venerdì 30 agosto 2019

Il male oscuro ... e dintorni


Il   Male   Oscuro e dintorni

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Capire le dinamiche depressive è sempre una mossa utile e strategica per chiunque sia coinvolto - nel bene o nel male - in questo disturbo emozionale che provoca, senza fare sconti a nessuno, abbattimento, sconforto, dolore fisico e morale. Una buona conoscenza allontana dal pressapochismo, dai giudizi di valore e, soprattutto, evita di etichettare in modo denigratorio questa condizione umana universale, piuttosto diffusa, definendola il più delle volte con troppa superficialità o, peggio ancora, come una pericolosa devianza sociale: malattia mentale vergognosa, grave, incurabile e contagiosa. Un atto cognitivo importante per tutti coloro che, senza sconfinare nella medicalizzazione, desiderano gestire con più consapevolezza e disinvoltura tale turbamento psichico. Indispensabile comunque per tutti i componenti del nucleo familiare al fine di raffreddare gli animi incandescenti e, soprattutto, incanalare tensione e nervosismo su un territorio relazionale più gestibile e vantaggioso; non solo stimolare relazioni sociali più distese e serene, comportamenti più armoniosi ed equilibrati, ma saper anche padroneggiare, con polso e determinazione, i vari rapporti affettivi carichi di rancore e ostilità … sempre faticosi, conflittuali e difficili da gestire. Fondamentale invece a livello professionale per formulare una corretta diagnosi e, quindi, offrire un'assistenza qualificata con la massima attenzione e solerzia possibile. Non ci sono scuse. Definire le varie sfumature dell'umore in modo chiaro e preciso, permette di evitare una inutile sofferenza, di non cronicizzare il disturbo e, soprattutto, di velocizzare il recupero psicofisico.

Risultati immagini per libriNon bisogna dimenticare che la più mostruosa ed iniqua tirannia è l'ignoranza: solo la conoscenza può portare la libertà nel cuore, favorire il rispetto di se stessi, permettere di scegliere e di decidere liberamente su ogni cosa, avere cura della propria salute, impegnandosi però in prima persona con tutti i mezzi a disposizione … sapere dove andare a cercarla e imparare a discernere la veritàè importante cercarla, pretenderla, rivendicarla anche a livello individuale. Questo stato è un ingranaggio emotivo complesso che anche nella sua massima espressione appare a velocità ridotta, pieno di sovraccarichi, con tanti attriti e poca resa: un complicato meccanismo che, pur girando a vuoto, si surriscalda con estrema facilità e si esaurisce in fretta ... non è mai facile, anche per i più esperti, farlo funzionare a dovere o dirigerlo nella direzione giusta. Per dirla in termini più consoni al nostro lavoro, invece, la cosa è molto più complessa e delicata di quello che si potrebbe pensare, appare da subito una faccenda aggrovigliata e seria, legata ad una intricata rete di sistemi fisiologici e psicologici. E' un male di vivere invalidante che ingabbia, annulla e cancella ogni gesto della vita quotidiana, travolge come uno tsunami ogni cosa dell'ambiente circostante e getta, chi soffre, in uno sconforto terribile, in un devastante senso di vuoto affettivo e profonda amarezza … chi è affetto da questo disturbo si trova catapultato in un mondo pieno di ingiustizia, di critiche inutili, sorretto da un amore che non è amore, senza senso e senza valori. E' impantanato in un intricato crocevia di sentimenti e schemi mentali privi di gioia, con molta sfiducia e nessuna agilità emotiva: mai pronto al nuovo e per nulla disponibile al cambiamento; si trova immerso perennemente nel torbido, in acque scure, in vortici esistenziali pericolosi pieni di enigmi, di infelicità, un fenomeno complicato e difficile da comprendere non solo per gli altri, ma anche per se stesso; gelosia, invidia, rancore e rabbia non lasciano scampo, spadroneggiano senza sosta, mettono definitivamente all'angolo ... sentimenti che creano una vita scadente, senza risorse e vitalità ... mettono letteralmente al tappeto.
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Il depresso è condannato ad una vita piatta e banale, ad un grigiore infernale paralizzante, ad una visione del mondo in bianco e nero, ad una indifferenza glaciale, impara molto presto ad arrendersi alla mediocrità con estrema facilità, a vivere rapporti interpersonali spenti ed inutili; qualsiasi tipo di relazione lo allarma, blocca le sue ambizioni, gli impedisce di agire e prosciuga lentamente ogni sua piccola risorsa vitale; un personaggio carente di energia che resta a lungo inginocchiato nell'ombra a supplicare, ad autoescludersi dal grande banchetto della felicità. Un vivere senza ebbrezza, con pochi desideri e nessuna passione; un allontanamento da ogni legame importante, completamente escluso da tutte quelle fonti che fanno star bene, danno piacere e fanno sentire a casa propria … tagliati fuori da tutte quelle cose belle, amiche, familiari e buone … ogni gesto d'amore è percepito come pericoloso, falso ed ingannevole.

Risultati immagini per brutto tempoUn campione nel 'campare' altrove, mai nel presente, perché è una dimensione temporale che offre solo aspettative deludenti, una realtà senza senso, piena di scontri, ostacoli e sconforto, appare sempre pericolosa e insoddisfacente; un soggetto sempre alle prese con una quotidianità tragica e noiosa, di rinuncia espiatoria si sente terribilmente fragile, solo e maltrattato dalla vita. Una quotidianità in cui non solo si azzera ogni spiccata capacità affettiva, ma si annulla anche la minima attività di cooperazione con gli altri, così come ne risente in qualità la concentrazione nello studio e nell'attività lavorativa. Un potere decisionale inesistente costringe il soggetto - dipendente e sottomesso - ad accettare un chiacchiericcio inutile, le opinioni e le cianfrusaglie mentali altrui come se fossero un suo prezioso ed esclusivo prodotto cerebrale: scambiando l'interno con l'esterno, confondendo il suo vocio mentale con quello della piazza, equivocando l'Io con il Tu (vedasi più avanti l'esempio letterario di Madame Bovary). Risulta incapace di porsi come soggetto libero ed autonomo perché portato a trasferire all'esterno la sua realizzazione: vive in funzione dell'altro. L'Io rappresenta ciò che sentiamo di essere nel rapporto con noi stessi, gli altri ed il mondo intero … come ci percepiamo, come organizziamo qualsiasi attività vitale e realizziamo noi stessi in modo più vantaggioso, ampio ed autentico possibile. Quando questa istanza psichica è in buona salute il nostro modo di funzionare diventa plastico, ci rende curiosi, attivi e, soprattutto, aperti al nuovo, alla conoscenza, allo scambio, alla voglia di fare; disponibili al cambiamento che ci permette di essere unici, staccati, distinti dal resto del mondo ma, soprattutto, ci permette di interpretare liberamente ed autonomamente le esperienze fisiologiche, psicologiche, affettive e sociali nel tempo presente


Risultati immagini per istinto razionalità morale(Approfondimento tecnico. L'apparato psichico è composto da tre istanze: Es, Io, Super-Io. L'Es corrisponde all'inconscio, alle spinte pulsionali, è il serbatoio dell'energia psichica, i nostri desideri e le nostre emozioni; il punto più significativo dell'Es è che esso funziona secondo il processo primario di pensiero, una modalità di funzionamento mentale in cui l'energia psichica fluisce liberamente da una rappresentazione psichica ad un'altra senza obbedire alle leggi del pensiero vigile. l'Io invece rappresenta la sfera cosciente che permette di avere piena consapevolezza di essere se stessi e non altri … il principio dell'identità. E' collocato tra l'Es e il Super-Io. Tale istanza psichica, infatti, soggetta agli imperativi dell'Es e del Super-Io, rappresenta l'elemento di raccordo fra il mondo interno e la realtà esterna. L'Io si oppone alla soddisfazione immediata del desiderio esercitando una funzione inibente … su tutte quelle cose che se realizzate porterebbero al diniego oppure ad una punizione; sua prerogativa è anche quella di presiedere alle operazioni difensive … vedasi i meccanismi di difesa; svolge una funzione di regolazione fra processi primari e processi secondari, ovvero fra principio del piacere e principio di realtà. Il Super-Io, invece, incarna l'autorità, i valori morali trasmessi dall'educazione; preme per il mantenimento di una condotta morale adeguata e guida alla realizzazione dei propri ideali; esso costituirebbe per certi versi un censore nei confronti dell'Io … frutto dell'interiorizzazione delle richieste e delle proibizioni dei genitori; esso si strutturerebbe definitivamente grazie a quei apporti che rispondono a esigenze sociali e culturali, quali educazione, morale e religione. Tra queste tre istanze - quando non sono in equilibrio - si svolge una lotta continua: il conflitto scaturito può determinare il disturbo emotivo).



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Il nome (identità) ci dice chi siamo. Dare un nome a qualcuno significa dargli un'identità, distinguerlo da tutti gli altri, attribuirgli caratteristiche e qualità che lo rendono unico. Se ben ricordo tale interpretazione la ritroviamo anche nella Genesi: Adamo diede un nome a ogni cosa. Un nome per distinguere l'Io dall'altro da sé, ma anche per sentirsi parte attiva di un tutto; un nome per orientarsi nella mappa della creazione; un nome per conoscere e far della conoscenza un patrimonio comune; un nome per non dimenticare; un nome per comunicare con i propri simili, tessendo e intrecciando storie e racconti; un nome per far emergere ed esorcizzare le paure profonde … come quella della solitudine, dell'abbandono, della “morte”. Torniamo ancora una volta al nostro racconto. Il soggetto controllato da questo disturbo è dominato da pensieri intrusivi, fuorvianti e ossessivi che lo tormentano, lo rendono completamente dipendente, schiavo di ogni cosa: sia a livello sociale sia affettivo … da schemi mentali indelebili impressi nella mente, stampati nel cervello. Un lamento mentale inutile e continuo che non solo lo ripiega su se stesso e lentamente lo sfinisce, ma allontana da lui ogni gesto affettuoso e sociale possibile perché l'interlocutore, in quella relazione piuttosto difficile, non essendo d'aiuto, non potendola cambiare, si sente inadatto, frustrato, impotente e perduto; un ritornello ripetitivo ed avvilente scoraggia ogni buona intenzione e allontana qualsiasi intervento spontaneo, lo condanna all'isolamento; il tarlo è sempre lì, pronto a monopolizzare, con un incredibile ritornello mentale: “Non ce la faccio più, non so più chi sono e cosa voglio, cosa mi sarà mai successo. Chi sono, da dove vengo, dove sto andando?”. Ormai ha perso tutto, immagine, forza e coraggio, non crede più a niente vive in un mondo opaco, deprimente, un luogo in cui non splende più il sole, tutti sono percepiti come minacciosi, ostili e cattivi. Conquistare la propria identità attraverso l'altro è il più evidente e chiaro sintomo dell'incapacità di porsi come individuo autonomo nel mondo; una dinamica relazionale che con il suo senso di colpa ostacola la possibilità di scegliere e di decidere liberamente. Questo porta il soggetto ad un mancato rapporto realistico col mondo circostante e, quindi, in totale solitudine, non sa appropriarsi, in maniera naturale, dei suoi veri ed importanti contenuti vitali: il suo prendere non si concilia mai col dare, se non attraverso diffidenza, colpa, aggressività e rancore … non sa allungare la mano e prendere quell'attimo di felicità che gli spetta di diritto.
Risultati immagini per identitàQuando ci si lascia modellare completamente dal mondo circostante, si adottano atteggiamenti del vicino, si assumono gli stessi interessi dell'altro, la vita si spegne e perde il suo senso, la vera autenticità, la cosa più preziosa: l''identità ... un fallimento totale, un vivere i rapporti in malo modo, in maniera estranea e confusa in questa immensa “valle di lacrime”. Quando si lascia in mano ad altri il potere decisionale, l'unica strada possibile per mettersi in salvo è quella di proiettare i propri guai, le cause delle proprie sofferenze sull'esterno, sugli altri (solo loro diventano responsabili di tutto): non si rischia nulla a livello emotivo perché non si è mai in prima linea … un modo di reagire che per alcuni potrebbe diventare un perfetto alibi (non ci si scontrerà mai con critiche, rifiuti, abbandoni, rimproveri, offese). Grazie ad esso, infatti, il depresso sosta nel più totale immobilismo. Si tratta di una modalità ottimale per non fare nulla, non prendere iniziative con le quali si rischierebbe grosso: farsi carico di doveri, impegni e “castighi” indesiderati. Con questa strategia, quindi, pur essendo improduttiva, si mette in atto un comportamento che permette di assumere una posizione particolarmente “comoda” che, alla fine, anche se per certi versi risulta “vantaggiosa”, consente di non decideremai nulla.

Risultati immagini per leone Non abituiamoci alla paura, a star male, invertiamo finalmente la rotta: il cambiamento, la “crescita” si trovano nella nostra gioia, vivacità, contentezza, curiosità, soddisfazione ... nel nostro 'DNA'; la passione ci fa conoscere il profumo della vita, ci orienta in ogni angolo del quotidiano, anche in quello più oscuro, dove comunque si può sempre trovare un colore speciale; è sempre possibile raggiungere un buon equilibrio e una forma di giustizia ragionevole in questa vita che, se vogliamo, può trasformarsi in un benefico e nutriente corso d'acqua calmo, tranquillo e scorrevole ... illuminare ogni anfratto del cuore, dove si può scrutare, da soli quando la situazione è leggera, con un aiuto qualificato invece quando le cose sono leggermente più serie e complicate. Ricorda, nessuno ha l'esclusiva della sofferenzaandiamo, puoi far meglio di così!


Risultati immagini per persona timorosa nei dipintiE, così, piano piano, la battaglia esistenziale e i conflitti relazionali lentamente si fanno sempre più intensi e minacciosi; questo stato, allora, incapaci di esprimere pensieri ed emozioni, paradossalmente, si “combatte”, lo si “vince” isolandosi dal mondo intero, attraverso la rinuncia, prendendo le distanze da se stessi, riempiendo la mente di cianfrusaglie e assecondando sempre le voglie e i desideri altrui: unica strategia vitale per sopravvivere, per essere considerati e accettati sentirsi, in qualche modo, narcisisticamente 'valorizzati', finalmente riconosciuti ma per cosa? In questo mal - essere continuo pieno di precarietà affettiva e mortificazioni subite, l'unico modo di vivere possibile è di negare se stessi, ripiegarsi, genuflettersi, arrendersi, annullarsi, umiliarsi … mettersi di traverso; ogni cosa è inquinata da un doloroso passato, da una fusione simbiotica insana e da ferite ancora aperte non rimarginate che, cancellando il futuro, non solo annullano l'iniziativa e spengono ogni speranza, ma generano aggressività, rabbia e rancore. Non si può pretendere che sia, di colpo, fatto a nostra misura, come tutti noi, diverso da come è, perché la sua vita si è ormai bloccata, stabilizzata sul non fare e lontana da ogni possibile “ragionevolezza”: non si veste più come un tempo, non mangia più con gusto e, soprattutto, ha spento il sorriso, non perché vuole fare il duro, ma semplicemente perché - attraverso i suoi occhi - vede intorno a se un mondo vuoto, grifagno, tenebroso ed ingannevole, solo pieno di sguardi biechi e brutti musi, tristezza e rifiuti … alcuni si sono già arresi da tempo, non lottano nemmeno più con il minimo fastidio che hanno dentro e fuori di loro, preferiscono indugiare, accompagnarlo per la sua strada, gestirlo assecondandolo. Un personaggio smarrito e confuso, senza alcuna speranza nel cassetto, incapace di spiegare a se stesso e agli altri perché sta male, e non riesce a consolarsinon riesce a farsi guidare dal cuore perché i suoi “motori interiori” non sono abituati a convivere con gesti premurosi, a condividere momenti carichi di dolcezza, e tanto meno allenati al senso di giustizia, a quel sentimento profondo di affetto, compassione e tenerezza (tutte cose che teme, ha giurato da tempo di non lasciarsi più influenzare dai manipolatori del cuore, ricascare in quei tranelli affettivi umilianti). Lo sappiamo un po' tutti per esperienza diretta che rivolgersi alla parte più intima di se stessi può risultare doloroso e fonte di ulteriore ansia, soprattutto per chi dalla vita ha subito ferite profonde che non si sono ancora rimarginate. Questa situazione si verifica, come più volte sottolineato, quasi sempre in seguito ad una sofferenza prolungata così violenta che il cervello emotivo (amigdala) e il cuore non funzionano più in sinergia o come dovrebbero muoversi naturalmente: in perfetta armonia. In queste condizioni il cuore e il cervello non sono più una bussola da seguire, ma una bandiera sfilacciata che sventola ininterrottamente nella tormenta … nel dramma emotivo. In questo modo sarà più facile sfuggire alla realtà quotidiana, ma più difficile avere una propria coscienza con contenuti originali e intelligenti, riconoscere i propri desideri, capire chi si è veramente, cosa si vuole realmente. Un individuo con una mente confusa e distratta, alla ricerca continua di compensazioni, di sublimazioni, di uno sguardo pieno di affetto, di tenerezza e di un amore sincero e genuino … avere una giusta riserva di calore per affrontare con grinta la vita, un tepore da poterlo poi spendere nel quotidiano senza il timore di restare improvvisamente a secco, attraverso rapporti maturi, gratificanti e felici; cercherà continuamente figure fantastiche, straordinarie e irrealistiche capaci di riempire il suo antico vuoto affettivopurtroppo, con l'inutile.
Risultati immagini per tenerezza verso i figli nei dipintiNessuna persona reale però sarà mai in grado di soddisfare il suo bisogno d'affetto, saziare la sua bramosia d'amore. Una pretesa esagerata che nasce da carenze infantili in cui il soggetto non ha nemmeno il sentore di ciò che gli sta accadendo se non attraverso una leggera sensazione vaga e confusa di gelosia, invidia, vendetta, rivalsa e riscatto … non ha avuto il tempo di imparare a volersi benenon gli è stata data la possibilità di costruirsi, senza trucchi, un'affettività sana, verso se stesso e gli altri, mai offerto un calore genuino, un naturale, spontaneo e forte abbraccio. Sa esattamente che le offese sono passate, è perfettamente cosciente che la guerra affettiva ormai è finita, che le parole espresse solo con toni duri e freddi sono solo un incubo del passato, che l'abbandono subito è soltanto un ricordo, per quanto drammatico e atroce sia stato. Tutte cose che sa ma, purtroppo, non le sente, non riesce a toccarle … a godersele per ciò che sono realmente. Il depresso è alla ricerca continua di un “Tu” che gli possa inviare immagini rassicuranti, figure che possano dare un senso alla sua vita, rimuovere quel forte senso di ingiustizia, acquietare quel profondo tormento che lo dilania in ogni istante del giorno; “idoli” che dovrebbero illuminare ogni anfratto del suo cuore, ridimensionare la sua solitudine, riempire il suo vuoto interiore (vedasi più avanti introiezione e identificazione). Incomunicabilità, dolore, senso di vuoto, solitudine, estraneità del proprio corpo, rapporti conflittuali, ritiro degli interessi, lentezza nei movimenti, assenza di iniziativa, un impressionante mutacismo sono i veri ingredienti di questo quadro clinico; tutti i “melanconici”, indipendentemente dalla forma introiettiva (colpa) o anaclitica (dipendenza), in misura più o meno intensa, vivono questi stati d'animo. Ma in alcuni casi, purtroppo non così rari, il vivere travagliato porta a comportamenti lesivi ed autolesivi anche se sono solo bisbigliati non devono mai essere ignorati, guai fingere o sottovalutarli.

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Quali che siano le circostanze particolari, la vita familiare cambia rapidamente, le emozioni oscillano tra due poli corpo - mente in maniera drammatica, i rapporti diventano complicati, difficili e carichi d'ansia; si crea un'atmosfera infuocata, tesa, soffocante, irrespirabile, insopportabile … un clima relazionale dominato da conflitti, accuse, incomprensione, impotenza e parole incandescenti … un'ondata violenta e ingestibile di frustrazioni, invidie, vergogne, gelosie e di rabbie solitarie. Alcuni familiari si mettono sulla difensiva, non pochi si preparano alla battaglia in assetto di guerra, altri affrontano tale situazione con un sentimento di rabbia, rancore e “poco” perdono, molti invece vivono il dramma colpevolizzandosi, si sentono vulnerabili, fragili, confusi, feriti e rifiutati. Questo disturbo non è certamente piacevole, ma può essere ancora più drammatico e doloroso per l'effetto che ha sui vari rapporti, sul modo con cui il soggetto si relaziona con gli altri. Questa modalità reattiva, infatti, si può manifestare nell'ambito familiare sotto forma di irritabilità, di ripiegamento su se stessi, isolamento e, soprattutto, attraverso aspettative distortetutto si fa confuso, deludente, pauroso e pericoloso. Problemi simili si riscontrano anche a livello affettivo, sociale, scolastico e lavorativo. Una sfida che mette a dura prova chiunque si presenti a tiro. Gestire l'ostilità silenziosa, questa profonda solitudine e incomunicabilità, far uscire questo grido soffocato, questa voce trattenuta, imprigionata nella gola, diventa difficile anche per il professionista più preparato, attento e sensibile. Il soggetto deve essere sempre, ma sempre, coinvolto nel lavoro terapeutico, nel processo decisionale, deve avere un ruolo attivo nel superare ogni eventuale riluttanza o diniego del trattamento; qualora non si verificasse tutto ciò e il rapporto terapeutico diventasse un campo di battaglia (critiche, diffidenza, sfiducia, sospetto) deve essere incoraggiato a trovare un altro specialista con cui possa sperimentare nuove sensazioni ed emozioni, aiutarlo a guardare dentro se stesso in maniera più tollerante ... garantirgli la massima clemenza ... aiutarlo a comprendere le reazioni del cuore escludendo il cervello cognitivo. Di fronte ad una sofferenza mentale così complessa e delicata, il nucleo parentale viene messo continuamente a dura prova, è ripetutamente bersagliato da forti emozioni e da paure intense, l'equilibrio man mano che passa il tempo si fa sempre più incerto ed instabile: il clima emotivo familiare e le dinamiche relazionali ed affettive dividono, separano, disorientano, cambiano improvvisamente ogni cosa come se ci fosse un copione invisibile da recitare; ogni membro del gruppo - se non preparato - si sente impotente, frustrato e vulnerabile … il più delle volte responsabile e colpevole. Tuttavia, in ogni caso, avendo ben presente questo stato emotivo in tutte le sue sfumature più drammatiche è possibile agire con fermezza, affrontare e gestire la situazione in maniera non ostentata, ma decisa, più consapevole e, quindi, superare il momento critico più facilmente, offrendo un valido supporto relazionale leale e sincero.
Risultati immagini per l'oracolo nei dipintiAl di là delle preziose conoscenze è sconsigliabile comunque mettere in campo iniziative avventate, attuare strategie isolate ed estemporanee su una situazione complessa, delicata, incerta, confusa e così importante a livello emotivo come questo quadro clinico … soprattutto formulare quelle paroline senza senso, sciocche, inutili e colpevolizzanti: “Ma cosa ti manca: hai una bella famiglia, un buon lavoro, un buon stipendio, tanti amici che ti vogliono bene, poi non dimenticare che molti stanno peggio di te … tutti hanno delle difficoltà; Ma cosa vuoi mai che sia: esci, divertiti, vai a fare shopping, muoviti vai in palestra … dai, vai fuori, stare con gli altri migliora tutto … guai sminuire la situazione o colpevolizzare; Smettila di piangerti addosso, devi essere forte; Se continui per questa strada prima o poi fai “sbandare” anche me ... mi fai star male; Basta una pillola e tutto ti sembrerà diverso … tutto brillerà di più (come la famosa canzone); Sei proprio un cocciuto, allora sei tu che non vuoi guarire”. Possiamo evitare queste etichette denigratorie e fare invece molto di più, iniziare bene con gesti veri e parole giuste: ascoltare (mai far finta … hanno antenne sensibilissime! … ingannare o imbrogliare non si fa mai del bene a se stessi e tanto meno agli altri), ridurre gli stimoli, evitare di riempirlo di troppe attenzioni, essere presenti ma guai sostituirsi a lui, cominciare piano piano a fare le cose insieme. Gestire da soli un problema d'emergenza come questo, soprattutto quando si è particolarmente coinvolti a livello affettivo può danneggiare o peggiorare la situazione; essere sì presenti, ma mai gestire in maniera superficiale ed impulsiva questo delicato dramma emotivo si rischia non solo di essere trascinati nel pantano depressivo e di cadere nella malattia mentale, ma di far aumentare le preoccupazioni, l'insicurezza e il disagio: cronicizzare … un disordine che porterà malessere a tutti e non farà altro che produrre rapporti pessimi e tesi. RICORDIAMOLO bene che quando si è tristi o travolti da tensioni emotive non è facile pensare ad altro, diventa difficile massimizzare gioia e piacere: mettere ordine a casa propria! 

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La pretesa di riuscire a farcela da soli non solo è difficile, frustrante e stressante, ma può diventare un'impresa impossibile da realizzare nell'immediato, perché il soggetto, in questo stato, purtroppo, si sente fondamentalmente fuori luogo, 'malvagio', indifferente, inutile, responsabile di ogni cosa, ha perso completamente la fiducia in se stesso e negli altri, oltre ad aver smarrito la capacità di giudizio, una corretta percezione di sé e dei suoi reali desideri; nell'incertezza e nella confusione può rifiutarsi di far leva sulle sue poche risorse psicofisiche rimaste, di iniziare un trattamento con consapevolezza, impegnarsi in un serio percorso terapeutico o, al contrario, rallentarlo e, quindi, rafforzare ulteriormente la sua diffidenza e il suo diniego. Non tutto comunque è catastrofico, più cose i familiari conoscono e capiscono su questa condizione emotiva altamente complessa e, dal punto di vista nosografico, particolarmente classificata, più determinati e sicuri saranno nell'affrontarla. Empatia, affetto e sostegno possono sicuramente essere una preziosa guida, aiutare ad orientarsi nell'affrontare tale disperazione ma, purtroppo, mai risolutiva. E' sbagliato pensare che le dinamiche depressive, proprio per le sue complesse sfumature, infinita complessità e severa gravità, si possano modificare con un amore incondizionato e una comprensione totale nei confronti del soggetto; utile all'inizio ma insufficiente man mano che passa il tempo o la terapia procede (specialista inesperto)… dopo qualche mese entrano in campo dinamiche relazionali ed affettive molto complesse che solo chi ha esperienza può gestire o risolvere; il rischio maggiore è - nonostante questi ammirevoli sentimenti - di sentirsi demoralizzati, inadeguati, incompetenti e incapaci nell'affrontare il problema depressivo. Anche per il professionista “troppa” accettazione ed “eccessiva” comprensione possono portare ad un atteggiamento passivo verso il depresso e, quindi, ostacolare alcune dinamiche nel processo terapeutico; lasciare al paziente mano libera di gestire la terapia come meglio crede è sbagliato, ma di grosso, perché senza il confronto, la discussione e il coinvolgimento non potrà mai scoprire, progettare e considerare qualcosa di diverso: una nuova esistenza e una nuova dignitàeludere resistenze e difese significa lasciarlo nella palude depressiva, in balia delle sue antiche ferite.

Risultati immagini per aiutare una person in difficoltàCon qualsiasi tipo di “nemico” si abbia a che fare, non è saggio sferrare l'attacco tutto in un sol colpo. Si ricorda ancora una volta che la parte più difficile del processo psichico che porta a gestire il disagio emotivo consiste nell'ammettere che noi - niente e nessun altro - siamo la fonte dei nostri problemi … nel senso di come li percepiamo, li valutiamo e in che modo reagiamo ad essi. La ragione è molto semplice, non è difficile da comprendere: finché il disagio viene proiettato sull'ambiente circostante, al di fuori di se stessi, si avrà sempre un “buon” motivo per non affrontarlo. Fino a quando si sarà convinti che le cause della propria sofferenza è esterna a noi, tale disagio rimarrà al di fuori del proprio controllo. Fino a quando si ha la certezza che la responsabilità di tale malessere è di qualcun altro, quel soggetto “diabolico” continuerà ad avere piena supremazia su di noi non solo canterà vittoria in ogni momento del quotidiano, ma avrà il controllo totale della nostra esistenza. Un altro aspetto fondamentale nel trattamento depressivo è quello di evitare il più possibile di sommergere il soggetto di complimenti esagerati e fuori luogo, formulare osservazioni positive non vere o nascondere i reali sentimenti negativi (“Ti trovo bene sai, hai una buona cera” … non è certo uno stupido, lui sa come stanno realmente le cose oppureCome va, come va? Dai, tutto ok, tutto ok”. Dire cose inutili, banali e non vere si disorienta, si colpevolizza ancora di più, si crea impotenza, rifiuto e sopratutto si rinforza ancora una volta il diniego): il soggetto si sente ingannato e non capito nella sua profonda sofferenza (se fosse in grado di muoversi con le sue stesse gambe ne farebbe sicuramente a meno di soffrire in quel modo). Non è certamente terapeutico e costruttivo insistere sempre che tutto è bello e che ogni cosa è buona … la vita non inizia mai con - anche per la persona più “sobria” - “C'era una volta nel paese delle meraviglie ...”.

Risultati immagini per aiutare una person in difficoltàNon dimentichiamo mai che i disturbi emotivi, anche quelli meno seri, interferiscono quasi sempre con la capacità dell'individuo di dare e di ricevere, di sentire ed esprimere i suoi sentimenti (amore, affetto … interessi, passioni, lavoro). Spiegare alcuni funzionamenti fisiologici, soprattutto quelli biochimici ed ormonali, informare direttamente il paziente, pertanto, in modo realistico circa il suo disturbo (senza pavoneggiarsi in lezioni o formule troppo erudite), non solo lo rende più fiducioso, si allevia la sua ansia, lo si aiuta a capire che non è responsabile del sua quadro clinico e che è ingiusto incolparsi per tutto, ma lo stimola anche ad aderire con più impegno alle metodiche terapeutiche proposte, fornendogli una nuova visione, un nuovo punto di vista diverso circa un possibile e più che probabile miglioramento; sottolineare, quindi, senza esagerazione, in maniera più che realistica, la possibilità di risoluzione del problema alle sue radici. Molto spesso chi ha avuto esperienze depressive in passato è più predisposto allo stesso tipo di reazione di fronte ad episodi negativi della vita … il conto volenti o nolenti se non ci si affretta a chiedere aiuto lo si deve pagare con tutti gli interessi. Quando si presentano i primi segnali di sofferenza è fondamentale che il vero quadro clinico depressivo non venga nascosto. Si tratta infatti di un disturbo progressivo: se non viene trattano con attenzione, pazienza e nel modo specifico, nella maggior parte dei casi si ripresenta in una forma ancor più virulenta rispetto alla condizione precedente ... si manifesta con accresciuta frequenza e intensità come qualsiasi altra dipendenza umana (alcolismo, droga, farmaci). Abbiamo sempre a che fare con atteggiamenti ed abitudini che impediscono di godere appieno la salute in maniera ottimale; il tutto - attraverso un repentino cambiamento biochimico - aumenta in maniera esagerata ... il rischio maggiore dunque è quello di ammalarsi. Di fronte ad uno scontro relazionale o durante un conflitto emotivo, infatti, si rilasciano sostanze chimiche che aumentano profondamente lo stress e il metabolismo; in tale frangente potrebbe rendersi necessario riequilibrare la chimica cerebrale in modo più deciso. E' un cancro dell'umore, che può privare ogni essere umano degli aspetti positivi della vita e distruggerlo lentamente peggio di molte malattie fisiche. Non bisogna sottovalutare che il senso di impotenza - caratteristica depressiva - agisce negativamente sulle difese immunitarie. L'atteggiamento verso la vita può rappresentare la differenza tra la depressione e il potenziamento del sistema immunitario: legame diretto tra il sistema nervoso e quello immunitario. Nelle cellule immunitarie esistono recettori per le sostanze chimiche prodotte dal cervello, una chimica che è associata a specifici stati d'umore, ciò significa che esiste un profondo legame biochimico tra emozioni ed immunità. La sensazione o la convinzione più esattamente di poter tenere sotto controllo un episodio, una determinata situazione migliora effettivamente l'azione del sistema immunitario.
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In realtà, la sensazione di gestire brillantemente una situazione offre il vantaggio di vedere o meglio interpretare come stimolanti momenti della vita altrimenti vissuti in maniera catastrofica … in balia dello stress. Anche la depressione ricordiamolo è, nel suo genere, un'energia che entra nella mente per liberarla dalle impurità, dalle scorie da una vita banale, per certi versi sbagliata, prima che succeda l'irreparabile (la follia); non è un evento esterno che ci aggredisce inspiegabilmente, è la campana del nostro campanile interiore che ci segnala che noi non utilizziamo correttamente le nostre potenzialità e, di conseguenza, ci stiamo spegnendo … annullando completamente. Il nostro cervello non è programmato per vivere nella routine, nell'abitudine, nella noia, ma ama decisamente il nuovo, godersi appieno le avventure, cambiare continuamente visione del mondo intero, avere prospettive diverse, stanare l'imprevisto, essere coinvolto nella sorpresa, in un forte stupore … la vita è sempre una grande sorpresa; solo in questo modo la nostra “centralina” può secernere le sostanze che ci danno forza e la vera felicità.

Risultati immagini per gestire le situazioni Lo stato depressivo cerca, a modo suo, di ripulire il cervello dalle cianfrusaglie inutili, da tutte quelle cose che pietrificano il tessuto cerebrale: abitudini, pensieri fissi, incertezze, dubbi e manie che immobilizzano completamente ogni gesto e voglia di fare. Il depresso ha sempre bisogno di rapporti genuini, di un raggio di sole che sciolga lentamente la sua rabbia … la sua malinconia. Un calore schietto e spontaneo che lo renda più cedevole e, soprattutto, lo prepari ad affrontare con serenità il nuovo … l'imprevisto. Per aiutare a capovolgere la situazione da negativa a positiva non bisogna farsi mancare un buon programma di attività fisica tranquilla; il tutto rende più forti e resistenti, potenzia la capacità di reagire a situazioni di tensione, migliora l'umore, mitiga stress e depressione e, quindi, rafforza indirettamente l'attività del sistema immunitario. L'attività fisica modifica la chimica cerebrale. Una mezz'ora al giorno di esercizio moderato (non è necessario sottoporsi a sforzi intensi ed eccessivi … lo sport deve essere sempre un grande amico) stimola il cervello a secernere i famosi ormoni dell'umore (beta – endorfine), che eliminano la depressione, creano sensazioni di benessere e di ottimismo. Coloro che hanno un comportamento attivo, non esagerato, presentano livelli minori di depressione, di ansia e livelli più elevati di supporto sociale e, soprattutto, si sentono meglio. I passi fondamentali per raggiungere il proprio benessere consiste proprio nel riconoscere i segnali di allarme, nell'ammettere che si sta soffrendo e nel cercare aiuto. Molte persone sono ancora convinte che rivolgersi agli “altri” per farsi aiutare sia un segno di profonda debolezza (quelli “buoni” ovviamente non i 'saccenti', il saputello: tutti bene o male ne conosciamo uno… pronti ad elargire favori smisurati, aiuti eccessivi e dare consigli inutili per sentirsi migliori o superiori). Non si dimostra mai debole chi cerca di prevenire un disagio curabile prima che si aggravi troppo, anzi, è invece encomiabile, dà sempre prova di grande sensibilità, di attenzione e di saggezzadi avere un buon rapporto con il suo corpo, la realtà e il mondo intero.
Risultati immagini per avere un buon rapporto con il proprio corpo e la realtà
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