lunedì 13 febbraio 2017

L'Ipertensione ... quando il vulcano ribolle


L'Ipertensione …  quando il vulcano ribolle.

uesta affezione cardiocircolatoria se non trattata adeguatamente può comportare lesioni vascolari al cuore, al cervello, al rene e all’occhio. L’ipertensione tende ad aumentare gradualmente  e quasi sempre non ci sono sintomi evidenti. Nella fase avanzata, invece, si esprime attraverso mal di testa, irrequietezza, eritrosi al viso ed insonnia. Valori pressori troppo bassi, invece, provocano un’insufficiente ossigenazione dei tessuti, con sintomi quali debolezza, pallore, affaticabilità e capogiri. Chi non ha provveduto alla soluzione della precitata sintomatologia vive in maniera alquanto pericolosa: nei vasi del cuore, della testa, dei reni, del bacino e delle gambe ha inizio un processo degenerativo e, a volte, complicazioni letali.

e cause. Le cause di tale sintomo sono molteplici. Tra i fattori scatenanti si possono enumerare: l’età (con l’età non si induriscono solo le pareti dei vasi ma si indurisce anche la personalità: spariscono flessibilità ed elasticità), l’obesità, le scorrette abitudini alimentari, eccesso di grassi, zucchero e sale (il sodio fa aumentare la pressione mentre il potassio, il calcio e il magnesio la fanno diminuire), la collera, le preoccupazioni, i dispiaceri, la depressione mascherata, l’agitazione, lo stile di vita, l’ansia, l’autocontrollo, l’ostilità (determina la contrazione dei vasi sanguigni), la mancanza di esercizio fisico (oppure eccessivo), l’abuso di alcol e di fumo. La predisposizione familiare, come dimostrano alcuni studi recenti, non basta da sola a determinare automaticamente la malattia.


La lettura psicosomatica. Cosa vuole comunicare l’ipertensione? Qual è il suo significato e come possiamo leggere questo disturbo? L’iperteso può essere paragonato ad un vulcano ribollente qualche minuto prima dell’eruzione, la quale però, paradossalmente, non si verifica mai. Poiché hanno la convinzione di essere vulnerabili, gli ipertesi cercano di evitare i conflitti aggressivi rifiutandosi di prenderne atto. Essendo considerata la malattia dello stress per eccellenza (forma primaria), l’ipertensione può essere connessa, infatti, ad un’emozione intensa o magari irrisolta di lunga data. 

olpisce soprattutto chi reprime le emozioni o chi è detentore di un doloroso “segreto”, un senso di colpa o di rancore (lotta aperta tra ragione e passione). L’iperteso non solo evita i conflitti, ma sposta la sua attenzione “astutamente” dalla situazione conflittuale su uno stile di vita caratterizzato da dinamismo ed iperattività. In breve, si rifugia nell’azione. Chi ha problemi di pressione alta tende a reprimere slanci spontanei, congelare i sentimenti attraverso il ragionamento e, soprattutto, con estrema destrezza non lascia trapelare le sue emozioni. I familiari o gli amici solitamente lo descrivono come un personaggio freddo e distaccato, incredibilmente padrone della situazione. Spesso, però, dietro un’immagine di forte equilibrio si nascondono tratti di personalità di insicurezza e di fragilità che tendono ad implodere dentro. L’iperteso, a livello sociale, appare di solito adeguatamente adattato ed inserito, in realtà, però, non riesce a stabilire un accettabile rapporto con la propria aggressività; in questo modo non riesce ad adattare né comportamenti di fuga, né comportamenti di lotta. 

volte gli ipertesi possono essere estroversi e comunicativi, espressivi e ben disposti al dialogo, altre volte, invece, si mostrano taciturni ed  inquieti, decisamente restii a parlare di loro. Entrambe le modalità comunicative segnalano, comunque, una grande difficoltà: entrare in “contatto” con l’altro. Non esistono momenti morti (inoperosi) nella giornata dell’iperteso in quanto odia l’ozio ed è sempre pronto ad inventarsi qualcosa da fare: è sempre in movimento pieno di impegni e, soprattutto, di doveri (attivismo continuo: appaiono a loro agio solo quando sono in piena attività; è proprio il momento del relax e dell’inattività a procurare dei problemi) ed è tormentato e terrorizzato dall’imprevisto. Alcune ricerche sperimentali hanno messo in evidenza che l’aumento della pressione non si verifica soltanto quando ci si impegna fisicamente, ma anche quando si usa la sola immaginazione.

valori pressori aumentano già se una persona in colloquio ha il sentore di una situazione di conflitto, e cala se il soggetto in questione comincia a parlare spontaneamente del conflitto e verbalizza il suo problema. Se tale pressione quindi aumenta con la sola immaginazione di una eventuale azione, senza peraltro che questa azione solo pensata sia mai conclusa in attività motoria e così scaricata, si arriva letteralmente ad una “pressione continua”. Il soggetto, in questo caso specifico, produce con la sua immaginazione un’eccitazione continuativa e il sistema sanguigno si concretizza  nella sola aspettativa che si arrivi  ad una trasformazione del pensiero in azione. Se l’azione quindi manca, la persona sta sotto pressione (rimane sempre nelle vicinanze di una situazione problematica senza arrivare ad una soluzione). Pur prendendo di petto ogni iniziativa, difficilmente si lancia in attività sconsiderate, i suoi progetti sono sempre concreti e realistici. 

er queste sue caratteristiche di “coscienziosità”  e di grande autocontrollo a volte attrae compagnie “scapestrate” (il nuovo impegno  è proprio quello di rimediare ai danni degli altri). La diffidenza nei confronti degli altri (a volte anche di se stesso) lo spinge a non fidarsi e a non delegare eventuali compiti e lavori. Qualora non fosse possibile seguire direttamente in maniera rigorosa ma, soprattutto, a modo suo gli impegni assunti, può estraniarsi completamente da tali incarichi. L’iperteso gestisce le proprie emozioni (le nasconde) in modo piuttosto curioso. A volte le negano sostenendo di star bene anche quando in realtà sono in pessime condizioni altre volte, invece, non essendo in grado di riconoscere il proprio stato emotivo, attribuiscono agli altri la propria ansia. 

nche l’attività sessuale è vissuta - poiché ha difficoltà a lasciarsi andare - in maniera rigida, controllata e senza particolari eccessi, senza alcuna tenerezza; si alza immediatamente dal letto per riprendere in mano la situazione e tornare alla sua consueta iperattività “rassicurante”. Molti soggetti, inoltre, non credendo nell’importanza dei fattori psicologici per migliorare la qualità della vita, sono poco motivati a seguire un trattamento psicosomatico.



osa fare. L’alta pressione - oltre ad essere una “moda” fra le persone che godono di tutte le comodità -  è in relazione, come abbiamo già visto, con la funzionalità cardiaca, la massa sanguinea, la viscosità del sangue, l’ampiezza e la restrizione dei vasi. Proprio per queste ragioni, il trattamento dovrebbe essere rivolto a “normalizzare” la composizione del sangue (caricato di sostanze estranee) con aria pura, buone digestioni, adeguata ed attiva eliminazione cutanea, renale ed intestinale. Nel caso di ipertensione labile e di crisi ipertensive, inoltre, i fattori psicologici, dovrebbero essere l’oggetto di una particolare attenzione. Oltre alla terapia tradizionale - che piace perché (si fa per dire) non coinvolge l’aspetto emotivo - eseguita mediante la somministrazione di farmaci appositi, è possibile influenzare positivamente la pressione arteriosa mediante metodiche terapeutiche distensive (ipnosi, training a., visualizzazione, ecc.) oppure tecniche psicologiche e corporee che facilitano, a livello emotivo, una maggiore cedevolezza, malleabilità ed elasticità nei rapporti e nell’affrontare le situazioni.
' risaputo infatti che un semplice cambio di atteggiamento può permettere di “recuperare” parecchi millimetri di mercurio nei valori pressori; in alcuni casi, questo disturbo può scomparire completamente. Anche la respirazione addominale, oltre ad eliminare le tossine - per i grandi benefici di cui è portatrice, ripristinando l’ossigenazione di tutto il corpo, sviluppando l’ampiezza della gabbia toracica - tonifica e protegge tutto il sistema cardiocircolatorio. In particolare, è in grado di limitare e controllare gli effetti dello stress prolungato aumentando, nel contempo, la produzione di serotonina. 

nche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel prevenire e “tagliare” la pressione. Può essere veramente preziosa una dieta vegetariana a base di frutta e verdure ricche di potassio, in quanto questa sostanza abbassa la pressione e riduce l’incidenza di danni cardiaci. Di grande utilità anche l’assunzione di crusca d’avena, aglio e cipolla, ma anche di integratori quali gli acidi grassi omega-3, il magnesio (vitamine A, C, E e selenio). Anche i massaggi, soprattutto quelli concentrati sulla pancia, hanno indubbi effetti benefici sull’ossigenazione dell’apparato circolatorio, portano  ad un rilassamento generale e, quindi, un miglioramento della circolazione sanguigna.


Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
 E mail: bonipozzi@libero.it

NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi e terapia specifica.

sabato 11 febbraio 2017

Tic ... il gioco dei movimenti



     

Tic …  il gioco dei movimenti

efiniamo Tic una manifestazione patologica caratterizzata da movimenti involontari, rapidi e ripetitivi; o dall’emissione non intenzionale di suoni o vocalizzi. Consegue in genere a un impulso violento, ma può essere soppresso con la volontà, anche se ciò provoca una forte tensione. Esacerbati dallo stress e dall’ansia, i tic si attenuano durante lo svolgimento di attività particolarmente impegnative e scompaiono nel sonno. La loro intensità non è costante, potendo variare nel corso delle settimane o dei mesi. L’esordio avviene in genere nella fanciullezza o nell’adolescenza, raramente dopo i 40 anni. I tic per lo più, sono localizzati nel volto (occhi, bocca, orecchie), ma possono  anche essere abbastanza generalizzati. Ciò che li caratterizza è, infatti, la ripetitività, tanto che si ritiene che il termine “tic” abbia un’origine onomatopeica, evocando un’idea ripetitiva come il “tic – tac” dell’orologio. 

i solito i tic compaiono tra i 6 e gli 8 anni, o nella pubertà, e sono tre volte più comuni nei maschi che nelle femmine. Possono essere motori o vocali ed entrambe queste forme possono essere semplici (strizzare gli occhi, tossire, borbottare, ecc.) o complesse (colpirsi, saltare, ripetere parole e frasi). Sono esempi di tic vocali complessi la coprolalia (… uso di parole oscene), la palilalia (… ripetizione dei propri suoni), l’ecolalia (… ripetizione dei suoni di un’altra persona), l’ecocinesi (… imitazione dei movimenti di qualcuno). Il manuale diagnostico dei disturbi mentali differenzia in modo chiaro le varie forme di tic: il Disturbo di Taurette, il Disturbo Cronico da Tic Motori o Vocali e il Disturbo Transitorio da Tic.

l Disturbo di Tourette  è caratterizzato da un’insufficiente coordinazione motoria, tic vocali e, talvolta, da eccessi nel senso dell’umorismo e comportamento stravagante. Solitamente questo disturbo comincia con emissioni vocali simili al raschiamento della voce e della tosse. Successivamente queste evolvono in parole distinguibili. La coprolalia o i suoni ecolalici sono frequentemente presenti ed hanno il significato di controllare l’insorgenza di pensieri inaccettabili. Espressioni come “taci”, “non dirlo”, “sta zitto” hanno questa funzione e sono di comune osservazione. Per formulare questa diagnosi occorre:

· Che siano presenti anche se non contemporaneamente, sia tic motori multipli che uno o più tic vocali;

· Che i tic si manifestino molte volte, quasi ogni giorno, per più di un anno;

· Che la collocazione anatomica, il numero, la frequenza e la gravità dei tic cambino nel corso del tempo.


entre il Disturbo Cronico da Tic Motori o Vocali si differenzia dal precedente disturbo in quanto essi possono essere motori o verbali, ma non possono presentarsi contemporaneamente. Per la relativa diagnosi tali sintomi devono essere presenti in modo intermittente per almeno un anno.

l Disturbo Transitorio da Tic si differenzia dalle precedenti forme in quanto i tic si manifestano varie volte quasi ogni giorno, per almeno due settimane, ma non più a lungo di un anno. In casi rari, dopo un periodo di remissione, il disturbo può sfociare in Disturbo di Tourette o di Disturbo Cronico da Tic Motori o Vocali. Tutte e tre le forme descritte, comunque, si manifestano prima dei 21 anni, si acuiscono con lo stress, scompaiono durante il sonno e si attenuano quando il soggetto è immerso in qualche attività particolarmente coinvolgente (leggere, disegnare). Solo nei casi gravi di Tourette  i tic possono interferire nelle attività quotidiane come il leggere o lo scrivere. Le tre forme si distinguono, oltre che per le caratteristiche cliniche descritte, anche per l’evoluzione e la prognosi. 


l Disturbo Transitorio da Tic solitamente si risolve spontaneamente o in seguito a psicoterapia, mentre il Disturbo Cronico e il Disturbo di Tourette tendono a persistere con un decorso più o meno variabile.
Le cause. Nel corso del tempo i fattori eziologici considerati sono stati dapprima di ordine organico e psicologico, successivamente di ordine multifattoriale. Alcuni autori, pur considerando anche i fattori psichici, dettero molta importanza ai fattori ereditari, mentre l’orientamento di impostazione psicoanalitica privilegiò l’aspetto psicologico, seppur con interpretazioni contrastanti, in quanto basate su singoli casi. Attualmente si tende a ipotizzare un’eziologia multifattoriale, costituita da un insieme di fattori, fra cui influenze genetiche, le anormalità neurologiche e gli stress esterni. Depone per questo tipo di eziologia il fatto che i tic si manifestano spesso nelle stesse famiglie e insorgono o si acuiscono nei momenti di particolare tensione emotiva.

l problema eziologico, tuttavia, è ancora per molti aspetti oscuri. Fare diagnosi di tic non è particolarmente difficile, ma occorre tener presente che alcune alterazioni del movimento, molto simili ai tic, si possono manifestare in alcuni stati neurologici. Talvolta i disturbi da tic sono associati ad altre patologie di natura emotiva (bambini iperattivi, tratti ossessivi). E’ bene ricordare, comunque, che tutte le forme di tic, possono comparire anche in personalità ben adattate, nelle quali il tic è la sola manifestazione che provoca difficoltà nell’ambiente familiare e sociale.



osa fare. E’ indispensabile che i pazienti affetti da tic abbiano la comprensione delle persone che li circondano, perché solitamente provano disagio per il loro disturbo. Una volta diagnosticato il tipo di tic è necessario avvisare i familiari della vera natura del problema e avvertirli di non dedicarvi particolare attenzione, ma neppure di scherzare o adottare un approccio punitivo, perché sia i rimproveri che l’ilarità accrescono l’ansia, acuiscono sintomi e possono determinare l’insorgere di uno stato emotivo doloroso (nel caso in cui i sentimenti di vergogna e colpa vengano sottolineati dall’ambiente si può determinare anche uno stato depressivo). Il bambino o l’adolescente dovrà, inoltre, essere preparato ad affrontare il problema a scuola e a tale scopo l’eventualità che egli sia preso in giro dai compagni (che francamente non è poi così remota) dovrà essere affrontata e discussa con franchezza. Un approccio psicoterapico è sempre utile. Le tecniche usate dipendono da vari fattori: patologia,  personalità, età, maturità e la sua disponibilità a collaborare con il terapeuta. Esistono terapia di grande efficacia che mirano ad un sollievo sintomatico (rilassamento muscolare progressivo, ipnosi medica) e orientamenti scientifici che tendono ad una riorganizzazione della personalità (in particolar modo quando ci sono presenti tratti ossessivi). Stimolare nel ragazzo la relazione interpersonale, riconoscere e verbalizzare pensieri e sentimenti.

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Nel corso del loro sviluppo, i bambini particolarmente emotivi
 possono presentare dei tic, cioè dei movimenti muscolari involontari, improvvisi e ricorrenti. Nella maggior parte dei casi si tratta, fortunatamente, di sintomi transitori. Talvolta, però, possono essere la spia di tensioni e conflitti, di un malessere sottostante che è consigliabile affrontare sul nascere.
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Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 -
E mail: bonipozzi@libero.it

NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi o terapia specifica. Il presente articolo pertanto ha un  valore educativo, non prescrittivo.

Massaggio Psicosomatico.




Massaggio Psicosomatico


’uso della mano come strumento terapeutico ha origini antichissime, quanto l’uomo. Essendo l’organo che permette all’uomo di trasformare il mondo che lo circonda, la mano è, intuitivamente, il mezzo terapeutico più naturale a disposizione per lenire le sofferenze del corpo. E’ un processo spontaneo che attiva una vera e propria relazione a mediazione corporea ed è presente in ogni terapia o trattamento realizzato attraverso, appunto, la tattilità. L’intervento consiste nel ripristino delle condizioni che permettono di ritrovare un equilibrio qualitativamente migliore, favorendo i processi naturali necessari all’unità psicofisica (corpo e mente). In quest’ottica, il protagonista principale è il corpo con le proprie risorse naturali e capacità di autoequilibrio (omeostasi). Si tratta di un intervento di tipo totale perché vede il corpo come un’unità in cui ogni distretto trattato è una parte dell’insieme. E’ profondo perché considera fondamentale il coinvolgimento della soggettività della persona trattata, e centrale perché riconosce l’imprescindibile importanza dello schema corporeo. Consideriamo, con un esempio, come un dolore al tratto cervicale, causato da un’eccessiva tensione dei muscoli del collo  viene affrontato dalla metodica psicosomatica. Secondo l’approccio psicosomatico la tensione è intesa come il mezzo attraverso il quale viene fronteggiato un “momento della vita” che potrebbe richiedere un atteggiamento fermo e rigido. Questo bisogno viene soddisfatto dall’unità psicofisica attraverso un insieme di soluzioni in cui i muscoli partecipano mantenendo ferma e rigida proprio la parte del corpo che, materialmente o simbolicamente, rappresenta il controllo: la testa. Pertanto, la tensione è realmente la causa dei disturbi al collo ma contemporaneamente ha una valida ragione per sussistere. La soluzione, quindi, non sarà l’eliminazione e l’impedimento della tensione ma il ripristino della capacità dei muscoli del collo di potersi rilasciare per poter poi continuare, quando fosse necessario, a essere tesi. La finalità principale del massaggio psicosomatico è quella di facilitare l’evoluzione dei processi naturali che portano a una nuova consapevolezza di se stessi, operando sul fisico è possibile sentirsi, ascoltarsi e abbandonarsi a quella dimensione in cui i confini del corpo vanno ben oltre quelli definiti dalla coscienza.

l massaggio psicosomatico si sviluppa attraverso contatti manuali denominati “tocchi”. Ogni tocco agisce sulle quattro componenti della globalità: biologica, energetica, immaginativa e relazionale. Attiva uno specifico livello di profondità relazionale in funzione del tipo di via sensitiva coinvolta. Il massaggio è, quindi, relazione tra due individui, è scambio energetico; è comprendere l’altro attraverso il linguaggio della tattilità, è un canale nuovo di ascolto di sé e del proprio corpo. E, soprattutto,  possibilità di riportare armonia, equilibrio e benessere all’intero psicosoma.


Gli obiettivi


er recuperare il benessere e l’equilibrio psicofisico è necessario ritrovare la bipolarità delle funzioni. Ogni attività è caratterizzata dalla presenza di due poli opposti tra loro che entrano in uno stato di squilibrio quando la loro reciproca alternanza si riduce e viene meno. Così, ad esempio, la tensione muscolare non è in equilibrio quando non si alterna con la distensione muscolare, come il sonno con la veglia, la vigilanza con l’abbandono, la resistenza con la cedevolezza, la velocità con la lentezza, il caos con l’ordine, ecc. tutte le funzioni citate sono quelle su cui opera il massaggio psicosomatico. Lasciarsi andare alle difficoltà e ai disagi che, inevitabilmente, insorgono quando si sperimenta il polo opposto rispetto a quello abituale o scelto, significa rinunciare alle consuetudini e ai propri punti di vista per scoprire parti di sé sopite o nascoste. Questo permette di uscire dalle stereotipie che ci precludono la possibilità di trasformarci e di favorire le naturali risorse di autoequilibrio che sono in noi.
La via proposta è l’abbandono dell’attività razionale: si lasciano andare sullo sfondo i pensieri mentre la mente si orienta sul corpo e sulle sensazioni di calma e di pace che si generano quando ci si libera dai propri giudizi, dai sentimenti e dalle emozioni. Si tratta di ricercare la propria centralità, cioè quella parte interiore che, istante per istante, ci rigenera e che possiamo contemplare soltanto se perdiamo i confini del corpo, del tempo, dello spazio e di ciò che crediamo di essere. Facilitato dai tocchi, è un lasciarsi andare nel “nulla” dal quale originano le energie vitali.


l trattamento vero e proprio comprende la costruzione di un nuovo equilibrio e la costruzione di una relazione profonda con se stessi. I tocchi avranno come filo conduttore l’analogia di senso necessaria per concretizzarle. Ad esempio, per la prima tappa un soggetto irrequieto dovrà essere trattato con tocchi la cui analogia di senso corrisponde con l’opposto, la sosta, aspetto con il quale l’utente deve trovare l’alternanza. Così come un soggetto bloccato in uno stile statico dovrà incontrare la mutabilità, un soggetto rigido l’adattabilità, uno lasso la resistenza e l’iperdinamico la pausa. Per completare la seconda tappa l’operatore deve avvalersi del tocco che si è rivelato “chiave” e che ha permesso di accedere alla soggettività dell’utente e condurre il trattamento. All’azione dei tocchi può essere associata quella degli olii essenziali. Il massaggio psicosomatico si può effettuare in diversi momenti che caratterizzano la nostra vita:

·      Permette di recuperare la capacità di rilasciare i distretti bloccati da un’eccessiva tensione muscolare e di recuperare l’alternanza della funzionalità muscolare.

·       Per seguire l’evoluzione della corporeità incrementando la via della consapevolezza di se stessi attraverso il corpo.

·      Per contrastare la stereotipia e la difficoltà a sentire il proprio corpo e il mondo circostante  (nella terza età).

·       Per nutrire se stessi attraverso una via che non sia esclusivamente quella elementare (in fase di dimagrimento).

·      Quando a seguito di malattie, interventi chirurgici o eventi traumatici una parte del corpo presenta delle difficoltà ad essere accettata e reintegrata come parte di sé.



no degli aspetti essenziali del massaggio è proprio quello della manipolazione. Il contatto delle mani con il corpo ci riporta ad uno dei sensi più importanti e sviluppati fin dalla nascita, il tatto, e ad un organo, protagonista assoluto nel neonato, la pelle. La pelle è, dopo il cervello, l’insieme di organi più importante, senza il quale è impossibile sopravvivere. La sensibilità cutanea è incredibile; basti pensare che alcune zone sono in grado di percepire una pressione di soli due millimetri. La sensibilità tattile viene provocata da un contatto leggero, che comporta una variazione minima della pressione. Dolore e piacere sono due sensazioni basilari che passano attraverso la pelle. La sensazione di dolore deriva da un eccesso di stimoli e ha la funzione di segnalare al corpo uno stato di pericolo. Le carezze, invece, provocano una vasodilatazione e un maggior afflusso di sangue nei tessuti. Queste modificazioni suscitano una gradevole eccitazione delle fibre nervose e una sensazione di piacere. La pelle è però anche il primo campo d’azione in cui si struttura la nostra identità: delimita, separa, differenzia e infine permette la relazione con il mondo. 


osì come ogni forma di contatto, ogni percezione cutanea ha una connotazione psichica molto intensa. Una relazione tattile è al tempo stesso affettiva ma anche molecolare. L’ipotalamo, che dopo pochi giorni risponde alle carezze della madre, è il miglior testimone della potenzialità di un trattamento corporeo come il massaggio psicosomatico reca in sé: il massaggio può modificare la chimica del nostro corpo. 
La nostra tendenza è quella di cercare saggezza, conoscenza, emozioni, tutto ciò che ci occorre fuori di noi ma la vita stessa (considerata dal punto di vista della psicosomatica) dimostra che conoscenza e benessere non dipendono dall’immersione nell’esteriorità, dall’agire, dalla ricerca affannosa, ma dalla capacità di muoversi dolcemente dentro sé stessi, dal ritrovare quello spazio operativo, fecondo, dove ogni trasformazione è possibile: l’habitat originario della coscienza. Il massaggio psicosomatico compie un’operazione estremamente importante: riattiva la nostra energia embrionaria, quella dello stato nascente, e con essa tutte le potenzialità trasformative, di crescita e di cambiamento che tale energia ha in sé. Perché solo riattivando la nostra energia più primitiva si può agire  a livello psicosomatico modificando, se è necessario, in profondità. Solo questa energia può permetterci di ritrovare il nostro “centro”, quel punto di equilibrio dove tutto può accadere e dove la nostra capacità creativa è massima la nostra “unicità” si esprime totalmente.

Ma come è possibile risvegliare forze così antiche?


’embrione che eravamo si è sviluppato e si è attuato in ciò che siamo oggi. Abituati come siamo a concepire tutto secondo rigide scansioni temporali, crediamo che anche il corpo risponda a queste regole e abbia un passato ed un futuro. 
Niente di più sbagliato. Noi ci rigeneriamo continuamente: il cervello, è  l’organo dentro cui tutto si riassume e si risintetizza, e da cui questo processo di rinnovamento parte costantemente. Dobbiamo pensare al corpo come un “eterno presente” in cui convivono componenti diverse appartenenti ad epoche differenti del nostro sviluppo: così la componente embrionaria nel corpo è presente in noi ora come allora.
Attraverso il massaggio psicosomatico di specifici distretti corporei è possibile far tornare alla luce energie nuove e primordiali, riattivare mondi che credevamo ormai perduti.
Il “nostro” massaggio parte, a seconda dei casi, dalla fronte per poi ricollegarsi all’ombelico, l’obiettivo è quello di riunire due mondi: quello viscerale, basso dove circola un’energia più pesante, più materiale, e quello dell’intelligenza cerebrale, sede di un’energia più sottile, rarefatta. Riunificare questi due piani, è un’operazione molto importante, sono due ambiti che devono obbligatoriamente coesistere integrati, il massaggio stimola un’energia particolarmente profonda, che porta lo stesso linguaggio del cervello, un’energia primaria, di tipo embrionale.
Il massaggio attiva tutti i canali energetici presenti nel corpo.


rima di tutto il canale circolatorio, fino a riattivare i canali più sottili ossia quello respiratorio e quello nervoso, dove l’energia, sempre più rarefatta si fa coscienza, pensiero, idee.
L’obiettivo sarà ricreare i passaggi che caratterizzano lo stato embrionale, perché il principio creativo che nella fecondazione si è manifestato, non è finito nel momento in cui le cellule si sono incontrate, ma è continuamente presente: noi ci ricreiamo in ogni momento. Ritornare allo stato embrionario significa riattivarne le potenzialità profonde.
La fase embrionaria rappresenta infatti il massimo dello sviluppo cellulare, il massimo della creatività e della vita, e questo ci interessa ricreare, affinché il percorso psicosomatico sia efficace e incisivo.
L’ombelico rappresenta il punto d’inizio e d’arrivo, la radice di tutti i passaggi, la porta “sacra” che ci introduce alla dimensione embrionaria.
L’ombelico rappresenta la dimensione, il luogo dove l’energia vitale si materializza. La psicosomatica abituata a leggere il corpo in chiave analogica vede una connessione tra ombelico e cervello; ciò che l’intestino compie a livello più grossolano, il cervello lo realizza a livello più sottile. Il cervello strappa le idee del mondo alla materia, mentre l’ombelico strappa alla materia il nutrimento del mondo. Ecco perché il massaggio simultaneo di fronte e ombelico consente di ricollegare l’alto e il basso, il centro della coscienza con l’energia primordiale, iniziale.
La tradizione ha sempre parlato del cervello come di un embrione, che porta con sé il segreto della rigenerazione dell’uomo (come un feto in gestazione). Proprio come l’embrione, il cervello ripercorre le tappe del cammino evolutivo che ha portato le diverse forme di vita ad evolvere fino a determinare la forma più complessa: l’uomo in quanto essere dotato di coscienza.
La mobilitazione del cranio è un passaggio fondamentale del massaggio psicosomatico, e sarà conseguito gradualmente, attraverso una serie di sedute. Il cranio ha una capacità di muoversi nello spazio praticamente illimitata, quindi l’obiettivo del massaggio sarà renderlo completamente libero,  per abituarsi a cercare la consapevolezza in uno spazio generativo in grado di trasformare la coscienza viscerale.

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