martedì 8 luglio 2014

-PSICOSOMATICA. Obesità.


Obesità …


Risultati immagini per obesità


“metodi miracolosi” che ci vengono oggi proposti per dimagrire sono tanti e, spesso, sono tutti inefficaci. Certo, se ci atteniamo a diete rigorose, se riusciamo a reprimere le spinte biologiche che il nostro stesso organismo ci propone quotidianamente, ci è possibile perdere qualche chilo. Ma a quanti sacrifici, per quanto tempo, dobbiamo sottoporci per ottenere minimi risultati? In realtà, non si tratta di martoriare il nostro corpo per raggiungere il sospirato “peso forma”, ma di agire su alcuni meccanismi psicosomatici. Vediamoli.

i ingrassa per ragioni diverse.
Alcuni mangiano troppo perché sono, in qualche modo, depressi. Altri, invece, sono ansiosi. A volte l’obesità sembra una caratteristica di famiglia, però non è chiaro se ciò corrisponda a fattori ereditari oppure al fatto che i vari membri della famiglia si siedono a tavola insieme e, inesorabilmente, si abbuffano tutti quanti (o, magari, a strane abitudini alimentari).

algrado tutta questa varietà di cause, una cosa è certa: la maggior parte delle persone obese non sarebbe tale se ascoltasse i messaggi del proprio corpo su che cosa mangiare e quando. Le abitudini alimentari di solito si sviluppano quando siamo bambini: inevitabilmente, perciò, è la madre che detta le regole di base (ecco perché il cibo è sempre un simbolo della madre; ostilità e rabbia rimossa ed inconscia  contro di lei). Quando si è piccoli si è spinti a mangiare alle ore stabilite per i pasti. Quasi certamente la madre si inquieta molto se si rifiuta il cibo e, probabilmente, anche di più se si lascia il cibo nel piatto (ci possono essere reazioni di preoccupazione, allarmismo, ecc.). Se uno è stato allattato artificialmente, il suo “addestramento” è cominciato anche prima che fosse in grado di sedersi davanti al piatto. Una ragione per cui l’allattamento artificiale tende a fare ingrassare di più è che, mentre è impossibile stabilire quanto latte è stato succhiato dal seno materno, è fin troppo facile vedere quanto ne è stato succhiato dalla bottiglia. Le mamme ansiose tendono a spingere i lattanti a vuotare la bottiglia anche quando essi non hanno fame. Queste tendenze alimentari distorte fanno sì che il “centro di controllo” dell’appetito sia abitualmente scavalcato. 

lla fine il rapporto col cibo verrà a essere governato non dall’autentico bisogno di cibo per il  proprio organismo, ma da un motivo del tutto artificiale di bisogno. Quando diventiamo adulti, nella maggior parte dei casi siamo già abituati a mangiare secondo  l’orologio della sala da pranzo e non secondo i “tempi” interni del nostro corpo. Mangiamo negli orari stabiliti dai nostri genitori o quando ci sembra di dover mangiare. Mangiamo quello che la pubblicità ci dice di mangiare e alle ore in cui le persone che ci circondano pensano che si deve mangiare. Queste  abitudini dannose, però, se prendiamo in esame alcuni meccanismi psicosomatici, si possono cambiare con la stessa facilità con cui si sono formate. Ascoltando i segnali interni del corpo, abbandonando le abitudini che scavalcano il “centro di controllo” dell’appetito e mangiando quando si ha fame, si scoprirà che è possibile dimagrire o mantenersi snelli senza alcun aiuto esterno, seguendo alcune elementari norme.

l cibo non è altro che un pezzo di “ambiente” amico o ostile che, entrando nella ‘fornace’, diventa parte di noi e si trasforma in una sostanza buona o cattiva  … un mutamento che sintetizza non solo i nutrienti ingeriti ma anche il nostro mondo emotivo … ‘digerendolo’.



a maggior parte delle persone mangia a ore prestabilite, che possono essere o non essere in relazione con il loro effettivo bisogno di cibo. L’abbandono di ore fisse per i pasti può suonare una proposta anarchica e, certo, in una famiglia può portare a un certo grado di confusione. Ma il disordine sarà decisamente minore di quanto si possa credere. Comunque, al di là delle belle parole, questa è una regola imprescindibile: ogni volta che si mette in bocca qualcosa, bisogna chiedersi se si sente l’effettivo bisogno, se si ha fame. Se mentre si mangia, si chiacchiera, si guarda il giornale, si legge una rivista, si guarda il televisore, probabilmente i segnali provenienti dal proprio “centro di controllo” dell’appetito sfuggiranno. 

isogna fare attenzione al fatto che si sta mangiando, se si vuol cogliere i messaggi che ci dicono che siamo sazi. Non si deve aver paura di lasciare del cibo nel piatto. E’ sicuramente uno spreco buttar via il cibo. Alcuni si sentono così in colpa, quando vedono buttar via il cibo, che mangiano anche gli avanzi degli altri. E’ importante prendere l’abitudine di servirsi di porzioni piccole. In questo modo si sarà meno portati a mangiare troppo e capiterà più raramente di trovare il coraggio di buttar via il cibo. Lo scopo è quello di smettere di mangiare non appena si è sazi. Quando si ha fame bisogna fare attenzione ai messaggi del corpo: si scoprirà che il corpo dice di che cosa si ha bisogno (non è facile e richiede allenamento).





iamo quello che mangiamo … Siamo quello che mangiamo è un detto fin troppo noto tra quelli che si occupano di alimentazione. Da un punto di vista biochimico è un’immagine un po’ fantasiosa, ma non di meno mette in evidenza il fatto che abbiamo il controllo sulla nostra salute e sul nostro benessere. Ciascuno di noi prende queste decisione, piccole o grandi, ogni giorno della nostra vita: appropriate e riuscite da una parte, inappropriate e destinate alla sconfitta dall’altra. E’ la somma di queste decisioni che determina chi riesce e chi fallisce, chi si ammala e chi sta bene, chi sopravvive e chi soccombe. Fortunatamente, in questo particolare momento storico super tecnologico, possiamo trovare facile aiuto e valido supporto nella nostra conoscenza - anche se spesso prodotta con mezzi bizzarri e non completamente veritieri -  poiché cominciamo a capire quale prezzo paghiamo per un certo modo di vivere. Esistono molte cose più importanti del confort ed alcune più importanti della salute. Ma un individuo dovrebbe essere in grado di valutare quanto gli costano le sue azioni ed i suoi fini. Poi, se fa una scelta, dovrebbe pagarne il prezzo di dolori e disastri. Spesso deciderà che i suoi valori sono scarsi, che è stato in qualche modo confuso, e quindi modificherà il suo ritmo e la sua direzione. Quello che mangiamo, spesso per compensare ogni minima contrarietà, influenza la nostra salute, e la cosa è indiscutibile - anche se a volte siamo costretti ad ingerire cose non previste e non volute - e nella nostra cultura, se veramente vogliamo, siamo noi a decidere quello che mangiamo. Esattamente come nella scelta di un menù, nella grande maggioranza delle circostanze che implicano lo stress e i cambiamenti di vita le decisioni sono nostre e nostre soltanto. RICORDIAMOLO, non voletemene, ma nel contesto della “sopravvivenza”, siamo davvero quello che pensiamo.





e strane voglie, che vengono alle donne incinte, sono spesso ragionevoli. Si sente il bisogno di mangiare una cosa dolce, si deve mangiare una cosa dolce; se viene voglia di una arancia la si deve mangiare: probabilmente il corpo sente la mancanza di qualcosa che c’è in quel alimento. Generalmente facciamo pasti piuttosto abbondanti a intervalli abbastanza lunghi, perché la società ci chiede di mangiare in questo modo. Ciò non aiuta per nulla il “centro di controllo” dell’appetito a svolgere la sua funzione il corpo agisce di conseguenza: non aspettandosi di ricevere per diverse ore, ci incoraggia a mangiarne il più possibile e mette da parte il sovrappiù che non è immediatamente necessario. Questo è immagazzinato come grasso. Se si fanno pasti più frugali e più frequenti, il cibo che si mangia viene bruciato dal corpo immediatamente, non viene immagazzinato. Perciò si mangia solo quello che il corpo richiede (mangiare poco e spesso). 

e si mangia perché si è tristi (il cibo non è mai una stampella), perché si è felici, perché la persona amata ci ha lasciato, il “centro di controllo” dell’appetito perde orientamento. Non mangiare la sera tardi. Non si deve usare il cibo come un’arma. Non si devono costringere i bambini a mangiare o anche solo a mangiare cibi che a loro non piacciono. Non devono essere privati del cibo perché hanno fatto qualche marachella. Non associare cibo e punizione, cibo e premio. Questi comportamenti hanno un effetto distruttivo sul “centro di controllo” dell’appetito. Bisogna avere pazienza nel rieducare il corpo ad ascoltare gli ordini del “centro di controllo” dell’appetito. Se uno lo ha ignorato per anni ed anni, ci vorrà un po’ per imparare ad ascoltarlo di nuovo e, soprattutto, per adottare alcune indispensabile e benefiche  regole psicosomatiche. Il mangiare in modo compulsivo è un sintomo di una disperazione interna che scaturisce direttamente dalla mancata accettazione di sé perciò quando si inizia una dieta la disperazione non cessa. Prende una nuova forma. Si diventa compulsivi nella dieta come lo si era nel mangiare. Mangiare e divorare sono modi infantili di esprimere l’aggressività. E’ una rabbia rimossa. Se non si risolve, in alcuni casi, il senso di colpa, il problema dell’alimentazione eccessiva è spesso insormontabile.





oco si parla dell’interiorità
, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.



 CHILI  di troppo non sono solo un problema sociale o sanitario ma coinvolgono SEMPRE quel mondo emozionale che non si riesce MAI a manifestare liberamente e apertamente, esprimere spontaneamente e direttamente all’esterno … la ”famosa” stramangiata, infatti, cerca di neutralizzare le arrabbiature e i dissidi quotidiani, addolcire una vita piena di sacrifici, di autolimitazioni e di continue insoddisfazioni, smantellare quelle relazioni affettive deludenti, quel vissuto  vuoto senza nessuna novità, sorpresa e passione, eliminare i ricordi ingombranti trasformati inesorabilmente in rimpianti: “appesantisce” la voglia di vivere, annulla la “leggerezza” e la voglia di fare, prende il posto a un nuovo modo di essere più felice. 

na difesa psicologica messa in atto per consolarci, ingoiare e sopportare tutte quelle esperienze noiose e ripetitive che non ci soddisfano più, per riempire il vuoto di una vita fredda priva di affetti veri e sinceri, per placare ansia e zittire la depressione, per mettere a tacere tutti quegli amori andati “persi”, per togliere quell’indigestione di frustrazioni, di mortificazioni e di delusioni ingurgitate ogni giorno, per tenere sotto controllo quella fastidiosa paura di fallire o quel senso diffuso di sconfitta, per placare quel timore di non essere capiti, compresi e accettati, per spazzar via quella drammatica sensazione quotidiana di non essere all’altezza nel gestire i vari incarichi o di non avere più il controllo delle situazioni, per liberare dai veleni emotivi quotidiani, per resettare quelle convinzioni balzane di valere meno, di inferiorità e di nullità: uscire da quel tunnel esistenziale pieno di limiti, apatico, monocolore e monocorde, resuscitare da una vita controllata e compressa, oramai “spolpata” nei rapporti, relazioni, sorrisi e piaceri. 

e gratificazioni negate e i desideri schiacciati vengono inutilmente imbavagliati dalla pancia “gonfia” e tormentata, bloccando così le energie mentali, entrano in conflitto con la voglia di vivere che, non essendo più coinvolta perché messa sullo “sfondo”,  vuole essere considerata, ascoltata, gratificata e “saziata”: una situazione che urla trasformazione e leggerezza, invoca una nuova sensazione di “pienezza”, ma soprattutto, una vita soddisfacente, sana ed appagante  …  la chiave del successo di un fisico snello è AMARLO volergli BENE …   RICORDA, attraverso l’esercizio fisico, il modo in cui rispondi allo stress e mangiando le cose giuste non solo rendi felice il tuo corpo, stimoli il metabolismo e liberi le emozioni che ti “appesantiscono” ma, depurandoti e liberando creatività, smaltisci cellulite, elimini il “girovita”,  fai emergere le tue energie più profonde  … quando si è FELICI ci si sente davvero “diversi”, non dovrebbe quindi sorprendere - soprattutto per alcune categorie di persone, ovvero gli “innamorati” che vivono solo di aria - che il mondo emozionale, in particolare i modi con cui si affrontano gli aspetti non razionali della vita, possano avere un “PESO” (impatto) enorme sul funzionamento del corpo …  impara ad “accudire”  te stesso, mettiti sempre al primo posto e vedrai che i tuoi “pesi” si ridimensioneranno.





ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
E mail :bonipozzi@libero.it  

sabato 5 luglio 2014

-SCIEGLIERE DECIDERE


Poter     Scegliere   e    Decidere … questa è la vera libertà!!!


Risultati immagini per bivio


olte delle sofferenze e infelicità della vita quotidiana possono provenire dal fatto che si cerca continuamente di rinviare le scelte, non prendere decisioni o, peggio ancora, evitarle. Pur desiderando profondamente qualcosa si è continuamente scoraggiati, paralizzati, indeboliti e bloccati nel compiere delle scelte (lavoro, famiglia, sociale). E’ vero, ogni scelta può essere faticosa  e dolorosa: se si segue una possibilità, se ne deve abbandonare un’altra. Per qualcuno può minare lentamente l’autentica libertà interiore, l’autorealizzazione e, perché no, il vero successo. Spesso infatti si sceglie la soluzione peggiore: si rimanda. Una vita spontanea, libera e serena, comunque, non presuppone di non sbagliare mai (a una scelta errata c’è sempre un rimedio più o meno risolutivo!), ma quella di prendere una strada anziché un’altra.  Tale fenomeno è decisamente invalidante in quanto, attraverso queste dinamiche, emergono i veri sentimenti di impotenza, frustrazione, invidia, collera, amarezza, cinismo e disperazione senza rimedio. 

olte persone sviluppano ansia quando devono prendere delle decisioni ma concretizzano gli obiettivi, mentre altre invece non ci riescono affatto. Capire e risolvere i problemi, prendendo decisioni libere e reali in tutti i settori dell’esistenza è fondamentale per condurre una vita soddisfacente, serena, feconda e felice. E’ molto importante capire la differenza che esiste tra la rinuncia (frustrazione e fallimenti) e le decisioni reali (successo e felicità). Sono comportamenti diversi e spesso stili di vita completamente differenti. Nel primo caso, o si rinuncia al processo decisionale, oppure lo si snatura al punto quasi di annullarlo. Col prendere decisioni reali, invece, forse più che in qualunque altro settore della vita, si coinvolge se stessi interamente Le decisioni reali integrano e unificano aspetti diversi della propria personalità ma, soprattutto, accrescono il valore e la stima di se stessi. Mentre apatia, indecisione, paralisi e inibizioni prolungate possono determinare non solo errori banali ma veri e propri disastri (familiari, sociali, interpersonali, lavorativi).

l continuo differire, procrastinare progetti è sempre riconducibile al fatto di non essere in grado di fare delle scelte spontanee e autonome. Naturalmente, ci sono delle situazioni in cui aspettare a prendere una decisione è corretto e salutare. Ma il rinvio senza fine viene spesso usato come sostituto di un’attesa “sana” e costituisce una falsa decisione. La tattica dilatoria è usata ripetutamente occasione dopo occasione, crea immobilismo e paralisi non solo fisica ma anche culturale. L’ambivalenza, inoltre, va spesso di pari passo con il rinvio, e con l’attesa che qualcosa, miracolosamente, salti fuori. L’ambivalenza è piuttosto comune  ma spesso tale sentimento confuso viene usato come un sistema per evitare una scelta reale. Le scelte invece prese d’impulso (azioni impulsive) non sono affatto decisioni. Provocano disastri più o meno gravi, a seconda del problema in questione, in quanto si basano su uno stato di ansietà, abitudine, paura e odio verso se stessi.
Risultati immagini per bivioUn altro ostacolo nocivo per la propria personalità e la propria identità è lasciare che decida qualcun altro. In questo caso si scambia il diritto di fare le proprie scelte, di affermare le proprie opinioni con una falsa pace e malsana tranquillità. Quando si delega qualcuno, si è sempre in prestito, ovvero si consegna la propria esistenza in mani ad altri i quali agiscono, ovviamente, in base ai loro vissuti e ai loro atteggiamenti. Anche il mantenere i piedi in due staffe può sembrare una decisione, ma in realtà è un modo per evitarla. Cercare di soddisfare tutte le opzioni nello stesso momento senza rinunciare a nessuna porta a non prendere nessuna decisione. La realizzazione di un obiettivo richiede sempre decisione e impegno autentico. 

n atteggiamento che crea impasse e delusione è quello di rimuginare continuamente su quello che avrebbe potuto essere se si fosse scelta un’altra strada. Gli sguardi all’indietro sono tentativi di portare altri elementi in primo piano: caratteristica costante di un processo decisionale falso (non ci sono più, sono gia avvenuti e, quindi, impossibile porre rimedio!). Andare poi con i “piedi di piombo” sono tutti tentativi di portare contemporaneamente altre opzioni in modo da annullare la decisione che si suppone di aver presa. Tutti, è bene ricordare, almeno in una certa misura, possono soffrire di false decisioni. Un processo decisionale reale, però, oltre a dare un senso di solida identità, produce crescita e mette in contatto con tutte le risorse interiori (talento, creatività). Esse coinvolgono in uno sforzo salutare che apporta un senso di soddisfazione e maggiore autostima anche nel mezzo di decisioni delicate e difficili.

Risultati immagini per bivioI segni di una decisione reale sono interni, non esterni. Anche se le decisioni producono effetti esteriori (successo), sono le sensazioni di soddisfazione provate che fa la differenza e non il risultato della scelta. I “rinunciatari” invece si privano della più importante libertà psicologica che esista: quella di compiere scelte e decisioni. Alcuni credono che oltrepassare le decisioni e il coinvolgimento dia loro la “libertà”, perché evitano l’impegno. Nulla di più falso. Decidere è una prerogativa esclusivamente umana, definisce la propria personalità. Scansare i problemi, aspettare che accada qualcosa, guardarsi indietro, dipendere dagli altri per scegliere, rinviare, agire impulsivamente: tutte le forme di indecisione o di falsa decisione distruggono l’autentica identità interiore, l’autorealizzazione e il successo … il non decidere (non fare scelte, non esporsi, non rischiare) potrebbe dare la sensazione di vivere in una gabbia d’oro, invece si è bloccati, si è tagliati fuori, privi di libertà, non siamo nessuno, restiamo amorfi.  Capire questi atteggiamenti, rafforzare la propria autostima e avere ben chiari i propri obiettivi, con l’utilizzo anche di metodiche terapeutiche di orientamento psicosomatico, è il primo passo per superare alcuni “blocchi” e, quindi, prendere decisioni vincenti.

ICORDA, come la mucca caccia via istintivamente con la coda la mosca sulla sua schiena, anche tu hai il diritto di opporti a tutte quelle aspettative altrui che non ti appartengono e che spesso ti senti costretto a seguire, quei vincoli che non fanno per te … quelle cose che ti spingono a sacrificare le tue inclinazioni naturali, le tue vere esigenze: prenditi il tuo spazio, segui i tuoi progetti, le tue priorità, esprimi le tue passioni … la tua unicità (non è difficile, con l’allenamento emergerà un senso di soddisfazione, di piacere e di libertà).



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.


Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
E mail: bonipozzi@libero.it

venerdì 4 luglio 2014

-PSICOSOMATICA. Quello mi fa venir mal di testa


Quello mi fa venir mal di Testa …


enso sia capitato a tutti aver sentito dire questa espressione: “Quello mi fa venir mal di testa”. La cosa può essere letteralmente vera in quanto un’emicrania da tensione avviene quando si verifica una contrazione piuttosto sostenuta della muscolatura scheletrica della testa o del collo (trapezio). Il nome stesso indica la caratteristica propria dell’emicrania, cioè dolo che colpisce metà della testa (il dolore pulsante, accompagna ipersensibilità a suoni e luci, a volte nausea e vomito). I muscoli che si contraggono continuamente riducono il rifornimento sanguigno, e con una quantità insufficiente di sangue per soddisfare le sue necessità metaboliche. Il muscolo fa incredibilmente male. Oggi si sa che il sistema nervoso simpatico (eccita e stimola il metabolismo, contrae) ha la funzione di far restringere i vasi, mentre il parasimpatico (tranquillizza e deprime, rilassa) ha una funzione vasodilatatrice.  In generale, questo tipo di mal di testa è assente al mattino e cresce di intensità con l’aumentare della tensione della giornata. Questo avviene perché la muscolatura scheletrica della testa e del collo è sottoposta a contrazioni crescenti in molti individui quando in loro cresce la tensione e l’apprensività. All’inizio c’è una costrizione delle arterie che portano il sangue al cervello, in seguito c’è la dilatazione delle arterie stesse.
 

n alcune persone l’attacco si manifesta, in maniera del tutto tipica, insieme, a volte, con le regole mensili, in altre si manifesta in momenti imprevedibili, alla fine settimana, quando c’è un carico eccessivo di pensieri, di responsabilità e di preoccupazioni, durante una cena con amici o durante i giorni in cui soffia il vento favonio (caldo e asciutto).  Se qualcuno tra coloro con i  quali si interagisce è suscettibile a tali mal di testa da tensione, può essere utile comprendere la relazione esistente tra pressione emozionale, tensione, apprensione, dolori alla testa e al collo. Maggiore è la pressione emozionale e maggiore sarà il dolore. Recenti studi hanno messo in evidenza la componente psicosomatica di questo malessere; il soggetto, in breve, dovrebbe fare l’esame di se stesso, esaminare se non è per caso impaziente, si addossa un eccessivo carico di lavoro e responsabilità (ciò lo rende teso e irritabile), non riesce a distendersi a rilassarsi a lasciarsi andare, non sa essere spontaneo e disinvolto (ha una sessualità controllata o inibita), inflessibile, ambizioso, sensibile e teme le critiche, vendicativo, perfezionistico, o avido di potere (tutti atteggiamenti che irrigidiscono il tessuto muscolare). Questo malessere, pare, alcuni studi hanno confermato questa ipotesi, sia connesso con stili di vita, schemi mentali o con situazioni emotive sperimentate in passato in cui ci si è sentiti costretti e minacciati (il corpo reagisce in base a quel che si pensa!). 

l terrore (inconsapevole) di rivivere tale situazione può far scaturire una tensione (contrazione muscolare) connessa a un pericolo potenziale. Può trattarsi della convinzione di subire un’influenza o di un abuso oppure una sensazione diffusa di impotenza, di disistima. In questo modo, ogni volta che ci si sente in qualche modo minacciati o costretti a fare cose controvoglia ecco che il disturbo, con le sue caratteristiche “costrittive”, si manifesta. La nausea e il vomito, quando fanno da cornice, esprimono un secco rifiuto e diniego della situazione. Nel trattare con la gente è sempre costruttivo comprendere come l’altra persona può vivere una certa situazione (senza farsi venire il complesso del messia!). Ciò può aiutare ad alleviare la tensione per entrambi. Specialmente in situazioni nelle quali ci si sente sotto accusa, o si sta giudicando qualcun altro, è possibile alleviare le circostanze potenzialmente stressanti comprendendo il significato semantico del messaggio che viene comunicato. Siccome in ogni rapporto interpersonale un’alta percentuale di quanto viene comunicato è non - verbale, alcune nozioni su questo comportamento non verbale possono rivelarsi essenziali se ci si propone di affrontare la gente in maniera ragionevole e sistematica. Tutti, chi più chi meno, conoscono gli indizi non - verbali.  I diversi distretti corporei raccontano infatti la nostra storia e la trama di questo racconto può essere colta solo guardando le cose come una totalità (psicosomatica). Osservando il corpo e le sue movenze possiamo imparare a conoscerci meglio e comprendere che cosa, gesticolando, comunichiamo agli altri e che tipi di messaggi i vari interlocutori ci inviano.  Quando incontriamo la gente infatti ne notiamo automaticamente l’espressione del volto, l’atteggiamento fisico, e la maggiore o minor velocità del discorso. Se correttamente codificato, tale linguaggio può risultare molto eloquente e raccontare emozioni, stati d’animo, desideri. Capirne pertanto i meccanismi significa entrare in maggior sintonia con se stessi e gli altri, per vivere meglio i rapporti con i colleghi, amici, la famiglia.

OSA FARE. Dopo aver appurato dallo specialista qual è il tipo di mal di testa, si attiverà un programma terapeutico ad orientamento psicosomatico; tali metodiche terapeutiche saranno rivolte a stimolare l’individuo ad esternare, in maniera sempre più spontanea e naturale, ciò  che di solito non si permette di fare nel proprio mondo.




ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.



Risultati immagini per testa nei dipinti del 500

NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.


Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
 E mail: bonipozzi@libero.it




oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.


giovedì 3 luglio 2014

-PSICOSOMATICA. Stanchezza.

Stanchezza …




iene definita come una condizione generale della persona caratterizzata da un quadro sintomatico abbastanza vago e senza causa apparente: senso di lassità, affaticamento, spossatezza, debolezza. Normalmente è uno stato transitorio collegato a periodi di intenso lavoro oppure di studio, comunque connesso a sforzi fisici o mentali. A volte basta un po’ di riposo per recuperare le energie. Quando però questa condizione psicosomatica di affaticamento si protrae nel tempo, allora  può essere un segnale di qualche altro problema. La stanchezza generale non deve mai essere sottovalutata, anche in assenza di una precisa causa organica, oltre ad essere un fenomeno debilitante può avere ripercussioni serie sulla vita quotidiana (lavoro, rapporti interpersonali, di coppia). Ci si sveglia, come nei tratti depressivi, già stanchi e a volte ci si ammala molto spesso. Alzarsi più affaticati di quando ci si è addormentati significa che a livello energetico si è verificato uno squilibrio tra consumo e ricarica: le risorse energetiche sono state profondamente intaccate. Tale sindrome psicosomatica non solo può presentarsi come sintomo di alcune malattie che, a lungo andare, possono portare a disagi veramente significativi, ma predispone all’insorgenza di disturbi psichici invalidanti come depressione e attacchi di panico. Le patologie che possono dar avvio ad una profonda stanchezza sono: anemia, problemi tiroidei, epatite, iperfunzionalità delle ghiandole surrenali, mononucleosi. Fenomeni come insonnia, pressione bassa, problemi alimentari possono essere la causa di profonda stanchezza.




oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.


  

ltra cosa, decisamente più seria, è la stanchezza cronica (CFS: Chronic Fatigue Sindrome) che comprende una condizione costante di stanchezza con presenza di alcuni sintomi particolarmente significativi: febbricola, dolori muscolari e articolari, cefalea, depressione, irritabilità, disturbi cognitivi. Questa sindrome, molto spesso, è il primo segnale di una depressione, non riconosciuta, caratterizzata da apatia, delusione, crollo di importanti aspettative, mancanza di entusiasmo e di desideri, in breve, il soggetto ha perso la voglia di vivere. La persona particolarmente affaticata è sempre troppo coinvolta dai suoi pensieri, dalle sue preoccupazioni, timori e paure, a tal punto che la bloccano, consumando completamente la sua energia. Lo stato emotivo, infatti, è fondamentale per determinare il livello di energia. Quando si vive un’esperienza di depressione, di dolore o di tristezza, il livello di energia tende ad abbassarsi. Al contrario quando si è felici, allegri il livello energetico sale. Il manifestarsi della CFS indica, comunque,  che le risorse energetiche del corpo sono effettivamente state intaccate e che ce n’è una concreta minore disponibilità. Perciò “tirare avanti” a tutti i costi, oppure resistere, stringere i denti, banalizzando il problema, è quanto di più controproducente si possa fare. Allo stesso modo però, un breve riposo di uno o due giorni non solo può rivelarsi insufficiente ma addirittura dannoso perché il corpo non fa nemmeno in tempo a fermarsi e subito deve riprendere le sue attività. E’ necessario pertanto considerare seriamente la possibilità di un periodo non di stacco totale dall’attività, ma di parziale riduzione degli impegni e della velocità con cui vengono affrontati: lentezza che non vuol dire assolutamente immobilità.   Naturalmente le energie riconquistate non devono essere messe al servizio del vecchio stile di vita. La strategia vincente terapeutica pertanto sarà quella di attivare metodiche psicosomatiche rivolte a migliorare la persona nella sua interezza.




ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.





Bonipozzi dott. Claudio Tel.349.1050551
 E mail: bonipozzi@libero.it



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo non prescrittivo.