sabato 30 maggio 2026

 

SOVRAPPESO ... i mille bocconi amari della mente … una fame emotiva difficile da digerire.


hi è alle prese con un problema vasto e complesso come l’eccesso di peso è perennemente dibattuto tra fare o non fare. In bilico tra mangiare o non mangiare, aprire o chiudere il frigo, continuare a “sostenersi” abbondantemente col cibo oppure mettere finalmente “ordine” nella propria dispensa. Lasciarsi andare o prendere il controllo della situazione per mantenersi in forma, restare flessibili e in salute … guai tabelle di marcia rigide o protocolli alimentari improvvisati!!! Rimane sempre un dilemma classico e dibattuto di non facile soluzione ... non si ha mai una risposta univoca o completamente risolutiva immediata. Sommerge con ipotesi tese, congetture accusatorie, ansiose e confuse … pensieri troppo assillanti che si fissano nella mente e diventano un'abitudine!!! Un pensiero vizioso, contorto, farraginoso e fuorviante che non fa chiarezza in ambito nutrizionale, ma crea solo confusione e malessere psichico; si va alla ricerca di un sollievo emotivo momentaneo anziché il vero nutrimento, allontana da scelte sane e consapevoli. Difficile da decodificare i simbolismi connessi a questo rituale, comprendere le dinamiche psicologiche e sociali profonde legate al cibo, perché generano uno stato di tensione, agitazione, confusione, tranelli e inganni mentali fuorvianti ... un fenomeno che si impone attraverso varie sfumature, mai chiare e univoche; alternative, scelte e posizioni contrapposte che producono un senso di impotenza e vulnerabilità ... una vera arrampicata sugli specchi!!! Da qualunque parte si osservi il problema rimane sempre una questione spinosa, un dibattito aperto e pendente … un vero e proprio nodo gordiano difficile da sciogliere!!! Eliminare tentazioni culinarie, correggere il proprio stile alimentare in modo equilibrato e gestire una psiche insaziabile diventa una sfida complessa, un tormento quotidiano interminabile e spesso ingovernabile ... non facile da neutralizzare!!! Tenere a bada con determinazione una mente insaziabile che “morde” e scava attraverso il cibo, resta sempre una questione tormentata, in sospeso e senza tempo. Ogni riflessione rimane - anche partendo con i migliori propositi – aperta e sospesa nel vuoto ... non trova mai una soluzione definitiva!!! In certi momenti riesce, però, più semplice credere di essere “imprigionati” in qualche sottile disfunzione metabolica anziché essere “vittime” di una “alimentazione emotiva” “disordinata” e malsana. In breve, si cerca in tutti i modi di allontanare il conflitto interiore su fattori che esulano dalle proprie decisioni e responsabilità. 


n atteggiamento messo in atto, spesso, non per bisogni biologici, ma per compensare o gestire un senso di noia, solitudine, tristezza, insicurezza e stress: una bramosia incontrollata ai piaceri e al vizio della tavola … un desiderio intenso, irrefrenabile e vorace rivolto a cercare, senza sosta, cibo per calmare i disagi dell'anima; un'abitudine radicata e fastidiosa che lascia, però, dopo un'abbuffata incontenibile (binge eating disorder), solo sensazioni di rimorso e fallimento. Diventa più “conveniente”, per mantenersi integri e sdrammatizzare il gesto, spostare - attivando pensieri riparatori - l'attenzione su “cause” esterne ... niente responsabilità, ma salvacondotto per continuare a consumare e alimentarsi in modo disordinato, inadeguato e rischioso per la propria salute!!! Un meccanismo di difesa mentale che ci assolve da doveri, impegni, peccati di gola e sensi di colpa … si diventa dipendenti dal piacere del cibo e schiavi del ventre!!! In breve, una razionalizzazione che aiuta ad affrontare in modo benevole un comportamento compulsivo di “spiluccamento” continuo (nibbling) e, soprattutto, ridurre l'impegno nel seguire un regime alimentare responsabile, corretto e sano; una strategia mentale pronta a sollevarci, soccorrerci o giustificarci di fronte ad un problema complesso come la “lievitazione” corporea … cedere alla gola e lasciarsi “ammaliare” dal piacere del cibo!!! La persona che è in soprappeso, proprio per il senso di insicurezza e di sfiducia che spesso l'accompagna, afferma compiaciuta che la sua condizione fisica dipende - quasi sicuramente - da oscuri “difetti” del sistema ghiandolare, complessi e reconditi meccanismi genetici che remano contro la propria “silhouette” … condizione legata, sempre, comunque, a qualche altra incomprensibile diavoleria organica o ragione al di fuori dalle proprie “competenze” spazio d'azione e responsabilità!!! Ma dopo svariate ed interminabili indagini cliniche (sempre da fare) arriva la grande “delusione” ben documentata e precisa; un verdetto inequivocabile e irrevocabile che disorienta: “congela” i pensieri e fa cambiare prospettiva. Il referto è chiaro e inconfutabile. Non si è in balia di una sofisticata aberrazione cromosomica o alterazione biologica, di fronte alla quale si è completamente impotenti e non si può opporre alcuna resistenza o fare “modifiche” significative, ma di un qualcos'altro più “naturale” e “comune”. Il referto, in realtà, può disorientare, ma è semplice, preciso ed univoco: vengono introdotte nell’organismo troppe calorie rispetto al normale fabbisogno quotidiano. Nessuna incertezza, dunque, sullo stato o difetto ormonale; gli esami clinici parlano chiaro, niente di quello ipotizzato è confermato. Orbene, chi vuole ridimensionare la propria “immagine” corporea - eliminare veramente il proprio “involucro” eccedente - deve limitare l’ingestione di calorie.


uesto squilibrio, tuttavia, non è sempre chiaro o da imputare ad un eccessivo apporto calorico, occorre infatti prestare molta attenzione anche agli errori che portano a rallentare il metabolismo e, soprattutto, bisogna valutare le fatidiche “uscite” (attività fisica). Un altro aspetto fondamentale che riguarda il cibo non è solo quello di soddisfare una necessità biologica, ma può diventare facilmente anche uno strumento estemporaneo per gestire la propria anima e il malessere emotivo profondo. Gli alimenti vengono, essendo legati a specifici problemi psicologici (bulimia, anoressia, depressione), “consumati” anche per gestire e tenere sotto controllo pensieri scabrosi … come dire, “indigesti”!!! Il più delle volte utilizzati come sfogo, rifugio, rassicurazione e “automedicazione”; un insieme di elementi facilmente reperibili e a portata di mano: basta aprire uno “sportello” (dispensa)portano una discreta distensione psicofisica immediata e con poca spesa!!! Non si deve mai dimenticare che il corpo è sempre espressione della personalità: se quest’ultima si “inquina” l’altro inevitabilmente si “appesantisce”; il fisico diventa lo specchio dei nostri stati d'animo: inconfondibili ed inequivocabili vissuti interiori. Quando si è chiusi, avvitati su se stessi, spenti, statici, tristi e depressi, l’energia del corpo rallenta e ristagna (metabolismo lento). Con il cibo è possibile ristabilire, spesso, un rapporto “armonico” attraverso condizioni psicologiche alterate; può anestetizzare e calmare ogni “appetito” mentale, anche quello di natura sessuale!!! L’assunzione del cibo, in forma morbosa, infatti, non serve solo a mantenere su di giri il corpo, ma anche a “saziare” e compensare altri bisogni carenti a livello emotivo e sociale come insicurezza, insoddisfazione, solitudine, isolamento, accettazione, considerazione e calore affettivo. Il cibo produce sollievo, diventa un “regolatore” e, soprattutto, una “ricompensa” emotiva immediata, viene associato - stimolando piacere - un profondo senso di gratificazione e un sollievo momentaneo che va oltre la reale necessità ... sostituendosi e compensando le frustrazioni quotidiane, produce “soddisfazione” rapida e istantanea … la “ricompensa” subitanea, però, si trasforma in vergogna, pentimento e rimorso. In questi casi, mettersi in ascolto diretto del proprio corpo, in modo attivo, consapevole, in un'ottica più contenuta, equilibrata, essenziale e con consumi regolari, è sempre un'ottima pratica.

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