domenica 7 giugno 2015

-IPOCONDRIA pt.2

Ipocondria … perché aumenta il timore di ammalarsi



Risultati immagini per ipocondria nei dipintiL’ipocondria - chiamata dagli addetti ai lavori anche patofobia - è una preoccupazione esagerata ed irragionevole per il proprio stato di salute. Tale sensazione può essere scatenata da sintomi transitori di minima entità o, nei casi più gravi, senza un preciso riferimento organico. In alcune situazioni i timori e le preoccupazioni, oltre a diventare il fulcro dell’esistenza, sono talmente devastanti da ostacolare qualsiasi altra attività. La paura esagerata, la convinzione, o la preoccupazione di avere una malattia incurabile spesso può riguardare le funzioni somatiche normali: battito cardiaco, la sudorazione, sbalzi di temperatura, digestione lenta, oppure qualche alterazione fisica di scarsa importanza come ad esempio un semplice raffreddore. 


l soggetto interpreta ed amplifica tutte le sensazioni fisiologiche come prova di una grave patologia: diventa sempre più vigile e con il passare del tempo questa particolare attenzione si trasforma in preoccupazione. La minima irregolarità corporea può produrre apprensione ed allarmismo. Quella reazione fisiologica percepita come sgradevole occuperebbe, man mano che passa il tempo, nel vissuto e nella fantasia dell’ipocondriaco, un rilievo sempre maggiore. E’ una storia centrata su continue ed inutili visite mediche: una relazione piena di rancori e senso di frustrazione bilaterali. A volte si sviluppa una vera e propria collusone con la “vittima” di turno, denigrando e mettendo in dubbio la professionalità dei precedenti professionisti cui si era rivolto. I soggetti che presentano questo malessere, infatti, il più delle volte, sono convinti di avere di fronte scarsa professionalità oppure di non ricevere cure adeguate. A dire il vero, però, pare che questi soggetti siano più interessati ad ottenere una diagnosi a tutti i costi piuttosto che un sollievo vero e proprio della sintomatologia in atto. A volte, invece, provano tante terapie senza seguirne realmente nessuna.  Più si diventa ansiosi più le sensazioni fisiologiche notate si allargano, creando un devastante circolo vizioso.


pesso sviluppano tratti depressivi in quanto soffrono senza riuscire a trovare, a loro dire, un trattamento qualificato. Molti si adirano quando non riescono a dar sollievo alle loro sofferenze o della frustrazione scaturita dalla inequivocabile realtà diagnostica e all’impazienza degli specialisti: un vero e proprio scontro tra medico e paziente. Il fenomeno persiste nel tempo nonostante le procedure mediche diano esito negativo. Questa convinzione è talmente radicata nella mente del soggetto che resiste a qualsiasi rassicurazione da parte dei vari medici e anche di fronte a numerosi referti ed esami di laboratorio negativi. Il soggetto non riesce più a concentrarsi sul lavoro e sulla famiglia per la paura e la convinzione di avere una grave patologia non diagnosticata: naviga interrottamente su internet alla ricerca di esami ed eventuali terapie cui sottoporsi.  Il malessere fisico, spesso, può essere usato per esercitare una forma di pressione o controllo sulle relazioni interpersonali (familiari, amici, ambiente sociale). Una volta che gli esami clinici non hanno rilevato anomalie fisiche i familiari potrebbero essere tentati a liquidare tali sensazioni come fisime. 


a queste reazioni inizia il vero conflitto: il soggetto non compreso inizia a “peggiorare” attraverso i sintomi fisici (malattia come rifugio). Queste continue preoccupazioni per lo stato fisico possono creare profonde tensioni all’interno della famiglia, che spesso si stanca di ascoltare lamentele ingiustificate. I membri della famiglia, oltre ad allontanarsi dal rapporto, potrebbero risentirsi per le ore tolte al lavoro, le energie e il denaro che il soggetto investe nella preoccupazione eccessiva per la salute. Cambiare schema mentale e stile di vita è davvero faticoso; meglio restare a “piagnucolare” sui propri malesseri, coinvolgendo il più possibile coloro che stanno vicino, lamentandosi per sentirsi accuditi e protetti (come avveniva da bambini). In realtà è un mezzo, inconsapevole da parte del soggetto, per sfuggire - in quanto modalità regressiva socialmente consentita - ad una vita che non dà più felicità e che, purtroppo, si deve continuare a subire finché, ironia della sorte, c’è la “salute”. Paradossalmente l’ipocondriaco rischia di rimanere isolato proprio quando avrebbe maggior necessità  di comprensione e di sostegno. 

C
osa fare
.
La prognosi è decisamente migliore per tutti coloro che si sottopongono a un trattamento subito dopo l’insorgere dei sintomi ipocondriaci, piuttosto che inseguire ossessivamente trattamenti generici. Qualsiasi valutazione per questo disagio deve iniziare con un’indagine completa della sintomatologia allo scopo di escludere immediatamente eventuali patologie. Importante sarà sviluppare un transfert positivo in modo tale che il soggetto possa desistere alla tentazione di accumulare diagnosi inutili, peregrinare da ambulatorio ad ambulatorio oppure, cosa più grave, diventar facile preda ad improvvisate fattucchiere senza scrupoli. Questo intento può essere raggiunto attraverso un calendario con scadenze regolari di visite e controlli; tale programma oltre ad avere effetto rassicurante dà la possibilità di verificare che certe condizioni non sono per niente mutate. 


olo nel caso in cui emergono sintomi nuovi sarà allora necessario un’altra breve indagine. L’obiettivo della terapia, parallelamente ad indagini cliniche, dovrebbe comunque spostarsi gradualmente dalla sintomatologia manifestata verso questioni di carattere personale o sociale e alla capacità di svolgere le normali attività lavorative. I sintomi fisici sono molto comuni e solo una piccola percentuale possono causare patologie. Sarà utile, proprio perché l’ipocondriaco ha perso il contatto con il proprio corpo, insegnare i rapporti che intercorrono tra le emozioni ed i sintomi corporei, compresi i meccanismi neurofisiologici coinvolti nello stress.  Far capire che prestare attenzione eccessivamente ai sintomi altro non si fa che intensificarli (proprio per i meccanismi neurofisiologici). Altro aspetto qualificante sarà quello di insegnare tecniche terapeutiche di “distrazione” e, soprattutto, di controllo dello stress.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi o terapia specifica. Il presente articolo pertanto ha un  valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel.  349.1050551 
E mail: bonipozzi@libero.it

giovedì 4 giugno 2015

- PSICOSOMATICA Asma

L’  asma   bronchiale …  il pianto  dei  polmoni




on c’è dubbio la vita è respiro. Una respirazione corretta si ripercuote profondamente sul sistema nervoso, sulla lucidità di pensiero, e anche sulla vita emozionale. La quantità di energia disponibile nell’organismo è direttamente proporzionale al modo con cui si respira. Quando si inspira non si immette nel proprio corpo solo gli elementi che compongono l’aria, ma anche una “forza vitale”. Questa forza o meglio energia, può essere interrotta da una cattiva respirazione, tensione, ferite, posture sbagliate, malattie, preoccupazioni. L’aria è l’unico nutrimento vitale che l’organismo riceve direttamente dall’esterno, e di questo specifico ed indispensabile “carburante” si nutre nel corso della vita fino all’ultima respirazione che concluderà la sua esistenza. In realtà, ogni individuo sarebbe un “fenomeno chiuso” se non vi fosse il respiro: ad ogni inspirazione l’individuo porta dentro di sé una parte del suo ambiente, per restituire poi elementi di se stesso ad ogni seguente respirazione. 

ui risiede la sua importanza: questa funzione evita che l’essere umano si chiuda, si isoli. Anche se l’uomo vuole isolarsi, il respiro provvede a far sì  che questo non sia possibile. L’aria che respiriamo ci collega a tutte le cose che ci stanno intorno: respiriamo la stessa aria che respira anche il nostro peggior nemico. Il respiro ha quindi a che fare col “contatto” e con la  “relazione” (affezioni cutanee e problemi respiratori, essendo organi di contatto, molto spesso appaiono contemporaneamente nella stessa persona).  Dopo aver superato una situazione difficile la prima cosa che si fa è respirare profondamente, liberamente (senso di libertà e di spazio libero). Se prestiamo attenzione ad alcuni detti popolari che hanno a che fare con l’aria e la respirazione, scopriremo immediatamente che ci sono situazione in cui si è “a corto d’aria” o “non si può respirare liberamente” (metafore respiratorie: Avere il fiato corto, Qui c’è puzza di marcio, Che aria tira, Una bellezza da togliere il fiato, Concedere un po’ di respiro, Quella persona mi toglie il fiato, Questa faccenda mi puzza). Con queste espressioni, infatti, tocchiamo il tema della libertà e della limitazione.  Noi iniziamo la nostra vita col primo respiro, la portiamo a termine con l’ultimo.


on la prima inspirazione facciamo il nostro ingresso nella società, in quanto ci sganciamo dall’unità simbiotica con la madre; iniziamo in tal modo, il nostro percorso in maniera autonoma e libera. Il respiro, quindi, rivela processi emotivi ed affettivi, ed è un indicatore più affidabile di qualsiasi altra funzione controllata dal sistema nervoso autonomo. La sofferenza, in generale, riduce la profondità del respiro, mentre la felicità la fa aumentare, le persone ansiose hanno un respiro superficiale ed irregolare, e così via. 


ei numerosi disagi cui può andare incontro l’apparato respiratorio, l’asma bronchiale rappresenta forse la sindrome che evidenzia maggiormente le profonde connessioni tra mente e corpo. La capacità della mente di influire direttamente su ogni malattia è ben documentata; i meccanismi e i percorsi interni fisiologici con cui gli stati emotivi possono influenzare negativamente o positivamente il disturbo asmatico hanno un posto di rilievo nella letteratura scientifica. Sebbene ci sia ancora molto da imparare, si sa per certo che i pensieri ed emozioni possono avere un impatto significativo sul nostro stato di benessere (sulla dimensione respiratoria). Fondamentalmente gli stati emotivi sgradevoli come la depressione, la rabbia, la paura, il senso di colpa ed il rimpianto hanno effetti decisamente negativi, mentre stati positivi come la gioia, l’amore ed il riso influenzano positivamente la funzionalità e la condizione di salute. Le emozioni, infatti, esercitano una notevole influenza sulle funzioni organiche, direttamente o indirettamente, attraverso canali neuroendocrini; pertanto, qualsiasi stress emozionale può provocare alterazione della funzione di un determinato organo (organo bersaglio) e, a lungo andare, delle vere e proprie lesioni. L’asma non sfugge a questi criteri di somatizzazione in quanto l’azione psichica si estrinseca attraverso vie biochimiche piuttosto precise, anche se a volte sono difficili da individuare. 

n pratica, l’apparato respiratorio diventa il palcoscenico su cui lo stato emozionale rivela ciò che non è possibile dire con la bocca: ecco il corpo che risolve la questione.  E’ uno spazio comunicativo attraverso il quale l’asmatico si esprime, ovvero parla attraverso la funzione respiratoria. Ogni manifestazione della psiche (ideazione, intuizione, memoria) è mediata da fattori enzimatici ed ormonali. L’ansia ad esempio, in tutti i suoi multiformi aspetti, stimola lo spasmo bronchiale ed alla ipersecrezione di muco. E’ assodato che ogni organo del nostro corpo viene sottoposto, secondo dopo secondo, a stimolazioni psichiche, anche nel sonno attraverso i sogni. Se poi il sistema di conduzione nervosa è “inadeguato” e se gli organi bersaglio sono “esauriti” (continuamente sollecitati, in tensione) per qualche disagio emotivo precedente è facile intuire come il meccanismo patologico della somatizzazione possa verificarsi. L’asma, dal greco antico “soffio”,  è una sindrome episodica che si manifesta con una improvvisa mancanza d’aria (dispnea), con un’espirazione tipica, simile ad un fischio. Questo minor afflusso d’aria avviene per contrazione della muscolatura bronchiale, determinata da iperattività dei bronchi. Il restringimento bronchiale può essere provocato da un crampo della muscolatura liscia, da un’infiammazione delle vie respiratorie e da un gonfiore allergico, e secrezione della mucosa. Per l’asmatico, purtroppo, il respiro non è per niente un fatto scontato: è una lotta per l’aria, un respiro faticoso soprattutto nella fase dell’espirazione. Poiché i disturbi asmatici sono connessi con la funzione respiratoria, essi segnalano un’alterata relazione con l’ambiente familiare, lavorativo e sociale. I rapporti, pertanto, sempre particolarmente intensi e problematici, testimoniano il rifiuto o la difesa nei confronti di legami affettivi vissuti come si suol dire “a doppio taglio” in cui la relazione è percepita come soffocante, invadente e pericolosa; il soggetto teme di essere risucchiato da troppo amore oppure, al contrario, paura di perderlo.


oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere.  Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo. 
   
Risultati immagini per vento nei dipintiL’asmatico è particolarmente sensibile e completamente dipendente a livello affettivo: teme continuamente di essere ferito sia moralmente sia psicologicamente. Gli attacchi sono come dei pianti che non possono essere espressi attraverso le lacrime, in quanto tutte le manifestazioni naturali e spontanee sono state inibite e represse. Un semplice cambiamento di luogo fisico può, qualche volta, scatenare o risolvere un attacco asmatico. Questo fenomeno è spiegabile tenendo in considerazione le valenze emotive e simboliche legate all’aria respirata in questo o in quel determinato ambiente, tra questi e quei personaggi, in un certo clima affettivo e sociale. In questo contesto, l’attacco può essere considerato un disperato, soffocato grido d’aiuto verso la situazione o la figura “dominante”; tale disperazione utilizza il canale somatico in quanto i veicoli comunicativi ordinari (parola, espressione mimica dei sentimenti) sono ritenute inefficaci, o soggetti ad una fortissima inibizione. L’attacco, quindi, può rappresentare un’estrema difficoltà ad esprimere i propri sentimenti, ciò che si ha “dentro” e fa fatica a venir “fuori”. In modo particolare è possibile che l’asmatico sia sopraffatto da una crisi nel momento in cui vorrebbe “metter fuori” la sua rabbia e, nel contempo, teme che i suoi impulsi siano esageratamente distruttivi o incontrollabili. 

i converso l’asmatico è anche, a seconda dell’età, estremamente bisognoso d’affetto: la crisi può dunque rappresentare un modo disperato attraverso il quale chiede aiuto, nel timore di essere abbandonato (tagliato fuori). Tutto ciò si verifica in un momento di particolare ingorgo affettivo: è presente un ricco mondo interiore ma c’è un forte timore ad esprimerlo. Questa consapevolezza può essere utile nel far recedere la crisi. Consentire alle emozioni di manifestarsi, come ad esempio il pianto, è la prima fondamentale indicazione per scongiurare l’insorgere di una crisi. Infatti, se l’attacco denota un insieme di stati emotivi che non riescono a manifestarsi, consentire la loro espressione può bloccare una crisi. Un altro elemento fondamentale per l’asmatico è un’estrema difficoltà di apertura alla comunicazione. La sua diffidenza e il timore delle persone, lo inducono a concepire i rapporti in termini di sopraffazione. Sarà utile per l’asmatico, al fine di scongiurare l’insorgere dell’attacco, sostituire questa sterile logica competitiva con una spontanea apertura conoscitiva dell’altro e un fecondo scambio genuino di esperienze. Molte sono le metodiche terapeutiche scaturite da una concezione della malattie che considera la mente e il corpo come due elementi inscindibili di una unità. Cambiare il proprio stile di vita, imparare a respirare diversamente, attivare specifiche tecniche di rilassamento, massaggi psicosomatici (Plinio il Vecchio vi ricorreva per combattere gli attacchi d’asma) e un buon approccio psicologico aiuterà a comprendere ed affrontare adeguatamente il disagio asmatico nella sua vera globalità (totalità psicosomatica).

roprio per la sua “semplicità” e perché può funzionare senza controllo, non prestiamo molta attenzione al respiro, la voglia di rispettarlo ci viene solo quando abbiamo il famoso fiatone, quando il processo di ventilazione corporeo è sottoposto a sforzo, paura o siamo adirati: lo si apprezza solo quando viene a scarseggiare … si teme possa mancare. Una respirazione faticosa o scarsa rappresenta immediatamente una minaccia alla vita, come ad esempio l’apnea del sonno ostruttiva (mentre si dorme si interrompe il respiro per un tempo superiore a 10 sec. … quando si smette di respirare il corpo si risveglia senza rendersene conto) o l’asma (TIENI ben presente che il problema dell’asmatico non è far entrare l’aria ma di farla uscire: solo se l’aria è liberata è possibile respirare tranquillamente) … il processo sembra molto semplice con l’entrata dell’ossigeno e l’uscita dell’anidride carbonica, ma ci sono tanti aggressori in agguato, soprattutto quelli piccoli che, passando inosservati, si intrufolano nel sistema di difesa causando una reazione infiammatoria … i POLMONI, per la MTC (Medicina Tradizionale Cinese), hanno un ruolo - assieme al cuore - fondamentale per tutto l’organismo ...  RENDI questo impianto di aerazione il più efficiente possibile attraverso alimentazione, vitamine ed integratori … il magnesio rilassa i bronchi (utile anche in caso di asma) … un segno di invecchiamento del tessuto polmonare è la perdita di elasticità, per rallentare tale processo e mantenere solide le pareti possono essere utili le Vit. C, A (non eccedere con quest’ultima vitamina perché potrebbero diventare pericolosa) e E (antiossidanti) … da limitare il più possibile sostanze grasse come burro, formaggi, carni e zuccheri semplici … inserisci nella dieta pesce (zinco, magnesio, omega – 3), cereali integrali, semi oleosi, frutta e verdura … e per renderlo ancora più efficiente LIBERATI dalle sigarette!

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ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.





NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.


Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
E mail: bonipozzi@libero.it

martedì 2 giugno 2015

-ANSIA. Il mestiere di vivere

Il    mestiere   di   VIVERE  … viaggio nella sofferenza esistenziale




l malessere esistenziale, anche se sfumato, soffia davvero forte dentro di noi. Uno ‘spiritello’ inquieto che spinge verso una sofferenza insolita e fastidiosa: fiacca mente e corpo. Spegne il cervello, accelera il cuore, azzera la libido, piega le ossa e blocca la pancia. Una ‘condizione’ umana familiare dai mille volti che può fare la sua comparsa a tutte le età, all’improvviso o strisciante ma sempre carica di tensione e di profonda inquietudine. Un atteggiamento allarmante in cui viene ‘fiutato’ un pericolo inesistente che lentamente degenera in un meccanismo fuori controllo, pronto ad esplodere: un vero e proprio eccesso di difesa. Questo tormento inizia in sordina con facilità al pianto e tremori diffusi, lascia in apnea e completamente senza pensieri. A livello psichico domina la tensione, l’agitazione, eccessiva preoccupazione per sé e gli altri, non si dorme più… veri parassiti dell’energia vitale. 

li eventi dominano progressivamente la vita, difficoltà, ostacoli e rischi appaiono insormontabili, si è paralizzati dal senso di inadeguatezza e tormentati dal dubbio. Compaiono paure bizzarre, si è impressionati dalle malattie e terrorizzati dai luoghi affollati… un sentimento di diffidenza verso la gente che rende i rapporti difficili e conflittuali. Ci si sente come un vulcano pronto ad esplodere, un involucro di miscele esplosive, quali rabbia e nervosismo diffuso che, progressivamente, come un vampiro, succhiano tutte le forze disponibili: aumentano aritmie e sbalzi pressori in maniera allarmante. I sintomi somatici, infatti, coinvolgendo tutto l’organismo, non si fanno attendere molto: palpitazioni, vertigini, nausea, brividi, vampate, contratture, debolezza, tremori, aumento della sudorazione e della frequenza respiratoria, coliti. 

U
no stato di tensione che non lascia mai, che si traduce in dolori strani, ipocondria, insonnia e paura di incontrare la gente. Si è perennemente tormentati, proprio per la rigidità fisica e mentale, da tensioni muscolo - tendinee (gambe, schiena, spalle, collo e braccia). Inizia con una marcata disattenzione, un significativo calo della memoria, una notevole capacità di concentrazione, per poi sfociare in un quadro clinico depressivo. Questa condizione emotiva, accompagnata da un eccesso di cerebralità, sedentarietà e scarsa attività fisica, viene somatizzata anche a livello della testa, degli occhi, della bocca e del collo. Il corpo prende in consegna tale malessere con i seguenti disturbi: giramenti e mal di testa, dolori pulsanti al cranio, vertigini, artrosi cervicale, allergie e riniti. 

uesto fenomeno, se viene poi somatizzato a livello del cuore, porta a patologie cardiocircolatorie, malattie delle basse vie respiratorie (asma, bronchiti, tosse stizzosa) e dipendenze (alcol, farmaci, cibo: rischio diabete e infarto). Tutto ciò è riconducibile a persone che alzano barriere alla loro interiorità, che hanno una notevole sensibilità ai carichi emotivi ed affettivi  della vita quotidiana; cercano di tenersi a debita distanza da questi sentimenti negandoli o reprimendoli. Individui che, con il loro stile di vita, hanno un’enorme difficoltà ad “aprirsi” e “lasciarsi andare”: tendono a tener tutto dentro. Tale condizione - associata sempre da un atteggiamento severo e autoritario - conduce, inevitabilmente, ad uno stato di nervosismo e di continua irrequietezza. A questa cornice principale, poi, non mancano quasi mai sentimenti di tristezza, disistima, pessimismo e piccole manifestazioni depressive.




ICORDA, cerca di essere un po’ più “egoista”, prendi tutto ciò che puoi dalla tua vita, senza naturalmente essere lesivo verso altri … cerca di essere naturale, spontaneo e senza maschera, evita di vivere in funzione di qualcosa o di qualcuno perché primo o poi paghi ‘dazio’, PRENDI fin che puoi, divertiti, mangia cibi “buoni”, gustati  se lo desideri in compagnia o da solo, a cena o in un momento di relax, un buon bicchiere di vino o qualunque cosa che ti piaccia veramente … cerca di essere orgoglioso del tuo corpo, riconosci il suo valore gratificandolo con calorosi contatti, piacevoli sapori, gradevoli suoni, eccitanti visioni e intensi profumi … non smettere mai di “studiare”, INFORMATI continuamente, SAPPILO, noi impariamo anche dalle persone antipatiche ed odiose, prendi da loro quello che ti fa star bene e ricambiale con la tua naturalezza e spontaneità senza esprimere giudizi di valore verso te stesso o verso di loro … goditi le cose intorno, gustale lentamente attraverso i tuoi sensi … NON TEMERE, sono le sensazioni che ti mettono sulla strada giusta, ti permettono di scegliere, di sentirti bene e in solida salute: di vivere più a lungo … non lasciarti sfuggire niente, ‘INVESTI’ sulla tua felicità personale, sulla salute, sul lavoro e, perché no, anche su una buona situazione finanziaria che meglio si confà col tuo stile di vita … 


artecipa attivamente al tuo benessere, NON lasciare la gestione della tua vita in mano alla ‘fortuna’ o alle ‘stelle’, NON avere paura, affronta anche le cose difficili, non temere le sfide complesse e sottili, perché nel tuo arsenale fisiologico hai parecchie armi potenti e complesse in grado di rispondere con saggezza al nemico, alla fine, altro non scoprirai che possiedi buoni contenuti mentali e, con stupore, una grande intelligenza e una fervida immaginazione (l’insicuro impiegherà un po’ di più di tempo a conoscere queste sue preziose e latenti qualità, ma con un costante allenamento raggiungerà il traguardo) … non lasciare MAI il compito di ‘aggiustare’ la tua esistenza  ad altri …la posta in gioco è davvero alta: la tua felicità! RICORDA, con un discreto divertimento, una giusta attenzione e una buona concentrazione non solo puoi raggiunge la massima efficienza, ma è anche possibile far pendere la bilancia verso di te, con le mosse giuste, CREDIMI, NON è difficile influenzare le avversità a tuo vantaggio. 




NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

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sabato 30 maggio 2015

-COPPIA. Sessualità.



SESSUALITA' … istruzione per l’uso


problemi sessuali sono i veri nemici della felicità. Calo del desiderio, frigidità, impotenza, rapporti dolorosi sono alcuni dei malesseri più comuni. Sofferenza che può diventare nel tempo causa di gravi problemi all’interno della coppia. Si dice che con l’arrivo dell’estate i sensi si risvegliano completamente. Si avvicinano le sospirate vacanze e la voglia di lasciarsi andare completamente si fa sempre più intensa. Alcuni ostacoli, però, sono lì, pronti in agguato: stress, routine, problemi familiari, cattiva comunicazione possono aver trasformato la vita intima in un vero inferno. Un approccio felice con una spontanea e naturale sessualità è l’unico scudo contro numerosi malesseri psicosomatici. Aumenta infatti le difese dell’organismo in quanto le endorfine che si liberano durante il rapporto sessuale contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario. Un rapporto sessuale soddisfacente, inoltre, fa bene al cuore, grazie alla produzione di adrenalina e noradrenalina, esercita un’azione cardiostimolante (ovviamente con il partner abituale: sono le ansie prestazionali il vero pericolo!). 

urante questa attività il cuore batte più forte e questo lo mantiene “allenato” migliorando anche la circolazione sanguigna. Recuperare un buon rapporto con la sessualità può essere di grande aiuto in caso di gravi disturbi dell’alimentazione, come ad esempio la bulimia. E’ risaputo inoltre che vivere il sesso in armonia riduce l’ansia, migliora il tono dell’umore e agisce positivamente sul sonno. Anche in questa situazione sono chiamate in causa le famose endorfine, sostanze prodotte dal cervello che agiscono sulla serenità, distensione muscolare e conciliano il sonno. Grazie alla “produzione” di queste sostanze durante l’attività sessuale, si migliora anche la cefalea perché, oltre a favorire la circolazione, aumenta la soglia del dolore. La sessualità è ricca di sfaccettature e lati oscuri, fatta comunque sempre di complessi e sottili equilibri. Per questo basta un nonnulla per rompere questo incantesimo. Stress, noia, pensieri fastidiosi, incomprensioni sono i nemici in attesa, pronti a colpire inesorabilmente. Se l’intesa con il partner non è più quella passione di un tempo e al solo pensiero di mettere in cantiere una benché minima attività sessuale con una certa persona produce solo la voglia di darsela a gambe elevate forse è arrivato il momento di affrontare la questione e di non trascurarla pensando che prima o poi passerà. 

are sesso significa comunicare qualcosa di sé e conoscere qualcosa dell’altro, caratteristiche che molto spesso non sono trasmissibili con nessun altro sistema. Dopo questo atto, due soggetti non restano mai gli stessi: non solo mantengono la memoria biochimica dell’incontro ma il contatto stesso li ha “cambiati”, rendendoli più ricchi e disponibili nei rapporti con gli altri. La sessualità è una cosa seria, ma la sua principale caratteristica è la spontaneità che oggi, purtroppo, è molto facile perdere. Per riappropriarsi di questa naturalezza a volte può bastare saper sdrammatizzare e ironizzare sul concetto di prestazione, sulle sporadiche défaillance, sui confronti temuti  (perché inutili) e sulla durata dell’atto. In questo modo - oltre ad evitare pensieri fastidiosi, ossessivi ed apprensivi che minano ovviamente l’esecuzione - l’attività sessuale potrà fluire in modo più autentico. Eliminare erotismo e passioni - diventare pantofolai anche in amore - vuol dire semplicemente condannarsi a una prigione asettica e invisibile.

Risultati immagini per coppia e sessualità nei dipintiI problemi di coppia negli ultimi tempi, secondo alcune fonti autorevoli, sono decisamente aumentati, soprattutto a causa del peggioramento dello stile di vita della nostra società. A volte ci si sente svogliati, i pensieri lasciano il posto a qualcosa che non ha niente a che vedere con questo atto piacevole e, ben presto, la passione diventa solo un lontano ricordo. La “svogliatezza” o meglio il calo del desiderio si verifica in periodi di stress prolungato, o di gravi difficoltà con il partner  (la solita solfa, la noia, l’abitudine, la difficoltà di rinnovarsi). 

i si sente depressi, oppure si hanno sbalzi di umore, si teme di invecchiare in maniera repentina, ci si sente poco attraenti perché si è troppo impegnati e quindi si dedica poca attenzione a se stessi (essere trasandati e trascurati spegne l’eros). Oppure nella fantasia e nei sogni il sesso è eccitante e soddisfacente, ma nella realtà è deludente, la solita minestra riscaldata. Così, in breve, si cerca di evitarlo, prediligendo altre attività parallele come per esempio l’onanismo che ha però effetti fisiologici diversi dal vero rapporto sessuale. In tutte queste situazioni la frustrazione aumenta e con essa i sentimenti di rabbia, rancore, ostilità, forse il sesso è stato idealizzato e non è appagante come un tempo si sperava. A volte, invece, manca decisamente la confidenza con il partner e non si ha il coraggio di confidare all’altro quali sono i profondi desideri e le vere esigenze. Nel rapporto ci sono dei momenti in cui l’autostima viene fortemente messa in discussione: non solo quando i ruoli dei partner sono sbilanciati, ma anche quando uno dei due si sente trascurato o cala l’interesse erotico. 

uando non c’è più quel frizzo entusiasmante nell’atto sessuale, manca una salutare eccitazione, il legame dura ormai da tempo e non è più vivace come una volta, significa che qualcosa è andato perso, tutto questo soffoca e spegne in profondità il rapporto di coppia. Nella coppia questo malessere, a volte, non è di natura sessuale ma semplicemente carenza di erotismo nei suoi vari aspetti (curiosità, rinnovamento, gioco, routine). Quando certe difficoltà sono espresse verso il partner e non riguardano fantasie verso altre situazione erotiche o si pratica l’onanismo con profonda soddisfazione, indicano un’indisponibilità all’incontro intimo con quella persona specifica: troppi conflitti, troppi giudizi di valore, troppe critiche … e, col tempo, anche l’odore aiuta l’allontanamento. Questo significa che non c’è nessuna patologia in atto ma semplicemente qualcosa è cambiato nella complicità e nell’intesa. E’ bene ricordare comunque che se certe disfunzioni sessuali, come le rughe, aumentano con l’età,  non sempre in questo campo, è utile fare da soli. Se le cose non migliorano nel giro di qualche mese allora è meglio rivolgersi senza timori ad un andrologo oppure ad uno psicoterapeuta. Alcuni rimedi omeopatici, fitoterapici e infinite metodiche terapeutiche naturali (massaggio psicosomatico, moxa, alimentazione, rilassamento, ipnosi), inoltre, possono aiutare a riaccendere il fuoco dell’eros, migliorare l’intesa sessuale e creare l’atmosfera … giusta.


NB. Le interpretazioni e le informazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso rivolgersi per qualsiasi diagnosi e terapia specifica. Il presente lavoro pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.



Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
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