giovedì 19 febbraio 2015

-COPPIA. Divorzio.


DIVORZIO … quando i rapporti finiscono


rriva un bel giorno che vivere insieme diventa un inferno. Una unione che sembrava indistruttibile poco alla volta o all’improvviso salta, crolla come un gigante d’argilla. I motivi possono essere tantissimi: tradimento, violenza, mancanza di entusiasmo e di passione, noia, incomprensione, difficoltà economiche, calo della libido. I
l divorzio, anche se non fa più notizia, non riguarda esclusivamente il puro e semplice scioglimento del vincolo matrimoniale, ma coinvolge aspetti emotivi particolarmente dolorosi - difficili da gestire - quali ad esempio abbandono, distacco e separazione; l’addio innesca una infinità di problematiche psicologiche e pratiche (il tutto deve essere affrontato immediatamente). “Divorziare in allegria” è sicuramente uno slogan per qualche commedia popolare e, comunque, stando ai dati oggettivi è sicuramente una locuzione decisamente anacronistica. In questo fenomeno, se si presta attenzione, la vera sofferenza non si concretizza automaticamente con la separazione, ma l’infelicità era già presente quando la coppia, a se stessa e agli altri, si sforzava di dire “E’ tutto normale, tutto funziona alla meraviglia… tutto come prima”: il rapporto era già una prigione invisibile, un’atmosfera di perenne tensione, in breve un fenomeno di sofferenza per entrambi i coniugi. 

on sempre la sofferenza è prerogativa per forza solo a chi sperimenta il sentimento di abbandono: anche chi lascia può portare il peso di questa rottura (senso di colpa, attaccarsi ai ricordi, cercare di mantenere a tutti i costi un rapporto di amicizia per rendere il distacco meno traumatico). La separazione porta sempre con sé tristezza, amarezza profonda, malinconia, dolore e perché no, anche paura.
Risultati immagini per DIVORZIO NIE DIPINTIVivendo per molto tempo una vita di coppia si finisce per perdere di vista la propria individualità (perdita del lavoro, degli amici, interessi) e quando un membro della coppia si allontana ci si sente smarriti, come se si avesse perso una parte di se stessi (fenomeno ben evidenziato nella  depressione). Il vero dolore comunque viene amplificato dalla resistenza, dallo sforzo di fare andare le cose diversamente, dal tentativo di cancellarlo: quando una storia è finita è finita. Non ci si rende conto che in questo modo la sofferenza la si fa diventare ancora più forte (tenere il cervello concentrato su quel unico pensiero non si fa altro che alimentarlo). 

l fingere un amore e un piacere che non si prova più è devastante ma soprattutto apre le porte silenziosamente alle malattie psicosomatiche. Se la storia è finita, è segno che l’alchimia dell’amore si era spenta da tempo. Se non ci si sente più attratti da qualcuno e il suo odore dà persino fastidio non ci sono dubbi: è finita. Inutile raccontarsi che ci si ama, che si è legati da tante cose: per quanto dorata sia una gabbia è sempre una gabbia. Quando si arriva a questo particolare rapporto, il divorzio - se veramente non si ha più niente da dire -  diventa la soluzione ideale per porre fine definitivamente alla giostra di infelicità per uno o entrambi i partner. Se la convivenza è giunta a sfaldarsi, evidentemente significa che le cose non andavano poi così tanto bene: è l’occasione per uscire da una vita chiusa. Quando un matrimonio entra in crisi, l’unica possibilità è scoprire le cause e quindi vedere se è possibile salvarlo. L’esperienza, però, insegna che quando la coppia entra in crisi difficilmente i membri che la compongono sono in grado di comprendere in maniera lucida i motivi. In questa fase i motivi di sofferenza, i pericoli di ulteriore disorientamento e delusione sono tantissimi e, soprattutto, a portata di mano: certi legulei estemporanei pronti a far riappacificare ma in realtà sono concentrati solo sulla parcella, ciarlatani e fattucchiere che assicurano e prevedono l’avvicinamento della coppia, amici comprensivi e parenti serpenti che tentano di salvare dall’esterno qualcosa che non funziona più all’interno. Se la coppia non funziona per mancanza di “collante”, di elementi che la tengono insieme, è del tutto inutile ricorrere a strategie di qualunque tipo esse siano, nella convinzione che tutto bene o male si sistemerà.  Appare evidente quindi che chi sceglie di divorziare lo fa non per capriccio ma prima di tutto per risolvere una situazione di sofferenza individuale ormai insopportabile.

Risultati immagini per divorzio nei dipintiIl rapporto di coppia. Molte relazioni sono felici, solo all’inizio. Ma succede raramente che tutto proceda senza intoppi, mentre la vita e le situazioni si evolvono: la forza di un rapporto dipende dalla capacità di adattamento dei due partner. Non si può di affermare di conoscere il proprio partner fino al momento in cui le circostanze esistenziali ci mettono a confronto con le nostre risorse sia personali sia di coppia. Inoltre, bisogna precisare che la coppia “tipica” non esiste. Ognuno di noi è caratterizzato da possibilità e debolezza particolari, e il successo della coppia dipende molto dalla nostra capacità di riconoscerle e di trovare una conseguente forma di adattamento. Aspettarsi che il nostro partner incarni l’immagine che gli abbiamo attribuito provoca grandi tensioni nella coppia. La fragilità e la fallibilità umana restringono la possibilità di trovare un partner “perfetto” o di esserlo noi stessi. Se riusciremo ad amare senza condizioni, ad accettare le debolezze del nostro partner e a concentrarci sulle sue qualità, più probabilità avremo di risolvere qualsiasi problema. Costruire e nutrire un rapporto che duri tutta la vita richiede molta consapevolezza di sé o molto impegno. La capacità di dare e quella di ricevere, l’impegno di pervenire a equi compromessi, permetteranno di evitare sensi di colpa e risentimenti che potrebbero rovinare o distruggere il rapporto. Nessun rapporto, nemmeno il più felice, è privo di conflitti. E’ possibile risolverli più facilmente se si svilupperà una buona capacità di comunicazione. 

er poterlo fare si deve primo di tutto stabilire una solida base di comunicazione con il partner. E’ importante sentirsi liberi di esprimere le proprie preoccupazioni personali nel momento in cui sorgono, prima che si trasformino in problemi davvero importanti. Cercare di sviluppare un modo di pensare non pessimistico e, soprattutto, guardare realisticamente le situazione in maniera lucida prima che le discussioni comincino. Discutere le cose con calma. Cercare di usare empatia, capire il punto di vista del partner, in modo da facilitare la possibilità di un compromesso ragionevole. Non è soltanto ciò che si dice che  influenza la capacità di comunicare: il tono di voce, l’espressione del viso (mutismi e silenzi esagerati e colpevolizzanti), i gesti e i movimenti costituiscono segnali non verbali e indizi che rivelano i veri sentimenti. Stare attenti con una certa sensibilità ai segnali di questo tipo trasmessi dal partner ed esprimersi con chiarezza, in modo da incoraggiare la comunicazione. Quando i problemi sembrano insormontabili, bisogna sempre ricordare che si ha sempre la possibilità di scelta tra azioni ed atteggiamenti che possono facilitare la gestione della situazione.

uando la fine di un rapporto arriva,  la mente si riempie immediatamente di pensieri opprimenti, non lasciano scampo, di colpo ci si avvelena di rimpianti e sensi di colpa inutili: “Se mi fossi “svegliato” prima … Se non dicevo quelle frasi … Se non avessi fatto … Dovevo assecondare quelle cose, valorizzarle di più … Dovevo essere più sensibile, più presente … Segnarmi i momenti più importanti, essere più attento alle ricorrenze … Se non avessi accettato quell’invito … FORSE, forse e forse, chissà, saremmo ancora insieme” … ma quanti più!!! …  il pensiero rimane lì, inchiodato sul partner … la “perdita” di una persona cara è sempre un’esperienza straziante, un inferno che brucia lentamente ed inesorabilmente, un tormento che ripiega su se stessi, una sofferenza sorda che disorienta, che strappa non solo i capelli ma che azzera anche ogni certezza, smantella improvvisamente i punti di riferimento più importanti, un dolore mentale diffuso che si trasforma lentamente in un disagio fisico (le difese si abbassano, i tratti depressivi fanno la loro comparsa, il rimuginare continuo fa esplodere la testa, produce tensione alla bocca dello stomaco e all’intestino, Morfeo diventa un tiranno … costringe a fare a botte tutta la notte col lenzuola e cuscino): il mondo ci cade letteralmente addosso … lo strazio e il rimorso per le cose “non fatte” in passato si impossessano della nostra vita, inquinano, dominano, controllano e gestiscono il nostro vivere nel tempo presente …  allontanarsi, fuggire dalla sofferenza, dal dolore è una reazione istintiva e ben motivata, più che umana, per certi versi inevitabile, bisogna fare in fretta.

a ecco che, improvvisamente, quella melodia ci raggela il corpo e la mente, ci pietrifica di colpo, quella canzone ci riporta a lui, quel film visto insieme che ci ha particolarmente divertiti stimola la voglia di ritornare indietro, quel lungo viale alberato di tigli profumati rievoca un tenero e caldo momento mano nella mano, certi luoghi, poi, oltre ad essere un vero e proprio supplizio sono sempre più presenti e davvero inevitabili … quel fantastico mangiare al cinese al lume di candela, leggeri, liberi, in silenzio, presi dalla follia della passione, seduti all’aperto coccolati da una calda brezza estiva, ritorna violentemente in scena portando un venticello di tristezza, nostalgia, tenerezza e lacrime … e, ancora, pensare a quell’intimità - davanti al televisore rannicchiati  e dormire abbracciati nel lettone - paralizza ogni attività, avvalora ancora di più quell’idea devastante che non ci sarà più nessun altro nella propria vita, tutto è finito, giuro e rigiuro che il cuore non batterà mai più … impossibile ritornare a vivere normalmente. 

iflessi rallentati, umore incerto, una sofferenza incredibile, un tormento senza sosta, un patimento davvero ingestibile … terribile, terribile (questo è il dramma e il dolore che leggo negli occhi, nel volto smarrito dei miei pazienti quando sperimentano un abbandono). Senza quelle vecchie abitudini ci si sente persi, completamente vuoti, confusi, smarriti, nulla attrae, niente interessa, tutto si rifiuta, si va completamente alla deriva, è la fine!  Lentamente lo spazio di libero movimento si restringe: quel ristorantino tanto amato è da evitare, quel film va nascosto, gli amici allontanati, quelle letture cestinate … affiorano bizzarre paure, strane insicurezze e oscure incertezze  … pian, piano prende corpo una profonda delusione, la sensazione di avere sprecato troppo tempo in quel rapporto che non meritava assolutamente tutto il nostro impegno e attenzione … si diventa scontrosi, aggressivi, freddi, acidi, cattivi, ogni cosa perde importanza … non si esce più, il processo di isolamento ha inizio, rabbia, rancore, pessimismo annullano altre opportunità e occasioni, allontanano la possibilità di nuovi incontri, di essere nuovamente inebriati da salutari passioni … chissà mai, forse, magari più coinvolgenti e felici. MA le sue passioni erano anche le tue passioni veramente? …  MA era proprio fonte di benessere quel vivere? … eravamo davvero felici, liberi, fiduciosi, indipendenti, naturali e spontanei, oppure quel rapporto era diventato noioso, spento, senza fantasia, troppo idealizzato e poco creativo, tenuto in piedi solo dalla routine e dall’abitudine, in attesa di stimoli migliori e più coinvolgenti, sorretto solo dalla paura del cambiamento?

Ma cosa si può fare per eliminare queste fastidiose e dolorose “impronte” del passato?  E’ bene ricordare che ogni pensiero, anche se doloroso, è l’unico strumento rimasto - assieme a rimpianti, lamenti e sensi di colpa - che ci permette di rimanere ancorati, in contatto, legati con quella cosa tanto desiderata o con quella determinata persona tanto “amata” … ecco perché risulta difficile rinunciarci … il non pensarci significherebbe troncare quell’esperienza in maniera definitiva e, quindi, ci si ritroverebbe ancora più confusi, più soli, più lacerati, più abbandonati. Più noi ci ribelliamo, più ci opponiamo con forza alla sofferenza e più, però, attraverso la produzione degli ormoni dello stress, la rendiamo importante, attiva e viva. Sarà utile, in questo particolare frangente, per contrastate questo infinito patimento anche biochimico, essere presenti a se stessi, SENTIRE e GUSTARE lentamente, senza fretta, quello che si sta facendo realmente … riscoprire, attivare i sensi, entrare in contatto con le nostre vere sensazioni. 

uardare pian piano le cose da un’altra angolatura, con uno sguardo diverso: unica possibilità di ritornare a far germogliare la nostra vita … provare piacere nel vivere le piccole cose, magari con lui non era possibile, perché erano banalizzate, ridicolizzate, etichettate come capricci infantili oppure soffocate per il quieto vivere.  Creati nuovi spazi, luoghi diversi, solo tuoi, evita di fare le stesse cose, gli stessi percorsi, così potrai ricevere nuovi stimoli … Sono tante le sensazioni utili, che fanno riemergere, possono risvegliare lucidità, desideri e la voglia di fare, ritornare con gli altri … soprattutto, star bene con se stessi, non in funzione a quello che si farà o chi si incontrerà: ma SOLO  e SOLO per se stessi ORA, in questo momento … indossare un abito che ci fa sentire bene e sicuri, un profumo che ci solleva l’umore, mangiare anche tutte quelle cose che prima per ‘l’alito pesante’ o perché non facevano snob non si potevano assaggiare … premiarsi e premiarsi gradualmente … FARE e FARE ancora, iscriversi a corsi … l’importante che siano tutte cose desiderate e “sentite” … qualunque cosa che si mette in cantiere va bene basta che sia rivolta a “coccolare” e “curare” la propria anima  …  RICORDA, ognuno di noi è unico e speciale, l’amore e la felicità sono risorse inesauribili … infinite!

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Vademecum per contenere i danni e la sofferenza 

Smettere di ripensare continuamente al passato perché scatta il senso di colpa.  Ancorarsi ad un tempo pieno di ricordi negativi (risentimento, rimorso, rimpianti) significa ritagliare un pezzo del passato, isolarlo dalla tenebrosa massa del passato, e farlo rivivere nell’attualità; il passato è passato non lo si può più modificare: è un tempo in cui si annida la disistima e l’infelicità. E’ importante usare parole univoche, chiare e precise nell’addio: se si è ambigui o possibilisti il partner potrebbe aggrapparsi ad elementi inesistenti o intravedere la possibilità di ripacificarsi e quindi non avere la consapevolezza che tutto è finito (è importante prendere atto che la coppia non esiste più). Anche rivedersi frequentemente può essere controproducente: si mescola il dolore e fa aumentare la dipendenza. Non isolarsi: è nel momento dell’abbandono che si ha soprattutto bisogno di un sostegno, di essere ascoltati (gli eroi solitari sono destinati ad incancrenirsi e vivere nella sofferenza).

figli del divorzio. I bambini, dopo il divorzio, possono regredire, diventare irritabili e dipendenti. Alcuni si sentono soli, depressi ed abbandonati, sviluppano malattie e incontrano difficoltà nei rapporti di amicizia. Altri invece, per far fronte a questo malessere, fanno esperienza di droga, alcol e sesso. Molto spesso, dopo la separazione, i genitori hanno notevole difficoltà ad accettare la relazione tra il figlio che amano e il coniuge che hanno smesso di amare. Quello che importa è non litigare in presenza del figlio, usare sempre la massima sincerità  e, soprattutto,  non usarlo come arma per la battaglia in corso. E’ necessario rassicurarli che entrambi i genitori, nonostante la rottura, continueranno ad amarli: il benessere dei figli dipende da quanto un padre e una madre sono disposti a lavorare insieme in maniera costruttiva.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
E mail: bonipozzi@libero.it

venerdì 13 febbraio 2015

-ADOLESCENZA. I problemi di mio figlio.


I problemi di mio  figlio  …

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nche se ad alcuni genitori fa piacere pensare che l’adolescenza sia un’età beata e spensierata, le preoccupazioni giovanili, purtroppo, sono presenti e comuni in ogni periodo evolutivo. La natura dei malesseri e dei timori invalidanti, inoltre, cambia via via che i giovani crescono.
Qualunque sia la causa del disagio o dell’apprensione, c’è una netta differenza tra l’essere ansiosi e il soffrire di un disturbo d’ansia, un malessere decisamente più grave e duraturo. Un bambino fa visita ai nonni che abitano in un grande palazzo, sale sull’ascensore per raggiungere l’abitazione, improvvisamente comincia a tremare e a sudare, si sente soffocare e ha l’impressione di morire. Una fanciulla, per paura che succeda qualcosa di terribile andando a lezione di danza, non esce di più casa a meno che non sia accompagnata dal fratello più piccolo. Un adolescente, pur sapendo perfettamente ogni materia, è praticamente paralizzato dal terrore prima di ogni interrogazione. Un bravo studente universitario, per paura di volare, rinuncia di approfondire le lingue straniere in altri paesi. Sebbene tutti di tanto in tanto si sentano agitati, nervosi, irritabili o imbarazzati i soggetti sopra descritti devono affrontare qualcosa di molto più grave ed invalidante: i disturbi d’ansia. I disturbi d’ansia ad esempio - disagi mentali particolarmente diffusi tra i bambini e gli adulti -  includono: episodi di terrore improvviso e inspiegabili (attacchi di panico), paure ingiustificate per oggetti e situazioni particolari (fobie), una sofferenza cronica (GAD). 

utte queste inquietudini (paura, ansia, fobia) possono presentarsi molto presto, prolungarsi più o meno a lungo fino all’adolescenza o a un’età adulta. Quando il bambino, dopo aver raggiunto la capacità di ricordare, acquista quella di prevedere (senso del futuro, dell’avvenire), la paura può assumere una forma di apprensione che è sostanzialmente un timore diffuso vissuto anticipatamente: tale è la paura prima degli esami. Più tardi ancora, la ragione, la comprensione razionale degli oggetti e delle situazioni, il senso del ridicolo, possono trasformare le reazioni di spavento: ci sono bambini ed adolescenti che ridono delle loro paure; altri non osano esternarle, le tengono per sé, le interiorizzano o le trasformano. Tali sono i ragazzi timidi, inibiti, quelli che non hanno paura di nulla di preciso ma allo stesso tempo di tutto, quelli che nutrono inquietudini di ordine metafisico, che hanno paura della propria ombra. Infine, non bisogna dimenticare che è spesso nel momento della pubertà che paure antiche, fobie scomparse, possono riapparire insidiosamente e proprio sotto forme assai vaghe di inquietudine, di ansia diffusa, di inibizioni. Il giovane ha un modo di pensare che è molto diverso dall’adulto e, certamente, le sue paure appaiono strane e incomprensibili. Per queste ragioni, egli tende a generalizzare: la paura del padre autoritario, ad esempio, può essere trasferita su tutti coloro che indossano una divisa (la divisa nell’immaginario collettivo rappresenta l’autorità). 


A
volte da un vecchio avvenimento che lo aveva terrorizzato, tratterà solo un dettaglio: in una notte di luna piena ha provato uno spavento e ora ha paura della luna. Spesso è scomparso anche il ricordo dell’oggetto ch’egli aveva associato a uno spavento ma quell’oggetto continua a provocare la paura. Questa può subire anche una trasformazione: il bambino che da piccolo avrà presentato delle angosce connesse alla alimentazione (frequenti cambiamenti di cibo, prolungata attesa dei pasti, clima di grande tensione durante i pasti) potrà in seguito diventare ansioso prima dei pasti e rifiutarsi di mangiare (anoressia). 


n altro, in cui sarà stata immediatamente repressa ogni velleità di mostrarsi alquanto aggressivo, non oserà manifestare coraggio quando richiesto: la proibizione di essere aggressivo, cattivo, si confonderà con una proibizione di mostrare la propria forza e il bambino rimarrà timido e diventerà pauroso. Cosa fare. Prevenire l’inquietudine significa in primo luogo evitare le occasioni di creare l’ansia, poi saper rassicurare il ragazzo e infine mai impiegare la paura come mezzo educativo. Evitare le occasioni e saper rassicurare significa preparare sempre gradatamente il bambino alle nuove situazioni (mai sostituirsi a lui!). L’educazione è come una serie di svezzamenti in cui il giovane deve poter accettare, in base alle proprie capacità cognitive, le nuove costrizioni: prepararlo in un clima di fiducia, anche di calma, affinché non abbia paura di diventare adulto e sappia superare le sue difficoltà, le sue paure, la sua timidezza. Evitare di usare la paura come mezzo educativo, significa eliminare la minaccia immaginaria: l’uomo nero, lo stanzino buio, il cane cattivo che può tutto divorare. 


on bisogna usarla come forma di ricatto: “Non dirmi che avrai paura di farlo”, oppure: “Guarda, lui non ha paura di farlo”. Questi atteggiamenti a volte possono non avere gravi conseguenze, ma non possiamo mai sapere quale eco possano suscitare nel bambino queste parole, quali antiche angosce esse possano risvegliare in lui (insicurezza, incertezza, disistima). Se da una parte non bisogna dimenticare che le paure costituiscono spesso una spia di incidenti banali e benigni dell’educazione, dall’altra esse rischiano a volte di sfociare in turbe durature del carattere: timidezza, chiusura in se stessi, inquietudine per tutto; e soprattutto non bisogna dimenticare che in circostanze sfavorevoli possono essere l’inizio di turbe più gravi (depressione, fobie, dipendenze, disturbi alimentari). In definitiva, è quindi l’atteggiamento di comprensione e di sollecitudine da parte degli adulti che nella maggior parte dei casi potrà evitare determinate difficoltà, facendo scomparire alcuni segni anomali laddove si manifestano, mentre è invece necessario  prendere la decisione di consultare uno specialista nei casi più difficili. E’ sempre meglio prevenire che curare.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.
 

Bonipozzi dott. Claudio Tel. – 349.1050551
 E mail: bonipozzi@libero.it

mercoledì 4 febbraio 2015

-COPPIA. Calo del desiderio.


Calo del  desiderio … quando la fantasia viene mancare



’
un fenomeno psicosomatico caratterizzato sostanzialmente da una riduzione della “voglia” sessuale che può essere generale o contestuale al rapporto di coppia.
Le cause sono da rintracciare in un eccessivo e continuativo stress, in una routine noiosa e sempre uguale, oppure in problemi con l’altro sesso. Tale disturbo inoltre può essere favorito da malattie organiche, soprattutto croniche, e costituire nell’uomo un segnale di senilità a volte particolarmente precoce (andropausa). Per calo del desiderio sessuale, quindi, si intende una riduzione oppure la perdita persistente e prolungata dello stimolo sessuale e delle fantasie connesse a questa attività.


eriodi occasionali di inappetenza sessuale sono piuttosto frequenti (ansia, stress, farmaci, psicosi, depressione). I problemi di coppia comunque (conflitti coniugali, rancori inespressi), in assenza di disturbi organici, rappresentano la causa principale del calo sessuale, sebbene possano contribuirvi molti altri fattori, tra cui l’età, la personalità e le esperienze passate. Nella coppia il calo può esprimere anche altre difficoltà, per esempio la perdita dell’erotismo nei suoi vari aspetti, non solo sessuali: la routine riduce l’eros a un semplice saltuario sfogo genitale, senza fantasia, gioco e curiosità  (l’eccitazione, l’entusiasmo della novità, la fantasia del primo incontro, ad esempio, tiene in vita la sessualità mentre banalità, noiosità, ripetizione, il sempre uguale e la routine spengono completamente l’eros). Quando il calo del desiderio è solo verso il partner e non coinvolge le fantasie verso altri o l’attività magari autoerotica, indica inequivocabilmente un’indisponibilità all’incontro intimo con l’altro: troppi conflitti, oppure troppe critiche, non piacciono certi modi, anche l’odore diventa un problema. 


n breve, è il segnale - inutile negarlo - che qualcosa si è spento, è cambiato nella complicità e nell’intesa sessuale, non funziona più per il verso giusto. Il desiderio può diminuire anche nelle situazioni in cui uno dei membri abbia una relazione o nasconda un segreto, per esempio covare il desiderio di divorziare. Gli interventi chirurgici, inoltre, che compromettono l’immagine del corpo (mastectomia, isterectomia, prostatectomia, ileostomia) e i farmaci che deprimono il SNC o diminuiscono il livello di testosterone possono ridurre le “voglie” sessuali. Un partner può perdere interesse per il sesso dopo essere stato licenziato. Con il passare del tempo, l’altro rinuncia a prendere l’iniziativa e così piano, piano si entra nel vortice della privazione sessuale. Non si deve comunque dimenticare che i problemi del desiderio sessuale persistenti, sono strettamente collegati ad altre difficoltà all’interno della relazione. A volte sono la causa di incomprensioni e conflitti, a volte ne sono la conseguenza.
Risultati immagini per desiderio sessuale nei dipintiChi è che rischia di più: soggetti logorati dallo stress, con orari di lavoro eccessivi e, soprattutto, dominati da preoccupazioni non lasciate sul posto di lavoro bensì portate nell’ambiente familiare; coloro che abusano di sostanze stimolanti o che cercano di stimolarsi, in maniera continuativa, con materiale pornografico, per tale ragione si sono disabituate  a lasciar fluire l’energia psicofisica (libido) in modo creativo, spontaneo e naturale; persone che appartengono ad un quadro clinico depressivo (anche mascherato)  e ansiogeno; soggetti che hanno silenziosamente, nel tempo, accumulato astio e contrarietà verso il partner e che non si riconoscono più nella sua consueta sessualità (questa ovviamente non è una formula matematica molti, anziché diventare inappetenti, possono trovare altre “soluzione” al di fuori della coppia).

Risultati immagini per desiderio sessuale nei dipintiCOSA FARE.  I disturbi del desiderio sessuale sono estremamente complessi e, soprattutto, di non facile soluzione quando il conflitto è di coppia: spesso uno dei partner si oppone alla terapia (la prognosi dipende sempre dalla volontà della coppia: acconsentire, se necessario, di intraprendere una terapia individuale). Il trattamento comunque varia a seconda della causa del disturbo: se si tratta di un problema fisico, il medico deve curare il disturbo sottostante, un professionista della salute mentale, invece, può aiutare ad affrontare le ripercussioni emotive o coniugali del disturbo. Molte metodiche terapeutiche come ad esempio l’ipnosi sono fondamentali per rimuovere gli ostacoli psicologici che impediscono una  sessualità  piena di passione, entusiasmante, libera e spontanea.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.


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venerdì 23 gennaio 2015

-COPPIA. Amore di coppia.


Amore … guai, rischi e tentazioni

Risultati immagini per amore nei dipinti 



mpossibile non riconoscere la fase iniziale dell’innamoramento.
Un fenomeno che apre all’inatteso, ad un mondo dove fantasia e realtà si mescolano fino a confondere la quotidianità. La passione irrompe nella vita all’improvviso, sovvertendola da cima a fondo. Una dimensione emotiva che trasforma, fa sentire diversi, gioiosi, felici, aperti: mette letteralmente le ali ai piedi e fa perdere completamente la testa. L’amore è slancio, crescita, armonia, intesa, condivisione, spinge verso la vita, risveglia i sensi, fa scegliere un partner anziché un altro, per il quale vengono concentrate energie, aspirazioni e desideri. Tale sentimento, se non è carceriere, facilita i cambiamenti, allevia le sofferenze, interrompe il flusso noioso della vita quotidiana, allarga gli spazi vitali, fa vedere le cose da un’angolazione originale e diversa. Un rapporto dove non esistono sforzi, vincoli, interferenze e condizionamenti, ma solo il grande desiderio di stare insieme, fare delle cose, sentire la voce, vedere e toccare l’altro. Non si è più solisti del vivere, la “singletudine”  improvvisamente si dissolve, svanisce lasciando il posto ad una vivace ed intensa vita sociale; l’unica voglia, infatti, in questi momenti di profonda trasformazione affettiva, è quella di incontrare l’altro, accettarlo così com’è, senza volerlo in qualche modo “gestire” o “guidare” secondo le proprie esigenze personali. 


ella fase dell’innamoramento si conosce finalmente il mondo circostante non solo attraverso la ragione, ma anche con il cuore: un amore, incondizionato, che non giudica ma accetta. Il suo segnale è inequivocabile: il cuore batte all’impazzata, l’emotività è a fior di pelle e i sensi sono alla loro massima espressione. La mente è sempre ferma lì, completamente inchiodata sulla persona che sembra rappresentare il solo ed unico ideale.  
Quando si è travolti dall’ebbrezza dell’innamoramento, alcuni mediatori chimici  (dopamina e serotonina) stimolano il tessuto cerebrale, rinforzano le difese immunitarie, migliorano il tono muscolare, equilibrano gli eccessi alimentari (si vive di sola aria!). Anche le endorfine, prodotte durante la febbre d’amore, fanno la loro parte: calmano l’inquietudine, alleviano il dolore e annullano lo stress. La presenza di questa energia amorosa rende sereni, ottimisti e, per alcuni, quasi invulnerabili. Quando è nella sua forma “sana” fa davvero bene alla salute, ma se è “malato” provoca seri danni fisici: il sacrificio, brucia l’apparato digerente, la simbiosi, indebolisce  il sistema immunitario, la gelosia, apre le porte all’ansia e alla depressione. Quando il compagno, poi, diventa particolarmente fastidioso la pelle non tarda a farsi sentire ricoprendosi di eczemi e orticarie. Anche i rapporti di coppia “infuocati” possono favorire inspiegabili mal di gola o eccessi di tosse fastidiosa. Non va assolutamente dimenticato, inoltre, che quando il corpo non vuole più essere messo in gioco reagisce con ricorrenti vaginiti, cistiti e impotenze varie. Ma ecco, un bel giorno, apparire in lontananza il crepuscolo dell’amore. La passione, con la sua angosciante intermittenza, segnala che si sta esaurendo, ha le ore contate, si sta spegnendo: l’amore si fa da parte e  lascia il suo posto all’attaccamento. L’attaccamento è un forte legame di dipendenza che ingabbia, limita e congela il rapporto di coppia, perché - mantenendo inalterata la vita affettiva - inibisce e ostacola tutti quei cambiamenti evolutivi indispensabili per stimolare e rendere vivace la vita a due. E’ una forma di controllo che, contrariamente a quel che si pensa, non garantisce assolutamente conforto e protezione, ma fa covare violenti sentimenti di rabbia, orgoglio, avidità e gelosia, che nulla hanno a che fare con l’amore. Nel contempo, una persistente insoddisfazione fa crescere il desiderio di libertà e alimenta un grande sogno: scaricare, il più presto possibile, il compagno di viaggio ormai diventato troppo ingombrante.


i è avvolti da un’atmosfera confusa, poco rassicurante, caratterizzata da paura, convenienza e finzione: si scopre all’improvviso di vivere con un personaggio distratto, assente, irritante e del tutto sconosciuto. L’unica cosa chiara è la convinzione che la persona scelta non sia più quella giusta, che non soddisfi in nessun modo le aspettative iniziali. Molte sono le ragioni che avvelenano il rapporto (spengono lentamente il menage), che uccidono il sentimento d’amore e premono per far sciogliere un legame consolidato: noia (distrugge l’intimità, non succede mai nulla di eccitante… ecco che l’esterno può fornire qualcosa di interessante… stimoli, eccitazioni, entusiasmi, brividi), eccessiva simbiosi (restringe il campo soggettivo di libero movimento, crea dipendenza, attaccamento… si perde la propria identità, una palla al piede che impedisce di evolvere), sacrificarsi continuamente per gli altri (rinunciare a tutto…significa spegnere se stessi, fingere continuamente di non vedere), paura del dopo (il terrore della solitudine non è amore ma attaccamento… favorisce limitazione e stagnazione, si vive in funzione dell’altro).

Risultati immagini per amore nei dipintiE così la vita, accompagnata da un senso di grigiore, procede lentamente verso un binario morto, senza alti e bassi, con la speranza che qualcosa di miracoloso possa migliorare un rapporto ormai pasticciato, logoro e alla deriva… la tempesta separatoria è ormai all’orizzonte. Un rapporto traballante che, a detta degli interessati, produce solo “mostri” e sofferenza: personaggi petulanti, invadenti, avviliti, intolleranti, noiosi oltre il livello di guardia, avidi, fanatici della comunicazione virtuale, concentrati ossessivamente su fitness, moda e dieta; veri campioni per evidenziare e colpevolizzare gli errori altrui. Un legame giunto al capolinea, sofferto e soffocante che impedisce, non solo al “dissidente” ma ad entrambi, di godere appieno le gioie della vita. Dalla magia dell’innamoramento alle bugie del tradimento…  un percorso davvero breve.


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ATTENZIONE, in ogni rapporto è fondamentale essere lucidi, in grado di fare una netta distinzione tra l’amore costruito su uno scambio spontaneo, libero, naturale, vero e maturo, e un legame fondato sull’attaccamento e la dipendenza …  RICORDA, l’attaccamento - alimentato sempre da un certo grado di falsa tranquillità e una fuorviante comodità - non è un legame ‘sano’ ma un crogiolarsi su antichi ricordi, un rassegnarsi alla volontà altrui, un abbandonarsi alla forza distruttrice dell’abitudine, un lasciarsi inghiottire da un senso di inutilità, una minaccia alla propria creatività più autentica; un legame che nella coppia porta sacrifici, rabbia, ribellione, solitudine, insoddisfazione e sofferenza … con la sua illusione di garantire protezione e conforto crea risentimento sordo, dipendenza e finte certezze, rende i gesti scontati, annulla i progetti, facilita i compromessi, trascura se stessi, ruba la voglia di vivere, uccide la vitalità, impedisce di sperimentare cose nuove, di cambiare, di evolvere, costringe a rimanere ancorati al palo, imprigionati ad eventi passati, CARICA il presente di fardelli minacciosi, ingombranti ed inutili.




OSA FARE. Il primo passo è sgombrare la mente da lamenti, pregiudizi e luoghi comuni: “pensi solo a te stesso, non mi presti attenzione, a letto sei un disastro, siamo troppo diversi, è inutile qualunque cosa farai o dirai è falsa, dovevo dare ascolto a…, siamo troppo diversi, sei sempre il solito”. E’ importante, inoltre, non rinunciare per nessuna ragione a tutte quelle cose e persone che infiammano e riaccendono l’esistenza. Non possiamo cambiare nessuno, l’unica cosa possibile è lavorare sulla propria autostima ed autonomia emotiva. Inutile quindi intestardirsi con l’altro. Se si è adulti sarà davvero facile incontrare persone con caratteristiche più mature e di grande saggezza.


uando siamo presi dal vero amore è impossibile non accorgersene tantomeno ignorarlo: dal profondo si sprigiona non solo una forza incredibile ma anche un’energia benefica ingestibile … tanta, tanta e ancora tanta vivacità, voglia di fare di incontrare, di vedere l’altro…  dall’amore, quando si ama veramente, anche se non sempre è eterno, non ci si allontana mai, perché quel rapporto è davvero speciale… sono gli ideali, le false aspettative e le varie illusioni a condizionare e a spegnere il rapporto.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.


Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
E mail bonipozzi@libero.it

venerdì 9 gennaio 2015

-AUTOSTIMA. L'annullamento di se stessi...


Annullamento  di se stessi … il bisogno ossessivo di piacere

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utte le volte che rinunciamo a prendere decisioni - per motivi di dipendenza o il bisogno di essere una “ragazza simpatica” o “un ragazzo simpatico” (… brava moglie, bravo marito, bravo dipendente, bravo figlio) - annulliamo noi stessi. Annullamento di sé (o negazione di sé) significa cercare sicurezza emotiva col non essere “presenti”. E’ sicuramente una strategia o, meglio, una forma di vita non accompagnata  da trombe e tamburi: non fa rumore e scoraggia gli interlocutori dall’accorgersi di noi. In realtà, significa prestare il meno attenzione possibile a se stessi. Generalmente questo è il risultato di uno sforzo incredibile e disperato - iniziato magari nelle prime fasi evolutive - di evitare conflitti e rifiuti, compiuto col non prestare attenzione a se stessi. Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo una certa familiarità con questa strategia difensiva. Ma quando tutto ciò diventa un modus vivendi, ovvero una modalità principale per fronteggiare (o per evitare) le situazioni problematiche dell’esistenza, camminare in punta di piedi attraverso la vita diventa di primaria importanza, così come lo diventa prestare il meno attenzione possibile alle “esigenze” della propria personalità, presumibilmente fragile e vulnerabile. In realtà, ad un livello emotivo più profondo, la persona in questione fa di tutto per impedirsi di apparire, di fronte a se stessa e agli altri, come un essere umano che si afferma. Naturalmente questa modalità “strategica” costituisce una terribile palla al piede, un drammatico blocco decisionale. 

i più, se questa situazione è grave, l’idea stessa di una decisione (scelta) è sufficiente per rendere la persona estremamente ansiosa, provocando un’incapacità paralizzante a prenderne una qualsiasi. Quando questa situazione per qualche motivo è inevitabile e se il soggetto è relativamente sano da evitare o da superare questo “sbarramento” (blocco), ne potrà emergere odio verso di sé e profonda depressione proprio a causa di questa auto – affermazione forzata (la persona ha la sensazione di essere andata contro se stessa). A questo punto, si può comprendere facilmente perché le persone bloccate in questo modo scelgono inconsapevolmente (a livello inconscio) l’indecisione, o magari prendere false decisioni al fine di combattere la sensazione di “minaccia” dell’auto – affermazione e perpetuare quindi lo statu quo. Apparirà quindi evidente al lettore che le loro “decisioni” sono per lo più di un tipo che impedisce il successo e garantisce addirittura il fallimento. Esse, paradossalmente, sono convinte che il fallimento attiri meno attenzione del successo, provocando – secondo il loro modo di vedere le cose – meno ansia e ritengono inoltre che esso esponga a un’invidia minore e quindi  a una minaccia minore di piacere.

Da non sottovalutare, infine, il fallimento che ha un grandissimo potenziale per la glorificazione di sé facendo della persona una vittima che soffre. La persona può utilizzare la sua sofferenza come uno strumento di manipolazione per provocare sensi di colpa “Guarda quanto soffro per te; tu mi devi amore e protezione”. Anche quando esiste un desiderio cosciente verso il successo e una concomitante paura di non riuscirci, c’è al tempo stesso un desiderio sottostante di annullamento di sé per fallire in un “glorioso” martirio. Quando le vittime di questo problema prendono delle decisioni, esse generalmente sono fatte in modo da soddisfare un bisogno profondo di uniformarsi al mondo circostante, perché questo, ovviamente, aiuta il desiderio di perdersi nella folla (anonimi) per evitare di essere notati. Ma se la persona conserva un minimo di salute emotiva, desidera avere successo e felicità, e non capisce perché gli altri li ottengono mentre lei non ci riesce. Essa naturalmente non è consapevole della sua incapacità a prendere le necessarie decisioni costruttive, in quanto queste minacciano di scagliarla in una situazione conflittuale. Le decisioni (concrete, reali) in  fin dei conti significano potere, e la persona in questione ha dedicato se stessa alla costruzione di un’immagine di impotenza e di virtuale non esistenza. Anche il bisogno ossessivo di piacere può avere un effetto estremamente disastroso su tutti gli aspetti del comportamento decisionale.

raticamente tutto ciò che una persona fa è motivato da un bisogno insaziabile di piacere. Com’è naturale, il processo decisionale ne subirà un grandissimo danno, perché una decisione valida non va d’accordo con un atteggiamento competitivo volto ad ottenere popolarità. Nelle persone particolarmente insicure, affette da odio verso se stesse, dipendenti ed alienate dai propri sentimenti, piacere diventa il punto centrale della decisione piuttosto che la sostanza delle scelte stesse. Tanto per peggiorare le cose, la nostra cultura rafforza il culto sproporzionato dell’ “amore”. Naturalmente l’amore “maturo”, “adulto”, col quale intendo gentilezza, il dare e il ricevere, affetto, disponibilità, apertura, fiducia ed intimità, ha un grande valore.  Ma anche queste forze costruttive hanno forti restrizioni, e l’amore romantico ha molti limiti come base per prendere decisioni importanti che conducano al successo e alla felicità. A tutti noi logicamente piace essere apprezzati dagli altri (tutte le persone sane lo gradiscono), ma il bisogno di piacere raggiunge sproporzioni malefiche quando diventa un blocco di natura ossessivo. Essere amati o piacere viene vista come la soluzione a tutti i problemi, e come il solo mezzo per essere al sicuro. Il ritornello è sempre lo stesso: “Se gli altri mi amano vuol dire che non mi feriranno”. Di fatto, purtroppo, le vittime prese in questa rete fanno sempre del male a se stesse trascurando le loro opinioni, le loro scelte e le loro opzioni. Inoltre razionalizzano il danno che fanno a se stesse idealizzando la loro bontà e il loro “amore” per gli altri. Sotto sotto,  tuttavia,  si considerano come martiri che si sacrificano. 
Purtroppo, nessuno piace sempre a tutti, e nessuna affettazione, pretesa o tentativo di attaccarsi ad un altro come una pianta di edera producono un poco più di onori. Ad alcune persone piacciono, ad altre no. In ogni caso, la maggior parte di noi non sopporta di essere oggetto di fittizie manovre amorose, e questo non piace nemmeno a chi compie tali manovre. Quando le persone affette da questo problema si trovano in una situazione in cui l’ “amore” non sta arrivando, diventano confuse e ancor meno capaci di prendere decisioni indipendenti. In questi soggetti c’è molta rabbia repressa verso coloro dai quali dipendono, e ansia e paura di rivelarle per timore che costituisca una minaccia al fatto di piacere e alla loro immagine di persone “gradevoli” o di “vittime”. Perciò tale rabbia si esprime in un sabotaggio sottile, in messaggi confusi e contradditori, in relazioni disturbate e in decisioni fallimentari. Quasi tutto ciò avviene su un piano inconsapevole (inconscio), a parte la dolorosa conseguenza di rapporti e decisioni mediocri. Questo sì che viene avvertito! Tuttavia, quando l’individuo comincia a mettere in dubbio il valore della ricerca di amore universale è sulla strada buona per sciogliere questo blocco. Egli deve giungere a capire che essere amati è un fenomeno naturale che non può venire esteso universalmente con nessuna manovra; che piacere è una cosa gradevole ma ha un valore molto limitato; che la schiavitù a questa tirannia distrugge il processo decisionale. E deve, inoltre, comprendere che il fatto di piacere non ha in realtà accresciuto di una virgola la sua sicurezza. Deve anche ammettere e accettare senza disprezzarsi di essere stato prigioniero di questo blocco, e che il tempo e l’energia utilizzati in questo tentativo non solo sono andati sprecati, ma usati in modo controproducente per spogliarlo continuamente dello sua forza e del suo potere decisionale.


ICORDA,  l’autostima, non solo ti libera l’organismo da pesi inutili e dannosi, ma è anche l’arma più potente a tua disposizione per sconfiggere ogni malattia … anche il cancro. Alla larga da tutti quei rapporti “tossici” che ti contaminano, ti fanno sentire sempre difettoso,  allontanati da chi ti fa sentire “piccolo”, ti toglie aria e invade il tuo spazio di libero movimento … stai con quelli che ti fanno sentire spontaneo e naturale in ogni momento … senza maschera.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.
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