sabato 17 maggio 2014

- I problemi connessi al LAVORO


     I problemi  connessi al  LAVORO
’attività lavorativa costituisce, senza ombra di dubbio, una delle fonti più comuni di stress. Quando continue frustrazioni e pressioni si aggiungono a ritmi decisamente intensi di lavoro, emerge nell’individuo, inevitabilmente, uno stato di insoddisfazione, un senso di inutilità e un profondo malessere psicosomatico (disturbi dell’umore, infarto, ipertensione, ecc.). Ovviamente, i lavoratori esposti maggiormente a questo fenomeno devastante di logorio continuo sono quelli “collocati” in fondo alla catena professionale, i quali non possono controllare e gestire – a differenza dei dirigenti – in maniera libera, autonoma ed indipendente la propria situazione professionale. Naturalmente questo stato di ripetute delusioni, esagerato impegno ed eccessive energie profuse, porta lentamente ad annullare il lavoratore ma, soprattutto, è causa scatenante di disturbi emotivi particolarmente seri. Questo fenomeno, pertanto, di esaurimento fisico, emotivo e mentale, definito con un termine inglese burn – out (“malessere” determinato da esagerata delusione ed eccessivo impegno) può manifestarsi attraverso irritabilità, stanchezza ingiustificata, tratti depressivi e demotivazione; in breve, un soggetto privo di iniziativa e con un senso diffuso di precarietà. Tutti sintomi da non trascurare mai, in quanto mettono a rischio il rendimento generale, la qualità dei rapporti interpersonali e la felicità del soggetto. 


on bisogna mai dimenticare inoltre che ogni lavoratore è unico ed irripetibile, ha un proprio modo di relazionarsi, di agire, un suo ritmo specifico e spontaneo che si esprime nel corso dell’attività lavorativa. Esiste quindi una connessione significativa tra l’andamento della  professione e la personalità del lavoratore. Qui entrano in campo atteggiamenti molto importanti, come ad esempio capacità di adattamento, cooperazione e autostima, che sono sempre requisiti fondamentali per il benessere e la salute di ciascun individuo, non solo per le competenze  e la riuscita professionale ma indispensabili anche per la vita sociale. Queste conoscenze, spesso trascurate nell’assegnazione dei ruoli e dei compiti, se non utilizzate sapientemente portano a danni significativi per entrambi i soggetti. Infatti, se le disposizioni individuali e le attitudini dell’individuo sono in contrasto con una certa attività, e che non c’entrano assolutamente nulla con il vero talento, provocano scarsa produttività, un rendimento inadeguato, antieconomico per il lavoratore e antiproduttivo per l’azienda. E’ risaputo infatti che quando si svolge un’attività lavorativa piacevole quasi non sembra di lavorare. Per questo motivo è un diritto e un dovere, se non subito ma col tempo in base alle proprie esperienze, cercare un lavoro che fa sentire vivi e permette di esprimere in maniera inequivocabile il proprio talento.
Risultati immagini per lavoro nei dipintiAltro fenomeno veramente devastante, presente nel mondo del lavoro, è il mobbing. Con questo termine, mutuato dall’etologia,  si indica l’aggressione di un gruppo nei confronti di un singolo. Si manifesta attraverso un fenomeno di accanimento, prevaricazione e sopruso nei confronti del lavoratore; se invece l’attenzione e l’interesse verso la persona è decisamente morbosa si ha a che fare con un comportamento chiamato stalking. Verso la vittima designata viene attivata, in maniera continuativa, una persecuzione sistematica che, a lungo andare, porta alla destabilizzazione. Questo terrorismo psicosomatico, o “mal d’ufficio”, si sviluppa quando sul posto di lavoro la persona, presa di mira, subisce ripetute molestie non solo da parte dei superiori (bossing: comportamento messo in atto dalla dirigenza per sradicare il lavoratore dal suo posto) ma, a volte, anche dai colleghi. 


uesto comportamento vessatorio ha ripercussioni non solo a livello professionale, con calo di produttività, riduzione della capacità di concentrazione e alterazione dell’umore, ma anche nel privato logorando i legami affettivi e familiari con disturbi psicosomatici quali mal di testa, gastrite, tachicardia, sessualità inesistente, panico e tratti depressivi. Le dinamiche del mobbing sono banali e allo stesso tempo complesse: boicottaggio nel lavoro in cui il soggetto deve realizzare più volte lo stesso lavoro senza alcun motivo, battute a doppio senso, insulti gratuiti, alternare i saluti o toglierli completamente. Un altro comportamento definito persecutorio nei confronti del lavoratore è lo straining. E’ un fenomeno devastante caratterizzato da un unico atto terroristico in cui l’individuo è sottoposto a una forte pressione in maniera coercitiva sul posto di lavoro (assegnare al lavoratore mansioni inferiori alla qualifica posseduta sempre in maniera umiliante e dequalificante).



OSA FARE. Per evitare di cadere vittime di questi comportamenti vessatori e terroristici sul posto di lavoro, credo sia utile “impegnarsi” con un certo interesse nella propria attività, cercare in qualche modo gratificazioni ma, soprattutto, evitare di rendere l’attività lavorativa il solo scopo della vita. Per mantenere un adeguato equilibrio è importante definire in maniera giusta il proprio ruolo, perseguire i fini con tenacia e migliorare con responsabilità la preparazione professionale (libri, dibattiti, confronti, consulenza anche psicologica se può servire a mettere a fuoco rapporti personali difficoltosi o problematiche generali); imparare ad esprimere, con le dovute maniere, pacatezza e diplomazia, i propri disappunti, le proprie ragioni in modo da non rimuginare continuamente: se lo stato d’animo è buono aumenta, inevitabilmente, la sicurezza e la fiducia in se stessi, ma anche a livello biochimico ci si sente meglio. Altri comportamenti indispensabili per scongiurare questi fenomeni terroristici e mantenere un giusto equilibrio sono la cooperazione e l’adattabilità dell’individuo. Queste abilità individuali permettono di realizzare validi rapporti interpersonali, un buon affiatamento (coinvolgimento) tra colleghi e quindi realizzare il lavoro più facilmente, con maggior soddisfazione, gratificazioni e riconoscimenti, ovviamente se è presente una buona capacità di adattarsi ai cambiamenti. Il gruppo coeso, inoltre, è fondamentale per contenere lo stress e, soprattutto, tenere sotto controllo i malumori individuali.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
E mail: bonipozzi@libero.it

sabato 10 maggio 2014

-PSICOSOMATICA. La pelle.


La   PELLE … specchio dell’anima




a pelle non è un tessuto, ma un vero e proprio organo. Essa, organo più grande, più completo, più interessante del corpo umano, è costituita da tre strati: epidermide, derma e ipoderma. E’ un organo ben visibile e unico, di confine, uno schermo iterattivo, un mezzo di comunicazione: costituisce il simbolo dell’identità individuale. Il fatto che non esistano due soggetti con le stesse impronte digitali è la prova dell’unicità di ogni persona. Molto spesso si parla di qualcuno che “non si sente per niente bene nella propria pelle”: ciò rileva un senso di impotenza, disorientamento, profonda insoddisfazione e perdita di identità. Permette, inoltre, di riconoscere in maniera inequivocabile lo stato emotivo di una persona. Tale organo, psicosomatico per eccellenza, ha infinite funzioni: delimitare e proteggere (primo compito), contatto, espressione e rappresentazione, sessuale, regolazione del calore, ecc. Non dobbiamo dimenticare che la pelle è il nostro limite, il nostro confine e, nello stesso tempo, attraverso essa entriamo direttamente in contatto con l’esterno. E’ un organo che rispecchia il nostro mondo interiore, rappresenta l’immagine che abbiamo di noi stessi, e lo fa in diversi modi. Ogni disfunzione interna, infatti, viene proiettata immediatamente sulla pelle. Quando si verifica qualcosa sulla cute, in maniera più o meno violenta - arrossamenti, gonfiore, prurito, ascesso, infiammazione - l’area in cui tale fenomeno si manifesta non è casuale, ma indica un processo interiore corrispondente (carta geografica dello stato di salute generale). Questo prezioso rivestimento esterno del corpo umano non mostra esclusivamente uno stato organico interno, ma in esso si estrinsecano anche molteplici processi e svariate reazioni emotive. 

ono reazioni talmente imprevedibili, chiare ed evidenti che tutti le possono rilevare: rossi come un pomodoro per la vergogna e bianchi come un lenzuolo per la paura, sudare per l’agitazione, i capelli si rizzano per l’orrore e, ancora, l’emozione è tanta che può venire la pelle d’oca. In una reazione panica e nei momenti di forte tensione, solitamente, i palmi delle mani sono completamente pervasi da fastidiosi cambiamenti di temperatura e abbondante sudorazione. Il rapporto tra disagio psicologico e malattie della pelle è un fatto accertato e il linguaggio popolare ha messo in evidenza con grande saggezza questa stretta correlazione: avere la pelle dura, rischiare la pelle, mancare di tatto, non voler essere nella pelle di qualcuno, fare la pelle, salvare la pelle, è una questione di pelle, avere i nervi a fior di pelle. Non rivela soltanto la salute e la vitalità del soggetto, ma anche il suo stato d’animo, i suoi conflitti, i suoi desideri, i suoi modi di pensare, le sue credenze, la sua autovalorizzazione, le sue passioni e, soprattutto, la sua personalità: è il sito d’azione dei conflitti interiori. Ogni condizione di aggressività o repressione, ogni sovraccarico psichico o emotivo esplode violentemente all’esterno determinando, in tal modo, allergie, foruncoli, acne, eczemi, indurimenti cutanei e dermatosi.  Come è stato più volte sottolineato, la pelle ben si adatta ad esprimere disadattamento, disistima, insicurezza, frustrazione, difficoltà nei rapporti interpersonali. Esprime una importante reazione difensiva come risposta ad una minaccia, reale o meno, rappresentata da profondi conflitti interiori. I disturbi delle pelle hanno quindi  un senso e un  linguaggio specifico: vediamo alcuni esempi.





oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.


 

Eczema: è una particolare reazione infiammatoria che causa prurito, vescicole, gonfiore, croste e desquamazione. L’eczema psicosomatica, che si presenta senza contatti con allergeni, è connessa all’insicurezza, alla paura, all’incertezza e all’ansia. Sono a rischio le persone, che trattengono le proprie emozioni e che non riescono a manifestare apertamente la loro profonda passione e la loro grande capacità: non si esprimono perché, oltre a temere il giudizio degli altri, sono influenzati da figure dotate di autorità e di autorevolezza (bloccano creatività e talento).




oloro che soffrono di orticaria generalmente si sentono battuti e schiacciati, come se fosse stato fatto loro qualcosa e loro non avessero la possibilità di intraprendere una qualche azione produttiva in proposito … di rivalsa.  Sono stati battuti duramente, e devono incassare senza poter restituire il colpo basso. Sono facili al risentimento e richiedono una quantità notevole  di tempo e attenzione da parte degli altri.




rticaria: è un disturbo cutaneo caratterizzato da un’eruzione di ponfi affossati e pruriginosi. E’ un fenomeno che generalmente troviamo in persone che vivono con diffidenza e sospetto. I rapporti interpersonali sono tendenzialmente ambivalenti: hanno timore, paura, diffidenza ma allo stesso tempo sperimentano una forte attrazione. In alcuni casi il prurito segnala una forte collera trattenuta, in seguito ad una forte frustrazione inespressa che comunque non si è in grado di esteriorizzare (impulsi aggressivi inibiti). Le persone che reagiscono con irritabilità, insoddisfazione, stress, ansia ed agitazione al tormento emotivo manifestano più frequentemente sensazioni di prurito e di bruciore. Patomimia cutanea: si  tratta di un danno cutaneo (lesione) provocato dal soggetto stesso. Tale “autopunizione corporale” insorge in soggetti, prevalentemente donne, pienamente consapevoli, ma con tratti psicologici assai particolari: inibizione dell’aggressività, umore depresso, forti blocchi affettivi, bassa soglia della frustrazione e profonde tendenze autoaggressive. 

soriasi: è una dermatosi cronica e recidivante; pur avendo una base ereditaria il suo decorso appare decisamente influenzato da una componente emotiva. Alcune situazioni di stress, la minaccia alla salute e alla sicurezza, sembrano inequivocabilmente coincidere con un deterioramento della condizione. Sono a rischio quelle persone che hanno vissuto in nuclei familiari i cui genitori erano assenti e anaffettivi. Chi soffre di questa dermatosi, oltre a vivere con estrema difficoltà le relazioni e gli scambi interpersonali, fa particolarmente fatica ad esprimere le emozioni e a sostenere quelle altrui.




ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.




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l “taglio” psicosomatico,  riportato in tutti gli articoli del Blog, serve esclusivamente ad illustrare un punto di vista diverso a proposito della malattia che può rivelarsi - al di là dei vari orientamenti scientifici - interessante e, per i più attenti, di valore forse inestimabile. Non fare altro che essere presenti a se stessi, SENTIRE, osservare attentamente la relazione esistente tra le reazioni fisiologiche, gli eventi della vita e gli alti e bassi emozionali ... gli atteggiamenti mentali adottati quando ci si ritrova a vivere una determinata malattia. Ognuno di noi è un enorme e prezioso laboratorio scientifico. RICORDIAMOLO, le nostre osservazioni a proposito di noi stessi possono fornirci importanti informazioni, fondamentali per aiutarci ad “evitare” malattie o ad affrontarle nei migliori dei modi. Tale attenzione può fornirci i mezzi per rendere la nostra esistenza più autentica, confortevole, creativa e più produttiva  … non più vittime delle circostanze ma artefici della propria vita.




Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
E mail: bonipozzi@libero.it 

NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi o terapia specifica. Il presente articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.

lunedì 5 maggio 2014

- PANICO (DAP).


 Disturbo da Attacchi di Panico (DAP)


Risultati immagini per panico e paura


l panico è un’intensa manifestazione ansiosa caratterizzata da episodi della durata di 5 - 20 minuti di estrema apprensione e forte malessere psicosomatico per paure irrazionali (ansia anticipatoria). I sintomi di un attacco sono: senso di soffocamento e di costrizione allo sterno, iperventilazione, movimenti oscillatori, nausea, palpitazioni, sudorazione (iperidrosi), tremori, i muscoli della gola si contraggono, brividi o vampate di calore, formicolio degli arti, vertigini, senso di instabilità e terrore di svenire, paura di perdere il controllo (depersonalizzazione, derealizzazione). Il sintomo peggiore è comunque l’opprimente e devastante sensazione che stia per succedere qualcosa di terribile (arresto cardiaco, impazzire). Gli attacchi portano spesso all’agorafobia, che consiste nel temere o nell’evitare i luoghi o le situazioni da cui può essere difficile scappare oppure dove non è facile ricevere soccorso, se necessario (meccanismo di evitamento). 

er la maggior parte delle persone questo sentimento di estrema paura non è collegato a qualcosa di specifico e reale. Inizialmente gli attacchi sono inaspettati, man mano che passa il tempo possono verificarsi immediatamente  prima o nel momento  in cui si affronta un oggetto o una situazione che provoca ansia. Se una persona, ad esempio, è stata colpita da un attacco mentre era alla guida della sua auto o mentre si trova in un luogo affollato, in futuro basterà una situazione simile per scatenare gli attacchi. La cosa più drammatica, al di là del disagio psicofisico, è che queste persone per il loro malessere invalidante possono perdere il lavoro e isolarsi dalla società, sviluppando in tal modo una profonda dipendenza dal partner o da un genitore. Alcuni, se non aiutati adeguatamente, cercano sollievo al terrore rifugiandosi nell’alcol o nelle droghe.
COSA FARE. Aiutare chi soffre di DAP non è certo semplice, sia durante la crisi acuta sia nel quotidiano, quando la persona che teme l’arrivo di un’altra crisi, tende a sviluppare un’ansia anticipatoria verso tutte le situazioni che considera particolarmente pericolose. E’ importante fornire un sostegno costante che lo aiuterà a riconoscere e comprendere il disturbo, che tanto lo spaventa, nella sua vera dimensione psicosomatica in modo da attivare tutte quelle metodiche terapeutiche rivolte a rinforzare l’organismo e, quindi, contenere la produzione di adrenalina. 

lla larga inoltre dai moralisti (non preoccuparti tanto passerà… non è niente… ti comporti proprio come un bambino, ecc.) in quanto si sa perfettamente che quando si suggerisce a qualcuno di smetterla di preoccuparsi si sente ancora peggio perché questi suggerimenti non fanno altro che aggiungere accuse e sensi di colpa ad una situazione gia molto precaria ed infelice, una condizione che si vorrebbe con tutta la forza cambiare se soltanto si sapesse come farlo. E’ come imporre di non tossire a chi soffre di bronchite! Il DAP, comunque, va curato subito e bene: può sembrare superficiale, ma la maggior parte dai disagi si sviluppano proprio dal ritardo con cui si prende in mano la situazione.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio  Tel. 349.1050551
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