venerdì 1 maggio 2026


Panico … una faccenda psicosomatica piuttosto complessa


disturbi di panico, ansia generalizzata, agorafobia, fobia sociale e specifica, sono considerati disagi “mentali” che limitano fortemente la capacità funzionale. Stati psichici che possono diventare cronici e ostacolare le attività quotidiane, lavorative o sociali. Conflitti intrapsichici improvvisi inspiegabili che rendono meno fiduciosi e sicuri, caratterizzati non solo da una forte e evidente componente di sofferenza emotiva, ma anche da distorsioni cognitive e comportamenti invalidanti … “succhiano” energia e tolgono forza sia fisica sia mentale!!! Preoccupazioni eccessive, credenze irrazionali, timori costanti, pensieri allarmanti e intensi la fanno sempre da padrone: bloccano ogni capacità di reazione … con estrema e inaudita “prepotenza”!!! Una percezione soggettiva di un rischio catastrofico come reale anche in assenza di un pericolo concreto ... una vera e propria alterazione psichica!!! Siamo di fronte ad una modalità disfunzionale con tendenza a valutare e interpretare la realtà in modo del tutto errato … pauroso, ostile, pericoloso, minaccioso o malvagio, senza prove oggettive!!!interpretazioni che non hanno nessun riscontro effettivo!!! Situazioni, comunque, solo pensate oppure appena immaginate, basate su ipotesi prive di fondamento, minacce gravi che, eventualmente, si “potrebbero” incontrare … la possibilità che certi fatti solo pensati possano accadere o verificarsi è più che remota!!! alle calende greche, ovvero mai, direbbe qualcuno!!! L'ansioso rimane, infatti, intrappolato in percezioni distorte, completamente in balia di congetture infondate ed inesistenti, vissuti come pericolosi per la propria salute e libertà, ma che non hanno assolutamente nessun riscontro diretto con la realtà. Convinzioni limitanti e modalità reattive di un malessere psichico tipico di chi appartiene a quadri clinici complessi, tormentati, complicati e strazianti: ansioso o paranoide!!! Siamo di fronte ad un'angoscia invadente, violenta, improvvisa e devastante, legata a comportamenti di evitamento egodistonici che interferiscono con “gesti” quotidiani, spesso, semplici e di normale routine (azioni egodistoniche: pensieri intrusivi inaccettabili, fastidiosi, incoerenti o blasfemi, vissuti in modo spaventoso, allarmante e con angoscia … uno stato psichico che altera e controlla completamente ogni aspetto cognitivo del soggetto … azzera desideri, spegne passioni e svuota la vita … produce allarmismo, profonda dissonanza tra agire, pensare e percepire … si entra in conflitto con i propri valori fondamentali e identità personale)


bbiamo a che fare con un sistema nervoso costantemente in allerta, perennemente su di giri, iperattivo ed ingestibile che, improvvisamente, attiva difese “chimiche” del tutto “sproporzionate”. Il nostro sistema nervoso simpatico, rimanendo attivato, diventa un fiume in piena: inonda il corpo di adrenalina e noradrenalina. Produce un carico ormonale esagerato per far fronte prontamente a falsi problemi ... ad “ostacoli” inesistenti, solo ipotizzati!!! Tutto avviene inutilmente, perché non esiste una necessità immediata, manca il problema reale: il nemico non esiste è solo anticipato o ipotizzato nella propria mente ... scenario catastrofico estremo prodotto dalla psiche!!! … una proiezione interna del tutto irrazionale, che amplifica timori e paure!!! si spostano all'esterno le proprie ansie e sentimenti inaccettabili su persone, luoghi o situazioni!!! Alcuni stimoli psichici ambigui o sociali sono interpretati, erroneamente, come insidiosi e terrificanti ... una gabbia mentale che crea un falso allarme chimico e fisiologico … e quindi di nuovo mentale … è come il cagnolino che cerca di mordersi la coda … la insegue, ruota intorno e non la prende mai … la rincorre e la rincorre ancora fino allo sfinimento!!! Un meccanismo “simile” lo troviamo nel modo di agire delle persone anziane. Al primo dolore si bloccano: rifiutano ogni piccolo movimento. In questo modo più rimangono inattivi, più il loro corpo si “atrofizza”. Quel distretto corporeo “trascurato” smette non solo di produrre sostanze benefiche che agiscono come farmaci naturali, preziosi e “insostituibili” (endorfine), ma ne riduce anche la sua funzionalità e l'intera massa … autonomia e qualità della vita!!! Attento, vale sempre quel saggio principio: se non lo “usi lo perdi”!!! 


itornando al nostro tema principale, possiamo affermare che il soggetto ripropone - pur soffrendo - situazioni mentali penose ... si attiva nel tentativo di riparare o gestire esperienze psichiche dolorose … ridurre l'impatto emotivo!!! Il suo quadro clinico non può fare a meno di certi contenuti psichici … abbiamo a che fare con compulsioni guidate da meccanismi automatici, emozioni intense e capricciose … impulsi che diventano pervasivi e “impossibili” da disattivare completamente nell'immediato!!! … si sente obbligato ad agire per alleviare l'ansia causata da forti fissazioni, ossessioni o manie sconvolgenti … fenomeno noto come “coazione a ripetere”!!! Continua a scansare o aggirare - a seconda dello stato emotivo del momento - impegni, situazioni, luoghi, incontri sociali e lavorativi ... rinunciare a passioni e esigenze personali importanti!!! Per far fronte a tale stato emotivo, mette in atto un meccanismo di difesa psichico sofisticato chiamato “evitamento”: modalità psichica inconscia per evitare stimoli angoscianti ... una risposta istintiva per fronteggiare qualcosa di spiacevole o sensazioni dolorose intollerabile!!! Con tale strategia mentale cerca, non solo di tenere fuori dalla coscienza immagini o pensieri inaccettabili e proteggersi da ansia, ma anche dalla paura del giudizio altrui o terrore di commettere errori; una scappatoia alla ricerca di motivazioni “logiche” per non agire e prendere decisioni ... attribuire all'esterno tutte le difficoltà ipotizzate e, quindi, restare “immacolato ... mantenere “purezza” e “candore”, privi di macchie o “colpe”!!! Tratti psichici che influenzano, condizionano, boicottano, spengono e cambiano la vita, in maniera drammatica … trasformano completamente abitudini e ostacolano il benessere psicofisico!!!



n disagio che genera una vera e propria incapacità funzionale, distrugge risorse personali importanti, legami consolidati da tempo, spinge all'isolamento e porta a demolire i rapporti affettivi in maniera, spesso, teatrale e drammatica: cessazione brusca e immediata, senza alcuna spiegazione o apparente motivo ... diserta appuntamenti e si allontana improvvisamente da ogni relazione (professionale, sentimentale o amicale)un fenomeno che lascia in eredità uno stato d'animo caratterizzato da insicurezza, confusione mentale e profonda prostrazione!!! In breve, un fenomeno mentale intenso correlato a stress, paura e sommerso da forti ed intense somatizzazioni: trasforma il disagio emotivo in dolore fisico reale e tangibile; il corpo che “urla” prende in consegna gli sbalzi di umore di una mente allarmata e confusa, incapace a “metabolizzare” gli avvenimenti … un organismo che si fa palcoscenico in cui si esprimono insoddisfazioni non riconosciute o elaborate!!! … cerca di compensare e far fronte al disagio emotivo.


 ora, un un po' di storia. Viene dalla mitologia greca la radice etimologica di panico, e più precisamente dall'antico Dio greco Pan; non era una divinità dell'olimpo, ma viveva come “padrone” - essendo il signore delle selve - nei boschi, grotte e montagne, libero e lontano dalla civiltà. Un essere “superiore” del mondo antico, protettore delle greggi e dei pastori, legato alla natura rurale incontaminata e fauna selvaggia. Tutelava i suoi confini rigorosamente con forza e determinazione; era temuto dai viandanti per i suoi rumori inaspettati, urla strazianti e improvvise nel bosco, ma venerato come custode e protettore degli allevatori e cacciatori. Era talmente brutto che la madre stessa, al momento della nascita, ne è così spaventata che fugge a gambe levate. A quel punto, il padre Ermes prese in mano la situazione, lo avvolse in una pelle di lepre e lo presenta - per effettuare qualche “ritocchino” - agli altri Dei dell'olimpo che, vedendolo, si danno, anche loro, purtroppo, senza indugiare e troppi ripensamenti, a grandi risate. Il calvario, per il povero “incompreso”, non ha tregua, continua incessantemente, rimane nel suo dolore in silenzio ed appartato lontano da tutti ... resta solo, trascurato, deriso, rifiutato e abbandonato al suo destino!!! Il fanciullo “ribelle” cresce con un certo vigore, ma in modo selvaggio e, soprattutto, non curante delle convenzioni sociali del tempo; rimane, comunque, un Dio “diverso” che incarna, appunto, la natura non addomesticata, primitiva e istintiva … dominato da un temperamento esplosivo, impulsivo e irascibile!!! Un personaggio spinto da dinamiche imprevedibili, da forze oscure imprecisate e che opera costantemente nell'ombra … sempre guidato da emozioni travolgenti e passioni sfrenate, impulsi forti, intensi e ingestibili … rappresentava anche fecondità e potenza erotica, un'esuberanza sessuale che lo spingeva a molestare le Ninfe … sue compagne di danza e oggetti di desiderio!!! Sviluppandosi presenta, in modo sempre più evidente e marcato, un corpo umano villoso, capelli folti, crespi e completamente incolti, naso particolarmente schiacciato, gambe e piedi caprini, orecchie appuntite, barba selvaggia e corna ben pronunciate. I romani lo rappresentavano come loro divinità silvestre con il nome di Fauno, mentre il cristianesimo medievale, per il suo aspetto diabolico e spaventoso, Satana. 


l Dio Pan inventò il flauto a sette canne che simboleggiava l'amore perduto … sempre invocato, ma mai trovato ... ricambiato!!! L'oggetto sonoro lo chiamò Siringa, nome di una ninfa che tentò di violentarla più volte, ma continuamente respinto in quanto troppo violento e selvaggio … nonché, ovviamente, di aspetto brutto, brutto!!! La ninfa per mantenere la sua castità e per sfuggire a quel insistente inseguimento amoroso ossessivo, chiese aiuto alle altre compagne del fiume (Naiadi: protettrici delle acque dolci curative) le quali, per nasconderla, la trasformarono in una pianta erbacea: in una canna di palude. Pan non sapendo nulla della metamorfosi e, quindi, non distinguendo la ninfa dalla canna, la raccolse e la utilizzò per costruire il suo strumento musicale con cui passava le giornate a suonarlo in solitudine … unica e sola consolazione!!! Esso, cioè Pan, è una divinità selvaggia, vigorosa e gioiosa, insomma l'allegro compagno delle ninfe che danzano e cantano al suono della sua musica, ma nulla più ... un rapporto in piena autonomia, sempre con le dovute distanze, senza mai assecondare o cedere alle sue “stravaganti” e irruenti passioni!!! ... eterno innamorato, ma continuamente deluso, respinto e abbandonato per la sua bruttezza e rudezza!!! Le ninfe, figure mitologiche femminili, lo accompagnavano nei suoi vagabondaggi in Arcadia, cantando e ballando al suono del suo flauto, senza andare oltre … solo quello, però, mantenendolo a debita distanza, lasciandolo nel suo “tormentoe sbalzi di umore ... alla sua severa, tormentata e prolungata astinenza!!! Il Dio caprino, signore delle selve, era solito, nella sua solitudine, riposare durante le ore meridiane e se infastidito o disturbato, lanciava un grido terribile e spaventoso che incuteva il “terrore panico"; un urlo talmente violento che “bloccava”, squarciava il cielo in un attimo, travolgeva e paralizzava ogni cosa … terrorizzava e seminava il panico tra i viandanti!!! La figura del “birbaccione” ci rende particolarmente chiara la visione della reazione panica; incarna perfettamente la vera natura improvvisa, violenta, istintiva e esplosiva di questa esperienza.


l “timor panico” deriva proprio da questo personaggio; la sua presenza e le urla, infatti, erano in grado di scatenare - a chi si avvicinava inavvertitamente - caos, terrore improvviso e perdita di controllo … lo rendeva inoffensivo o inattivo!!! L'attacco di panico sta proprio ad indicare la paura estrema, irrazionale, devastante e paralizzante, prodotta senza un motivo apparente ed enfatizzata da previsioni illogiche: intrappolati in preoccupazioni costanti … una spirale di pensieri aggrovigliati che logora l'intera “struttura”!!! E' una risposta improvvisa e spaventosa che coglie di sorpresa travolgendo e devastando completamente sia il corpo sia la mente. Arriva all'improvviso senza trombe e tamburi, raggiunge un picco tensivo massimo in pochi secondi immobilizzando, soffocando e paralizzando completamente il soggetto ... provoca inattività, silenzi agghiaccianti e interminabili, una sensazione di terrore e irrealtà!!! La psiche, attraverso un turbinio mentale terrificante, produce immagini distruttive e apocalittiche. Un disagio, intenso, un vortice devastante di paura, violento ed incontrollabile, con pensieri automatici e drammatici che sfuggono completamente alla consapevolezza e controllo … appaiono senza una riflessione profonda alterando letteralmente ogni “visione” … cambiano la realtà!!! Una grande tempesta emotiva che esplode senza motivo apparente, a volte anche in momenti tranquilli, in pieno relax. Siamo di fronte ad una manifestazione fisica aggressiva e violenta prodotta da un disagio psichico profondo; un'onda biochimica anomala che, pur non essendo pericolosa nell'immediato, raggiunge l'apice in poco tempo, sconvolgendo completamente ogni parametro fisiologico da un sovraccarico psichico eccessivo … produce confusione, insicurezza e stanchezza!!! Una condizione fisica che manda completamente il tilt la centralina cerebrale: annulla il ragionamento logico, crea confusione, esaurimento e prostrazione!!! I sintomi manifestati sono davvero drammatici e debilitanti, simili a quelli relativi all'infarto: dolore al petto, palpitazioni, tachicardia, nodo alla gola, spossatezza, tremori, sudore freddo, sensazione di soffocamento e spasmi muscolari; si rincara la dose con previsioni mortifere o risultati catastrofici come la paura di morire, di perdere il controllo ed impazzire. Va ricordato che l'attacco è, proprio per le sue manifestazioni violente, una causa significativa e più frequente di “accessi” al pronto soccorso. Il Disturbo da Attacco di Panico (DAP), per i francesi TRAC, infatti, sta a indicare il ricorrere di attacchi di paura o terrore improvvisi, associati a sentimenti di catastrofe imminente, accompagnati da sintomi fisiologici invalidanti e limitanti. Le crisi colgono l'individuo come un fulmine a ciel sereno, cioè in momenti a volte imprevedibili, spesso durante le normali attività quotidiane. Gli attacchi durano, generalmente, alcuni “attimi”, per i meno fortunati una decina di minuti, quindi un lasso di tempo piuttosto breve, ma che può sembrare eterno per l'angoscia e la sofferenza psichica che procura.


l panico è, dunque, una reazione psicofisica intensa, drammatica, devastante e parossistica: genera angoscia costante, una visione disperata e distruttiva del futuro. Uno stato elevato di disagio emotivo che altera la percezione e la qualità della vita. Crea un clima teso e sinistro con la tendenza a rimuginare e immaginare scenari peggiori ... più che inquietanti!!! Un pensiero circolare continuo, involontario, ripetitivo e difficile da controllare … arduo anche per il più esperto “saltimbanco” emotivo!!!! Il soggetto nell' ingigantire un'eventuale situazionale “normale, ma vissuta come minacciosa, si isola, riduce il piacere e, nel contempo, amplifica la sofferenza. Percepisce la realtà e il suo corpo in modo confuso, teso, allarmante, strano, confuso, distaccato e cambiamenti improvvisi ... vive una quotidianità segnata da ansia, piena di timori, senza interessi e soddisfazioni!!! Sebbene sia un'esperienza piena di blocchi e frustrazioni, di un'attesa terribile e “sfibrante” per l'intera struttura psicosomatica, rimane comunque un fenomeno “trattabile”: può essere gestito e curato efficacemente. Con le mosse giuste, si può sempre intervenire e ristabilire il giusto equilibrio mente – corpo ... non lascia assolutamente nulla in sospeso, se non il terrore che il “demone” possa ripresentarsi!!! Anche se abbiamo a che fare con un episodio di profonda apprensione e disagio momentaneo, caratterizzato da un pessimismo estremo e contenuti fisici allarmanti (soffocamento, nodo alla gola, sudorazione, vertigini, tachicardia, senso di svenimento ...), non lascia “lesioni” o “segni” debilitanti importanti. 

' uno stato perfettamente reversibile e, soprattutto, in nessuna situazione causa “invalidità” non provoca mai - pur “simulando” problemi somatici gravi - danni fisici o morali permanenti!!! Una risposta, comunque, eccessiva a stimoli ansiogeni o sovraccarichi emotivi repentini - con sfumature diverse a seconda dello stato d'animo momentaneo - di difficile gestione o controllo; un groviglio di pensieri allarmanti, accelerati, incessanti e continui, che si trasformano in sintomi fisici dolorosi, intensi e improvvisi. Il soggetto in quelle condizioni psicofisiche, non solo riesce a distinguere il pericolo reale da quello immaginario, ma si blocca, completamente, pietrificato sul posto, rimane immobile, non riesce a formulare nemmeno una sillaba, emettere il più piccolo suono vocale ... un “congelamento” che provoca rigidità, fastidiosi spasmi muscolari e tanti, tanti sospiri … una esagerata fame d'aria!!! Un meccanismo fisiologico estremamente dispendioso, una reazione di “sopravvivenza” che costa caro a livello energetico: modifica momentaneamente il metabolismo cellulare … uno spreco eccessivo di forze fisiche e mentali!!! Il più delle volte altera, anche in forma breve - iperattivando il sistema nervoso - il funzionamento dell'intero corpo in maniera sproporzionata rispetto al suo contesto ... lascia in sospeso una dolorosa eredità; un vero dramma, con tono tragico, logorante e incoerente che comunica solo caos e produce angoscia profonda … un fenomeno improvviso pieno di scenari catastrofici, rapido e acuto che ostacola o altera le funzioni endocrine … genera stanchezza fisica diffusa e confusione mentale immediata!!! Siamo alle prese con una sindrome metabolica “seria”, un'autoaggressione intensa che sfocia in un tragico “sequestro” e “congelamento” emozionale: travolge ogni competenza, abilità mentale, elaborazione e funzionalità cerebrale in modo subdolo e ingannevole. 


e risente significativamente la capacità di controllo psichico, compromette rapporti sociali e la gestione della propria vita!!! Dopo la prima esperienza, resta il terrore che tutto possa ripetersi magari in forme diverse, piuttosto drammatiche e violente rispetto alla precedente; in un modo più aggressivo, travolgente e, quindi, ciò mette in “attesa” del peggio, creando una condizione di tensione, ipervigilanza e ansia anticipatoria estenuante … di dipendenza!!! Sono le sensazioni brusche, inaspettate, sconvolgenti, incontrollabili e smarrimento improvviso che disorientano a livello psichico, e tolgono al corpo energia, la forza di agire; un'ondata di paura che non fa sconti a nessuno: coinvolge sia la mente sia il corpo!!! In breve, il vero dramma è come si affronta e gestisce il “mostro” quando arriva … non a evitarlo!!! Controllo, azioni, pensieri e commenti inutili, lotta, resistenza, un continuo tentennare e poi l'esplosione psicofisica distruttiva ... crisi acuta, travolgente, con impatto devastante che lascia “danni” emotivi e rovine metaboliche!!! Quando si è intrappolati in un'apprensione profonda e preoccupazione pervasiva, si notano solo segnali di pericoli molto elevati ovunque … mai il resto, le cose bello e interessanti della vita!!! Un comportamento che produce solo un animo in pena, sopraffatto da un assillo e tormento continuo inutile … temuto e solo immaginato!!! Con una simile allerta estrema e un'attenzione sfibrante costante, l'umore tende a peggiorare, se non cronicizzare; gli eccessi ormonali, infatti, si fanno ricorrenti, per cui spesso i pazienti sviluppano un'ansia anticipatoria rispetto a quando e dove avverrà l'attacco successivo. 


i conseguenza si tende ad evitare luoghi, persone o situazioni a cui vengono associati gli attacchi (psicologia di evitamento invalidante). E man mano che le paure e i comportamenti di "evitamento" aumentano, la vita di queste persone si “restringe”, viene sempre più compromessa consapevolezza, rapporti con se stessi e gli altri. Dal primo momento in cui si verifica questo episodio non è più possibile essere autonomi, liberi, spontanei, scegliere e decidere il proprio “destino”. Il soggetto ha bisogno, ogni volta che deve “uscire”, per qualche commissione anche irrilevante, di un accompagnatore o di quel "qualcuno" particolare che possa, con la sua presenza fisica, rassicurare o supportare in caso di necessità ... possa togliere dagli impicci, aiutare o intervenire prontamente nel momento in cui si verificherà l'esperienza terrificante!!! A volte si scelgono, paradossalmente, come elementi rassicuranti, soggetti che non sono in grado di aiutare o agire prontamente nel momento difficile. La preferenza, infatti, ricade spesso su bambini talmente piccoli che non sono in grado di intervenire o gestire la situazione nel momento del bisogno. L'importante che questa figura abbia, comunque, caratteristiche rassicuranti. Sia fidata e possa illudere, dare conforto, attraverso eventualmente una comunicazione estemporanea o dialogo improvviso, disinnescare la situazione, neutralizzare la tensione in atto … aiutare a spostare l'attenzione su altre cose!!! La sua necessità è di tipo rassicurante, non di cura; il soggetto cerca solo una “stampella emotiva” attraverso la quale possa contenere l'ansia e ridurre la tensione, l'importante è credere che, quella scelta, possa essere determinante o risolutiva per lui. Tutto ciò, ripeto, crea non solo una forte dipendenza dagli altri, in quanto spegne la convinzione di contare sulle proprie risorse personali (.. che sono tante!!!), ma anche isola, umilia e demoralizza ... fa perdere la propria dignità!!!

bbiamo visto che la “paura della paura” sconvolge e disorienta profondamente non solo il corpo e la mente, ma frena anche curiosità, blocca le passione e gli interessi. Toglie energia, spegne ottimismo e iniziativa pianificata da tempo ... demolisce qualsiasi “abbozzo” motivazionale possibile!!! Riorganizza lo spirito di sopravvivenza attraverso una grandiosa e complessa risposta fisiologica. Un'emozione improvvisa, intensa e travolgente che fa crollare la spinta interiore, frena la voglia di fare e spegne la vita ... smorza entusiasmo, distrugge speranza, disincentiva e inibisce lo slancio a fare qualcosa!!! Si entra, quindi, in una spirale di eventi negativi, in un circolo vizioso di insicurezza incomprensibile e paura profonda: terrore di stare male e di soffrire all'infinito. Ci si trova improvvisamente in balìa di pensieri irrazionali, tenebrosi e confusi ... pilotati e controllati da dubbi, mancanza di logica e problemi oggettivi!!! Ansia e schemi mentali negativi si alimentano a vicenda, formano un vero e proprio “loop”, una violenta spirale negativa … difficile da spezzare senza gli strumenti adeguati!!! Il soggetto cerca, senza sosta e con affanno, incoraggiamenti, rassicurazioni e conforto costante circa la sua incolumità. Tenta disperatamente di riprendere il controllo psicofisico per placare lo stato di agitazione e tormento in atto. In quel frangente si cerca sostegno esterno, la propria sicurezza viene, pertanto, delegata all'esterno: “esternalizzazione dell'autostima”!!! 

iamo di fronte ad un rapido vortice di terrore che porta a un meccanismo tipico di instabilità, dissociazione, dubbio, inadeguatezza, stanchezza fisica e mentale … meccanismo difficile se non “impossibile” da interrompere in quel preciso istante … bloccare in tempo reale - anche per i più “determinati” - non è possibile!!! Riassumendo, possiamo dire che il soggetto, temendo di rivivere alcuni episodi o sensazioni dolorose, cerca di proteggersi attivando un sistema d'allarme “sofisticato” e ingegnoso … prepara l'organismo alla battaglia, alla lotta diretta anche senza un nemico reale!!! La psiche, infatti, inizia - anticipando il pericolo - a eludere, selezionare rigidamente i rapporti e evitare attivamente “ostacoli”: “neutralizzare” le situazioni che potrebbero scatenarlo … allontana e impedisce di sperimentare quelle stesse sensazione, perché vissute come pericolose, troppo dolorose o snervanti. Ebbene sì, il mal capitato mette le mani avanti prima che scoppi la “tempesta”!!! In quello stato emotivo forte, travolgente e straziante vengono avanzate o cercate, con insistenza, “rassicurazioni” e se non arrivano conferme tranquillizzanti, si abbassa ulteriormente l'asticella dell'autostima … una cecità emotiva, una disperazione patologica che isola e confonde la realtà … indebolisce i rapporti, mina stabilità relazionale, blocca serenità e sviluppo personale!!! Nel momento in cui si verifica un attacco di panico o siamo presi dall'ansia, reagiamo con paura, ed è proprio quel “sussulto” improvviso che ci fa travisare la situazione temuta, confondere e perdere lucidità di pensiero; un circolo vizioso difficile da gestire o estirpare in profondità, alla sua radice, che si auto – perpetua e continuerà a riprodursi finché non si sposterà il pensiero su qualcos'altro. 


olo se la mente si “svuota” e si concentra su altre cose meno “complicate” viene interrotto il flusso ormonale, l'invio di segnali “pericolosi” al cervello: si disinnescano gli stimoli che amplificano tale stato psicofisico … si chiude il “rubinetto” dell'adrenalina!!! E' la risposta fisica continua ed esagerata che spaventa, provoca sintomi organici reali, fastidiosi e particolarmente forti. In breve, si viene a creare una netta discrepanza tra la realtà oggettiva e la reazione del corpo; l'intensità della risposta ormonale non solo mantiene fermi e stagnanti in uno stato di allerta, ma isola, deprime, separa e divide soprattutto dal mondo intero … crea diffidenza, distacco e solitudine!!! L'allarme fisiologico prodotto dall'adrenalina e cortisolo (quest'ultimo mobilita energie utile per affrontare lo stress continuo … agisce su parecchie funzioni fisiologiche: pressione, metabolismo, livelli alti di glucosio …); l'ormone dell'emergenza (adrenalina) e dello stress prolungato (cortisolo), non solo fanno impazzire il cuore, aumentano la glicemia e il respiro si fa corto, ma creano anche infiammazioni e alterano ogni altra risposta biochimica … spesso disfunzionale!!!


mprovvisamente si perdono le forze a livello fisico, mentre il pensiero snervante rimane concentrato su un eventuale infarto, ictus o svenimento possibile. In questo frangente il nostro corpo si prepara ad affrontare - con tutto il suo armamentario chimico disponibile - la situazione vissuta come scabrosa, paurosa e travolgente: un affare spinoso difficile da contenere o risolvere velocemente. Viene attivato immediatamente il meccanismo “lotta o fuggi” in risposta a una possibile minaccia, ovvero reazione fisica di fronte a qualche “esperienza” vissuta come “pericolosa” a livello emotivo. Nel frattempo, gli ormoni coinvolti, cortisolo e adrenalina, fanno il resto, entrano nel flusso sanguigno per preparare l'organismo ad affrontare o sfuggire alla situazione. Il battito cardiaco accelera, il respiro diventa affannoso, possiamo tremare o sudare abbondantemente. Quanto più si è spaventati e ansiosi, tanta più adrenalina viene prodotta e di conseguenza si accentua, inevitabilmente, la sintomatologia. I disturbi da ansia, comunque, come tali, non sono gravi e nemmeno mettono in pericolo la vita della persona; è l'incomprensione della loro natura che ce li fa apparire così drammatici e minacciosi. Ci prepariamo a difenderci da un qualcosa che non esiste e per niente pericoloso: impresso solo nella nostra mente!!! ... combattiamo contro un nemico invisibile e inesistente!!! 


he cosa si può fare? Il raggiungimento del benessere dipende dalla capacità di abbassare il livello d'ansia e, naturalmente, di mantenerlo basso nel tempo … ripristinare, potenziare e riorganizzare alcune funzioni cerebrali non utilizzate completamente (“neuroplasticità”). Questo può essere raggiunto attraverso metodiche terapeutiche basate su tecniche distensive e concentrative ad orientamento psicosomatico. Con queste “strategie” non solo è possibile abbandonare pensieri, sensazioni ed emozioni, ma anche mantenere un corpo “equilibrato” armonioso e rilassato!!! Il bisogno di controllare noi stessi e il mondo che ci circonda con giudizi intransigenti, autovalutazioni severe e perfezionismo estremo è, inoltre, una delle caratteristiche principali del permanere nella condizione panica … atteggiamenti rigidi, critici verso se stessi e l'ambiente circostante fanno, con forza punitiva, il resto!!! Molte persone trovano alquanto paurosa la prospettiva di "lasciarsi andare" nella distensione, anche solo a pensarci (caratteristica presente in molti disturbi psicosomatici, si veda la pagina relativa alla Psicosomatica). Temono che si possa perdere il controllo e la ragione completamente: che i peggiori scenari emotivi e pensieri si realizzino. Non è assolutamente così "cedendo", in realtà, si riprende il controllo del corpo e della mente; certamente non lo si perde e, quindi, ci si mette al comando della propria vita … del mondo mentale, chimico, elettrico e ormonale!!! Un altro percorso terapeutico determinante, è cercare di comprendere le finalità del sintomo (in chiave psicosomatica), cioè che cosa ci vuole comunicare o insegnare attraverso questo suo singolare e naturale linguaggio … imparate a spezzare questo meccanismo invalidante e perverso è una mossa vincente!!!


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