza e rimpianto un evento che
non c'è più è - scontrandosi con l'immutabilità delle cose -
davvero una lotta estenuante e insensata ... una battaglia vana,
persa già in partenza, che non ha alcuna speranza di successo!!! In
breve, si “ammanetta” il mondo emotivo e incanala la mente in un
circolo vizioso doloroso, frustrante ed impotente. Il rimuginare
mentale continuo, invalidante e destabilizzante, “surriscalda”
non solo i neuroni del cervello, ma minaccia di compromettere anche i
rapporti più sani e, soprattutto, si rischia di danneggiare
l'equilibrio interiore. In tal modo si impone una verità fatta su
misura e si entra a gamba tesa con la realtà!!! Non è possibile
fermare - a nostro piacimento - le lancette dell'orologio. Le persone
passano e gli eventi hanno una loro direzione e dinamiche esclusive
... trasformano, modificano o si esauriscono naturalmente!!!


volte
sono entità “congelate”, rimangono immutate, lì ferme,
completamente bloccate; un fenomeno soggettivo che può essere
travisato, valutato o alterato sempre, a proprio piacimento ...
secondo bisogni, esigente psichiche e atmosfera emotiva del
momento!!! Non si cambia la storia e il suo finale, nemmeno rivivere
allo stesso modo ciò che è stato concluso e lasciato alle spalle.
Rifletti, quando hai vissuto quella situazione o esperienza eri non
peggiore o migliore di adesso, ma semplicemente diverso … lo
sguardo e la prospettiva emotiva di come vedevi le cose sono
cambiati!!! Quegli elementi non ti appartengono più, ora sei
un'altra persona a livello psichico, affettivo e relazionale (i vari
adattamenti e cambiamenti hanno integrato, migliorato o peggiorato il
mondo psicosomatico). Tiene presente che quel vissuto si è evoluto,
arricchito o modificato attraverso nuovi stimoli, cultura, età,
valori, dolori e sentimenti ...!!! Attenzione no giustificazioni,
scuse e alibi, ma sempre rispetto e maturità ... non deve mai
mancare la propria consapevolezza e responsabilità circa quanto
accaduto!!! Voler cambiare ossessivamente un flusso temporale è -
anche solo col pensiero - energia buttata al vento e sprecata
completamente. Un modo sconsiderato e senza alcun ritorno utilizzato,
spesso, per gestire un momento frustrante o stressante sperimentato
nel presente; una strategia che, purtroppo, confonde e non risolve
eventuali conflitti del momento!!! Fissarsi su un voler modificare
ciò che è immutabile crea un severo nervosismo, illusione,
agitazione, delusione, rende fragili, impotenti, insicuri, produce
frustrazione e agonia: logora e genera una stato di profondo
malessere psicofisico. Si tramuta in un comportamento scomposto, con
gesti inefficaci, disordinati e vani ... un muoversi convulso,
gravoso, agitato, confuso ed inutile!!! In questo modo abbiamo a che
fare con un cervello che dissipa e spreca eccessivamente energia sia
fisica sia mentale, in un modo del tutto esagerato, dispersivo, fuori
luogo e senza nessun controllo … si è sotto il dominio di
meccanismi inibitori, automatismi improvvisi e sconsiderati!!! Siamo
di fronte ad un approccio frammentato e poco fluido che crea solo
squilibrio, stanchezza, burnout e smarrimento immotivato: forte
stress, tormento e profonda somatizzazione … il corpo si fa carico
di un profondo disagio emotivo!!!


l tutto si concretizza scaricando
la sofferenza interiore su sintomi fisici reali (tachicardia,
difficoltà respiratoria, problemi intestinali, cefalea, acufeni
…)!!! Questi schemi mentali, modi di pensare disfunzionali e poco
fluidi producono, non solo debolezza e sfinimento fisico totale
immotivato, ma anche blocchi cognitivi, attriti relazionali
fastidiosi, emarginazione ed isolamento sociale!!! Ogni gesto
scomposto e convulso costringe il cervello ad un lavoro
disorganizzato, eccessivo e dispersivo ... ossessivo, appunto!!!.
Vengono consumate inutilmente forze, energie fisiche e preziose
risorse mentali; comportamenti disfunzionali che
riducono sicurezza, creatività e consapevolezza .. annullano
determinazione ed efficacia psichica!!! In quello stato psicofisico
complicato, di usura prolungata, gestire tratti emotivi e mantenere
l'equilibrio psichico è un'impresa davvero titanica. Oltre ad
inibire ogni processo psichico e rallentare ogni tipo di “sviluppo”
naturale, si perdono le varie opportunità che la vita ci offre
realmente e concretamente in ogni momento del giorno (avere cura di
se stessi, migliorarsi, coltivare relazioni autentiche, gioire
dell'apprendimento continuo, imparare cose nuove, ricevere ed
elargire “sorrisi” ...). Attenzione, il tempo passato non deve
essere, comunque, una “zona franca”, inaccessibile. Possiamo
tranquillamente tuffarci dentro, ma dopo che i suoi “contenuti”
ci hanno “rallegrati”, dobbiamo riemergere, tornare nel tempo
reale. Non può diventare un alibi o una scusa, per non affrontare
decisioni, evitare scelte, sottrarsi o scansare situazioni che la
vita ci impone in ogni momento. Guai indugiare, giustificare o
trincerarsi dietro tale sentimento per non affrontare le proprie
responsabilità, problemi e doveri … non bisogna crogiolarsi
dentro, nemmeno renderla permanente e mai trattenerla, ma lasciarla
semplicemente evaporare, svanire naturalmente con un senso di
leggerezza e soddisfazione … deve essere un mordi e fuggi!!!
Ritornando alla storia di Emanuela, possiamo dire che queste sue
credenze personali limitanti, convinzioni e immagini negative verso
se stessa, hanno direttamente condizionato e bloccato, ora ed allora,
le sue reali capacità intellettive.


' stata frantumata ogni risorsa
relazionale disponibile, neutralizzato o inibito il reale potenziale
psichico. Un altro pensiero dominante ha corroso, atrofizzato e
tormentato, inoltre, nel tempo, l'anima di Emanuela: di aver pesato
negativamente sul bilancio familiare. Superando di qualche anno la
normale durata legale del percorso universitario previsto ha
prodotto, sempre a suo dire, un danno economico piuttosto rilevante
all'assetto economico familiare (Corso di laurea 3 + 2 … +2); pare
che il fratello minore non si sia potuto iscrivere all'università
per difficoltà finanziarie. Sembra che questo ritardo complessivo
abbia influito o contribuito al “dissesto” economico familiare e,
quindi, bloccare la carriera scolastica del fratello (senso di
colpa). Quei voti, poi, a suo dire, non particolarmente brillanti o
poco meritati, ottenuti attraverso maniche larghe (assistenti
compiacenti), hanno fatto il resto (disistima). Ma ditemi un po' chi
di noi può dire, durante il suo percorso scolastico, almeno una
volta, di non aver beneficiato di una certa generosità da parte di
qualche docente (non per incapacità, ma semplicemente perché quella
disciplina non piaceva o coinvolgeva poco)? Un rimuginare continuo
che l'ha completamente indebolita e resa fragile; impedito di godere
appieno quel traguardo importante e, soprattutto, di gioire per quel
successo raggiunto ... non si è lasciata “prendere” da quel
momento unico, speciale, importante di gloria che doveva essere
interamente suo!!! Era ed è tormentata da una visione ristretta dei
fatti, da dubbi, convinzioni ed incertezze: pensieri pesanti che la
memoria ha erroneamente deformato e confuso. Le è rimasta una
eredità emotiva pesante, un carico psicologico gravoso ed
invisibile: non essere “degna” e non meritare nulla, nemmeno
quella meravigliosa e grandiosa conclusione; non sperimentare,
quindi, nessuna gioia, soddisfazione o trofeo, da aggiungere a quel
pezzo di carta speciale ... un risultato, comunque, in ogni caso,
volenti o nolenti, sempre importante e prestigioso per chiunque!!! Un
tessuto cerebrale così “oscurato”, comunque, non ha tante
opzioni o scappatoie per sopravvivere; non trova nemmeno un banale
“sotterfugio” per cavarsi d'impaccio o una piccola via, pur
“angusta”, di fuga veloce e consolatrice. Un cervello,
concentrandosi solo su aspetti negativi e problematici, in quello
stato si “atrofizza” e “muore”, altro non può fare che
imprigionare, condannare e rinchiudere il soggetto nella gabbia del
tormento e dell'infelicità … girare a vuoto, scavare e restare
nell'attesa snervante e dolorosa!!!
eniamo costantemente a mente che l'esistenza è unica, certe volte impegnativa in altri momenti anche “difficile”. La vita è un viaggio che alterna momenti fantastici a periodi complessi, faticosi e difficili, ma sempre importanti per il nostro benessere e normale crescita psicofisica … per un'evoluzione concreta e sviluppo di qualità!!! Un'esperienza continua che non regala niente a nessuno, e proprio per questo motivo è fondamentale impegnarsi a viverla appieno senza annullarsi o delegarla all'esterno. Dobbiamo sempre “allenarci” a rimanere fedeli a noi stessi, ai nostri principi, in piena autonomia e libertà. Restare liberi da invasioni esterne, concentrati sulle proprie risorse, sensazioni sane, bisogni interiori e in sintonia con le necessità autentiche. La vita non è grama come molti sostengono, fatta di stenti, mediocre e crudele, ma può diventare - se viene accolta ed apprezzata - un buon educatore senza malizia o ricatti, offre opportunità e, soprattutto, stimola il nuovo, a conoscere e fare scelte appropriate ... dare un'impronta e slancio alle proprie iniziative!!! Non appena siamo “alfabetizzati” ci consegna carta e penna per costruire la nostra felicità ... stabilire confini e dare un'impronta reale all'esistenza, scegliere ed individuare la strada per diventare veri protagonisti. Spetta comunque sempre a noi darle - attraverso la responsabilità personale e una visione speranzosa - un senso di gioia e di valore. Tenere la barra dritta, dare spazio e corso alla nostra storia con rispetto, entusiasmo, curiosità ed empatia.
iamo noi i veri padroni e artefici del nostro destino!!! La vita è “onesta”, anche se certe volte strana, complessa, inesorabile, rigorosa e inflessibile; non fa sconti a nessuno, non promette nulla, non produce illusioni e, soprattutto, non offre nessuna garanzia. Se si è presenti a se stessi elimina distrazioni mentali ed automatismi. Orienta verso il reale, spinge alla concretezza e creatività, allontana idee balzane, sogni vuoti ed illusioni!!! Guai perdere di vista la propria vera identità, benessere e desideri profondi, perché si rischia di “sbandare”, perdere il controllo: “smarrirsi” nel disagio, dubbio ed incertezza!!! L'esistenza, pur con le sue imperfezioni non è un percorso sempre tragico, fatto solo di delusioni e sacrifici da portare con fatica sulle spalle (come il titano Atlante che per punizione è costretto a reggere il peso della volta celeste … noi possiamo scegliere e decidere), ma può diventare anche una innegabile fonte di ispirazione, piacere e buone opportunità, se non ci facciamo avvelenare da certi pensieri improvvisi, intrusivi, ripetitivi, distruttivi e devastanti … tutti meccanismi che ci rendono fragili, disorientano e boicottano le piccole gioie quotidiane. Sono i giudizi di valore severi, ruminazioni continue, rifiuti mentali inquinanti e voler essere diversi di come si è realmente i veri responsabili, che ci demoliscono lentamente e silenziosamente!!! Basta “rigidità”, dobbiamo allenarci ad essere più “flessibili”, accettare i cambiamenti salutari che ci fanno sentire vivi, sperimentare il nuovo e sfruttare il momento felice … adattarci alle trasformazioni e gestire in tempo reale gli imprevisti “scomodi”!!!
olo in questo modo ci è possibile gestire lo stress e mantenerci in un adeguato equilibrio fisico e mentale. Conservare ossessivamente un'immagine o un'etichetta che gli altri ci hanno appiccicato addosso, fino allo sfinimento, fisico e mentale, ci annulla, esaurisce e distrugge l'esistenza. Sarebbe come indossare un vestito nuovo con diverse taglie in più, non solo ci rende poco “credibili”, ma anche impacciati e ridicoli. Adottare atteggiamenti e modi di fare altrui significa vivere a metà e, soprattutto, rinunciare ai propri bisogni concreti. Modo di fare che costringe ad attivare compensazioni emotive dispersive ed invalidanti. Mettere in atto meccanismi dolorosi che devono bilanciare un vuoto interiore oppure coprire tensioni e tormento interiore. Reazioni psichiche disfunzionali che bloccano, “movimento”, iniziativa, spontaneità ed autonomia!!! Un aiuto per capire questo tipo di strategia mentale ci viene indicato da Maria, dal suo modo di agire “buonista”; una strategia psichica da lei utilizzata per gestire e controllare sia lo stato emotivo sia le dinamiche relazionali … apparire comunque buona e sempre gentile agli occhi degli altri. Un comportamento attivo - passivo caratterizzato da accondiscendenza, finta dolcezza e bontà di facciata, per indurre senso di colpa e disarmare l'altro, compensare un continuo e profondo disagio emotivo con brontolio, scontentezza, lamenti, critica e polemica su ogni cosa.
ostrarsi “gentile” e accomodante per convenienza, sentirsi apprezzata, considerata e accettata, ma sempre in battaglia con il mondo intero, anche per cose più banali … per compensare quel atteggiamento di esagerata “bontà”!!! Ricorda non siamo sempre perennemente perfetti, di un pezzo unico ed indeformabile; a volte siamo eroi, in altri momenti più terreni, in alcune situazioni forti, in altre circostanze indecisi e più vulnerabili. Questa consapevolezza non è debolezza, ma un punto di forza che ci rende sicuri, determinati, “vincenti” e autenticamente umani!!! Un esempio importante per capire meglio quanto sopra affermato, ci viene offerto dal seguente caso clinico. Raffaele nacque, suo malgrado, con occhi scuri. Se avesse avuto la possibilità di scegliere, avrebbe preferito avere, a suo dire, un colore degli occhi diverso. Questo tratto genetico “imposto” era per lui - nonostante la consapevolezza dell'immutabilità - intollerabile ed inaccettabile: un marchio genetico insopportabile. Non c'era verso fargli cambiare idea. Desiderava ardentemente ed intensamente avere gli occhi di colore azzurro mare, sguardo intenso, profondo e penetrante, come la madre.
er lui raggiungere tale scopo era come possedere il leggendario “Vello d'Oro” attraverso il quale sarebbe stato possibile guarire ogni ferita, annullare ogni conflitto, superare come d'incanto ogni dolore, difficoltà e malessere esistenziale … sentirsi forte, in grado di acquietare ogni conflitto interno ed esterno!!! Durante la giornata era, fin da piccolo, solito concentrarsi, fantasticare ed inseguire una sua potente fissazione: come cambiare il colore dei suoi occhi scuri. Ogni giorno non solo dedicava buona parte del suo tempo a pensare a quella forte ossessione, ma consumava ininterrottamente energie e toglieva spazio ad altre cose quotidiane importanti ed indispensabili per la sua evoluzione psicofisica. All'età di dodici anni era convinto (prima media) di raggiungere il suo obiettivo diventando medico: un bravo oculista; un pensiero fisso che ripeteva continuamente a chiunque, un rimuginare frenetico che occupava, a volte, se non interveniva qualche adulto in maniera decisa per dissuaderlo, l'intera giornata; un rituale che rubava, senza sosta, momenti preziosi e, soprattutto, limitava scelte e decisioni utili per rendere più armonioso il suo rapporto con se stesso ed il mondo circostante. Un malcontento che per tutta l'infanzia l'ha isolato, ostacolato nel crearsi amicizie, sottratto energie a studio e rapporti affettivi. Verso i diciotto anni dovette abbandonare l'idea della futura professione medica in quanto non molto portato per gli studi: difficoltà di concentrazione e attacchi improvvisi di ansia e panico. Un'adolescenza persa a rincorrere sogni fantasiosi e desideri impossibili.
el 2005 realizza, paradossalmente, il suo sogno, trova in commercio un prodotto “palliativo”: lenti a contatto del suo colore preferito. Le compra, indossa con fierezza e compiacimento lasciandosi travolgere completamente dall'euforia … molta fantasia, ma poca realtà!!! Nel 2012 per un diabete scompensato e una forte infezione oculare dovette rinunciare completamente al suo fantasmatico desiderio. Più tardi, attorno al 2015, inizia un percorso psicoterapico; nel 2018 si iscrive ad un corso serale triennale per conseguire il titolo professionale di cuoco. Raffaele nonostante le varie opportunità perse, ha fatto pace, da tempo, con quell'immagine surreale ... ha preso le distanze da quella visione scollegata completamente dalla realtà ... non è più interessato a simili rituali e modificare l'impossibile!!! Ora ha una cucina tutta sua e può sostituire o modificare gli ingredienti come vuole: trasformare realmente una infinità di piatti “colorati”, vivaci ed esclusivi a modo suo, con quel prezioso strumento alchemico riscoperto da poco (consapevolezza). Una nuova esperienza realizzata senza trame ossessive e tanta fatica inutile, ma con passione, creatività e piena di soddisfazione. Attraverso un programma terapeutico basato su un meccanismo “neuropsicologico” è riuscito a fare qualcosa di importante per lui: volersi bene e essere presente a se stesso … aver consapevolezza del proprio valore, conoscere bisogni e limiti: pronto a ricevere e dare affetto!!! Ha preso le dovute distanze in modo netto e duraturo, da quel mondo immaginario e irreale, soprattutto si è conciliato con la propria interiorità e con l'ambiente circostante in modo equilibrato e proficuo. Ha lavorato concretamente su se stesso nel tempo presente, capito finalmente quello che può fare e quello che non può fare (metodica terapeutica utilizzata: ipnosi clinica).
ttenzione, per raggiungere armonia e un discreto equilibrio psicologico non serve fare sforzi estenuanti, svendere i propri principi e rinunciare ai propri valori, ma semplicemente essere se stessi, naturali e spontanei. In breve, accettare i propri limiti, essere autentici e rispettarsi senza forzature perverse. Diventare padroni della vita seguendo le proprie idee in modo libero e consapevole!!! Solo in questo modo è possibile allontanare pressioni, gestire manipolazioni e distorsioni legate a dinamiche relazionali malsane. Attraverso la nostra determinazione e forza vitale sarà più “facile” costruire, quindi, il proprio futuro in modo stabile e duraturo. Basta poco, piccoli gesti semplici, decisi e concreti quotidiani; semplicemente facendo leva su ciò che abbiamo in dotazione e sfruttando le risorse psicofisiche, ovvero quel potere naturale fisico e mentale che, in ogni occasione, ci rende unici ed originali … ottimizzare e valorizzare in modo efficiente le capacità energetiche possedute!!! Un approccio personale privo di scorciatoie, ma sempre e comunque fondato su motivazione, coerenza, impegno, convinzione, determinazione e consapevolezza delle proprie risorse interiori; una spinta all'azione, al fare concreto senza cedere a compromessi e, soprattutto, raggiungere gli obiettivi in modo lineare secondo le proprie idee inedite ed autentiche!!! Mai dimenticare che l'interesse genuino, la flessibilità, curiosità spontanea e la vera passione, aumentano le energie vitali in modo naturale, creativo, equilibrato e duraturo … rinforzano e creano, nel tempo, basi ferme e solide!!! Atteggiamenti che non solo aiutano a volersi bene e valorizzare le proprie risorse sia fisiche sia mentali, ma anche ad essere più sicuri, spontanei e disinvolti … gestire momenti di insicurezza ed esprimere i propri veri talenti. Sono stati psicologici che permettono di “sentire” e affrontare il mondo in modo pulito, chiaro, lucido, preciso ed inequivocabile, senza ricorrere a sofisticati, strani e complessi capricci emotivi.
e riusciamo a contenere le scosse o gestire i turbamenti dell'anima, metterli sullo sfondo, possiamo raggiungere serenità, armonia e un solido equilibrio interiore!!! Questo è il vero motore ruggente da mettere in strada per raggiungere felicemente i propri obiettivi e progetti, senza cadere nella trappola del meccanismo psichico automatico, logorante e ossessivo ... sprofondare in una sterile, severa autocritica e affondare direttamente nei sensi di colpa!!! Molte sono le metodiche terapeutiche psicosomatiche utili, per raggiungere armonia, benessere, buona forma nel corpo e saggezza profonda nella mente. In breve, portare equilibrio, buonsenso, saggezza, pacatezza nel prendere decisioni ottimali per se stessi e gli altri, senza tante aspettative preconfezionate, false o impossibili!!! Essere introspettivi e ascoltare il proprio mondo interiore è sempre un grande successo personale, un primo passo indispensabile per raggiungere “grandi” trasformazioni e “piccoli” cambiamenti. Dare un colpo di classe alla propria esistenza in modo semplice ed elegante, senza tanti stravolgimenti ... ma con un risultato d'impatto grandioso e funzionale; un modo di reagire che rinforza, rende curiosi, attivi in modo autentico e, soprattutto, blocca quel “pilota automatico invadente che mette continuamente alle corde: corpo, mente e relazioni!!! Conoscere poi il conflitto da cui scaturisce la “fame nervosa” e la disistima risulta fondamentale, non solo per affrontare il disagio psicologico, ma anche per rendere più duraturi e stabili gli effetti di un eventuale intervento terapeutico, senza sprecare inutilmente risorse sia fisiche sia psichiche (sentimenti e atteggiamenti che si vuole compensare: pensare di essere trascurati, ignorati, dimenticati, non considerati … gelosia, rabbia, rancore … modi di porsi: diffidenza, chiusura, superbia, pessimismo, rimuginazione, lamento, colpevolizzare … Attenti ai saccenti, brontoloni e “criticoni”, perché per sentirsi importanti svalutano, si considerano superiori e migliori di tutti: annullano e spengono lentamente l'interlocutore ... ).
icorda, più butti dentro nel corpo e nella mente cianfrusaglie, più si rischia l'assuefazione, infiammazione e il sovraccarico degli organi emuntori; l'organismo per mantenersi su di giri, richiede l'introduzione continua di quegli ingredienti che lo fanno funzionare sempre al “massimo”. Il corpo abituato a lavorare a pieno regime necessita - per contrastare stanchezza e mantenersi energico - di un reintegro continuo di alcuni ingredienti utilizzati continuamente (carboidrati, zuccheri semplici) … più riempi e più ti infiammi!!! Si deve bruciare il grasso del girovita e indossare l'abito dell'autostima senza privazioni e sacrifici espiatori, ma solo attraverso gesti concreti e mosse mirate: determinazione, “coerenza”, continuità e consapevolezza sul progetto che si intende raggiungere o realizzare; un obiettivo che va concretizzato sempre senza ruminazioni, ossessioni, tensioni, lamenti e sacrifici estremi. Questi ultimi elementi psichici e relazionali, infatti, sono tutti processi emotivi che evocano il senso di sforzo, fastidio, tensione, svogliatezza, stanchezza, tortura e fatica. Il costo psicosomatico legato al sovraccarico mentale che essi creano è davvero alto e devastante!!! Immergono completamente in un’atmosfera di rinuncia sterile e di cupo pessimismo, producono un senso di colpa inutile, stress, frustrazione, disistima, abbattimento, sconforto e rassegnazione. Ma quando si è presi e dominati da questi stati d'animo intensi e profondi, il “combattimento” risulta davvero ad armi pari? E' possibile uscirne vincitori contro quel piacevole “stordimento” ante e post prandium? Con quali strumenti possiamo sconfiggere questo “mondo incantato”, “piacevole” e “appagante”? E' possibile sostituirlo facilmente in maniera vincente e senza conseguenze o pagare dazio? Un elemento così “gradevole” - anche se crea un piacere ingannevole ed effimero - ma aiuta a “superare” i momenti difficili, può essere messo alle corde rapidamente?
ttenzione, però, questo palliativo è un incentivo che conduce, in ogni caso, sulla “strada” del tormento corporale: crea tortura, porta autocritica e pentimento e sensi di colpa (sono un debole ho ceduto a quella tentazione, non dovevo fare, mi son lasciato andare, non valgo nulla … che vergogna); rimane sempre difficile rimpiazzare questi sentimenti con meccanismi di adattamento validi ed immediati, trovare un giusto e soddisfacente “surrogato” competitivo risolutivo, se non con giuste conoscenze qualificate, determinazione, consapevolezza e impegno sincero. Se “decidiamo” di indossare il “cilicio” imboccheremo la via della rinuncia e mortificazione, percorreremo caparbiamente la carreggiata della testardaggine e del senso unico. Schemi fissi, buonismo e rigidità prenderanno il sopravvento, la faranno da padroni fino a controllare ogni aspetto della nostra vita. Senza questa consapevolezza e un sincero desiderio di voler “alleggerire” consapevolmente ciò che pesa nel cuore, non arriveremo mai da nessuna parte, la nostra vera, unica e naturale destinazione rimarrà incerta e confusa. Si avrà a che fare con un percorso accidentato su cui sarà sempre più facile inciampare, scivolare, rialzarsi e cadere nuovamente … un meccanismo incessante, senza fine, che non ci permette di raggiungere i nostri obiettivi in modo indipendente, autonomo e spontaneo!!! Se ci liberiamo da “spettri” emotivi e aspettative che non hanno nulla a che fare col presente possiamo girare pagina, sentirci svincolati da pressioni e ricatti emotivi, liberi da condizionamenti e intimidazioni assurde e, quindi, recuperare l'equilibrio interiore in modo più naturale e bilanciato possibile ... da utilizzare ora, adesso, in questo preciso istante!!!
liminare quel flusso tossico cerebrale che blocca la forza vitale, i meccanismi di “autoguarigione” e crea sofferenza è sempre il primo passo. Con questa strategia permetteremo alla nostra dimensione emotiva ed affettiva di prendere un nuovo slancio, di volare in alto senza “limiti”, autonomamente e senza vincoli … sguazzare nella gioia e nuotare dentro la felicità, seppur effimera!!! Ricorda, la nostalgia diventa una trappola “patologica” solo se presenta forzature, ce la imponiamo in maniera ossessiva e la trasformiamo in un piangitoio continuo. Diventa una prigione se la utilizziamo come rifugio per fuggire dalle problematiche quotidiane e, quindi, la attiviamo automaticamente quando vogliamo svalutare o evitare un presente che non ci piace. Un sentimento che diventa una galera, perché ancorandoci ad esso con occhi indulgenti o meglio fissandoci su quel famoso pensiero remissivo che recita senza sosta ”””A com'era meraviglioso e bello prima, tutto funzionava bene, sembrava un gioco, semplice e tutto facile””” si rimane fermi, immobili e bloccati. Abbiamo a che fare con una “luce” malinconica del passato che vuole illuminare, a torto, il presente ingannandolo… e così abbiamo una buona giustificazione per non agire più e incolpare gli altri!!! In breve ci sottraiamo alle nostre vere responsabilità. E' uno stato d'animo legato a ricordi di persone, luoghi ed eventi già trascorsi, che non torneranno mai più nello stesso modo!!! Un desiderio profondo che, fissandosi su immagini illusorie ed esperienze passate, paralizza svaluta o annulla le sensazioni della vita attuale: impedisce di vivere nel mondo reale ora, adesso, nel bene o nel male … fa perdere il contatto con la realtà!!! Un rimpianto, a volte struggente, che non solo si trasforma in una cella angusta, blocca, paralizza e impedisce di vivere il presente, ma se cronicizza può evolvere, col tempo, in un quadro clinico sfumato e silente, piuttosto doloroso ed invalidante: disturbo depressivo (endogeno). Ricorda, essere presenti a se stessi significa “sentire”, “sentire” e, ancora, “sentire”, ora, adesso. Tutte le nostre iniziative e gesti devono diventare un rituale coinvolgente, carico di curiosità e, soprattutto, di passione … solo così ritroveremo il nostro equilibrio interiore, soddisfatti e pronti a rincorrere il nemico!!! Non è polemica o superficialità, ma la soluzione di ogni nostro “grattacapo” giace sempre dentro di noi. Gli strumenti ci sono e dobbiamo utilizzarli da soli o con l'aiuto di persone qualificate e, soprattutto, aggiornate … vedere le cose in modo diverso dipende sempre da noi!!!