mercoledì 15 aprile 2015

-AUTOSTIMA pt. 2


Autostima




essuno, purtroppo, riesce a vivere in una condizione di constante e completa salute emotiva.
Proprio per la sua stessa natura, la vita ci mette a dura prova, ci fa piangere, ci fa preoccupare, ci pone di fronte a frustrazioni e a insuccessi.  Si calcola che, nel corso della vita, una persona su tre sia colpita da un disagio emotivo, variabile, naturalmente, per origine ed importanza. Eppure i pregiudizi, i timori, il pressappochismo su tali malesseri sono ancora innumerevoli. E, forse, la maniera migliore per combatterli consiste proprio nell’essere informati sui vari sintomi, sulla diagnosi e sulle terapie: la condizione di salute dei pazienti, infatti, migliora nettamente nel momento in cui comprendono cosa sta accadendo dentro di loro e quando vengono messi al corrente delle terapie disponibili, senza contare che i loro familiari, conoscendo a fondo la patologia, possono aiutare i propri cari in modo più efficace. 

ome è possibile fare molto per raggiungere e mantenere una buona salute fisica, allo stesso modo è possibile adottare misure e strategie per affrontare e risolvere più efficacemente i problemi psicologici quotidiani. Una maniera vantaggiosa di iniziare consiste nel capire veramente che cos’è la salute emotiva. Molti sono gli autori che, in maniera diversa e unica,  hanno cercato di dare una risposta a questo quesito: alcuni parlano di salute mentale quando si ha la capacità di lavorare ed amare, per altri invece è la capacità di dare una risposta soddisfacente al problema dell’esistenza. Ma al di là delle varie interpretazioni, tutti gli individui in “equilibrio” mentale hanno in comune determinate caratteristiche; sono accomunati dall’insieme di elementi - ovviamente costanti nel tempo - di pensiero, sentimenti e comportamento di un individuo. Rimangono in contatto con le proprie condizioni emotive e sanno riconoscerle ed esprimerle; sanno percepire la realtà come é. Rispondono in maniera appropriata alle sfide della vita e sviluppano strategie razionali per vivere il meglio possibile. Benché non estranei ed immuni da problemi o conflitti, essi sanno affrontarli in un modo che consente una indubbia crescita psicologica. 

anno trattare con gli altri, il più delle volte, in maniera vantaggiosa e ragionevole. E, poiché stimano se stessi e il proprio ruolo, provano un senso di soddisfazione e di realizzazione che dà un significato davvero stimolante alla routine della vita quotidiana e allo sforzo che questa richiede. Uno degli “ingredienti” fondamentali della salute emotiva è l’autostima, il senso di fiducia in se stessi o di orgoglio di sé che dà a ognuno la sicurezza per adoperarsi a raggiungere un obiettivo o per aprirsi agli altri, formarsi nuove amicizie e relazioni strette. Non è uno sforzo della mente, ma corrisponde a un diverso atteggiamento della coscienza, che apprezza e accetta ciò che si è nel tempo presente, ovvero Carpe diem, quam minimum credula postero”. L’autostima fa in modo che ogni individuo si senta “importante” (significativo) in quanto essere umano provvisto di doti uniche ed irripetibili, di capacità e di un ruolo nella vita. L’autostima non si basa su elementi esterni come la ricchezza o la bellezza, non è qualcosa di genetico né tantomeno non si può ottenere dagli altri. L’autostima si costruisce, si sviluppa nel tempo.

 
Fa la sua comparsa appena nati, se abbiamo chi ci accudisce e ci dimostra sensibilità ed affetto profondo mentre sviluppiamo le abilità di base come il camminare e il parlare. In seguito viene incoraggiata quando, da bambini piccoli, impariamo a prenderci cura del nostro corpo e a controllare gli impulsi, sempre che ci venga restituita una risposta positiva riguardo a questi nostri “traguardi”
Una bassa autostima comunque è più comune tra gli individui che da bambini hanno subìto abusi psicologici o fisici, ed essa aumenta la probabilità di contrarre patologie come depressione, disturbo d’ansia e l’abuso di sostanze. 


l confronto, gli individui che hanno una buona autostima, nonostante possano essere colti da dubbi sulla propria persona, incertezze del resto connaturate nell’essere umano, si concentrano su quello che hanno di buono e accettano i propri limiti e benché questo non indichi che sono completamente esenti da problemi dolorosi, molte indagini cliniche suggeriscono che una prospettiva fiduciosa e positiva è vantaggiosa per l’equilibrio emotivo. Esiste una correlazione infatti  tra l’autostima e alcuni quadri clinici: la presenza di un alto livello di autostima si accompagna a un basso livello di ansia e di depressione. 


’autostima segnala una valutazione in positivo o negativo di sé, il grado in cui un individuo si considera capace, importante ed efficiente. E’ una condizione psicologica complessa, frutto delle varie esperienze che hanno forgiato e modellato, sin dalla prima infanzia, ogni individuo. Sentirsi in armonia con se stessi, accettarsi per ciò che si è veramente  e avere la consapevolezza di poter dare in ogni momento il meglio di sé consente di prestare alla vita un’attenzione totale e partecipe e di ricercare tutto ciò che può contribuire al proprio benessere. Una buona autostima coinvolge anche il senso di  autoefficacia. 


ermine che definisce la fiducia nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessarie a gestire adeguatamente le situazioni che si incontrano, in modo tale da raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ sicuramente un senso di efficacia personale che deriva dalla convinzione (o meno) di essere in grado di affrontare una determinata situazione, grazie ad una fiducia realistica e autentica nella possibilità di riuscire a cogliere le opportunità più vantaggiose della vita. Gli individui che riescono ad adattarsi meglio alla vita sono proprio quelli caratterizzati da questa personalità: sono curiosi, sensibili, capaci di trasformare eventi spiacevoli e carichi di stress in stimoli creativi, fiduciosi della vita. Affrontano i compiti difficili (familiari, sociali, lavorativi) con impegno e costanza e non si allontanano intimiditi di fronte alle difficoltà, si pongono obiettivi ambiziosi sapendo di potercela fare, e di fronte agli insuccessi riescono a recuperare, a riorganizzarsi … in breve a scegliere l’alternativa valida.


ICORDA, l’autostima, non solo ti libera l’organismo da pesi inutili e dannosi, ma è anche l’arma più potente a tua disposizione per sconfiggere ogni malattiaanche il cancro. Alla larga da tutti quei rapporti “tossici” che ti contaminano, ti fanno sentire sempre difettoso,  allontanati da chi ti fa sentire “piccolo”, ti toglie aria e invade il tuo spazio di libero movimento … stai con quelli che ti fanno sentire spontaneo e naturale in ogni momento … senza maschera.


ICORDA, come la mucca caccia via istintivamente con la coda la mosca sulla sua schiena, anche tu hai il diritto di opporti a tutte quelle aspettative altrui che non ti appartengono e che spesso ti senti costretto a seguire, quei vincoli che non fanno per te … quelle cose che ti spingono a sacrificare le tue inclinazioni naturali, le tue vere esigenze: prenditi il tuo spazio, segui i tuoi progetti, le tue priorità, esprimi le tue passioni … la tua unicità (non è difficile, con l’allenamento emergerà un senso di soddisfazione, di piacere e di libertà).


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
 E mail: bonipozzi@libero.it

martedì 14 aprile 2015

-I DISTURBI SOMATOFORMI (ipocondria)


I disturbi somatoformi

quando il corpo prende in consegna i disagi emotivi


Risultati immagini per ipocondria


on è affatto insolito che i sentimenti o gli stati emotivi ci influenzino a livello fisiologico. Ognuno di noi, volente o nolente, deve affrontare giornate particolarmente storte, momenti difficili, sconfitte umiliante e perdite veramente strazianti. Le condizioni emotive ed i pensieri, che sono sempre invisibili, non possono essere sottoposti a TAC o a biopsia, sono più difficili, purtroppo, da valutare. Ma se viene ignorata questa continua sofferenza psicosomatica può minare la capacità lavorativa, alterare i rapporti interpersonali, far fallire i progetti, in breve,  rovinare i momenti più belli. Intere esistenze non riescono ad evolvere con pienezza perché vittime di una profonda sofferenza che determina schemi razionali maldestri ed errori comunicativi. La salute psicosomatica, è bene precisare, non consiste nella mancanza di sofferenza o, magari, di conflitti, quanto nelle capacità di pensare in maniera razionale e logica, e di affrontare i cambiamenti, lo stress, i traumi, a cui ognuno di noi va inevitabilmente incontro nel corso della propria vita. In linea generale, le persone in buona salute emotiva hanno una buona autostima (che ovviamente si costruisce piano, piano…), percepiscono la realtà così com’è, accettano i propri limiti e le proprie capacità, sono pronti a rispondere alle sfide, si assumono le proprie responsabilità, sviluppano relazioni sentimentali, desiderano un’attività lavorativa in cui possano esprimere il proprio talento e la propria preparazione e, soprattutto, provano una sensazione di appagamento per cui sono conv
inti che valga la pena “sopportare” le fatiche del vivere.


olte preoccupazioni e reazioni, pertanto, sono del tutto normali. Ma quando la mente è costantemente in ascolto per sentire se qualcosa non va nel corpo e si è incentrati sulla preoccupazione per una malattia o per il proprio aspetto, siamo di fronte ad una profonda sofferenza che interagisce negativamente con lo svolgimento delle abituali attività quotidiane. Chi è affetto da questi disturbi somatoformi comincia a preoccuparsi, ovviamente in modo esagerato, delle funzioni corporee, come la digestione, il battito cardiaco, la sudorazione, ecc. Disagi fisici minori, ad esempio, come infiammazioni o sintomi transitori, come la tosse, possono essere percepiti quali segni patologici. La più semplice irregolarità può, pertanto, determinare, in maniera devastante, apprensione e allarmismo: attacchi di panico, ansia generalizzata e stato depressivo.

L
a maggior parte di questi soggetti mostra di avere scarse conoscenze circa i rapporti che intercorrono tra le emozioni e i sintomi fisiologici. Devono essere informati in maniera corretta del fatto che i sintomi fisici sono assai comuni e solo in minima parte causate da vere e proprie malattie. Devono inoltre riconoscere che l’attenzione selettiva rivolta ad una particolare parte del corpo rende più recettivi e consapevoli delle sensazioni (amplificate) in quella parte che non altrove. Le continue ed eccessive preoccupazioni per la salute possono logorare, a lungo andare, i rapporti con i familiari, che spesso si stancano di dare ascolto ad una litania di lamentele. Le persone che stanno accanto potrebbero quindi risentirsi per il tempo, le energie e il denaro che il proprio congiunto investe eccessivamente nella salute, e una volta che gli accertamenti clinici non abbiano rilevato anomalie fisiche potrebbero essere tentati di etichettarle come “fisime”


er ironia della sorte, chi presenta tali disturbi rischia di restare completamente isolato proprio quando avrebbe maggior bisogno di comprensione e di sostegno. I disturbi somatoformi, spesso descritti come bruttezza immaginaria, non insorgono mai per caso: c’è sempre una ragione, un motivo, ed è di ordine psicologico. Le persone affette da disturbi somatoformi non guariscono casualmente: il problema deve essere risolto, anche perché questo è uno dei disagi psichici che diventa cronico con maggiore facilità e può durare parecchi anni, fino a trasformarsi in un stile di vita, in un modo di essere (considerato col tempo, paradossalmente, normale). L’aspetto su cui “intervenire” è il rapporto con se stessi, ovvero con l’immagine di sé, con il proprio valore, con il corpo, con le proprie emozioni e fantasie. Ovvero, serve una maggiore conoscenza in almeno uno di questi ambiti, che è possibile sviluppare con un trattamento psicosomatico. Le persone comunque che sviluppano queste problematiche, manifestano una grande varietà di paure, opinioni e preoccupazione, e la terapia quindi deve essere sempre mirata alla situazione e ai bisogni individuali. I disturbi psicosomatici meritano di essere considerati con simpatia e comprensione: essi rappresentano, non bisogna mai dimenticarlo, il prezzo pagato nella vita adulta per troppo rapide e malsicure vittorie riportate su istinti  infantili.


ONCLUSIONE
La sensazione che il corpo si sia indebolito o di essere sul punto di contrarre una grave malattia è abbastanza comune. Per chi soffre di questo disagio tale fenomeno dura da anni, fino a diventare il fulcro dell’esistenza: timori e preoccupazioni sono così gravi da impedire qualsiasi attività. All’inizio le preoccupazioni possono apparire comprensibili e apparire persino realistiche; molte malattie gravi iniziano in sordina e si sviluppano lentamente, sono annunciate da sintomi lievi e relativamente innocui. Ne sono esempi i tumori cerebrali che iniziano con un mal di testa, un infarto che segue un’indigestione; un ictus che si annuncia con un trascurabile formicolio alla gamba, un tumore della pelle che origina da un piccolo nevo cutaneo (comunemente chiamato “neo”), una leucemia che esordisce con una lieve diminuzione del peso corporeo e un vago senso di stanchezza. Il paziente effetto da problemi somatoformi è ipervigile, attentissimo alle proprie funzioni corporee e non appena avverte un sintomo, o anche solo una sensazione strana, pensa ad un’imminente catastrofe. Le probabilità che il mal di testa non sia dovuto a tumore, che i nevi siano innocui e che un’indigestione sia soltanto tale sono altissime, ma questo non è di alcun conforto per chi soffre di questo particolare e singolare malessere, assolutamente convinto di essere la vittima designata di una patologia terribile. Questa convinzione resiste a qualsiasi rassicurazione da parte dei medici e anche di fronte all’accumularsi di referti ed esami di laboratorio negativi. La scelta della patologia temuta è, ovviamente, influenzata da precedenti esperienze personali di sintomi e malattie, dai disturbi di cui hanno sofferto i propri cari, dalle conoscenze in campo medico e da ciò che è stato al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione di massa nel corso dell’ultimo anno (si veda a tale proposito il fenomeno dell’influenza H1N1). L’opzione terapeutica è principalmente centrata sulle metodiche psicosomatiche in modo tale che il soggetto impari a controllare i sintomi e la paura, non subirli passivamente. Un programma regolare e graduale di attività fisica, mentale e interpersonale aiuta a reinserire l’individuo nella società riducendo la tendenza a farsi assorbire dalle preoccupazioni riguardanti la funzionalità del corpo.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

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-GELOSIA


GELOSIA   quando il dubbio diventa un inferno


a gelosia, vecchia come il mondo, è uno stato d’animo caratterizzato dalla paura - fondata o infondata - di perdere, in qualche modo, l’amore della persona amata quando questa esprime attenzione o interesse per un altro. E’ connessa a forti impulsi emotivi che spesso prevalgono e controllano l’aspetto razionale. Tale fenomeno non è sicuramente un sentimento naturale, ma uno schema mentale che il geloso sa trasformarlo “sapientemente” in un chiodo fisso che, man mano passa il tempo, fa sfiorire inevitabilmente il sentimento d’amore. Il più delle volte è il risultato della propria incapacità d’amare in modo autentico oppure una modalità d’affetto infantile e fondata sulla dipendenza (non si accompagna all’amore per gli altri). E’ una emozione caratterizzata dalla passività in quanto considera l’altro come se fosse “cosa propria” o un oggetto non per quello che vale realmente (possedere il corpo e la mente di un’altra persona è sempre un’illusione!). Oltre a sottrarre continuamente energia, perché consuma inutilmente pensieri ed azioni, blocca in modo drammatico lo sviluppo psicoemotivo ed impedisce alla coppia di evolversi, di svilupparsi e di crescere adeguatamente; tutto ciò toglie al rapporto interpersonale spontaneità, libertà e fiducia reciproca (ingredienti indispensabili per rivitalizzare la coppia). Il geloso, inoltre, non si limita a “sentire” attraverso veri e propri tormenti fisici (contrazioni muscolari, mal di stomaco e di testa, tremori) ma trasforma il suo vissuto di tormentato in tormentoso: attraverso controlli improvvisi, telefonate, appostamenti, perquisizioni varie, verifiche sessuali (in situazioni estreme si arriva persino a tenere sotto controllo lo sperma del partner: consistenza, quantità)

hi è calato nel mondo della gelosia, giustificata o meno, solitamente non vive nel concreto ma in una inutile e stressante dimensione in cui la situazione è solo anticipata e temuta, ovvero il geloso ipotizza di essere tradito, preso in giro, lasciato, ferito: vive continuamente fuori tempo. Finché questo fenomeno resta entro limiti accettabili non causa danni di sorta, ma è noto che la gelosia può far perdere completamente il controllo e, quindi, assumere una dimensione patologica. La caratteristica essenziale della gelosia patologica (definita anche “sindrome di Otello”) è il dubbio delirante che il partner sia infedele. Ciò viene creduto senza fondamento e a dispetto di qualsiasi argomentazione. Un comportamento tipico è caratterizzato dalla ricerca ossessiva di indizi che svelino dell’infedeltà, con ripetute domande incrociate poste al proprio partner e con affermazioni che possono portare a liti violente. La frequenza  di questa patologia è sconosciuta, ma non è rara nei disagi emotivi ed è una delle principali cause di omicidi e violenze. La gelosia patologica è associata spesso ad altri disturbi di tipo psichico come la schizofrenia, la depressione, l’alcolismo e disturbi della personalità. Esistono rischi considerevoli di violenza e, una volta che questa si sia manifestata, altrettanti rischi che essa possa ripetersi.


OSA FARE.  La gelosia, come abbiamo visto, coinvolge in un circolo vizioso di reciproca insicurezza (esprime sempre una scarsa fiducia in se stessi) che può, fortunatamente, essere spezzato. Negare o fingere che non ci sia è sicuramente inutile e dannoso. E’ possibile  trasformare questa profonda sofferenza in qualcosa di particolarmente creativo e vitale per la coppia. Un elemento importante è smettere di ripetersi la frase “io sono geloso”. Tutte le autodefinizioni, infatti, possono diventare seri ostacoli ai nostri comportamenti in quanto danno un senso definitivo a tratti momentanei della nostra personalità. 

isulta più corretto dire che in un certo frangente della nostra esistenza ci siamo trovati ad essere gelosi… in quel istante eravamo così, in quella situazione, con quel tipo di presupposto. Ma se ogni istante rappresenta un momento unico ed irripetibile, non è detto che in un altro frangente non ci si possa scoprire differenti. I limiti dell’autodefinizione (dell’etichetta) sono evidenti e ancor più si manifestano se pensiamo che data una definizione di noi stessi, finiremo per muoverci di conseguenza: se mi ritengo geloso eviterò ogni tipo di rischio e fuggirò, quindi, ogni possibilità che qualcosa acuisca il mio malessere. Diamo vita in questo modo a quel fenomeno (irrealistico) di evitamento che finisce per caratterizzare il nostro stile di vita. Sarà inoltre utile parlare al partner del proprio malessere  esponendo, ovviamente con tranquillità, i propri dubbi. In questo modo sarà possibile capire se il partner è in buona fede e, quindi, degno di fiducia. Un altro aspetto interessante e utile è concentrarsi su dei progetti comuni in questo modo si evita di fissarsi su un’eventuale imminente  (fantasticata ed ipotetica) rottura.



Bonipozzi dott. Claudio   Tel. 349.1050551 
E-mail: bonipozzi@libero.it

NB. Le informazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

-AUTOSTIMA pt. 1



AUTOSTIMA …  questa grande sconosciuta


uante volte abbiamo pensato che la nostra esistenza (lavoro, studio, rapporti sociali, convivenza, matrimonio) è una continua tribolazione, ci fa star male, ci crea disagi e sofferenze a non finire, ansie e, per non farci mancare proprio nulla, anche depressione più o meno grave. Nonostante questa consapevolezza - con un immobilismo davvero da campioni - proiettati nel futuro colmo di ansia, lasciamo passare le ore, i giorni, i mesi, i “secoli” con la speranza di un futuro migliore. Il futuro blocca, uccide il presente, rende sordi e ciechi di fronte alle esperienze della vita: angoscia, tensione e ansia lentamente dominano la scena quotidiana spegnendo completamente passione e vitalità. Quante volte,  ancorati nel passato - che genera solamente rimpianti e rimorsi - abbiamo ritagliato un “pezzo” di tale tempo burrascoso pieno di rancori, di ricordi negativi, di obblighi, di risentimenti, rendendolo attuale, fatto sopravvivere per - a seconda delle proprie condizioni emotive - rassicurarci, rallegrarci, consolarci, rattristarci ed eventualmente espiare. In questo modo, allontanandoci dalla vera esistenza, prendendo le distanze da quello che si vive nel tempo presente, essendo estranei a se stessi, si vive un atteggiamento mentale non reale, lasciando spazio a tempi “inesistenti” come passato e futuro (tempi che inquinano il terreno mentale). A volte - dando spazio a questi meccanismi mentali - siamo davvero decisivi nel rovinarci con le nostre stesse mani sprecando, nel contempo, le grandi occasioni che rinfrescano la vita. 

autostima, infatti, oltre ad essere parte integrante di una vita di qualità, significa piacere di vivere, sentirsi bene con se stessi e gli altri, adesso, ora, nel tempo reale. Il presente è l’unico momento in cui è possibile sentirsi bene perché si è direttamente in contatto con le proprie sensazioni in tempo reale… ciò che è ora, in questo istante. E’ una grande apertura mentale attraverso la quale si attivano zone cerebrali e mediatori chimici che portano lontano da stress, sofferenza e insoddisfazione. Cosa diversa è l’abitudine, la noia e la routine che riattivano sempre gli stessi circuiti cerebrali ormai logori, vecchi e “atrofizzati”. Avere una buona stima di se stessi significa piacersi, essere soddisfatti di come si è e, soprattutto, volersi bene. Con questi atteggiamenti si diventa indubbiamente più creativi, più rilassati e si diffonde, in maniera davvero contagiosa, felicità e buonumore. Al contrario, la disistima scatta quando il nostro modo di pensare si traduce immediatamente in un vero e proprio tormento: rimpianti, rancori, sensi di colpa, giudizi, autocritica, confronti. 

l tutto ruota attorno al passato (malinconia, sensi di colpa, rabbia), si è colti dal dubbio di non essere all’altezza in quello che si fa (timore di non riuscire), ci si sente inferiori (gli altri sembrano sempre migliori, più capaci), perennemente concentrati sugli insuccessi (il pensiero torna sempre lì con lo stesso tormento). Basta una piccola delusione per “sgonfiarsi”, sentirsi dei falliti. Ci si giudica continuamente, non si va mai bene, si è completamente in balia e vincolati al modo di pensare della gente. Arriva all’improvviso, senza trombe e tamburi, in un momento apparentemente tranquillo: un banale riassunto quotidiano, un superficiale bilancio giornaliero ed ecco che si affaccia un profondo senso di insoddisfazione.


 
Quando la disistima domina la scena, ci si vede brutti, non si ha più fiducia e manca un buon rapporto con se stessi, le malattie cosiddette organiche possono fare la loro comparsa. Una specie di autoaggressione corporea che, per analogia, corrisponde all’autoaggressione emozionale inflittaci in maniera continuativa a livello “cerebrale”. In breve, se la contentezza latita anche il fisico ne soffre. Il benessere del corpo e della mente, non vanno mai a velocità diverse, ma sempre di pari passo: una mente felice fa bene a tutto il corpo. Una vita confusa, piena di insoddisfazione, con la sensazione di non fare sempre le cose giuste, caratterizzata da lunghi ed interminabili periodi di scontentezza creano un  drammatico sconvolgimento biochimico all’interno dell’organismo.

rischi più immediati sono indebolimento del sistema immunitario, depressione, sovrappeso, colite,  gastrite e ipertensione. Non a caso, secondo recenti studi della medicina ufficiale, uno degli elementi fondamentali della salute psicosomatica è l’autostima. L’autostima è la base di una “saggia” sicurezza attraverso la quale si raggiungono gli obiettivi, non solo di ordine esistenziale, ma anche di natura fisiologica: equilibrio psicosomatico, amicizie e relazioni strette. Tale condizione fa in modo che ogni individuo abbia una giusta e soddisfacente collocazione in questo mondo: consapevolezza del proprio valore e di essere unico ed irripetibile. L’autostima non si basa su elementi esterni (denaro, potere, bellezza), è uno stato interiore, si sviluppa nel tempo, mattone su mattone, dentro di noi. La sua costruzione è riconducibile a momenti lontani, alla notte dei tempi, all’infanzia. 

e chi ci accudisce ci accoglie senza remore, ci rispetta per quello che siamo e ci ama senza riserve sarà più facile per noi accettare le sfide della vita: imparare sarà sempre entusiasmante e una grande gioia (le cose nuove saranno sempre una sfida, uno stimolo costruttivo perenne, mai un timore paralizzante, pauroso, rinunciatario). Quando il piccolo ha la consapevolezza di poter contare sull’adulto e di avervi facile accesso nei momenti di bisogno, si dedica fiducioso all’esplorazione dell’ambiente circostante. Con queste caratteristiche il bambino svilupperà uno stile cognitivo caratterizzato da curiosità e ricerca attiva (autonomia, libertà, sicurezza). Se poi veniamo incoraggiati a prenderci cura del nostro corpo (come amico non come  antagonista) saremo più liberi, spontanei e naturali: sarà più facile concentrarci su quello che si ha di buono e non sui sentimenti negativi e distruttivi. 

Risultati immagini per specchiarsi nei dipinti  La disistima è più comune tra gli individui che da bambini sono stati trascurati, hanno subito in qualche modo abusi psicologici o fisici. Dati clinici, purtroppo, confermano che tali deprivazioni determinano predisposizioni a disagi emotivi come depressione, disturbi d’ansia e dipendenze fisiche da sostanze specifiche, quali ad esempio nicotina, alcol, farmaci e droghe. Ma anche dipendenze di natura psicologica in relazione al cibo, al lavoro, al gioco e allo shopping compulsivo.


RICORDA, l’autostima, non solo ti libera l’organismo da pesi inutili e dannosi, ma è anche l’arma più potente a tua disposizione per sconfiggere ogni malattiaanche il cancro. Alla larga da tutti quei rapporti “tossici” che ti contaminano, ti fanno sentire sempre difettoso,  allontanati da chi ti fa sentire “piccolo”, ti toglie aria e invade il tuo spazio di libero movimento … stai con quelli che ti fanno sentire spontaneo e naturale in ogni momento … senza maschera.

RICORDA, come la mucca caccia via istintivamente con la coda la mosca sulla sua schiena, anche tu hai il diritto di opporti a tutte quelle aspettative altrui che non ti appartengono e che spesso ti senti costretto a seguire, quei vincoli che non fanno per te … quelle cose che ti spingono a sacrificare le tue inclinazioni naturali, le tue vere esigenze: prenditi il tuo spazio, segui i tuoi progetti, le tue priorità, esprimi le tue passioni … la tua unicità (non è difficile, con l’allenamento emergerà un senso di soddisfazione, di piacere e di libertà).




NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.


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domenica 12 aprile 2015

-FOBIE legate all' ansia

FOBIE  quelle strane paure

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e fobie sono paure irrazionali, intense, inappropriate, fuori dall’ordinario, senza motivo apparente. E’ un fenomeno persistente, vale a dire la persona ne soffre in modo ripetitivo. Appare simile al sentimento di paura, come stato d’animo, perché la fobia insorge di fronte a una situazione vissuta come pericolosa, a un avvenimento spiacevole, un qualcosa che a dir poco ripugna: ma si tratta in ogni caso di una rappresentazione oggettivamente travisata e distorta della realtà (solo pensata, ipotizzata). I disturbi fobici sono causati da immagini, fantasie o rappresentazioni mentali interne, che invece vengono percepite erroneamente dal soggetto come provenienti dall’esterno e quindi sperimentate come un  pericolo concreto e reale. In realtà non sono gli eventi esterni a scatenare una reazione fobica, ma quello che si pensa di essi, in particolar modo le valutazioni che si fanno circa la capacità di saperli gestire e fronteggiare. Quando la reazione è sproporzionata alla situazione temuta, al pericolo effettivo, provocando uno stato d’angoscia paralizzante, invalidante e comportamenti che interferiscono significativamente con le più elementari attività quotidiane, ci troviamo di fronte ad una fobia di rilievo clinico. 

l soggetto sa perfettamente, ha la consapevolezza che la sua non è una paura reale, ma patologica (solo che non riesce a controllarla!). Solitamente il soggetto fobico cerca di evitare le situazioni che la scatenano ricorrendo a vere e proprie strategie di fuga. Tutti questi evitamenti, oltre ad essere una notevole perdita di tempo, una grande dispersione energetica e limitare completamente il soggetto, sono indubbiamente la fonte di un marcato disagio e una continua sofferenza. Il fenomeno fobico si accompagna a un senso di smarrimento, di assoluta impotenza, con reazioni neurovegetative tipiche dello stress: tremori, astenia, nausea, tachicardia, sbalzi pressori, senso di svenimento, iperidrosi, difficoltà di respirazione, pallore, fame d’aria, tosse nervosa, vomito, tremori, sonno agitato, incubi. In tale quadro clinico le capacità di rendimento diminuiscono in maniera significativa in vari settori (lavorativo, scolastico, sociale), vi è una marcata tendenza all’affaticamento, poca capacità di concentrazione e di memoria. 


nche se molti fobici riescono (si sforzano) a mantenere uno stile di vita in modo più o meno normale, con il passare del tempo rischiano di cronicizzare e peggiorare tale fenomeno: i sintomi tendono ad aggravarsi e possono aumentare significativamente i tratti depressivi o altri disturbi emotivi più complessi. Ci sono alcune fobie che sono veramente un supplizio, una tortura e spingono il soggetto ad isolarsi sempre più favorendo, nel contempo, tratti decisamente depressivi. La fobia sociale, ad esempio, è una paura persistente di situazioni nelle quali il soggetto è esposto ad un ipotetico giudizio degli altri e, di conseguenza, ha timore di poter fare qualcosa o magari agire in modo tale da poter essere ridicolizzato o umiliato. Questa condizione emotiva può essere circoscritta, come la paura di non essere capace di continuare a parlare mentre si parla davanti ad una platea, di soffocarsi con il cibo mentre si parla di fronte agli altri (questo avviene solo con interlocutori particolari), di avere incontrollabili tremori alla mano mentre si scrive in presenza di altri o il timore di arrossire in pubblico. 

OSA  FARE. 
Il primo passo nel trattamento delle fobie, oltre a spiegare e rendere chiari i meccanismi neurofisiologici, è focalizzato sul ridimensionamento della visione catastrofica della vita presente in questi soggetti. Quando una persona comprende la natura del proprio problema (psicologico, psicosomatico, neurofisiologico) può fare molto per risolverlo. Il lavoro fondamentale è infatti quello di far riflettere sul modo in cui il fobico pensa, agisce ed entra in relazione con gli altri così che possa  individuare e perseguire nuove possibilità, conquistare, se lo desidera, una consapevolezza diversa circa le modalità reattive e acquisire nuove capacità di reazione agli eventi. Alcune metodiche terapeutiche come tecniche di respirazione e di rilassamento rivolte a ripristinare, in maniera ottimale, alcune funzioni fisiologiche, si sono dimostrate particolarmente utili e, in alcuni casi, risolutive. Attraverso tali strategie è possibile migliorare la propria autostima, che consente di limitare profondamente questi atteggiamenti di impotenza e, molto spesso, di disperazione che caratterizzano il malessere fobico.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.

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venerdì 10 aprile 2015

-FIDUCIA e ANSIA

FIDUCIA   in se stessi


a parola fiducia deriva dalla radice latina “fides”: sentimento di sicurezza che si esprime nel confidare in qualcuno o in qualcosa. Si tratta pertanto di un particolare legame che unisce l’individuo con l’ambiente circostante; la fiducia può essere considerata un elemento chiave del funzionamento psichico, per affrontare tutte le prove della vita semplici o complesse. Avere fiducia significa affidare all’altro, in maniera libera, autonoma, senza timori di sorta e ansie, qualcosa di importante, come ad esempio sentimenti, incarichi, segreti, ruoli, amicizia.
La fiducia è un ingrediente fondamentale per una relazione significativa, sia nei rapporti interpersonali, sia nell’ambito lavorativo, in quanto rende, senza dubbio, più incisiva la comunicazione e più forte un legame. Questo termine viene utilizzato quindi per definire non solo la capacità di un individuo di percepirsi globalmente, nella sua totalità, in maniera positiva - riconoscere le principali risorse personali - ma anche la consapevolezza di possedere tutte quelle competenze necessarie per far fronte e gestire le evenienze della vita. 

ale percezione realistica del proprio valore, che nasce dalla stima di sé, è estremamente importante per l’individuo, non solo per definire e programmare gli obiettivi realisticamente, ma anche per la loro  realizzazione in maniera più concreta possibile (senza aspettarsi molto dagli altri). Senza questa condizione psichica, la convinzione, l’impegno e la fermezza verso la realizzazione di qualsiasi progetto diventano impossibile. Con una mediocre ed incerta valutazione delle proprie capacità l’individuo dubita di essere in grado di gestire le varie richieste che si trova di fronte ed è perennemente insoddisfatto anche dei risultati che ha raggiunto, convinto di non essere all’altezza dei colleghi, degli amici e dei familiari (… un perenne confronto e dubbio amletico). Chi è insicuro delle proprie capacità e teme l’insuccesso, non solo affronta gli impegni della vita con eccessiva apprensione, ansia e dubbi, o nei casi estremi li evita adducendo qualche pretesto, ma si assicura inevitabilmente - con questa “strategia” di chiusura, rifiuto e pessimismo - insuccesso e delusione, consolidando ulteriormente l’immagine negativa che ha di se stesso. 

onsiderato che noi siamo le nostre decisioni (la fiducia in se stessi influisce sul modo in cui si vedono le cose, si interagisce con la gente e l’ambiente circostante), se non crediamo in noi stessi saremo certamente disimpegnati nei loro confronti. Ma supportati dalla fiducia, fondamenta indiscutibile del benessere e della felicità di ciascun individuo, diventa possibile raggiungere soddisfazioni, risultati consoni alle proprie esigenze ma, soprattutto, padroneggiare - in maniera veramente gratificante - qualsiasi compito, impegnativo o meno, si presenti davanti. Molto spesso la disistima viene compensata attraverso una facciata di millanteria e vanagloria, che non aiuta sicuramente a creare fiducia in se stessi, anzi aggiunge tensione e  preoccupazione maggiore, in quanto tutte le persone con cui ci si rapporta inviano di riflesso, amplificando ulteriormente, un’opinione scadente e una pessima immagine. Se l’autostima è scarsa e la fiducia in se stessi risulta mediocre, determinando una situazione di stallo, invalidante e di grande sofferenza psichica, per sciogliere questa difficoltà emotiva può essere necessario arrivare alle cause che ne sono all’origine, e in tal caso il supporto di un professionista competente può essere opportuno e consigliabile. La fiducia in se stessi comunque può essere rafforzata, non in modo superficiale ma autentico, quando ad esempio ci si riconosce in maniera consapevole di avere più talento e risorse di quanto si possa pensare, senza criticarsi eccessivamente, senza porsi esagerate evoluzioni e aspettarsi cose grandiose, in breve, quello che si è veramente (con pregi e difetti). Il vero problema è che molte persone hanno perso il contatto con quello che costituisce le risorse personali. 



on dobbiamo dimenticare che una solida fiducia non è un fenomeno genetico ma semplicemente un’abilità che si costruire - mattone su mattone, giorno dopo giorno - attraverso una relazione positiva con l’ambiente circostante: non troppo frustrante e non troppo protettiva. Lo sviluppo della fiducia è legata sempre alle caratteristiche soggettive e alle richieste ambientali, quando questi due elementi entrano in conflitto viene compromesso il senso di fiducia e di autostima. I primi momenti di vita del bambino sono fondamentali per la formazione della sua personalità. Sono formativi in quanto consentono, attraverso i vari apprezzamenti e i riconoscimenti dei suoi successi, di garantire il senso di sicurezza, continuità, affidabilità e regolarità. Si diventa adulti a poco a poco, sempre gradatamente, non bisogna bruciare le tappe evolutive. E’ in questa fase che si gioca tutto, il bambino riceve impressioni molto profonde e prende solidissime abitudini: diventa pauroso o intraprendente, fiducioso o dissimulatore, gioioso o triste. 

eve diventare adulto, attraverso una sufficiente libertà - nel massimo rispetto dei suoi tempi e delle sue competenze - e contemporaneamente deve percepire la sicurezza che scaturisce dall’autorità che il genitore esercita (caratteriste mai contrapposte: libertà e autorità sono bisogni inscindibili e complementari). Tutto ciò che va ad accelerare la crescita (competenze fisiologiche, cognitive, sociali) non fa altro che turbarla e ritardarla, ma soprattutto, crea una profonda fragilità. I figli non imparano esclusivamente attraverso le parole e consigli, ma vivendo con loro in maniera realistica e reagendo sempre in maniera spontanea a ogni avvenimento. Superare insieme le piccole difficoltà esistenziali permette di sviluppare una valida capacità emotiva in grado di superare disagi molto più importanti. Le cose più spiacevoli per un bambino sono le incomprensioni e i continui litigi familiari in quanto con tali comportamenti si distrugge il senso di fiducia futuro: i genitori, è bene ricordare, sono gli strumenti e l’equipaggiamento per gestire la vita.




ICORDA, cerca di essere un po’ più “egoista”, prendi tutto ciò che puoi dalla tua vita, senza naturalmente essere lesivo verso altri … cerca di essere naturale, spontaneo e senza maschera, evita di vivere in funzione di qualcosa o di qualcuno perché primo o poi paghi ‘dazio’, PRENDI fin che puoi, divertiti, mangia cibi “buoni”, gustati  se lo desideri in compagnia o da solo, a cena o in un momento di relax, un buon bicchiere di vino o qualunque cosa che ti piaccia veramente … cerca di essere orgoglioso del tuo corpo, riconosci il suo valore gratificandolo con calorosi contatti, piacevoli sapori, gradevoli suoni, eccitanti visioni e intensi profumi … non smettere mai di “studiare”, INFORMATI continuamente, SAPPILO, noi impariamo anche dalle persone antipatiche ed odiose, prendi da loro quello che ti fa star bene e ricambiale con la tua naturalezza e spontaneità senza esprimere giudizi di valore verso te stesso o verso di loro … goditi le cose intorno, gustale lentamente attraverso i tuoi sensi … NON TEMERE, sono le sensazioni che ti mettono sulla strada giusta, ti permettono di scegliere, di sentirti bene e in solida salute: di vivere più a lungo … non lasciarti sfuggire niente, ‘INVESTI sulla tua felicità personale, sulla salute, sul lavoro e, perché no, anche su una buona situazione finanziaria che meglio si confà col tuo stile di vita … partecipa attivamente al tuo benessere

ON lasciare la gestione della tua vita in mano alla ‘fortuna’ o alle ‘stelle’, NON avere paura, affronta anche le cose difficili, non temere le sfide complesse e sottili, perché nel tuo arsenale fisiologico hai parecchie armi potenti e complesse in grado di rispondere con saggezza al nemico, alla fine, altro non scoprirai che possiedi buoni contenuti mentali e, con stupore, una grande intelligenza e una fervida immaginazione (l’insicuro impiegherà un po’ di più di tempo a conoscere queste sue preziose e latenti qualità, ma con un costante allenamento raggiungerà il traguardo) … non lasciare MAI il compito di ‘aggiustare’ la tua esistenza  ad altri …la posta in gioco è davvero alta: la tua felicità! RICORDA, con un discreto divertimento, una giusta attenzione e una buona concentrazione non solo puoi raggiunge la massima efficienza, ma è anche possibile far pendere la bilancia verso di te, con le mosse giuste, CREDIMI, NON è difficile influenzare le avversità a tuo vantaggio.




NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.
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