giovedì 16 luglio 2015

-ANSIA. Le sue malefatte


ANSIA
le sue malefatte

Risultati immagini per ansia nei dipintiL’ansia è uno stato d’animo, un’emozione, non sempre necessariamente negativa. Tutti sperimentano ansia di tanto in tanto e questo provoca la produzione, attraverso le ghiandole surrenali, di adrenalina. L’immissione di questo ormone nel circolo sanguigno, sprona le persone ad affrontare situazioni difficili e a superare ostacoli ritenuti insormontabili. Tale condizione, però, non deve diventare un problema e trasformare sensazioni occasionali di insicurezza, preoccupazione, timore o paura in uno stato mentale persistente e di continua irrequietezza. Ogni ansioso vive il suo disagio in modo del tutto personale e questo spiega la grande varietà dei disturbi d’ansia che si possono osservare (ansia generalizzata,  attacchi di panico, agorafobia, fobia sociale, fobia semplice, ossessivo - compulsivo, fenomeni postraumatici da stress). L’ansioso vive nella dolorosa attesa di un pericolo indefinito, impreciso e imprevedibile (stato continuo di allerta). 

un’attesa, un sentire qualcosa di pericoloso per se stessi, sia in senso fisico sia in senso psichico, oppure per i propri cari. L’intensità dell’ansia può essere influenzata da eventi reali, dalle aspettative e dall’importanza che viene attribuita a certi eventi (attesa di un esame clinico, colloquio di lavoro, aspettare il proprio figlio). Tutto ciò può variare da persona a persona: una stessa situazione può produrre uno stato di gestibile inquietudine, oppure diventare insostenibile dal punto di vista emotivo. Se viviamo, invece, un senso d’ansia intenso e prolungato anche in assenza di un vero pericolo (solo immaginato) allora diciamo che siamo sotto stress: reagiamo cioè in modo ansioso, e l’ansia quindi diventa una costante invalidante della nostra personalità, un tratto caratteriale devastante (ostacola la spontaneità,  la naturalezza e la libera espressione individuale). Tale condizione si manifesta con un senso di chiusura alla gola, apprensione allo sterno e allo stomaco, tremore, sudore, tensione muscolare, incapacità di rilassarsi, difficoltà di concentrarsi, vertigini, affaticabilità, irritabilità, insonnia e incremento del ritmo cardiaco.


egni d’ansia, inoltre, sono il bisogno di respirare profondo quasi l’aria facesse difetto, lo sbadigliare ripetutamente, l’arrossire per un nonnulla, i dolori alla testa, pallore, gola secca, mani fredde, l’improvviso e impellente bisogno di urinare: tutti disturbi connessi a distonia del sistema neurovegetativo. Gli individui ansiosi appaiono tesi, timorosi, pessimisti, agiscono continuamente con circospezione ed eccessiva prudenza, portati ad ingigantire anche la più banale e futile difficoltà: persino le cose piacevoli che fino a quel momento erano fonte di piacere, diventano una grande fatica e una profonda inquietudine. 

Risultati immagini per ansia nei dipintiLa mente in preda all’ansia eccessiva anziché produrre sicurezza e  determinazione diventa motivo di continui dubbi e incertezze. Il soggetto dubita sempre di dire o di fare qualche cosa di sbagliato (non assume mai iniziative). Ciò lo spinge a chiedere continuamente consiglio agli altri anche per le scelte più semplici (penosa ed umiliante condizione di dipendenza) oppure cercando di vincere le proprie incertezze esternando una impropria, impacciata e spavalda sicurezza che spesso ferisce la suscettibilità di quanti lo avvicinano, producendo ulteriormente solitudine ed isolamento.  Sono individui che, il più delle volte, non amano farsi notare e si mantengono sempre sulla difensiva. Sono timidi, fobici, spesso insoddisfatti della loro posizione sociale e, soprattutto, di se stessi, anche se in realtà non avrebbero alcun motivo per esserlo: da ciò una profonda sofferenza e inquietudine interiore. Si turbano immediatamente se qualcuno li critica e cercano sempre di appoggiarsi, purtroppo, a coloro che si mostrano arroganti, forti e prepotenti. 



e persone che sono cresciute in un clima di paura, di rimprovero o di violenza sono molto spesso quelle che, con grande astuzia e sofferenza, hanno imparato ad usare meglio i “Meccanismi di difesa” (del controllo) per sopravvivere. Tuttavia, quando una situazione sfugge loro di mano, perché si sentono minacciate nella salute, nelle relazioni affettive o nella sicurezza materiale, ecco che sono in preda all’ansia.




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COSA FARE. Oltre al consulto di uno psicoterapeuta saranno utili, per il ritrovamento di un nuovo assetto di vita e per controllare le crisi, alcune metodiche terapeutiche come ad esempio agopuntura, moxa (per riequilibrare l’assetto energetico), l’aromaterapia (per portare nel cervello atmosfere più serene) e il massaggio psicosomatico (per sciogliere con gradualità e in modo armonico le tensioni).


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.



Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
E mail: bonipozzi@libero.it

domenica 12 luglio 2015

-INSICUREZZA

L’Insicurezza …  quando il primo ostacolo paralizza il vivere




ddio, credo proprio che non riuscirò a concludere un bel niente … Povero me non so proprio che pesci pigliare … Vorrei ma non riesco … Oggi proprio non me la sento … e ancora … Non valgo niente … Non riuscirò mai a controllarmi … Chissà se avrò fatto bene, se avrò fatto la cosa giusta. Queste sono alcune delle famose frasi emblematiche che riassumono in maniera inequivocabile la dimensione psicologica in cui è calato l’insicuro. E’ una condizione emotiva, il più delle volte legata a circostanze temporanee, in cui il soggetto si sente spesso vittima e prigioniero di situazioni che, di per sé, non hanno assolutamente niente di pericoloso. Una esperienza che incredibilmente opprime, blocca, soffoca, impedisce di realizzare - perché offusca la mente - i progetti e i vari sogni della vita. Tale disagio, però, non deve essere confuso con una sana riflessione creativa, una “paralisi” benefica, quella pausa momentanea in cui si sta prendendo tempo per poi fare la cosa giusta. 

onderare attentamente prima di decidere, soppesare le possibili conseguenze è sempre indice di buon equilibrio tra la propria autostima e una corretta valutazione della realtà. L’indeciso cronico, al contrario, non si sente mai all’altezza della situazione, ha un’immagine svilita di sé, una modestia eccessiva, esprime un’insufficiente conoscenza di se stesso, delega all’infinito ogni decisione e si inchioda sui propri dubbi amletici rimandando continuamente ogni decisione. Per questi atteggiamenti l’insicuro rischia parecchio: l’immobilismo, il blocco evolutivo e la dipendenza dagli altri (fenomeno che nel tempo può dar vita a tratti depressivi). Dominato dalla disistima, da un forte senso di fallimento e dal complesso di inferiorità ha sviluppato la convinzione che gli altri sono migliori e valgono più di lui. E’ un soggetto che appare senza grinta, smarrito, spaventato, convinto di non riuscire a farsi valere e cavarsela da solo, sempre imprigionato e relegato nel suo guscio protettivo del non fare, del non esporsi. 

n rigagnolo che è diventato un enorme torrente, un grande baratro in cui si ha paura di essere completamente fagocitati. Spesso viene etichettato come un soggetto debole, fragile, inattendibile e problematico. L’insicuro non passa mai inosservato, lascia sempre le sue impronte, segnala le sue difficoltà relazionali e sociali, a seconda dei casi, attraverso l’eritrosi al viso, il balbettio, l’incespicare e un fare davvero goffo. Per mascherare questa sua forte dipendenza, questo suo sentimento di inferiorità, spesso, si nasconde dietro una facciata di “falsa sicurezza” con un fare polemico, aggressivo ed oppositivo. Questa finzione, tuttavia, oltre ad essere particolarmente rischiosa, non porta da nessuna parte, il suo atteggiamento sostanzialmente non cambia: la ricerca di consigli, di sostegno, di suggerimenti, le forti pretese di essere continuamente rassicurato rimangono sempre i suoi tratti principali.

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uando si indossa la maschera di un personaggio forte e sicuro, per fini compensativi, si corre il rischio - oltre a creare facili illusioni e false aspettative negli altri - di trasmettere un immagine fuorviante, confusa e non realistica: non farsi conoscere per quello che si è veramente (valore e talento).
Il più delle volte, infatti, il nostro entusiasmo viene bloccato, soffocato da abitudini di vita, di pensiero e di relazione. L’insicuro, inoltre, temendo il giudizio degli altri risulta perennemente contratto e teso, si sforza continuamente, ed è costantemente concentrato su come offrire l’immagine migliore di sé. Proprio per questa ragione a livello somatico la rigidità, la tensione e il bruciore intenso, si assumono l’onere di richiamare il soggetto alle sue reali difficoltà decisionali. Ignorare o non prestare attenzione necessaria a tale fenomeno provocherà uno stato doloroso di ansietà. Il perenne tentennamento si trasforma a livello fisiologico in una fastidiosa sensazione di debolezza alle gambe, capogiri e vertigini.  

pesso l’ansia è talmente forte da spingere il soggetto ad esprimersi attraverso piccole manie o rituali ossessivi come ad esempio perfezionismo, pulizia, ordinare le cose: tutte modalità che permettono all’insicuro - seppur in maniera goffa - di gestirla e tenerla in qualche modo sotto controllo. Il ronzio mentale e il costante rimuginare, inoltre, fanno il resto, spingono il soggetto ad un cattivo riposo o, ancora peggio, a contare le pecore per intere nottate. L’insicurezza, come per tante altre condizioni psicologiche, non è un fenomeno genetico: appartiene in maniera inequivocabile all’autobiografia del soggetto. Entrano in gioco esperienze evolutive traumatiche precoci in cui il bambino non vivendo in un clima rassicurante e tranquillo rimane in balia dell’incerto e dell’imprevedibile. Quando si cresce in un ambiente privo di protezioni adeguate anche l’immagine di sé diventa instabile (disistima), vacillante e basta un piccolo imprevisto per sgretolarla. In tal modo si rischia seriamente di minare l’intero processo di crescita del piccolo. Cresciuto in questa atmosfera educativa incerta il bimbo impara ad affrontare le varie situazioni impegnative della vita con apprensione e allarmismo: ogni decisione, anche la più banale, può diventare fonte di disagio e di pericolosità per l’integrità psicologica.


OSA FARE.  Il primo passo è migliorare il concetto di se stessi: nei rapporti non è necessario essere presuntuosi o magari vanagloriosi ma nemmeno essere dominati da un forte sentimento di svalutazione acuta. Quando si ha una buona considerazione di se stessi si è più fiduciosi, decisi e sicuri nell’affrontare le sfide della vita. Gran parte del lavoro, comunque, è diretto all’auto valorizzazione e allo sviluppo di un crescente senso di indipendenza (autostima). Resi più sicuri dal sostegno psicoterapico, questi soggetti imparano ad esprimere i loro sentimenti in maniera genuina, prendono le loro decisione e sanno far fronte ai vari episodi ansiogeni. Tra le altre metodiche terapeutiche che possono contribuire a gestire stress ed ansia -  proprio per il fatto che ogni processo decisionale accompagna tensioni e contrazioni - ricordiamo le combinazioni di respirazione controllata e le varie tecniche di rilassamento.


NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.


Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
 E mail: bonipozzi@libero.it

venerdì 10 luglio 2015

- DEPRESSIONE - ANSIA. Indecisione, disperazione

Indecisione… disperazione, depressione e ansia grave


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a sentimenti di impossibilità a nutrire speranze più moderati e cronici, col consueto accompagnamento di depressione e di ansia, possono essere meno evidenti. Essi possono durare da così tanto tempo da venire accettati come uno stile di vita; anzi, molte delle loro vittime non sospettano minimamente di essere depresse. L’origine della mancanza di speranza e della depressione si può trovare in uno stato cronico di delusione che fa seguito ad aspettative esorbitanti. Col termine “esorbitante” intendiamo dire “non conforme a ciò che in realtà può offrire” (irrealistico). Un successo, una vittoria negli studi o negli affari possono portare denaro, aprire porte o dare una  soddisfazione artistica. Ma se ci aspettiamo che queste cose ci diano salute eterna, immortalità o felicità garantita resteremo terribilmente delusi. Inoltre, un falso orgoglio predispone a cadute continue e a sentirsi privi di speranza.
Risultati immagini per depressione nei dipintiLe persone che hanno poca stima di sé sono sempre  più vulnerabili all’odio verso se stesse, e alla fine si accumula una grande quantità di rabbia verso di sé, verso quello che spesso viene sentito come un mondo che non si preoccupa di noi, e verso le persone con cui siamo in relazione. Ma per “andare avanti” e “far funzionare le cose”, spingiamo la maggior parte di questa rabbia al di fuori della coscienza: la comprimiamo. Una “compressione” praticata abitualmente è la causa principale della depressione cronica in cui tutti i sentimenti sono spesso stati sommersi. L’ansia si sviluppa simultaneamente perché questa rabbia repressa e non riconosciuta minaccia di affiorare alla coscienza per distruggere l’immagine piacevole di noi stessi che ci siamo costruita. Quale che sia l’origine specifica di tale condizione, riconoscerla è di importanza vitale perché essa è sempre rovinosa sia per il potere decisionale che per la salute mentale in generale. L’incapacità di prendere decisioni e i mediocri risultati delle false decisioni contribuiscono a incrementare l’impossibilità a nutrire speranze e gli altri sintomi che l’accompagnano, completando questo circolo vizioso. Quali sono i sintomi della depressione cronica  (…  spesso inconsapevole)?


entirsi impantanati: nessun posto in cui andare e nessun desiderio di andarci anche se ci fosse. Stanchezza cronica e insonnia. Vivere in “sordina”. Appetito scarso e peso cronicamente insufficiente.  Peso eccessivo e nutrizione compulsiva. Perdita della capacità di provare gioia e piacere. Formazione di relazioni distruttive. Non ottenere quasi mai le cose volute. Perdita di desiderio e soddisfazione sessuali. Auto deridersi e auto rimproverarsi. Vivere con lo sguardo rivolto al passato. Prevedere sempre dei disastri. Insoddisfazione cronica dei risultati ottenuti; perseguire troppi obiettivi. Stato cronico di noia. Sensi di colpa cronici. Predisposizione agli incidenti. Produttività sempre decrescente. Incapacità a spendere denaro per se stessi. Perdita del senso dell’umorismo. Preoccuparsi per malattie e la morte. 
Un sintomo particolarmente significativo in questo caso è la crescente incapacità a prendere decisioni effettive malgrado vengano compiuti grossi sforzi, a cui si accompagna generalmente una incapacità a portare a un compimento soddisfacente le azioni intraprese. 



Sentimento di colpa … bisogno di punizione


 sensi di profonda colpa sono spesso associati ad un irresistibile bisogno di punizione. Non sempre comunque risulta possibile fare una netta distinzione, differenziare tale sentimento dal bisogno di espiazione. Per un atto reprensibile che non dovrebbe “costare” più che una ‘piccola bacchettata mentale” sulla mano, si assiste alle volte a delle misure di punitive davvero emblematiche: totalmente sproporzionate. A questo riguardo è stato constatato, per quanto strano possa apparire agli occhi dei non addetti ai lavori, che esiste una frequenza davvero bizzarra di incidenti automobilistici che avvengono prima o dopo un incontro o visita ad un genitore in una casa di riposo. Al di là della perdita di concentrazione dovuta ad una naturale tensione emotiva o legittimo carico di stress, potrebbe anche trattarsi dell’espressione oggettiva di un bisogno inconscio. Nella mia attività di psicoterapeuta capita spesso di incontrare dei pazienti (depressi) che ‘resistono’ accanitamente ad ogni piccolo sollievo ai propri sintomi, che sembrano perdutamente legati alla sofferenza affettiva, e questo perché questa situazione assicura loro il ‘castigo’ che credono di meritare.





 

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COSA FARE.  Una volta che la difficoltà è venuta alla luce, qualsiasi cosa si possa fare per sollevare il morale va bene. Essere indulgenti con se stessi è di primaria importanza. Fare cose che erano piacevoli o che alla fine lo saranno senza badare a come ci si sente al momento è utile e altrettanto lo è fare nuove cose valide per se stessi. Anche aiutare qualcuno che soffre ci può giovare, perché in questo modo raduniamo le nostre risorse (… sono tante!). E qualsiasi piccola decisione, anche se porta ai successi più secondari, sarà di aiuto per cominciare a cambiare le cose. E’ estremamente importante capire che la mancanza cronica di speranza e la depressione non sono sintomi di “carattere debole”, o di “assenza di fibra morale” o di “fragilità di nervi”, ma di difficoltà sottostanti, che riguardano soprattutto la collera e l’ansia, per le quali la conoscenza di sé e l’indulgenza verso se stessi sono le medicine migliori. E’ importante non cercare di reagire a tutti i costi per dimostrare che si sta bene o per senso del dovere. Un consulto dallo specialista inoltre aiuta ad avere una giusta visione sul proprio stato psichico.

RICORDA, la depressione segnala una vita che ristagna, immobile, bloccata … un modo di muoversi pieno di indifferenza, rimpianti, apatia e timore: un procedere addormentato, spento senza  energia ed entusiasmo, niente di interessante all’orizzonte.




RICORDA, se non affronti i conflitti perché temi di perdere l’armonia, se inibisci continuamente l’aggressività perché ami i rapporti ‘troppo’ sereni, se continui a tacere e a sopportare ogni cosa per il quieto vivere “rischi” di inciampare nella depressione.




Bonipozzi dott. Claudio Tel. 349.1050551 
E mail: bonipozzi@libero.it

NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per la diagnosi e la terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.