venerdì 14 novembre 2014

-DEPRESSIONE. Il male oscuro.

DEPRESSIONE … il male oscuro

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on la parola depressione si intende, nell’uso comune, quel particolare stato dell’umore che con varie sfumature è detto anche tristezza, abbattimento, sconforto e disperazione. Essa è senza alcun dubbio un fenomeno universale e profondamente umano. Ogni individuo, in qualche momento della sua vita, dall’infanzia fino all’età più avanzata, può sentirsi triste, privo di slancio, incapace di provare piacere, portato a ritirarsi dai rapporti interpersonali. Questo particolare stato d’animo penoso può durare un tempo breve, spesso solo poche ore, quando tale situazione si dissolve, la persona incredibilmente si sente sollevata e avverte uno stato euforico. Quando siamo depressi tendiamo a darci tanto da fare senza concludere assolutamente nulla, posiamo molte ore seduti, fissando il vuoto: siamo stanchi, abbiamo voglia di dormire, non reagiamo alle sollecitazioni dell’ambiente esterno; non notiamo le cose che ci circondano. Agiamo come se il nostro corpo fosse anestetizzato. 


uò capitare a tutti, comunque, sporadicamente di sentirsi di umore triste, abbattuti e svogliati e non sapere il perché. Molto spesso però si è depressi per qualche motivo: la separazione da una persona cara, un insuccesso scolastico o professionale, la perdita del posto di lavoro, il distacco da un luogo familiare, la perdita della stima di se stessi, la perdita del ruolo sociale, il fallimento di un progetto che da tempo si è perseguitato. Tutti questi sono avvenimenti che provocano quella reazione che il linguaggio comune chiama dolore, tristezza, avvilimento e un profondo dispiacere. La solidarietà degli altri o la partecipazione alla vita sociale aiutano a superare più attivamente questi drammatici momenti. In genere chi ha una maggiore ricchezza di interessi nella vita riesce a trovare con maggiore facilità un compenso e a riprendersi più velocemente. Nell’epoca attuale la sofferenza depressiva è estremamente diffusa. Non sempre, fortunatamente, raggiunge le forme della depressione grave, si manifesta come disagio, malessere, incapacità di provare gioia: diventiamo apatici e indolenti, siamo incapaci di fare le cose elementari di cui ci rallegriamo. 


iamo sempre tristi e scoraggiati, ci mettiamo  persino a gridare senza motivo. Privarci continuamente di ogni cosa ci deprime. Possiamo sentirci tagliati fuori dalla possibilità di una soddisfazione, e più ci sentiamo calpestati meno facciamo per ottenerla. La noia che spesso è confusa con la fatica, conduce alla depressione. Presi da una trama di inattività e di noia, cominciamo a sentire che la vita sta passando su di noi. Prestiamo meno attenzione alle cose perché, nella nostra attività sempre uguale, si richiede meno attenzione. Cominciamo a perdere di vista ciò che potrebbe darci il sentimento di soddisfazione: e così la nostra depressione aumenta. Per individuare e comprendere questo quadro clinico è consigliabile prendere familiarità con alcuni elementi psichici, psicomotori e psicosomatici, di seguito elencati, connessi con tale malessere. Sintomi psichici: umore depresso, indecisione, inibizione del pensiero, apatia o irrequietezza, ansia, ideazione depressiva, perdita dei sentimenti, vuoti interiori. Sintomi psicomotori: inibizione psicomotoria (ipocinesi, ipomimia, inibizione dell’espressione vocale); oppure agitazione psicomotoria (irrequietezza fisica, comportamento coatto, attività non necessaria). Sintomi psicosomatici: perdita di vitalità (astenia, immobilismo); disturbi vegetativi in senso stretto (vertigini, aritmia cardiaca, bocca asciutta, stipsi, disturbi respiratori); disturbi vegetativi in senso ampio (disturbi del sonno, sensazioni dolorose, di pressione e di freddo, perdita dell’appetito, perdita di peso, disturbi mestruali, impotenza).


hi soffre di questi malesseri, inoltre, è tormentato continuamente da forti sensi di colpa (la sensazione di aver commesso qualcosa di grave o di sbagliato), si rimprovera costantemente di qualcosa e cerca continuamente di “rimettere” a posto tutte le cose (vive nel passato ed è incapace di futurizzarsi). In esso l’aggressività non è rivolta all’esterno, bensì verso se stesso. Il depresso, quindi, cerca di evitare tutto ciò di cui non ha l’approvazione generale e nasconde di conseguenza i propri impulsi aggressivi attraverso una condotta “impeccabile”. Esiste, inoltre, in questo disagio un problema invalidante: quello della responsabilità. La paura di assumersi delle responsabilità (non nel senso del merito o punizione, fortuna o sfortuna, giustizia ed ingiustizia, oppure della colpa, ma semplicemente di agire liberamente, di poter scegliere e decidere in maniera autonoma) si manifesta in particolar modo quando deve affrontare una nuova fase della propria vita. Tutto ciò crea dipendenza: devono inevitabilmente appoggiarsi su altre persone. Nel disagio depressivo si è profondamente dipendenti. 


uando costruiamo la nostra stima e la nostra sicurezza su dei riferimenti esterni (famiglia, lavoro, partner, ecc.) diventa particolarmente facile sperimentare esperienze depressive quando tutto ciò viene a mancare o viene modificato.  Perché il nostro senso di fallimento, la perdita di qualcuno o di qualcosa deve affliggerci così tanto? Perché non l’indifferenza o l’ira? Perché la perdita reale è la perdita di qualcosa dentro di noi, piuttosto che qualcosa intorno a noi. Una persona illustre scrisse “chi mi ruba la borsa ruba una sciocchezza, ma chi mi priva del mio nome fa qualcosa di molto spiacevole”. Ciò è quanto accade nella depressione. La perdita reale è quella della stima di se stessi. Con la perdita del denaro, del prestigio o di una opportunità, o in ogni caso in cui venga a mancare qualcosa di importante, ci sentiamo meno adeguati. Con la perdita di una persona cara, un’importante parte di noi se ne va a causa della nostra identificazione con quella persona. Il guaio sta nel fatto che la nostra depressione spesso è sproporzionata alla perdita che ci sembra di subire. Ciò induce a credere fermamente che la stima che avevamo di noi stessi, purtroppo, non era ben radicata. 


osa fare. Un rimedio immediato e utile è quello di eliminare i due maggiori fattori che ci rendono “predisposti” alla depressione, cioè il senso di privazione continua e il senso di colpa, di cui a volte non siamo consapevoli e che abbassano la stima di noi stessi. La prima cosa che possiamo fare è quella di impegnarsi per rimanere in buona salute fisica: il malessere fisico produce depressione. Conservarsi in buona salute richiede una corretta alimentazione e, soprattutto, un’attività fisica non necessariamente pesante, ma piuttosto continuativa e regolare: passeggiare, salire le scale, fare flessione, prendere lezioni di ballo, insomma, ogni cosa che implica l’uso attivo del nostro corpo (attraverso il movimento vengono attivate le endorfine: gli ormoni che hanno la funzione di sollevare l’umore e alleviare il dolore). Siamo in grado di “evitare” la depressione anche riconoscendo il valore della varietà. Se facciamo qualcosa in continuazione, la monotonia tende a tirarci giù di morale.


M
aggiore è la monotonia minore sono le richieste di attenzione. La prima legge dell’attenzione è il movimento. Ogni cambiamento allontana dalla monotonia, dalla noia. E’ importante introdurre qualcosa di diverso nella propria vita il più spesso possibile. E’ bene ricordare, inoltre, che una delle caratteristiche principali della depressione  è il non avere speranze. Dobbiamo fare piani a lungo e breve termine: possiamo progettare un viaggio anche se non abbiamo molte speranze di riuscire a farlo. Alla fine magari ci si rallegra semplicemente a leggere cose curiose sui diversi paesi che volevamo visitare. Ogni cosa che facciamo per migliorare la nostra abilità di andare d’accordo con la gente ci aiuta a prevenire la depressione perché diminuisce la nostra ostilità e il nostro senso di colpa.. la migliore via per migliorare la propria capacità di andare d’accordo con la gente è di partire dal principio che ciascuno ha qualcosa da offrire ed è compito nostro trovare che cosa ha di “speciale”. Un modo di sicuro successo per introdursi in ogni situazione sociale è di ascoltare gli altri. Se ascoltiamo attentamente una persona sufficientemente a lungo, essa ci dirà, e ogni altro cui capiti la stessa cosa, quanto siamo intelligenti e che contenuti interessanti manifestiamo. Il fatto è che impariamo dalle altre persone, anche dalle persone noiose. Ascoltare ci aiuta a mantenere flessibile il nostro punto di vista personale. 


e siamo scivolati in un momento di pessimismo non sprechiamo energie inutilmente: l’importante è abituarsi a compiere, al mattino, una piccola operazione che porti luce nella nostra giornata. Come è stato sottolineato più volte, tristezza, malinconia, senso di solitudine e stanchezza sono gli stati d’animo che più caratterizzano i periodi depressivi che spesso esprimono un bisogno di riflessione e di ripiegamento interiore. E’ come se l’individuo sentisse la necessità di fermarsi un attimo, cercando di raccogliere così l’energia per prepararsi allo slancio necessario per affrontare un momento di crescita e di cambiamento. Quando però la scarsa vitalità e la tendenza a lasciarsi trascinare dagli eventi si presentano costantemente, per lunghi periodi di tempo e senza alcuna motivazione apparente, ci troviamo di fronte a un campanello d’allarme da non sottovalutare. Sono questi i casi in cui si può parlare più precisamente di depressione, che può anche manifestarsi attraverso il corpo, ad esempio con disturbi infiammatori a carico dell’apparato respiratorio, alterati comportamenti alimentari, disturbi sessuali e turbe del sonno.
 
Se soffri non rimandare,
non rinviare un affettuoso e genuino sostegno: 
l’aiuto deve essere chiesto quando serve realmente!
… altrimenti puoi cronicizzate e soffrire inutilmente in silenzio. Se, poi, ti ritrovi continuamente inchiodato al dolore forse è davvero il momento di farti aiutare, di mettere fine ai tuoi patimenti reali o immaginari, non è un gesto di debolezza ma di grande forza.

RICORDA, la depressione segnala una vita che ristagna, immobile, bloccata … un modo di muoversi pieno di indifferenza, rimpianti, apatia e timore: un procedere addormentato, spento senza  energia ed entusiasmo, niente di interessante all’orizzonte.


RICORDA, se non affronti i conflitti perché temi di perdere l’armonia, se inibisci continuamente l’aggressività perché ami i rapporti ‘troppo’ sereni, se continui a tacere e a sopportare ogni cosa per il quieto vivere “rischi” di inciampare nella depressione.




NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
 E mail: bonipozzi@libero.it

-AUTOSTIMA. Il senso di inferiorità



Il senso di INFERIORITA' … e  di  superiorità



olti individui, se si domandasse loro se si sentono inferiori, risponderebbero, con solerzia, di no, e qualcuno risponderebbe persino: “Proprio il contrario. Io so benissimo di essere superiore a coloro che mi circondano”. Noi non abbiamo bisogno di domandare, dobbiamo soltanto osservare il comportamento di un determinato individuo, perché così scopriremmo di quali “astuzie” si serve per rassicurare se stesso del proprio valore”. Se, per esempio, vediamo qualcuno che si comporta in modo arrogante, possiamo supporre che egli pensi: “Gli altri possono guardarmi dall’alto verso il basso. Debbo dimostrare che anch’io sono qualcuno”. Se vediamo una persona che gesticola energicamente quando parla, possiamo supporre che egli pensa: “Le mie parole non avranno alcun peso se io non le sottolineo”. Dietro ogni persona che si comporta come se fosse superiore agli altri, possiamo sospettare un sentimento di inferiorità che fa di tutto per nascondersi. E’ come se uno temesse di essere troppo basso e camminasse in punta di piedi per sembrare più alto. A volte possiamo verificare proprio questo tipo di comportamento quando due bambini paragonano la loro altezza. Quello che ha paura di essere basso si stirerà e si terrà ben dritto; cercherà di sembrare più grande di quello che è. Se chiedessimo a questo fanciullo: “Credi di essere troppo piccolo?”, ben difficilmente potremmo aspettarci che lo riconoscerebbe. 


a tutto questo consegue che un individuo che soffra di un forte senso di inferiorità non si presenterà necessariamente inoffensivo, tranquillo, riservato e sottomesso, perché il senso di inferiorità si può manifestare in migliaia di modi. Il senso di inferiorità è, presente in tutti noi, dato che tutti noi ci troviamo in una posizione che vorremmo migliorare. Nessun essere umano può sopportare a lungo un sentimento di inferiorità, perché in tal caso precipiterà in uno stato di tensione che richiede un qualche genere di azione. Ma supponiamo che un individuo sia scoraggiato e che non riesca, che se fa degli sforzi realistici riuscirà a migliorare la situazione. Egli sarà ugualmente incapace di sopportare i suoi sentimenti di inferiorità, lotterà ancora per liberarsene, ma ricorrerà a “strumenti” che non lo faranno evolvere in modo armonioso. La meta che si prefigge è ancora quella “di riuscire a vincere le difficoltà”, ma invece di superare gli ostacoli cercherà di “inebriarsi” per sentirsi superiore. Intanto i suoi sentimenti di inferiorità si accumuleranno, perché la situazione che li produce rimane inalterata e il loro stimolo persiste. Ogni passo che fa lo porterà più in là in questa illusione, e tutti i suoi problemi premeranno su di lui con sempre maggiore intensità e insistenza. Se noi guardassimo i suoi movimenti senza essere animati da uno spirito di comprensione, penseremmo che essi sono privi di scopo e ci darebbero l’impressione di non essere rivolti a migliorare la situazione. 


e si sente debole, cerca di porsi in una situazione in cui possa sentirsi forte. Invece di cercare diventare più forte e di adeguarsi, cerca di apparire più forte ai propri occhi, ma il suo tentativo di “ingannare” (strategia) avrà un successo solo parziale. Il complesso di inferiorità si manifesta quando un individuo deve affrontare un problema che non sa e non può risolvere in modo adeguato, ed esprime la sua convinzione di essere incapace di risolverlo. Da questa definizione possiamo vedere che come l’ira, così anche le lacrime o le scuse possono essere l’espressione di un complesso di inferiorità. Dato che il senso di inferiorità produce sempre una tensione, si verificherà sempre un movimento di compensazione che tenderà a trasformare il senso di inferiorità in senso di superiorità senza però avere la funzione di risolvere il problema, giacché esso si esplicherà negli aspetti futili della vita, mentre il problema reale verrà soffocato o escluso. L’individuo tenterà di restringere il proprio campo d’azione e si preoccuperà più di evitare una sconfitta che di darsi da fare per avere successo.

Risultati immagini per INFERIORITA' nei dipintiChi soffre di disagi emotivi restringe, entro limiti più o meno ampi, il proprio campo d’azione e i propri contatti con la situazione complessiva. Così si costruisce una catapecchia angusta, chiude la porta e trascorre la vita al riparo dal vento, dalla luce del sole e dall’aria fresca. Dipenderà dalla sua esperienza se egli, nel tentativo di dominare, ricorrerà alla prepotenza o al pianto: sceglierà, infatti, il mezzo che ha conseguito maggior successo e che si è rivelato più efficace per i suoi scopi. A volte, se non è soddisfatto di un metodo, proverà l’altro. In ogni caso il fine è lo stesso: acquisire un senso di superiorità senza far niente per migliorare la situazione in maniera reale e concreta. Il bambino scoraggiato il quale s’accorge che può tiranneggiare meglio con le lacrime, sarà un bambino piagnucoloso; e una diretta linea di sviluppo porta dal bambino piagnucoloso all’adulto melanconico. Lacrime e lamentele possono essere un’arma estremamente efficace per disturbare la cooperazione e ridurre gli altri a una condizione di schiavitù. 


on persone di questo genere, come con coloro che soffrono di timidezza, imbarazzo e senso di colpa, noi troveremo il complesso di inferiorità in superficie; costoro ammetteranno senza difficoltà la loro debolezza e la loro incapacità di badare a se stessi: quello che cercheranno di nascondere sarà la loro meta, sempre più alta, di supremazia, e il loro desiderio di essere primi a tutti i costi. Tutti i sintomi del disagio emotivo rivelano un contesto entro cui il movimento viene limitato. Nel modo di parlare del balbuziente noi possiamo vedere il suo atteggiamento esitante. Il suo residuo di senso sociale lo spinge a stringere rapporti con i suoi simili, ma la scarsa opinione che ha di se stesso, e il suo timore di giungere a un confronto, entrano in conflitto con il suo senso sociale, così egli, nel parlare esita. Abbiamo detto che i sentimenti di inferiorità non sono anormali in se stessi e che anzi, essi sono la causa di tutti i miglioramenti dell’umanità. Immaginiamo che sia possibile, per un singolo individuo, raggiungere uno stadio dove non ci siano più difficoltà da superare. Noi non potremmo fare a meno di pensare che in tal caso la vita sarebbe molto noiosa, perché tutto sarebbe previsto, tutto calcolato in anticipo, il domani non ci porterebbe occasioni inaspettate e non ci aspetteremmo (niente) dal futuro. Il nostro interesse per la vita è suscitato soprattutto dalla mancanza di certezza. Se noi fossimo completamente sicuri, se sapessimo tutto, non ci sarebbero più né discussioni, né scoperte. E’ una fortuna per noi che la vita non si esaurisca così facilmente, perché così l’uomo non smette mai di “lottare”, può sempre scoprire, conoscere, e creare nuove occasioni di cooperazione e di integrazione. 


hi soffre di disagi emotivi è bloccato fin dall’inizio, il livello dei suoi problemi è inversamente proporzionale a quello, molto basso, delle sue soluzioni. L’individuo più “normale” dà, dei suoi problemi, una soluzione sempre più completa, e può quindi andare avanti, affrontare nuove difficoltà, e arrivare a nuove soluzioni. Non ha bisogno di particolare considerazione né la pretende, ma procede, con coraggio e indipendenza, a risolvere i suoi problemi in armonia con il senso sociale. La meta di superiorità è personale e unica per ciascun individuo, e dipende dal significato che egli dà alla vita; questo significato, però, non è fatto di parole, ma è formato dal suo stile di vita. Nel suo stile di vita egli non manifesta la sua meta in modo tale che possa essere definita una volta per tutte, ma la manifesta in modo vago, così che noi dobbiamo supporla basandoci sulle indicazioni che ci dà. Il significato della vita si acquisisce in quei primi quattro o cinque anni di vita; e non si acquisisce mediante un processo matematico, ma mediante oscuri brancolamenti, mediante sentimenti non compresi appieno, andando a caccia  di sintomi  annaspando in cerca di spiegazioni. La meta di superiorità quindi viene fissata allo stesso modo, annaspando e congetturando; è una lotta per la vita, una tendenza dinamica, non un punto fissato su un grafico e geograficamente determinato. Nessuno conosce la propria meta di superiorità così bene da poterla descrivere completamente.



NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551
E mail: bonipozzi@libero.it

mercoledì 5 novembre 2014

-STRESS...Una tensione strana.



STRESS … una tensione strana

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EFINIZIONEE’ un termine inglese che, alla sua nascita, definiva un senso di privazione poi, successivamente, è stato utilizzato per indicare, forse in maniera impropria, una tensione eccessiva nei rapporti interpersonali. Quando si parla di stress si indica lo sforzo che l’ organismo deve compiere per far fronte a nuove esigenze e adattarsi ai cambiamenti.
L’etimologia di questa parola comunque conduce al verbo latino ‘stringere’, ‘costrizione’, ‘stretto’. Con questo termine vengono definiti i meccanismi regolatori attivati dall’individuo per mantenere la propria integrità psicosomatica di fronte ad un’aggressione. Lo stress è caratterizzato da due elementi: stimolo, o agente stressante, e risposta adattiva per gestirlo (affrontarlo). E’ un fenomeno che attraverso vari stimoli improvvisi, inattesi, spiacevoli e, per molti versi, inquietanti provoca reazioni fisiche, psichiche e comportamentali.
Benvenuti nel mondo dello stress, 
diceva scherzosamente un noto professionista,
 realtà inevitabile della vita moderna con tutto il suo corollario di riflessi sulla salute, dalle allergie all’asma, dal mal di stomaco alle cardiopatie … non è comunque il grado di stress a costituire un pericolo, ma il modo in cui l’individuo reagisce.


o stress non è il male del secolo, come molti erroneamente sostengono, ma se diventa un modus vivendi, eccessivo, non tenuto nelle dovute considerazioni (sottovalutato), oppure mal vissuto, porta dritto ad un esaurimento psicosomatico. Ma può diventare, in dosi adeguate (sollecitazioni moderate), un grande alleato in quanto permette all’individuo di essere malleabile, di adattarsi a situazioni impreviste e, nel contempo, stimolare creatività (conoscenza), spirito di iniziativa, favorire un discreto apprendimento e di formulare buone strategie decisionali. E’ una risposta adattiva, del tutto normale e fisiologica, con attivazione di ormoni allo scopo di migliorare le capacità di sopravvivenza dell’individuo (impulsi neuronali).
Lo stress può annidarsi nelle più svariate situazioni; è sempre legato a un cambiamento in atto o temuto e alle crescenti richieste dell’ambiente circostante; può costituire un tonificante fattore propulsivo, ma anche una vera sorgente di malattia.

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I fattori che scatenano lo stress:

1Famiglia - dove includiamo eventi tipo la nascita di un figlio, la separazione o il divorzio, la morte di un parente, problemi economici, litigi, incomprensioni;

2.    Lavoro - caratterizzato da frustrazioni, delusioni, licenziamenti, cassa integrazione, trasferimenti, mancate promozioni, modifica delle mansioni;

3.      Salute - dove includiamo infortuni, malattie, gravidanze.




idurre la tensione e lo stress. Quando la situazione diventa difficile, impossibile affrontarla, bisogna pensare che non si deve per forza avere una reazione frenetica, tesa e ansiosa verso la vita. Potete imparare a reagire diversamente. Leggete le seguenti indicazioni e “sottolineate” quelle che potrebbero applicarsi al vostro stile di vita. Passate in esame l’elenco una volta, due volte e poi ancora e segante quelle per le quali vorreste fare qualcosa. Poi scegliete la cosa più adatta a voi, sulla quale vorreste iniziare a “lavorare” immediatamente.

1.     Pensate a quello che volete veramente dalla vita. Elencate qualche obiettivo particolare per il prossimo futuro. Cercate di dedicare più tempo possibile a questi obiettivi e ai problemi importanti invece di perdersi nelle cose banali che fanno avvitare su se stessi;
2.      Organizzate la vostra giornata in base alle cose che volete o avete bisogno di fare davvero, in modo da non avere sempre ritmi frenetici, in lotta contro il tempo. Tenete delle liste per lo shopping e per le cose che volete fare. Portate con voi un taccuino per annotare le cose man mano che vi vengono in mente. La sera guardate le vostre liste e l’agenda e programmate la giornata seguente;
3.      Usare i ritagli di tempo. Guardate solo i programmi televisivi che per voi sono importanti. Utilizzate un’ora la sera per un hobby di famiglia o per svolgere un’incombenza. Portate con voi un libro da leggere, lettere da scrivere o altre piccole cose, in modo da sfruttare i momenti di attesa o quelli che passate sui mezzi di trasporto;
4.      Fatevi aiutare negli incarichi minori, che potete delegare gli altri. Imparate a dire no alle cose che non volete o di cui non avete bisogno. Eliminate gli impegni superflui. Semplificate, semplificate e semplificate ancora;
5.      Imparate a concentrarvi su un compito mentre lo state portando a termine (essere presenti a se stessi). Non lasciate vagare la mente verso altri problemi mentre vi occupate di quello attuale. Create un ambiente che vi rassereni. Cercate di eliminare i rumori fastidiosi e le attività conflittuali, in modo da potervi concentrare su quello che state facendo;
6.      Cercate di placare la sensazione di urgenza. Non dovete attraversare di corsa la giornata, come se partecipaste ad una gara. Fate un respiro profondo, come insegnato nel sito e da altre parti del blog, camminate più lentamente;
7.      Quando qualcosa vi preoccupa, parlatene. Non tenetevi tutto dentro. Parlatene in famiglia o con gli amici. Se non è sufficiente prendete in considerazione l’idea di rivolgervi a uno specialista;
8.      Concedetevi tempo per il rilassamento e per pensare, imparate metodiche ipnotiche e distensive.


ercate  di trovare un lavoro che vi piaccia davvero o rendetelo più gradevole possibile … siete voi che dovete stare 6 o 8 ore in quel posto (rendetelo più bello e accogliente se questo è possibile)! RICORDATE che non è lo stress del lavoro che ci consuma, ma lo stress della frustrazione e del fallimento. Lavorare a lungo, oppure impegnarsi molto fisicamente, raramente porta ad uno stato di tensione permanente e pericolosa. Tuttavia esiste una relazione tra l’ansia e la mancanza di soddisfazione professionale. Se siete  tesi perché vi sentite inadeguati nel lavoro seguite dei corsi o leggete dei libri per migliorare le vostre capacità. Due importanti cause di stress sul lavoro sono non sapere ciò che gli altri si aspettano da voi e non disporre di informazioni o strumenti adeguati. Quanta energia utilizzate per le vostre paure? E per arrabbiarvi? Andate alla ricerca della cooperazione invece della competizione e della rabbia. Non dovete sempre riuscire a superare gli altri sulla tangenziale o avere ragione in una discussione. Imparate a riconoscere e a esprimere i sentimenti distruttivi e aggressivi.


·    Fate attività fisica. Se avvertite la presenza di rabbia o frustrazione represse, calmatele con il jogging, lavorando sodo in giardino (ovviamente a chi piace), oppure facendo lavori all’aperto. Fate una passeggiata, giocate a tennis, andate a ballare o in piscina. L’esercizio fisico riduce la tensione.
·    Evadete un po’. Andate al cinema, fate visita ad un amico, andate in libreria, giocate con i bimbi. Poi tornate ad occuparvi delle vostre difficoltà (ma non continuate a raggirare gli ostacoli, imparate ad affrontare i problemi appena possibile).
·    Quando vi rilassate, rilassatevi davvero. Alcune persone guardano la televisione o stanno sdraiate sulla spiaggia ma continuano a essere tese. Toglietevi dalla mente i vostri problemi e scioglietevi nel relax.

e la noia e la solitudine sono il vostro problema, portate varietà ed allegria nella vostra esistenza. organizzatevi momenti per giocare e momenti di intimità. Mettete entusiasmo nella vostra vita; filtrate le energie negative. Imparate a ridere, andare a vedere un film comico, guardate spettacoli televisivi divertenti, leggete un libro leggero, cercate di farvi nuovi amici … 
NON E’ UNO SCHERZO, non solo si producono le famose endorfine ma ridere allunga la VITA.


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no stress cronico si manifesta quando la mente, il corpo e l’emotività non sono in equilibrio. L’ideale in questo meccanismo, che tende a facilitare malessere o benessere, sarebbe quello di gestire sapientemente gli effetti negativi dello stress, in modo tale da trattenere il più possibile tutte quelle esperienze stimolanti vivaci e di grande vitalità. L’ansia è un fenomeno emotivo, per certi versi, molto simile al meccanismo di stress.
La reazione a fattori ansiogeni varia a seconda del carattere dell’individuo. A incidere in questo caso sono le esperienze vissute, alcuni elementi ereditari, le condizioni di salute, l’età, le relazioni sociali positive o negative di cui si dispone.


nche l’ansia a piccole dosi, se non eccessiva, può essere considerata "normale" (impegno, esame, prova) e "felice" (incontro amoroso, gita, festa, evento molto atteso), ma se supera una certa quota può diventare devastante e negativa in quanto il soggetto appare teso, pessimista, sempre deluso, preoccupato, titubante, indeciso, timido (ansia sociale, ansia da prestazione). Può arrivare come un fulmine a ciel sereno con la sua classica sintomatologia di insonnia, irrequietezza, vertigini (il cuore batte più in fretta, i vasi sanguigni si restringono, il fegato trasforma alcune sostanze in glucosio: la parola d’ordine è quella di fornire il più possibile ossigeno e zucchero ai muscoli per avere più energia). Essa è caratterizzata da una continua attesa, dalla percezione di un pericolo reale o immaginario; una serie di sensazioni particolarmente sgradevoli, la cui frequenza, natura e intensità variano notevolmente da persona a persona. Diventa patologica, come lo stress, quando si prolunga nel tempo, quando ostacola la realizzazione degli impegni quotidiani, turba l’esistenza e crea disagi psicosomatici (dolore alla testa, allo sterno, alla schiena; nausea, sudorazione, vomito, diarrea, minzione eccessiva).

ia l’ansia che lo stress possono però avere anche una valenza positiva altissima. Non è pensabile la vita senza queste due componenti che in molte situazioni si rilevano fattori psicologici propulsivi indispensabili. E’ bene dunque imparare a "sfruttare" la componente positiva evitando le ricadute negative.
 

L
o stress invece è connesso sempre con una situazione e stimola una determinata risposta adattiva per farvi fronte. Anche per lo stress le emozioni coinvolte possono essere di gioia (la vincita di una somma di denaro), di sorpresa (un incontro inaspettato) o di profonda tristezza (perdita di una persona cara). Lo stress, l’ansia e i tratti depressivi sono un’epidemia che, molto spesso, passa sotto silenzio: rende l’esistenza spenta e davvero insopportabile. Lo stress, prima di raggiungere lo stato patologico (esaurimento), passa attraverso due fasi: allarme e resistenza. La fase di allarme corrisponde ai processi psicosomatici attivati in anticipo per far fronte a stimoli stressanti (interni: valutazione soggettiva di pericolo; esterni: condizioni di lavoro, cambiamenti affettivi e sociali, malattie).
Lo stress "cattivo" abbrevia la vita e crea un clima negativo attorno a chi lo patisce. Tanto più alto è il numero di ormoni da stress (che predispongono il corpo alla lotta o alla fuga) che circolano nel corpo, tanto più alto è il pericolo di reagire in modo (esagerato) aggressivo o difensivo sia nelle riunioni di lavoro sia nei rapporti interpersonali. All’opposto se prevale lo stress "buono" (stimolante, creativo) si è in grado di percepire la realtà in modo positivo, attuando un comportamento più che adeguato.


n questo frangente, l’attenzione, la memoria e la concentrazione sono stimolate per far fronte, in maniera più adeguata possibile, alla situazione problematica: aumentano, in questa fase specifica, il battito cardiaco, la respirazione e la tensione muscolare. L’organismo è esposto ad uno stimolo rispetto al quale non si è ancora adattato e continua a lottare. L’organismo si mobilita per affrontare la situazione pericolosa: cervello (vigilanza e diminuzione del senso di dolore), occhi (per migliorare la visione le pupille si dilatano), polmoni (per fornire più ossigeno si accelera la respirazione), cuore (per portare più sangue nei muscoli aumenta la pressione), ghiandole surrenali (producono adrenalina e noradrenalina, ormoni che possono accelerare il metabolismo), intestino (viene rallentata la digestione in modo tale che il sangue sia deviato in maniera più copiosa ai muscoli), fegato (liberando più zucchero fornisce più energia)
Con la fase di resistenza, invece, si ha l’adattamento dell’organismo agli stimoli cui è sottoposto. Anche in questo caso l’organismo, per potersi organizzare, mobilita nuove risorse: si produce cortisolo, il grasso comincia a trasformarsi in energia e la risposta immunitaria è calata proprio per evitare di perdere ulteriore potenza (si cerca il più possibile di evitare le dispersioni energetiche).


on si deve dimenticare che le emozioni consumano più energia dei pensieri. E’ per questo, ad esempio, che dopo la visione di un film che ha particolarmente coinvolto ci si sente stanchi. Questa accade indifferentemente sia che si abbia provato piacere sia che si abbia sperimentato angoscia. E’ importante saper riconoscere e manifestare i veri sentimenti. In caso contrario si accumulano energie che possono avere effetti negativi e innalzano i livelli di stress. La sicurezza interiore aumenta invece nella misura in cui si sa riconoscere e manifestare quello che si sente. L’espressione dei sentimenti consente anche di raggiungere una maggiore empatia (quel famoso atteggiamento che permette di mettersi nei "panni degli altri") con gli altri: più comprensione e comunicazione. E’ importante saper riconoscere le proprie qualità e i propri limiti. In questo modo si imparerà a prendere da se stessi solo il possibile, evitando di collocarsi di propria iniziativa in situazioni che comporterebbero alti livelli di stress proprio perché insostenibili, o gestibili solo con un esagerato impiego di energie personali. Accettare i limiti esistenti non significa assolutamente perdere l’autostima! ... ma costruire piano, piano, sicurezza, autonomia, indipendenza.
Se le strategie attivate dall’individuo si sono rilevate non idonee o insufficienti per tenere sotto controllo la situazione stressante si verificherà nell’organismo una specie di rottura (esaurimento): quando lo stimolo persevera e non si hanno più risorse fisiologiche adattive, inizia piano, piano, il processo patologico. In questa fase di esaurimento l’unità psicosomatica non può più reggere: l’intestino è indebolito, nel cuore e nei vasi sanguigni iniziano lesioni vascolari, il sistema immunitario è indebolito e, non meno importante a livello di equilibrio, lo stato emotivo è caratterizzato da una invalidante stanchezza, memoria inesistente, profonda angoscia e tratti depressivi.

e conseguenze psicologiche legate allo stress sono: difficoltà di concentrazione, incapacità di esprimere un’emozione (alexitimia), irritabilità, insoddisfazione, sensazione di fallimento, rallentamento, stanchezza intellettuale, inquietudine, ipocondria, paura generale, aggressività, litigiosità.

e conseguenze fisiche, invece, connesse a fenomeni stressori sono: tensione muscolare, respirazione rapida e superficiale, debolezza o stanchezza muscolare, sonno inquieto, nausea, iperidrosi, polso rapido ed irregolare, secchezza alla bocca (anche senza l’assunzione di psicofarmaci), nodo alla gola e allo stomaco, mal di testa, urinare spesso, mal di schiena, sensazione di pizzicore, modificazione dell’appetito (ipo o iper), sensazione di oppressione allo sterno e di soffocamento.

 


ICORDA, molte abitudini dannose e comportamenti scorretti sono ‘spinti’ dallo stress: alimentazione, sedentarietà, alcol, fumo la persona stressata, infatti, tende ad ingozzarsi di più, abusare di fumo, alcol, zuccheri e grassi, aumentando in tal modo il rischio di patologie degenerative e tumori una strategia maldestra di affrontare lo stress che non solo condiziona la qualità della vita ma attraverso la mediazione neurovegetativa e neuroendocrina - abbassando le difese - fa ammalare.
NON TUTTI I TIPI DI STRESS SONO NECESSARIAMENTE NEGATIVI!!!
Lo stress è caratterizzato da uno stimolo e dalla
 risposta biologica e comportamentale allo stimolo stesso.


 molteplici stimoli visivi, sonori e intellettuali, piacevoli ma anche fastidiosi, che incontriamo nella vita di ogni giorno, sono indispensabili al nostro sviluppo. Ci fanno restare vigili e ci costringono a reagire. E’ bene non privarsene, a condizione di evitare una stimolazione eccessiva e permanente che finirebbe per esaurire l’organismo. Gli effetti negativi dello stress si fanno sentire sia sul corpo sia sul funzionamento mentale. Sono estremamente variabili da un individuo all’altro. Può essere utile evidenziarli, perché sono segnali d’allarme che svolgono una funzione d’avvertimento. I primi segni di stress sono abitualmente di carattere psichico o comportamentale. Si tratta per lo più di un aumento della tensione, di una certa irritabilità o instabilità dell’umore. Un’esposizione a uno stress intenso o ripetuto finirà per esaurire e difese psichiche. Può generare una sensazione di stanchezza cronica, disturbi ansiosi o addirittura complicazioni depressive con pesanti conseguenze. A livello fisico, lo stress può generare una serie di sensazioni sgradevoli, la cui frequenza e la cui natura differiscono notevolmente da una persona all’altra. E’ a livello digestivo che sono più evidenti (vedasi ulcera gastrica). Interviene anche in alcuni disturbi della motricità digestiva, dal ‘nodo’ allo stomaco fino alla diffusissima sindrome del colon irritabile. A lungo termine, l’effetto inibitore dello stress sul sistema immunitario potrebbe essere all’origine di un aumento delle infezioni e potrebbe favorire le proliferazioni tumorali. E’ stata anche osservata una recrudescenza di alcune manifestazioni morbose cerebro – vascolari, conseguenti ad un indebolimento dei vasi sanguigni e a un aumento dei depositi di ateroma (ispessimento a forma di placca).
Anche se in realtà lo stress non crea patologie, 
aggrava e precipita
 improvvisamente
 molte malattie!
E bene ricordare, comunque, che non esiste  uno stress
 “buono o cattivo”, ma dietro questa esperienza, c’è sempre un individuo che sa gestire più o meno
bene una data situazione.



 

C
OSA FARE
Anche se ci sono tantissime strategie utili per ridurre i fattori che conducono allo stress, il programma terapeutico - proprio per evitare di appesantire ulteriormente il carico psicosomatico - deve sempre basarsi su semplici regole comportamentali, una giusta attività spontanea e su uno stile di vita libero, idoneo e vantaggioso per contenere al massimo tutte le risorse energetiche. Molto spesso, però, per molti, attivare le metodiche terapeutiche, anche le più semplici, può diventare un problema in quanto si vorrebbe migliorare le cose senza un minimo di cambiamento.

e situazioni stressanti determinano nell’organismo un accumulo di energie che vengono predisposte per rispondere nel modo più efficace a una situazione giudicata di pericolo o di minaccia. Quando però non è possibile reagire immediatamente e utilizzare questa carica energetica (ad esempio perché quello che possiamo definire "aggressore" è un superiore o un cliente) nell’organismo si accumulano tensioni che se non eliminate lo aggrediscono nei punti più deboli. Per una persona sarà lo stomaco per un’altra ancora sarà il cuore oppure la pelle.

l cambiamento lo sappiamo, richiede impegno e fa percepire la realtà così com’è ma, soprattutto, rende inquieti, perché si è abituati a vivere in maniera "diversa" anche se patologica. Questi timori e difficoltà sono sempre iniziali - in qualsiasi settore della vita: sociale, lavorativo, culturale e affettivo - man mano che passa il tempo l’individuo, sperimentando queste metodiche terapeutiche sempre più vantaggiose per l’unità psicosomatica, potrà appropriarsi di energia, sicurezza, spontaneità e autonomia. Rispettare il ritmo sonno e veglia è decisamente un’ottima prevenzione dello stress: risulta più facile adattarsi alle situazioni quando si è energici e riposati. Lo stress si insinua più facilmente quando si è sfiniti, non si è in grado di individuare le priorità e si agisce in condizione di urgenza. Lo sport, inoltre, non è una moda e non deve assolutamente essere uno sforzo. L’esercizio fisico oltre a produrre le famose endorfine, che agiscono positivamente sull’umore e aiutano a mantenersi in forma, è fondamentale per distendersi ed eliminare in profondità le tensioni.


ella vita contemporanea tutti devono fare i conti con situazioni stressanti. Vi sono però fattori positivi che possono aiutare a superarne gli effetti. Si tratta di accorgimenti anche semplici che tutti possono adottare e che fanno riferimento a uno stile di vita sano ed equilibrato. Il primo segreto è quello di porsi degli obiettivi di vita, di lavoro ed economici realistici. Una tale scelta eviterà quella situazione stressante che deriva dall’eccessivo distacco tra la realtà e quanto desiderato … il sonno deve essere sufficiente e di buona qualità. Nei momenti di maggiore tensione possono risultare sicuramente utili, per l’equilibrio biochimico, alcune tecniche di rilassamento (progressivo, Jacobson, ipnosi, visualizzazioni) … E’ importante avere buoni rapporti sociali e disporre di alcuni amici fidati per confrontarsi in maniera libera e spontanea (no saccenti!)… Anche un’alimentazione sana contribuirà a mantenere una adeguata forma fisica: gli esperti in questo settore suggeriscono pochi grassi e zuccheri, molte vitamine, meglio scegliere il cosiddetto piatto unico con cibi integrali, verdura fresca di stagione … la frutta va consumata sempre lontano dai pasti … E’ poi importante svolgere con impegno anche attività alternative a quelle abituali che di solito procurano stress. Queste attività alternative devono essere moderatamente stressanti, nel senso che da esse si deve ricavare solo quello stress che è stato definito "buono". In questo modo si distoglierà la mente dai soliti problemi ricavandone un effetto positivo.

ttenzione al soprappeso che aiuta sempre a coprire altri stati emozionali. Non esiste una dieta antistress, ma una alimentazione sana e corretta è indispensabile per una buona qualità di vita. Mantenersi in forma è anche una questione di tempo, metodi e regole. La sana alimentazione, in grado di fornire le quantità appropriate di vitamine e minerali all’organismo, è sicuramente le fondamenta della buona salute. E’ in grado di contrastare efficacemente stati emozionali non significativi ma altrettanto fastidiosi. Il rilassamento inoltre è utile per calmare mente e corpo. Attraverso tale metodica è infatti possibile coniugare la concentrazione mentale con la distensione muscolare. Lo stress si riflette regolarmente in un eccesso di tensione dei muscoli del collo e delle spalle e, quindi, in rigidità, cefalea e ulteriore stress. Per interrompere questo circolo vizioso è utile praticare, quando ci si sente particolarmente tesi, un buon massaggio psicosomatico per sciogliere la contrazione e bloccarla ancora prima che inizi.

e tecniche di rilassamento sono davvero importanti per: favorire il sonno, attenuare la tensione e l’ansia, migliora le capacità cognitive e fisiche, è senza effetti collaterali (la cosa più grave che possa succedere è quella di rilassarsi!), è in grado di portare equilibrio biochimico all’intera unità psicosomatica, combatte la stanchezza, favorisce la concentrazione. Un buon aiuto, anche se non è facile orientarsi, può derivare dall’utilizzo di prodotti antistress come fitoterapia, omeopatia, moxa.

                                                     Se soffri non rimandare,
                                 non rinviare un affettuoso e genuino sostegno:
                            l’aiuto deve essere chiesto quando serve realmente! 
… altrimenti puoi cronicizzare e soffrire inutilmente in silenzio. Se, poi, ti ritrovi continuamente inchiodato al dolore forse è davvero il momento di farti aiutare, di mettere fine ai tuoi patimenti reali o immaginari, non è un gesto di debolezza ma di grande forza.



ONCLUSIONE Questo fenomeno, in alcuni casi, porta ad uno stato di profonda sofferenza psicologica. Tale malessere, se non curato in modo adeguato, può compromettere le capacità lavorative, l’efficienza, la creatività e avere effetti negativi sulle possibilità di carriera. In ogni caso quando l’ansia e lo stress prendono il sopravvento il lavoro perde la sua positività e si trasforma in un peso che opprime anziché arricchire.
No resistere, lottare e sforzarsi all’inverosimile per superare la crisi … al posto di arrabbiarsi, per trovare una soluzione a problemi quasi irrisolvibili, è importante cercare di lasciare in sospeso il problema, dedicandosi a qualcosa d’altro.
E’ comunque possibile evitare questi scomodi compagni di viaggio che compromettono felicità e la possibilità di cogliere le vere opportunità della vita. Meglio correre ai ripari soprattutto prevenire situazioni di rischio evitando di giungere ai limiti di rottura. In ogni caso anche quando il disturbo ha fatto la sua comparsa esistono sempre valide terapie che consentono di tornare alla normalità.
Alla larga di chi dice … fatti coraggio … tanto passerà! Abbiamo visto che contro la "biochimica" cerebrale la forza di volontà non ha alcuna presa.




ICORDA, cerca di essere un po’ più “egoista”, prendi tutto ciò che puoi dalla tua vita, senza naturalmente essere lesivo verso altri … cerca di essere naturale, spontaneo e senza maschera, evita di vivere in funzione di qualcosa o di qualcuno perché primo o poi paghi ‘dazio’, PRENDI fin che puoi, divertiti, mangia cibi “buoni”, gustati  se lo desideri in compagnia o da solo, a cena o in un momento di relax, un buon bicchiere di vino o qualunque cosa che ti piaccia veramente … cerca di essere orgoglioso del tuo corpo, riconosci il suo valore gratificandolo con calorosi contatti, piacevoli sapori, gradevoli suoni, eccitanti visioni e intensi profumi … non smettere mai di “studiare”, INFORMATI continuamente, SAPPILO, noi impariamo anche dalle persone antipatiche ed odiose, prendi da loro quello che ti fa star bene e ricambiale con la tua naturalezza e spontaneità senza esprimere giudizi di valore verso te stesso o verso di loro … goditi le cose intorno, gustale lentamente attraverso i tuoi sensi … NON TEMERE, sono le sensazioni che ti mettono sulla strada giusta, ti permettono di scegliere, di sentirti bene e in solida salute: di vivere più a lungo … non lasciarti sfuggire niente, INVESTI sulla tua felicità personale, sulla salute, sul lavoro e, perché no, anche su una buona situazione finanziaria che meglio si confà col tuo stile di vita … partecipa attivamente al tuo benessere, NON lasciare la gestione della tua vita in mano alla ‘fortuna’ o alle ‘stelle’, NON avere paura, affronta anche le cose difficili, non temere le sfide complesse e sottili, perché nel tuo arsenale fisiologico hai parecchie armi potenti e complesse in grado di rispondere con saggezza al nemico, alla fine, altro non scoprirai che possiedi buoni contenuti mentali e, con stupore, una grande intelligenza e una fervida immaginazione (l’insicuro impiegherà un po’ di più di tempo a conoscere queste sue preziose e latenti qualità, ma con un costante allenamento raggiungerà il traguardo) … non lasciare MAI il compito di ‘aggiustare’ la tua esistenza  ad altri … la posta in gioco è davvero alta: la tua felicità! RICORDA, con un discreto divertimento, una giusta attenzione e una buona concentrazione non solo puoi raggiunge la massima efficienza, ma è anche possibile far pendere la bilancia verso di te, con le mosse giuste, CREDIMI, NON è difficile influenzare le avversità a tuo vantaggio. 



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ATTENTO, lo stress non è l’unico ‘nemico’ da 
neutralizzare e metabolizzare, ci sono tantissimi modi 
di vedere le cose, comportamenti, schemi mentali e atteggiamenti quotidiani che, silenziosamente, inquinano, intossicano 
e appesantiscono la dimensione psicosomatica: 
non solo il cervello ma ogni organo del corpo.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi Dott. Claudio tel. 349.1050551