mercoledì 5 marzo 2014

- DEPRESSIONE.Oggi vedo nero.


Oggi  vedo  nero …



omenti di disagio, di infelicità o di profonda tristezza sono eventi che si verificano continuamente nella vita quotidiana, ma quando questi sentimenti hanno una certa continuità e predominanza (settimane, mesi), impedendo alla persona di tornare a sorridere alla vita, potrebbero rilevare la presenza di uno stato depressivo. E’ un’alterazione significativa del tono dell’umore, un fenomeno che influenza mente, corpo e  comportamento. Si ha l’impressione di aver perso il “filo” della propria esistenza: qualsiasi avvenimento si prospetta come problema, non si sa scegliere e anche quando lo si fa, rimane il dubbio di non aver fatto la scena giusta. Tra i sintomi rilevatori troviamo profonda tristezza, isolamento, inappetenza o fame morbosa, mancanza di energia, affaticabilità o senso di spossatezza, senso di colpa, perdita di piacere o d’interesse in attività prima gradite, difficoltà di concentrazione, trasformazione peggiorativa dell’umore e degli affetti. In queste condizioni diventa davvero difficoltoso portare avanti le normali attività quotidiane e gli atteggiamenti prevalenti sono quelli del non fare, della rinuncia, del pessimismo, della preoccupazione e dell’inadeguatezza. 

ale stato, spesso, è accompagnato da sensazioni corporee spiacevoli, ovvero una testimonianza fisica della sofferenza depressiva (vuoto interiore, oppressione allo stomaco, problemi intestinali e digestivi, riduzione della salivazione). La depressione reattiva, dura in genere qualche mese, poi regredisce. Con la ripresa,  la mente e il corpo tornano alla normalità. All’inizio è presente solo una vaga sensazione di debilitamento psico – fisico. L’organismo per l’impulso di sopravvivenza cerca di reagire al dolore. I neurotrasmettitori (serotonina), inviando segnali elettrici da una cellula nervosa all’altra, attivano alterazioni neuronali capaci di influire sui comportamenti. I soggetti - sopraffatti dalle difficoltà, stress, delusioni, tradimenti e abbandoni - si chiudono in se stessi, rimandano impegni, appuntamenti ed evitano di prendere decisioni. Spesso il depresso si colpevolizza sentendosi, da meno degli altri oppure, peggio ancora, un enorme peso. Manca veramente la voglia di uscire, incontrare gente, fare nuove esperienze: è un misto di paura e senso di impotenza di fronte alle piccole e grandi prove della vita.


nsoddisfazione e malinconia sono impressi sul viso, tra l’altro, perennemente imbronciato. Si trascina in continuazione senza trovare nulla che valga la pena di fare, la fiamma sessuale e le fantasie erotiche calano fino a spegnersi. Mentre i sensi di colpa si impossessano della mente come un tarlo che rode ossessivamente dando origine ad una feroce ed estenuante autocritica. Persino le funzioni fisiologiche appaiono rallentate. L’attività intestinale si va piano piano riducendo, come se il corpo volesse trattenere per sé quelle poche risorse rimaste. Il cuore si gonfia di profonda tristezza, insoddisfazione e malinconia generando quell’insostenibile pesantezza del vivere. Il sonno spesso eccessivamente ricercato, diviene un alibi perfetto per non affrontare gli impegni della vita.

muscoli, poi, doloranti, se non bloccati, diventano gli “alfieri” della radicale opposizione al cambiamento. Il depresso è sconvolto dai ricordi, dalle critiche a ciò che ha fatto, dalle parole che ha detto, dalle occasioni che non ha mai sfruttato al meglio, dai rimpianti e dai lamenti: tende, infatti, ad invischiarsi in ricordi da cui non sa liberarsi o nostalgie di un tempo che mai più tornerà. L’umore nero altro non esprime che la perdita assoluta di speranza, di creatività e di rinuncia alle aspirazioni… sembra che il soggetto stia espiando, sia alle prese con una profonda penitenza. E’ immerso in una sorta di torpore, di apparente catalessi: un segnale che si sta rinunciando alla vita. La depressione, spesso, trova terreno fertile quando si è intasati di inutili pensieri e sensi di colpa che portano fuori strada. Lo stato depressivo, paradossalmente, costringe a separarsi da un mondo che si sente vuoto, individua un palcoscenico di manichini e di modelli di vita fasulli. Non essere più interessati alle solite cose che stanno attorno; un disagio che, chiudendosi in se stessi, allontana dalle cose futili, con l’intento di fare ritrovare la propria vera identità. In breve, allontanarsi da tutto perché si è appesantiti da un fardello di cose inutili a cui si è impropriamente attaccati. A volte, in certe forme, la depressione può essere un grande alleato in quanto allontana il soggetto da eventi esteriori che non permettono di trovare il vero senso della vita.



ieni, vieni sole, non esitare, scaccia via il mio malumore. Molti sintomi depressivi insorgono, spesso, in certi particolari periodi dell’anno, solitamente tra l’inizio di ottobre e la fine di novembre, quando le giornate cominciano ad accorciarsi, e scompaiono in marzo o aprile con l’arrivo della primavera. Gennaio e febbraio, durante i quali il cielo è quasi sempre nuvoloso e cupo, sono di solito i mesi peggiori per le persone che soffrono del malessere depressivo. Sebbene le buie e grigie giornate invernali possono rattristare chiunque, i soggetti che soffrono di questo tipo di depressione provano qualcosa di più della leggera sensazione di depressione chiamata “malinconia invernale”. Tutti, chi più chi meno, abbiamo fatto l’esperienza diretta del sole sul nostro umore. Sembra che l’influenza dei “raggi dorati” vada al di là del beneficio momentaneo; non a caso, l’incidenza dei suicidi e degli stati depressivi, nei paesi nordici, aumenta significativamente durante l’inverno. Questi problemi, comunque, più frequenti in autunno ed in inverno, si verificano anche nei paesi temperati. Si caratterizzano per un umore cupo, una perdita di vitalità, un’attrazione eccessiva per gli alimenti, in particolare quelli con zuccheri semplici, con conseguente aumento di peso, ed infine un bisogno eccessivo di sonno. Pur non avendo ben chiara, a livello scientifico, la situazione, sappiamo che la luce regola la sintesi della MELATONINA. Verosimilmente, la funzione “ANTIDEPRESSIVA” del sole si baserebbe sull’attivazione di alcuni neurotrasmettitori cerebrali, fra cui la melatonina, a partire dalla stimolazione luminosa della retina.



 

OSA FARE. I trattamenti efficaci contro la depressione sono tantissimi ed è facile avere le idee confuse. Il primo passo, comunque, nel controllare questo malessere è sapere: la depressione non va vinta, come molti pensano, con le proprie forze, il coraggio e con buona volontà. E’ fondamentale, inoltre, avere presente che qualsiasi forma depressiva, se si interviene nel modo giusto, guarisce. Gli obiettivi di alcune metodiche terapeutiche, sono di riconoscere le distorsioni di pensiero e della percezione alla base dell’umore depresso e, nel contempo, di individuare i comportamenti che lo rinforzano. Gran parte del tempo di un depresso è occupato da pensieri tristi connessi alla propria condizione, a se stesso e al futuro che lo attende; si sente inutile, in colpa, deprecabile, noioso e destinato ad una vita infelice. Tale stato è indotto proprio dalla condizione depressiva, che influenza e distorce i pensieri e il modo di vedere gli eventi per cui ogni fatto, commento, sensazione, è vissuto come una conferma tangibile della propria inadeguatezza. L’obiettivo principale sarà quello di acquisire una prospettiva più ampia, un diverso punto di vista sul problema, e considerare  i “pensieri automatici negativi” in maniera realistica: distorsioni cognitive della realtà prodotte dalla depressione. Un altro aspetto fondamentale è interrompere il circolo vizioso di inattività e perdita di piacere nelle cose; spezzare questa sequenza di disperazione e restituire il controllo della coscienza.



ICORDA, cerca di essere un po’ più “egoista”, prendi tutto ciò che puoi dalla tua vita, senza naturalmente essere lesivo verso altri … cerca di essere naturale, spontaneo e senza maschera, evita di vivere in funzione di qualcosa o di qualcuno perché primo o poi paghi ‘dazio’, PRENDI fin che puoi, divertiti, mangia cibi “buoni”, gustati  se lo desideri in compagnia o da solo, a cena o in un momento di relax, un buon bicchiere di vino o qualunque cosa che ti piaccia veramente … cerca di essere orgoglioso del tuo corpo, riconosci il suo valore gratificandolo con calorosi contatti, piacevoli sapori, gradevoli suoni, eccitanti visioni e intensi profumi … non smettere mai di “studiare”, INFORMATI continuamente, SAPPILO, noi impariamo anche dalle persone antipatiche ed odiose, prendi da loro quello che ti fa star bene e ricambiale con la tua naturalezza e spontaneità senza esprimere giudizi di valore verso te stesso o verso di loro … goditi le cose intorno, gustale lentamente attraverso i tuoi sensi … NON TEMERE, sono le sensazioni che ti mettono sulla strada giusta, ti permettono di scegliere, di sentirti bene e in solida salute: di vivere più a lungo … non lasciarti sfuggire niente, ‘INVESTI’ sulla tua felicità personale, sulla salute, sul lavoro e, perché no, anche su una buona situazione finanziaria che meglio si confà col tuo stile di vita … partecipa attivamente al tuo benessere, NON lasciare la gestione della tua vita in mano alla ‘fortuna’ o alle ‘stelle’, NON avere paura, affronta anche le cose difficili, non temere le sfide complesse e sottili, perché nel tuo arsenale fisiologico hai parecchie armi potenti e complesse in grado di rispondere con saggezza al nemico, alla fine, altro non scoprirai che possiedi buoni contenuti mentali e, con stupore, una grande intelligenza e una fervida immaginazione (l’insicuro impiegherà un po’ di più di tempo a conoscere queste sue preziose e latenti qualità, ma con un costante allenamento raggiungerà il traguardo) … non lasciare MAI il compito di ‘aggiustare’ la tua esistenza  ad altri … la posta in gioco è davvero alta: la tua felicità! RICORDA, con un discreto divertimento, una giusta attenzione e una buona concentrazione non solo puoi raggiunge la massima efficienza, ma è anche possibile far pendere la bilancia verso di te, con le mosse giuste, CREDIMI, NON è difficile influenzare le avversità a tuo vantaggio.




e soffri di DEPRESSIONE puoi correre il rischio - con questo stato emotivo di profonda prostrazione, tristezza, disinteresse, impotenza e passività - non solo di abbassare le difese immunitarie, favorire la formazione di trombi ed esporre precocemente le arterie all’invecchiamento, ma di avere un attacco di cuore in percentuale maggiore rispetto alle persone che non soffrono di questo quadro clinico emotivo … se, VUOI, puoi aumentare il livello di serotonina con i cibi che danno felicità, senza ovviamente cadere nella dipendenza: tacchino e cioccolato, fai attività fisica, impara a rilassarti così potrai diminuire il livello di cortisolo nel sangue (ormone dello stress alto nei quadri depressivi)  …  se vuoi veramente che il gioco finisca, RENDI la tua vita - con l’aiuto di uno specialista se non puoi farne a meno - interessante, calda, confortevole e attraente … RICORDA che questa condizione emotiva, il più delle volte, è legata alla RABBIA:  libera il VULCANO.


…  spesso passa inosservata perché si mimetizza nella stanchezza (la giornata si riempie di pensieri tristi, noia, fatica, apatia, disinteresse, sconforto… con i soliti percorsi psichici  il quotidiano si colora di scarso entusiasmo e poca iniziativa) e nell’iperativismo (si ha paura, di entrare in contatto con se stessi, le proprie angosce, di percepire quel vuoto incolmabile… troppa ansia, tanta esuberanza, azioni del tutto inutili, falsa vitalità e eccessiva allegria per essere vera ).


…  lo sapevate che l’olio essenziale di Rosa, oltre a calmare, stimola in profondità le emozioni… utile per “gestire” le arrabbiature (un paio di gocce in un fazzoletto, aspirare l’aroma e via), mentre l’olio essenziale di Neroli aiuta a far emergere quel mondo emotivo che tendenzialmente si cerca di tenere ben nascosto e che dire, in questo particolare stato di stanchezza, dell’olio essenziale di Rosmarino che rende lucidi e più decisi, non meno importante è l’olio essenziale di Melissa che stimola a ritrovare l’amore per la vita, poi c’è l’olio essenziale di Mandarino che porta un senso di protezione e sposta l’umore verso l’asse della serenità.

Risultati immagini per alba nei dipinti


ICORDA, se non affronti i conflitti perché temi di perdere l’armonia, se inibisci continuamente l’aggressività perché ami i rapporti ‘troppo’ sereni, se continui a tacere e a sopportare ogni cosa per il quieto vivere “rischi” di inciampare, a lungo andare, nel malessere quotidiano ... nella depressione!!!




NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
 E mail: bonipozzi@libero.it


giovedì 20 febbraio 2014

- PANICO. Un'aggressione punitiva.


PANICO … un’aggressione punitiva


iente è più inquietante dell’ascoltare un racconto fatto da chi ha vissuto un attacco di panico. Tale esperienza viene definita come un fenomeno imprevedibile, squassante, incontrollabile, inaspettato, e senza un apparente legame con eventi ansiogeni esterni. Assale a tradimento, soffoca completamente le speranze, paralizza le certezze, brucia di colpo tutte le abitudini, rompe ogni schema possibile, morde e fugge stremando completamente il soggetto. Ecco che cos’è l’attacco di panico: una doccia fredda che mette in ginocchio e manda a tappeto anche la persona più “dura”, a prescindere dalla sua reale “statura”. Irrompe all’improvviso, devasta la psiche mandando completamente in tilt tutta la “centrale operativa”. Non meno fortunato è il corpo a cui viene assegnato il compito ingrato di sbrigare le brutte faccende di “casa” con sintomi piuttosto invalidanti: oppressione al torace tachicardia, dispnea, respiro corto, mani sudate, stordimento, disturbi viscerali  e sessuali, brividi, vampate di calore, forti dolori allo stomaco, impulso irresistibile alla fuga. Questo malessere colpisce a dieci anni come a settanta, indipendentemente dalla posizione sociale e dal profilo culturale. 

hi ne è colpito ripetutamente tende ad isolarsi sempre più, a evitare luoghi, cose e persone che gli possono ricordare il momento terribile dell’attacco: una vita “senza vita”. Non solo è presente la paura di morire ma si teme, a torto, di non essere più in grado di condurre una vita normale: un evento psichico che può allontanare pericolosamente da se stessi. Dopo alcune esperienze, infatti, più o meno raccapriccianti, si comincia a vivere costantemente nell’attesa ansiosa di un altro attacco. In molti casi l’agitazione - l’energia in eccesso non espressa - fa aumentare un’incontrollabile preoccupazione per la salute o, peggio ancora, il timore di avere gravi malattie inspiegabili. Improvvisamente, tutto si trasforma in un incubo incomprensibile. L’adozione di meccanismi difensivi, per scongiurare e arginare questo fenomeno terrificante conduce, piano piano, a una schiavitù cronica: la peggiore sciagura che possa capitare. Dopo l’attacco di panico, infatti, la persona sembra aver smesso di esistere e, nel contempo, il suo unico obiettivo è quello di sopravvivere ai mille ipotetici pericoli. Chiudersi in una “gabbia protettiva” è una delle reazioni più comuni di fronte all’esperienza panica. La “gabbia mentale”, però, nel tempo, si radica a tal punto che il soggetto, qualsiasi cosa faccia, deve fare i conti con essa: “Posso andare? Cosa incontrerò? Cosa mi accadrà? Ce la farò?, Ma ci riuscirò? Resterò bloccato?, Sarò accettato? 

hi mi porterà soccorso?, Soffocherò?, Chi mi salverà?, Sarò in grado? E’ pericoloso? e così, dominato da un turbinio di pensieri catastrofici, non può più scegliere ciò che gli piace, ma ciò che “può fare” rispetto alle sue reali esigenze. Una prigionia quotidiana, cronica e frustrante, a cui il cervello, attraverso la sua tempesta ormonale dice un secco “no”. Non arriva mai per caso: trae origine e linfa dal quotidiano, da tutti gli eventi che ingabbiano l’esistenza in schemi immutabili, comprimendo e appiattendo gradualmente il mondo interiore. Dietro questo fenomeno si nasconde sempre una parte di se stessi che è stata tenuta in “letargo” o, magari, non si è saputo esprimere e valorizzare in modo adeguato. Chi segue rigidamente il modello di vita in cui è inserito rischia di non essere mai se stesso e di vedere “annichilita” la propria personalità. Per il quieto vivere, attraverso i rospi ingoiati che fanno ribollire di continuo, si crea un personaggio inquieto ed inutile, una seconda pelle che va stretta e tira da ogni parte… assale allora il timore di “perdersi”, non sapere più chi si è veramente. I meccanismi di difesa adottati, comunque, oltre a diventare dei veri carcerieri, non fanno più vivere, tolgono ogni gioia, ostacolano la realizzazione di se stessi e, soprattutto, spengono i veri desideri… una vita che non scorre più. Il panico, quindi, è la vita che non si vive più, la felicità che si nega… fa “saltare” il proprio stile di vita fittizio. Diventa una reazione “estrema”, spesso inconsapevole, caratterizzata da tanta energia prodotta e non usata, uno scontro con  un sistema di vita  che non è più in armonia con la propria natura profonda: sacrifici e sofferenze accumulate che, all’improvviso, si trasformano in panico. 

pesso, per obblighi o per necessità, ci si trova a realizzare e a dire cose diverse dai propri desideri, cercando di fare del proprio meglio e seguendo sempre i dettami altrui, viene imprigionata, per comodità, la vera identità entro confini ben definiti, si chiudono progressivamente i propri orizzonti esistenziali… ma c’è un’energia, una tensione, un’agitazione dentro che spinge altrove, impone un cambio di rotta; assale chi ha spento la vivacità, negato il piacere e smarrito la felicità. Un grido di ribellione ad uno stile di vita che va contro le proprie vere esigenze, cerca di smantellare, attraverso sintomi fisici e tratti depressivi, quei contesti emotivi-affettivi a tinte forti, inutili e colmi di artificiosità. L’attacco serve di monito perché, volenti o nolenti, obbliga a prestare attenzione a ciò che sta accadendo alla propria vita emotiva… a smantellare quei rapporti difficili con il mondo. In pratica, usa le maniere forti per smuovere, far uscire il soggetto dalla palude delle convenzioni, del conformismo in cui se cacciato ma, soprattutto, scuoterlo per impedirgli di soffocare la vita… spinge a cambiare atteggiamento - uscire da quel personaggio che recita di solito - per tornare ad essere felice. E’ sempre, comunque, il segno di una vitalità profonda, completamente compressa su un’identità costruita a tavolino e indossata come maschera impenetrabile.

Risultati immagini per paesaggi paurosiCOSA FARE.  Le metodiche terapeutiche attivate saranno tutte rivolte a raggiungere un giusto equilibrio tra mente e corpo. Il senso di interezza, infatti, deriva sempre dall’armonia dell’intero psicosoma e tutto ciò può essere raggiunto attraverso interventi mirati come ad esempio agire su l’iperventilazione, ovvero ripristinare la funzionalità respiratoria (migliorare la respirazione riduce il flusso adrenalinico e, quindi, il timore di patologie cardiovascolari), una adeguata attività fisica migliora il metabolismo e il sistema linfatico di un corpo ormai alla deriva, una sana alimentazione può stabilizzare i livelli glicemici, imparare a rilassarsi, invece, è utile per sconfiggere lo spasmo muscolare cronico e, quindi, vivere in maniera più armoniosa e “aperta”. Guardando questo mostro in faccia, dritto negli occhi, non gli rimane che scappare a gambe levate.





Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
E mail: bonipozzi@libero.it

giovedì 13 febbraio 2014

-PSICOSOMATICA.Asma


L’ Asma  bronchiale  … il     pianto    dei    polmoni


on c’è dubbio la vita è respiro. Una respirazione corretta si ripercuote profondamente sul sistema nervoso, sulla lucidità di pensiero, e anche sulla vita emozionale. La quantità di energia disponibile nell’organismo è direttamente proporzionale al modo con cui si respira. Quando si inspira non si immette nel proprio corpo solo gli elementi che compongono l’aria, ma anche una “forza vitale”. Questa forza o meglio energia, può essere interrotta da una cattiva respirazione, tensione, ferite, posture sbagliate, malattie, preoccupazioni. L’aria è l’unico nutrimento vitale che l’organismo riceve direttamente dall’esterno, e di questo specifico ed indispensabile “carburante” si nutre nel corso della vita fino all’ultima respirazione che concluderà la sua esistenza. In realtà, ogni individuo sarebbe un “fenomeno chiuso” se non vi fosse il respiro: ad ogni inspirazione l’individuo porta dentro di sé una parte del suo ambiente, per restituire poi elementi di se stesso ad ogni seguente respirazione. Qui risiede la sua importanza: questa funzione evita che l’essere umano si chiuda, si isoli. 

nche se l’uomo vuole isolarsi, il respiro provvede a far sì  che questo non sia possibile. L’aria che respiriamo ci collega a tutte le cose che ci stanno intorno: respiriamo la stessa aria che respira anche il nostro peggior nemico. Il respiro ha quindi a che fare col “contatto” e con la  “relazione” (affezioni cutanee e problemi respiratori, essendo organi di contatto, molto spesso appaiono contemporaneamente nella stessa persona).  Dopo aver superato una situazione difficile la prima cosa che si fa è respirare profondamente, liberamente (senso di libertà e di spazio libero). Se prestiamo attenzione ad alcuni detti popolari che hanno a che fare con l’aria e la respirazione, scopriremo immediatamente che ci sono situazione in cui si è “a corto d’aria” o “non si può respirare liberamente” (metafore respiratorie: Avere il fiato corto, Qui c’è puzza di marcio, Che aria tira, Una bellezza da togliere il fiato, Concedere un po’ di respiro, Quella persona mi toglie il fiato, Questa faccenda mi puzza). Con queste espressioni, infatti, tocchiamo il tema della libertà e della limitazione.  Noi iniziamo la nostra vita col primo respiro, la portiamo a termine con l’ultimo.

Con la prima inspirazione facciamo il nostro ingresso nella società, in quanto ci sganciamo dall’unità simbiotica con la madre; iniziamo in tal modo, il nostro percorso in maniera autonoma e libera. Il respiro, quindi, rivela processi emotivi ed affettivi, ed è un indicatore più affidabile di qualsiasi altra funzione controllata dal sistema nervoso autonomo. La sofferenza, in generale, riduce la profondità del respiro, mentre la felicità la fa aumentare, le persone ansiose hanno un respiro superficiale ed irregolare, e così via. Dei numerosi disagi cui può andare incontro l’apparato respiratorio, l’asma bronchiale rappresenta forse la sindrome che evidenzia maggiormente le profonde connessioni tra mente e corpo. La capacità della mente di influire direttamente su ogni malattia è ben documentata; i meccanismi e i percorsi interni fisiologici con cui gli stati emotivi possono influenzare negativamente o positivamente il disturbo asmatico hanno un posto di rilievo nella letteratura scientifica. 

ebbene ci sia ancora molto da imparare, si sa per certo che i pensieri ed emozioni possono avere un impatto significativo sul nostro stato di benessere (sulla dimensione respiratoria). Fondamentalmente gli stati emotivi sgradevoli come la depressione, la rabbia, la paura, il senso di colpa ed il rimpianto hanno effetti decisamente negativi, mentre stati positivi come la gioia, l’amore ed il riso influenzano positivamente la funzionalità e la condizione di salute. Le emozioni, infatti, esercitano una notevole influenza sulle funzioni organiche, direttamente o indirettamente, attraverso canali neuroendocrini; pertanto, qualsiasi stress emozionale può provocare alterazione della funzione di un determinato organo (organo bersaglio) e, a lungo andare, delle vere e proprie lesioni. L’asma non sfugge a questi criteri di somatizzazione in quanto l’azione psichica si estrinseca attraverso vie biochimiche piuttosto precise, anche se a volte sono difficili da individuare. In pratica, l’apparato respiratorio diventa il palcoscenico su cui lo stato emozionale rivela ciò che non è possibile dire con la bocca: ecco il corpo che risolve la questione.  E’ uno spazio comunicativo attraverso il quale l’asmatico si esprime, ovvero parla attraverso la funzione respiratoria. 

gni manifestazione della psiche (ideazione, intuizione, memoria) è mediata da fattori enzimatici ed ormonali. L’ansia ad esempio, in tutti i suoi multiformi aspetti, stimola lo spasmo bronchiale ed alla ipersecrezione di muco. E’ assodato che ogni organo del nostro corpo viene sottoposto, secondo dopo secondo, a stimolazioni psichiche, anche nel sonno attraverso i sogni. Se poi il sistema di conduzione nervosa è “inadeguato” e se gli organi bersaglio sono “esauriti” (continuamente sollecitati, in tensione) per qualche disagio emotivo precedente è facile intuire come il meccanismo patologico della somatizzazione possa verificarsi. L’asma, dal greco antico “soffio”,  è una sindrome episodica che si manifesta con una improvvisa mancanza d’aria (dispnea), con un’espirazione tipica, simile ad un fischio. Questo minor afflusso d’aria avviene per contrazione della muscolatura bronchiale, determinata da iperattività dei bronchi. Il restringimento bronchiale può essere provocato da un crampo della muscolatura liscia, da un’infiammazione delle vie respiratorie e da un gonfiore allergico, e secrezione della mucosa. Per l’asmatico, purtroppo, il respiro non è per niente un fatto scontato: è una lotta per l’aria, un respiro faticoso soprattutto nella fase dell’espirazione. Poiché i disturbi asmatici sono connessi con la funzione respiratoria, essi segnalano un’alterata relazione con l’ambiente familiare, lavorativo e sociale. I rapporti, pertanto, sempre particolarmente intensi e problematici, testimoniano il rifiuto o la difesa nei confronti di legami affettivi vissuti come si suol dire “a doppio taglio” in cui la relazione è percepita come soffocante, invadente e pericolosa; il soggetto teme di essere risucchiato da troppo amore oppure, al contrario, paura di perderlo.




oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge”anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.




Risultati immagini per vento nei dipinti 

’asmatico è particolarmente sensibile e completamente dipendente a livello affettivo: teme continuamente di essere ferito sia moralmente sia psicologicamente. Gli attacchi sono come dei pianti che non possono essere espressi attraverso le lacrime, in quanto tutte le manifestazioni naturali e spontanee sono state inibite e represse. Un semplice cambiamento di luogo fisico può, qualche volta, scatenare o risolvere un attacco asmatico. Questo fenomeno è spiegabile tenendo in considerazione le valenze emotive e simboliche legate all’aria respirata in questo o in quel determinato ambiente, tra questi e quei personaggi, in un certo clima affettivo e sociale. In questo contesto, l’attacco può essere considerato un disperato, soffocato grido d’aiuto verso la situazione o la figura “dominante”; tale disperazione utilizza il canale somatico in quanto i veicoli comunicativi ordinari (parola, espressione mimica dei sentimenti) sono ritenute inefficaci, o soggetti ad una fortissima inibizione. L’attacco, quindi, può rappresentare un’estrema difficoltà ad esprimere i propri sentimenti, ciò che si ha “dentro” e fa fatica a venir “fuori”. In modo particolare è possibile che l’asmatico sia sopraffatto da una crisi nel momento in cui vorrebbe “metter fuori” la sua rabbia e, nel contempo, teme che i suoi impulsi siano esageratamente distruttivi o incontrollabili. 

i converso l’asmatico è anche, a seconda dell’età, estremamente bisognoso d’affetto: la crisi può dunque rappresentare un modo disperato attraverso il quale chiede aiuto, nel timore di essere abbandonato (tagliato fuori). Tutto ciò si verifica in un momento di particolare ingorgo affettivo: è presente un ricco mondo interiore ma c’è un forte timore ad esprimerlo. Questa consapevolezza può essere utile nel far recedere la crisi. Consentire alle emozioni di manifestarsi, come ad esempio il pianto, è la prima fondamentale indicazione per scongiurare l’insorgere di una crisi. Infatti, se l’attacco denota un insieme di stati emotivi che non riescono a manifestarsi, consentire la loro espressione può bloccare una crisi. Un altro elemento fondamentale per l’asmatico è un’estrema difficoltà di apertura alla comunicazione. La sua diffidenza e il timore delle persone, lo inducono a concepire i rapporti in termini di sopraffazione. Sarà utile per l’asmatico, al fine di scongiurare l’insorgere dell’attacco, sostituire questa sterile logica competitiva con una spontanea apertura conoscitiva dell’altro e un fecondo scambio genuino di esperienze. Molte sono le metodiche terapeutiche scaturite da una concezione della malattie che considera la mente e il corpo come due elementi inscindibili di una unità. Cambiare il proprio stile di vita, imparare a respirare diversamente, attivare specifiche tecniche di rilassamento, massaggi psicosomatici (Plinio il Vecchio vi ricorreva per combattere gli attacchi d’asma) e un buon approccio psicologico aiuterà a comprendere ed affrontare adeguatamente il disagio asmatico nella sua vera globalità (totalità psicosomatica).

roprio per la sua “semplicità” e perché può funzionare senza controllo, non prestiamo molta attenzione al respiro, la voglia di rispettarlo ci viene solo quando abbiamo il famoso fiatone, quando il processo di ventilazione corporeo è sottoposto a sforzo, paura o siamo adirati: lo si apprezza solo quando viene a scarseggiare … si teme possa mancare. Una respirazione faticosa o scarsa rappresenta immediatamente una minaccia alla vita, come ad esempio l’apnea del sonno ostruttiva (mentre si dorme si interrompe il respiro per un tempo superiore a 10 sec. … quando si smette di respirare il corpo si risveglia senza rendersene conto) o l’asma (TIENI ben presente che il problema dell’asmatico non è far entrare l’aria ma di farla uscire: solo se l’aria è liberata è possibile respirare tranquillamente) … il processo sembra molto semplice con l’entrata dell’ossigeno e l’uscita dell’anidride carbonica, ma ci sono tanti aggressori in agguato, soprattutto quelli piccoli che, passando inosservati, si intrufolano nel sistema di difesa causando una reazione infiammatoria … i POLMONI, per la MTC (Medicina Tradizionale Cinese), hanno un ruolo - assieme al cuore - fondamentale per tutto l’organismo ...  RENDI questo impianto di aerazione il più efficiente possibile attraverso alimentazione, vitamine ed integratori … il magnesio rilassa i bronchi (utile anche in caso di asma) … un segno di invecchiamento del tessuto polmonare è la perdita di elasticità, per rallentare tale processo e mantenere solide le pareti possono essere utili le Vit. C, A (non eccedere con quest’ultima vitamina perché potrebbero diventare pericolosa) e E (antiossidanti) … da limitare il più possibile sostanze grasse come burro, formaggi, carni e zuccheri semplici … inserisci nella dieta pesce (zinco, magnesio, omega – 3), cereali integrali, semi oleosi, frutta e verdura … e per renderlo ancora più efficiente LIBERATI dalle sigarette!

Risultati immagini per vento

… le allergie che riguardano i polmoni sono reazioni improvvise ed esagerate del sistema immunitario a sostanze che alla maggior parte delle persone non lasciano alcun segno, non causano assolutamente sintomi come:

  • Respiro corto e affannoso, tosse;
  • Irritazione agli occhi;
  • Eruzioni cutanee;
  • Naso chiuso oppure gocciolante.
… l’aria non è importante solo perché avendo spento le candeline del tuo compleanno ti rendi conto di aver passato un altro anno sereno, ma soprattutto ti dà vita, puoi giocare e stuzzicare tuo figlio soffiando aria nei suoi capelli oppure, nei giochi erotici, sull’orecchio del tuo amore …


Attribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
 E mail: bonipozzi@libero.it