venerdì 14 marzo 2014

-PSICOSOMATICA. Colite...


La    Colite   …   e i suoi mille volti


a colite è un termine generico con il quale si definisce il classico mal di pancia accompagnato  da violente scariche diarroiche e dolore addominale di intensità variabile. E’ un disturbo acuto o cronico caratterizzato da un’infiammazione delle membrane mucose che rivestono la parete del colon. Non sempre, però, è presente una vera e propria infiammazione di questo tratto intestinale. Si presenta sempre con i suoi mille volti: la pancia si gonfia, i crampi dolorosi diventano più frequenti, l’intestino alterna stipsi ostinata (prevale nella donna) a incontenibile diarrea (più diffusa negli uomini) e poi un profondo senso di tensione e rumori molesti. Tutti sintomi che, purtroppo, i colitici conoscono fin troppo bene. Le cause sono connesse a svariati fattori: ansia, stress, spaventi, infezioni batteriche e virali, errori alimentari, ecc. 

n semplice mal di pancia, ventre gonfio, senso di sgradevole pienezza, costipazione ostinata o una fastidiosa ed imbarazzante diarrea, sono disturbi talmente comuni e diffusi che, il più delle volte, passano sotto silenzio. Poiché i muscoli dell’intestino sono controllati dal sistema nervoso autonomo, fenomeno ovviamente non consapevole al soggetto, significa che questo disturbo – psicosomatico per eccellenza – può essere tranquillamente causato o aggravato da una tensione emotiva o da situazioni fortemente ansiogene. Le situazioni a rischio, scatenate da un atteggiamento ansioso e diffidente,  sono sempre evidenti ed oggettive: esami, discussioni, incontri importanti, viaggi, colloqui ed eventi piacevoli, magari  inattesi.  E’ un’affezione, infatti, che colpisce senza preavviso, all’improvviso, senza un apparente motivo e con particolari modalità soggettive, soprattutto prima di un incontro importante o di grandi eventi quotidiani. E’ indubbio, quindi, che l’alterazione della mobilità intestinale sia inequivocabilmente connessa con fattori psichici e stressori. Alcuni detti popolari sono molto espliciti: farsela addosso dalla paura. Questo disturbo, quindi, in assenza di infezioni evidenti, indica sempre una problematica legata all’ansia e alla paura.  La ricerca psicosomatica ha dimostrato (cervello intestinale) la natura alquanto specifica delle emozioni che svolgono un ruolo significativo nello sviluppo dei disturbi intestinale. In alcuni casi l’intestino c’entra veramente poco, protagonisti assoluti di questo malessere sono gli stili di vita e le varie modalità reattive che il colitico mette in atto con l’ambiente circostante.





oco si parla dell’interiorità, delle risorse interiori, di quanto può influire uno stile di vita, certi atteggiamenti mentali e alcuni modi di vedere il mondo sulle somatizzazioni … delle potenti difese che il cervello possiede se non è schiacciato da regole rigide e controlli eccessivi, soffocato dalle cianfrusaglie, da un senso di impotenza diffuso, da una condizione esistenziale insoddisfacente e dagli stati d’animo protratti nel tempo ... RICORDA, un atteggiamento mentale distaccato e libero da ritmi frenetici risveglia le proprie risorse, fa  davvero rinascere. Ogni stato d’animo, infatti, fin dalla tenere età, influenza in modo più o meno significativo e profondo le aree del cervello che agiscono direttamente sugli ormoni e sul sistema immunitario … TIENI  sempre presente, che una vita piena di disagi, di delusioni, di insoddisfazioni e di frustrazioni sono tutte condizioni esistenziali che non solo minacciano in profondità la propria identità più autentica ma oscurano completamente il senso profondo della vita ... fanno ammalare. Ogni cambiamento ringiovanisce, una nuova vita basata sulla passione e la creatività, attivando le aree cerebrali specifiche non solo ci allontana dallo stress ma “spinge” anche a soffermarsi su se stessi, insegna ad avere più cura per la propria persona e aiuta ad esprimere tutte le emozioni represse … esprimere se stessi, la propria unicità. Esaminare attentamente il rapporto tra “malattia” e psiche permette di scoprire tutti quei veleni, apparentemente non visibili, ma che possono intossicare o soffocare completamente l’organismo.






ome è già stato ripetuto, le cause dell’origine degli attacchi sono generalmente situazioni di ansia eccessiva e tensione. L’ansia e la tensione avvertite cronicamente dai colitici possono essere illustrate inequivocabilmente dalla descrizione delle paure transitorie del candidato ad un esame o dall’oratore non abituato a parlare in pubblico
(fobia sociale = colite spastica). La personalità inoltre appare contraddistinta dal timore dell’autorità e dal sentimento di dipendenza impotente: sono molto sensibili all’ostilità e al rifiuto (temono sbagli, brutte figure, debolezze: per questo motivo evitano qualunque forma di competizione e di confronto). Il colitico ha una personalità particolarmente complessa e tendente all’introversione caratterizzata da una profonda difficoltà ad interagire con il proprio ambiente in maniera fiduciosa e serena: la sua natura è molto sensibile e fondamentalmente emotiva. Chi soffre in particolar modo di forti e frequenti scariche diarroiche è un individuo che cerca  in qualche modo di nascondere determinati contenuti ingombranti che non può accettare. 

l disturbo intestinale quindi trova il suo corrispettivo, a livello mentale, nel tentativo di “eliminare” un contenuto fatto di pensieri, idee, emozioni e fantasie, disturbante e spesso vissuto come un qualcosa di non “pulito”: contenuti mentali non accettabili per la coscienza. Altre volte invece, in certi frangenti, tende a reagire, non lasciando emergere, non esplicitando in modo concreto e finalizzato le proprie impressioni soggettive ed emozionali. Questo atteggiamento viene particolarmente accentuato quando il colitico si trova in un ambito nuovo, dove le sue capacità di adattamento vengono messe duramente alla prova, o in una situazione di prolungato disagio. Trattenere tutto per sé qualcosa che andrebbe invece ceduto all’esterno è un po’ questo lo spirito con cui chi soffre da lungo tempo di stipsi si propone al mondo: si trattiene dall’esprimersi per paura di dispiacere o di perdere qualcuno o qualcosa. Non riesce a lasciare la presa su certe idee, e la tensione determinata dalla difficoltà di prendere la distanza da questi contenuti sviluppa ulteriori preoccupazioni, pensieri tetri, paura dell’umiliazione e, a volte, una invalidante gelosia. Il linguaggio del colitico non deve comunque essere inteso come un lungo elenco di “difetti” ma semplicemente una riflessione sul fatto che dietro i malesseri apparentemente fisici, c’è sempre un linguaggio misterioso e ricco di significati (duplice lettura). Comprendere pertanto i sintomi che ci affliggono, il loro profondo significato, può contribuire a conoscere più da vicino la propria personalità, il proprio modo di stare nel mondo, con noi stessi e gli altri (desiderio e l’avversione per qualcosa, un bisogno di autonomia, dipendenza, invidia, odio, la voglia di amare e la rabbia per non essere stati amati, considerati, ecc.). Nel colitico, quindi, a livello psichico, troveremo atteggiamenti che, per analogia, sono simili a quelli dell’intestino infiammato.





ttribuire un’eziologia psicosomatica alle malattie incontra, spesso, nel pensiero comune, molte resistenze e parecchia irritazione: difficile accettare che siamo sempre noi a generare il ‘male’. Alcuni giustamente diranno, ma tutte quelle cose che respiriamo e ingeriamo non contano proprio nulla? Certamente. Non va comunque dimenticato che sono proprio i disagi prolungati nel tempo che compromettono il funzionamento del sistema immunitario e, quindi, con difese ‘basse’ anche le cose più banali risultano difficili da 'neutralizzare'.





Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
 E mail:bonipozzi@libero.it

NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre indispensabile rivolgersi per qualsiasi diagnosi e terapia specifica. Il presente articolo pertanto ha un valore educativo, non prescrittivo.

domenica 9 marzo 2014

- IL MALATO APPESTATO.


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Il   Malato … “appestato”


 
uando una persona è malata, non solo si affida alle cure mediche ma, soprattutto, si aspetta anche che l’ambiente circostante rispetti e abbia una certa attenzione per il suo stato (si spera!). Il malato, pertanto, può essere tranquillo e sicuro di una certa attenzione e, soprattutto, di una adeguata considerazione. Di regola, si ha riguardo per il malato, lo si compiange e lo si cura con i mezzi più adatti. Esiste però un’eccezione: il disagio emotivo. Guai a coloro per i quali  venga emessa tale diagnosi o inseriti in un  quadro clinico così “nefasto”. L’attenzione presto si trasforma in sospetto, in disprezzo e, bene che vada, in vergogna. In breve, egli non gode più di alcuna protezione. Lo si addita egli si fa una colpa del suo disagio. Poi, alla prima occasione, al ben minimo litigio, alla piccola contrarietà, per qualche ragione, il più delle volte banale e superficiale, di nessuna importanza, la malattia gli viene rinfacciata come una colpa (conosco fin troppo bene il ritornello: “Hai troppe fisime, Ti prestiamo troppe attenzione, Sei sempre in balia dei tuoi umori, Non hai alcuna forza di volontà e spina dorsale”; oppure la fatidica frase: ”Ma cosa ti manca, non hai bisogno di nulla, hai già tutto”…e, ancora più colpevolizzante,  “Mi sono sempre sacrificato, ho rinunciato tutto per  te e guarda in che modo mi ripaghi”) … il lettore troverà sicuramente tantissime locuzioni personali da aggiungere. 

ome se fosse un grande mentitore, subdolo, cattivo, meschino e, soprattutto, senza valore. In breve tempo non trova più attenzione e compassione, qualunque disturbo possa lamentare, ormai non gli si crede più: è attorniato da increduli e diffidenti. Il termine disagio emotivo è apparso nella medicina, anche se Socrate ai suoi tempi l’aveva già trattato sapientemente, poco meno di duecento anni fa. Raramente comunque viene usato da solo,  perché si presenta principalmente collegato con altri termini di specificazione: ossessivo, compulsivo, ansiogeno, fobico, paranoide, schizoide, psicopatico, masochista, dissociativo, narcisistico, depressivo, di conversione, ecc. Il disagio emotivo comunque ha molti volti ma per la persona coinvolta è assolutamente irrilevante. Agli occhi delle persone che gli stanno vicino, egli non ha un disagio emotivo, così come una gastrite o una frattura, no: egli è da rifuggire, non è attendibile è un incorreggibile bugiardo e fastidioso, opprime o tirannizza tutti coloro che gli ruotano intorno (è un appestato).



Risultati immagini per malato nei dipintiNessuno però è al sicuro, immune, da questa malattia. La si contrae in maniera impercettibile, durante il processo evolutivo, la si porta in sé senza averne la minima idea. Sicuramente è il risultato di un delicato e complesso processo cominciato nei primi anni della propria vita. Proprio per questo motivo i disagi emotivi meritano di essere considerati con simpatia e comprensione: essi rappresentano il costo pagato nella vita adulta per troppo rapide o malsicure vittorie sugli istinti infantili. E dopo un tempo imprevedibile, al primo problema, alla prima difficoltà, alla prima profonda sofferenza, tale disagio può manifestarsi apparentemente in maniera innocua (a volte completamente all’insaputa dell’interessato) ma anche terribile, in modo tale da tormentare o distruggere un’intera esistenza propria e altrui. In ultima analisi, i pazienti, secondo questa visione scientifica, chi più chi meno, siamo tutti noi. Tale imprevedibile e minacciosa sorte, infatti, può toccare a ciascuno di noi. Spesso si sente dire che il tempo è la cura migliore, sistemerà tutto … ma, purtroppo, le cose non funzionano in questo modo, il disagio emotivo, infatti, può cronicizzarsi ed evolvere, a volte in maniera davvero impercettibile, in un malessere profondo ed invalidante per se stessi e gli altri. Il disagio emotivo, quindi, più o meno evidente, può celarsi in ognuno di noi, solo che non lo sappiamo: si è avvolti da una intermittente irrequietezza, una continua sensazione di insoddisfazione, di preoccupazione, di  malessere, di disistima. Tuttociò non deve essere interpretato come un anatema divino, ma esso si manifesta in maniera più “semplice” attraverso modi di pensare e di reagire, atteggiamenti, schemi mentali, stili di vita, sentimenti, ecc.  Può celarsi già in noi, solo che il più delle volte non abbiamo la consapevolezza; l’unico segnale è che siamo sofferenti, inadeguati, intolleranti: si è sotto il controllo di una sensazione quasi permanente di disistima, insicurezza  e in balia dell’ansia senza una evidente ragione. Quando però tale sofferenza esplode improvvisamente, è giusto desiderare personalmente di essere trattati e curati in maniera più idonea e consapevole possibile. Trovo infatti grandioso il fatto che esista un orientamento scientifico che considera tutta la persona nella sua globalità, che sia inoltre possibile un processo di guarigione attraverso metodi nuovi e forme diverse, operando in maniera rispettosa, attiva e consapevole da entrambi i fronti. 

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NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.


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giovedì 6 marzo 2014

- PANICO. Come fermarlo.


PANICO … come fermarlo

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l Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è una forma piuttosto complessa di disagio psichico caratterizzato dall’insorgere improvviso di angoscia acuta e incontrollabile che lascia, a dir poco, atterriti. Si presenta sulla scena in modo del tutto inaspettato, spesso senza motivi evidenti e giustificati. Assale all’improvviso con effetti devastanti sul corpo e sulla mente. Solitamente tale stato d’animo raggiunge il picco in pochi minuti e si esaurisce del tutto nel giro di mezz’ora circa. Gambe imbizzarrite, stomaco “stretto” in una morsa, fronte madida di sudore, iperidrosi alle mani, cuore che inizia a battere a velocità insostenibile, problemi respiratori, gola strozzata, violenti spasmi, o peggio ancora, scariche diarroiche improvvise, questa è la fenomenologia raccapricciante ed interminabile di chi vive tale malessere. L’esperienza, a volte, è talmente intensa che la persona può rimanere sfinita anche per alcuni giorni. Questi episodi sono vissuti come un incubo, una catastrofe imminente, tanto sono le violente sensazioni di terrore e di impotenza. Le crisi di panico accompagnano, come abbiamo appena visto, diversi sintomi psicofisici: palpitazioni, sudorazione, sensazione di soffocamento, vertigini, formicolio, rossore al viso (eritrosi), paura di perdere il controllo, cambiamenti di temperatura, senso di irrealtà, dolori al petto, paura di morire, disturbi all’apparato digerente. Quando il panico diviene una consuetudine, fino a diventare una “paura della paura”, stravolgendo completamente la routine, il terrore di morire e la paura di impazzire costituiscono le premesse per una condizione di vita piena di limiti ed ostacoli. L’adozione di “strategie difensive” per scongiurare tale disagio conduce lentamente a una schiavitù cronica. La persona, dominata dai cosiddetti comportamenti “evitanti” finisce col trovare un minimo di pace solo all’interno delle mura di casa (prigioniera in casa sua e rassicurata solo dai riti quotidiani). 

olto spesso è quell’attenzione esagerata e quell’attesa angosciosa di un attacco successivo a far sì che la condizione di panico possa ripetersi in determinate situazioni. E’ un fenomeno che spinge ad isolarsi, a temere tutto, a volte anche le terapie. Questa “gabbia protettiva invisibile” è presente nel cervello del soggetto sotto forma di una lunga lista personale di cose che si possono realizzare oppure evitare (luoghi, incontri, cene, spostarsi, cambiamenti, situazioni emotive intense, viaggiare, confronti, prove ed esami, attese). Il soggetto, quindi, dominato da questa paura, altro non può fare che fissarsi sulle solite abitudini: una vita, spesso, superficiale, piena di limiti, noiosa, ripetitiva e banale… non vive più, soffocato da se stesso. Il malessere può dipendere da un comportamento non idoneo (errato), da scelte che non appartengono alla propria personalità, da una mentalità (appresa) che condiziona in maniera negativa: conformismo e comportamenti costantemente nella norma in apparenza assicurano, ma in realtà spengono perché soffocano le vere necessità ed esigenze naturali di ogni individuo. Esprimere i propri sentimenti, esserne consapevoli, poterli sperimentare sempre in un clima “protetto” senza censurarli, è il primo passo per vivere in armonia con se stessi, evitando in tal modo quell’alternanza tra la maschera di “buone maniere” e il terrore di essere travolti dall’improvviso erompere di sentimenti che, per il quieto vivere, sono stati nascosti troppo in profondità. Una strada che, oltre a far salire l’ansia, porta lontano da se stessi e dritti ad una soffocante e opprimente frustrazione. 

i entra, quindi in una spirale di paura: paura di stare male. Quando si è presi dall’ansia, si reagisce con paura, ed è proprio questa modalità reattiva che tiene in trappola. In questo frangente il corpo si prepara ad affrontare la situazione reale (il più delle volte solo ipotizzata, pensata): gli ormoni dello stress e l’adrenalina, entrano nel flusso sanguigno del soggetto per prepararlo a sfuggire la situazione oppure a rimanere ad affrontarla. Quanto più si è spaventati e ansiosi, tanta più l’adrenalina viene prodotta e di conseguenza si accentua, inevitabilmente, la sintomatologia (il battito cardiaco accelera, il respiro diventa affannoso, si può tremare o sudare abbondantemente). In realtà, il panico arriva quando si è lontani da se stessi, si seguono modelli di vita che non sono propri, ci si sforza di aderire a qualcosa o a piacere a qualcuno… fino a consegnare la propria vita in mano ad altri e, quindi, diventare inutili. La paura di perdere l’equilibrio, il terrore di essere inghiottiti dal vuoto, la sensazione che la terra si apre sotto i piedi trascinando giù, sono tutti stati psicofisici che chi soffre di panico conosce bene: gira come un funambolo sospeso nel vuoto, e il baratro diventa un buco nero da cui fuggire sempre e comunque, finchè l’esistenza si riduce via via alla ricerca spasmodica di uno sbocco (via d’uscita)… ma non si sa bene da cosa. Emerge una vita statica, poco travolgente, caratterizzata da un tempo che non passa mai in cui la lungaggine, gli ozi (girare a vuoto), la noia e la monotonia la fanno da padroni. 

na reazione che dà voce alle proprie esigenze più profonde, quel vivere che odia le abitudini, la vita pianificata e spenta. In breve, un profondo senso di inadeguatezza che, proprio perché ignorato, va a cronicizzarsi in uno stato di scontento con cui si convive o che, nelle situazioni peggiori, si tramuta in ansia, depressione o panico. Proprio per queste ragioni, alcune scuole di pensiero, ipotizzano che gli attacchi di panico siano generati da schemi mentali caratterizzati da percezioni distorte della realtà, pensieri automatici e convinzioni errate. Non sempre comunque una profonda emozione è sinonimo di attacco di panico. Quando è presente un motivo reale a giustificare l’ansia, come ad esempio affrontare una semplice situazione problematica o sostenere un esame, siamo alle prese con un timore o una paura. Per quanto possa essere sgradevole la paura è un’emozione indispensabile perché prepara in maniera adeguata, attraverso la produzioni di neurotrasmettitori, ad affrontare le difficoltà del momento. 

COSA FARE. Il raggiungimento del benessere dipende dalla capacità di abbassare il livello d’ansia e, naturalmente, di mantenerlo basso. Questa condizione può essere raggiunta attraverso metodiche terapeutiche basate su tecniche distensive e concentrative ad orientamento psicosomatico. Con queste tecniche non solo è possibile “gestire” sensazioni ed emozioni, ma anche fermare il chiacchiericcio mentale. I metodi terapeutici distensivi (ipnosi medica, moxa, massaggio psicosomatico, rilassamento frazionato) non solo affrontano la sintomatologia in atto ma risultano fondamentali a livello di prevenzione. Un altro intervento qualificato sarà quello di agire sul respiro che è sempre in sintonia con le proprie emozioni spiacevoli e/o piacevoli. Una persona calma ha il respiro lento e profondo, una persona che soffre di panico, invece, respira in maniera superficiale ed accelerata, attivando in tal modo manifestazioni fisiologiche alterate ed esagerate. Agire sul respiro, pertanto, aiuta ad interrompere quel circolo vizioso che caratterizza il fenomeno panico.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

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mercoledì 5 marzo 2014

- DEPRESSIONE.Oggi vedo nero.


Oggi  ved nero



omenti di disagio, di infelicità o di profonda tristezza sono eventi che si verificano continuamente nella vita quotidiana, ma quando questi sentimenti hanno una certa continuità e predominanza (settimane, mesi), impedendo alla persona di tornare a sorridere alla vita, potrebbero rilevare la presenza di uno stato depressivo. E’ un’alterazione significativa del tono dell’umore, un fenomeno che influenza mente, corpo e  comportamento. Si ha l’impressione di aver perso il “filo” della propria esistenza: qualsiasi avvenimento si prospetta come problema, non si sa scegliere e anche quando lo si fa, rimane il dubbio di non aver fatto la scena giusta. Tra i sintomi rilevatori troviamo profonda tristezza, isolamento, inappetenza o fame morbosa, mancanza di energia, affaticabilità o senso di spossatezza, senso di colpa, perdita di piacere o d’interesse in attività prima gradite, difficoltà di concentrazione, trasformazione peggiorativa dell’umore e degli affetti. In queste condizioni diventa davvero difficoltoso portare avanti le normali attività quotidiane e gli atteggiamenti prevalenti sono quelli del non fare, della rinuncia, del pessimismo, della preoccupazione e dell’inadeguatezza. 

ale stato, spesso, è accompagnato da sensazioni corporee spiacevoli, ovvero una testimonianza fisica della sofferenza depressiva (vuoto interiore, oppressione allo stomaco, problemi intestinali e digestivi, riduzione della salivazione). La depressione reattiva, dura in genere qualche mese, poi regredisce. Con la ripresa,  la mente e il corpo tornano alla normalità. All’inizio è presente solo una vaga sensazione di debilitamento psico – fisico. L’organismo per l’impulso di sopravvivenza cerca di reagire al dolore. I neurotrasmettitori (serotonina), inviando segnali elettrici da una cellula nervosa all’altra, attivano alterazioni neuronali capaci di influire sui comportamenti. I soggetti - sopraffatti dalle difficoltà, stress, delusioni, tradimenti e abbandoni - si chiudono in se stessi, rimandano impegni, appuntamenti ed evitano di prendere decisioni. Spesso il depresso si colpevolizza sentendosi, da meno degli altri oppure, peggio ancora, un enorme peso. Manca veramente la voglia di uscire, incontrare gente, fare nuove esperienze: è un misto di paura e senso di impotenza di fronte alle piccole e grandi prove della vita.


nsoddisfazione e malinconia sono impressi sul viso, tra l’altro, perennemente imbronciato. Si trascina in continuazione senza trovare nulla che valga la pena di fare, la fiamma sessuale e le fantasie erotiche calano fino a spegnersi. Mentre i sensi di colpa si impossessano della mente come un tarlo che rode ossessivamente dando origine ad una feroce ed estenuante autocritica. Persino le funzioni fisiologiche appaiono rallentate. L’attività intestinale si va piano piano riducendo, come se il corpo volesse trattenere per sé quelle poche risorse rimaste. Il cuore si gonfia di profonda tristezza, insoddisfazione e malinconia generando quell’insostenibile pesantezza del vivere. Il sonno spesso eccessivamente ricercato, diviene un alibi perfetto per non affrontare gli impegni della vita.

muscoli, poi, doloranti, se non bloccati, diventano gli “alfieri” della radicale opposizione al cambiamento. Il depresso è sconvolto dai ricordi, dalle critiche a ciò che ha fatto, dalle parole che ha detto, dalle occasioni che non ha mai sfruttato al meglio, dai rimpianti e dai lamenti: tende, infatti, ad invischiarsi in ricordi da cui non sa liberarsi o nostalgie di un tempo che mai più tornerà. L’umore nero altro non esprime che la perdita assoluta di speranza, di creatività e di rinuncia alle aspirazioni… sembra che il soggetto stia espiando, sia alle prese con una profonda penitenza. E’ immerso in una sorta di torpore, di apparente catalessi: un segnale che si sta rinunciando alla vita. La depressione, spesso, trova terreno fertile quando si è intasati di inutili pensieri e sensi di colpa che portano fuori strada. Lo stato depressivo, paradossalmente, costringe a separarsi da un mondo che si sente vuoto, individua un palcoscenico di manichini e di modelli di vita fasulli. Non essere più interessati alle solite cose che stanno attorno; un disagio che, chiudendosi in se stessi, allontana dalle cose futili, con l’intento di fare ritrovare la propria vera identità. In breve, allontanarsi da tutto perché si è appesantiti da un fardello di cose inutili a cui si è impropriamente attaccati. A volte, in certe forme, la depressione può essere un grande alleato in quanto allontana il soggetto da eventi esteriori che non permettono di trovare il vero senso della vita.



ieni, vieni sole, non esitare, scaccia via il mio malumore. Molti sintomi depressivi insorgono, spesso, in certi particolari periodi dell’anno, solitamente tra l’inizio di ottobre e la fine di novembre, quando le giornate cominciano ad accorciarsi, e scompaiono in marzo o aprile con l’arrivo della primavera. Gennaio e febbraio, durante i quali il cielo è quasi sempre nuvoloso e cupo, sono di solito i mesi peggiori per le persone che soffrono del malessere depressivo. Sebbene le buie e grigie giornate invernali possono rattristare chiunque, i soggetti che soffrono di questo tipo di depressione provano qualcosa di più della leggera sensazione di depressione chiamata “malinconia invernale”. Tutti, chi più chi meno, abbiamo fatto l’esperienza diretta del sole sul nostro umore. Sembra che l’influenza dei “raggi dorati” vada al di là del beneficio momentaneo; non a caso, l’incidenza dei suicidi e degli stati depressivi, nei paesi nordici, aumenta significativamente durante l’inverno. Questi problemi, comunque, più frequenti in autunno ed in inverno, si verificano anche nei paesi temperati. Si caratterizzano per un umore cupo, una perdita di vitalità, un’attrazione eccessiva per gli alimenti, in particolare quelli con zuccheri semplici, con conseguente aumento di peso, ed infine un bisogno eccessivo di sonno. Pur non avendo ben chiara, a livello scientifico, la situazione, sappiamo che la luce regola la sintesi della MELATONINA. Verosimilmente, la funzione ANTIDEPRESSIVA del sole si baserebbe sull’attivazione di alcuni neurotrasmettitori cerebrali, fra cui la melatonina, a partire dalla stimolazione luminosa della retina.



 

OSA FARE. I trattamenti efficaci contro la depressione sono tantissimi ed è facile avere le idee confuse. Il primo passo, comunque, nel controllare questo malessere è sapere: la depressione non va vinta, come molti pensano, con le proprie forze, il coraggio e con buona volontà. E’ fondamentale, inoltre, avere presente che qualsiasi forma depressiva, se si interviene nel modo giusto, guarisce. Gli obiettivi di alcune metodiche terapeutiche, sono di riconoscere le distorsioni di pensiero e della percezione alla base dell’umore depresso e, nel contempo, di individuare i comportamenti che lo rinforzano. Gran parte del tempo di un depresso è occupato da pensieri tristi connessi alla propria condizione, a se stesso e al futuro che lo attende; si sente inutile, in colpa, deprecabile, noioso e destinato ad una vita infelice. Tale stato è indotto proprio dalla condizione depressiva, che influenza e distorce i pensieri e il modo di vedere gli eventi per cui ogni fatto, commento, sensazione, è vissuto come una conferma tangibile della propria inadeguatezza. L’obiettivo principale sarà quello di acquisire una prospettiva più ampia, un diverso punto di vista sul problema, e considerare  i “pensieri automatici negativi” in maniera realistica: distorsioni cognitive della realtà prodotte dalla depressione. Un altro aspetto fondamentale è interrompere il circolo vizioso di inattività e perdita di piacere nelle cose; spezzare questa sequenza di disperazione e restituire il controllo della coscienza.



ICORDA, cerca di essere un po’ più “egoista”, prendi tutto ciò che puoi dalla tua vita, senza naturalmente essere lesivo verso altri … cerca di essere naturale, spontaneo e senza maschera, evita di vivere in funzione di qualcosa o di qualcuno perché primo o poi paghi ‘dazio’, PRENDI fin che puoi, divertiti, mangia cibi “buoni”, gustati  se lo desideri in compagnia o da solo, a cena o in un momento di relax, un buon bicchiere di vino o qualunque cosa che ti piaccia veramente … cerca di essere orgoglioso del tuo corpo, riconosci il suo valore gratificandolo con calorosi contatti, piacevoli sapori, gradevoli suoni, eccitanti visioni e intensi profumi … non smettere mai di “studiare”, INFORMATI continuamente, SAPPILO, noi impariamo anche dalle persone antipatiche ed odiose, prendi da loro quello che ti fa star bene e ricambiale con la tua naturalezza e spontaneità senza esprimere giudizi di valore verso te stesso o verso di loro … goditi le cose intorno, gustale lentamente attraverso i tuoi sensi … NON TEMERE, sono le sensazioni che ti mettono sulla strada giusta, ti permettono di scegliere, di sentirti bene e in solida salute: di vivere più a lungo … non lasciarti sfuggire niente, INVESTI sulla tua felicità personale, sulla salute, sul lavoro e, perché no, anche su una buona situazione finanziaria che meglio si confà col tuo stile di vita … partecipa attivamente al tuo benessere, NON lasciare la gestione della tua vita in mano alla ‘fortuna’ o alle ‘stelle’, NON avere paura, affronta anche le cose difficili, non temere le sfide complesse e sottili, perché nel tuo arsenale fisiologico hai parecchie armi potenti e complesse in grado di rispondere con saggezza al nemico, alla fine, altro non scoprirai che possiedi buoni contenuti mentali e, con stupore, una grande intelligenza e una fervida immaginazione (l’insicuro impiegherà un po’ di più di tempo a conoscere queste sue preziose e latenti qualità, ma con un costante allenamento raggiungerà il traguardo) … non lasciare MAI il compito di ‘aggiustare’ la tua esistenza  ad altri … la posta in gioco è davvero alta: la tua felicità! RICORDA, con un discreto divertimento, una giusta attenzione e una buona concentrazione non solo puoi raggiunge la massima efficienza, ma è anche possibile far pendere la bilancia verso di te, con le mosse giuste, CREDIMI, NON è difficile influenzare le avversità a tuo vantaggio.




e soffri di DEPRESSIONE puoi correre il rischio - con questo stato emotivo di profonda prostrazione, tristezza, disinteresse, impotenza e passività - non solo di abbassare le difese immunitarie, favorire la formazione di trombi ed esporre precocemente le arterie all’invecchiamento, ma di avere un attacco di cuore in percentuale maggiore rispetto alle persone che non soffrono di questo quadro clinico emotivo … se, VUOI, puoi aumentare il livello di serotonina con i cibi che danno felicità, senza ovviamente cadere nella dipendenza: tacchino e cioccolato, fai attività fisica, impara a rilassarti così potrai diminuire il livello di cortisolo nel sangue (ormone dello stress alto nei quadri depressivi)   se vuoi veramente che il gioco finisca, RENDI la tua vita - con l’aiuto di uno specialista se non puoi farne a meno - interessante, calda, confortevole e attraente … RICORDA che questa condizione emotiva, il più delle volte, è legata alla RABBIAlibera il VULCANO.


…  spesso passa inosservata perché si mimetizza nella stanchezza (la giornata si riempie di pensieri tristi, noia, fatica, apatia, disinteresse, sconforto… con i soliti percorsi psichici  il quotidiano si colora di scarso entusiasmo e poca iniziativa) e nell’iperativismo (si ha paura, di entrare in contatto con se stessi, le proprie angosce, di percepire quel vuoto incolmabile… troppa ansia, tanta esuberanza, azioni del tutto inutili, falsa vitalità e eccessiva allegria per essere vera ).


…  lo sapevate che l’olio essenziale di Rosa, oltre a calmare, stimola in profondità le emozioni… utile per “gestire” le arrabbiature (un paio di gocce in un fazzoletto, aspirare l’aroma e via), mentre l’olio essenziale di Neroli aiuta a far emergere quel mondo emotivo che tendenzialmente si cerca di tenere ben nascosto e che dire, in questo particolare stato di stanchezza, dell’olio essenziale di Rosmarino che rende lucidi e più decisi, non meno importante è l’olio essenziale di Melissa che stimola a ritrovare l’amore per la vita, poi c’è l’olio essenziale di Mandarino che porta un senso di protezione e sposta l’umore verso l’asse della serenità.

Risultati immagini per alba nei dipinti


ICORDA, se non affronti i conflitti perché temi di perdere l’armonia, se inibisci continuamente l’aggressività perché ami i rapporti ‘troppo’ sereni, se continui a tacere e a sopportare ogni cosa per il quieto vivere “rischi” di inciampare, a lungo andare, nel malessere quotidiano ... nella depressione!!!




NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

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